Loggia p2…giù il cappello cari fratelli

 

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I casi personali dei 963 fratelli della P2 sono certo di grande importanza; anzitutto per loro e poi, data la natura di quei nomi , per tutto il paese che vede una rilevante porzione della propria classe dirigente associata ad una setta di malfattori. Conosceremo nelle prossime ore quali elementi di prova- oltre alla presenza negli elenchi di Gelli – i Giudici milanesi abbiano raccolto a sostegno delle varie” iniziazioni”. A  quel punto si saprà con certezza chi stava nella P2 e chi invece è vittima dei ricatti del Maestro Venerabile.

Ma al di là dei casi personali, altri problemi si pongono , della massima gravità. Problemi politici. Il momento di esaminarli è venuto. Ci sono state finora molte smentite da parte dei presunti ”fratelli”. Si vedrà. Ma che Licio Gelli fosse di casa nei palazzi del potere  è cosa risaputa. Il socialista Fabrizio Cicchetto ( sinistra lombardiana) è uno  dei pochi ad aver ammesso la sua appartenenza alla famosa “loggia” ed è agli atti una lettera del Gran Maestro a lui indirizzata, dove gli si raccomanda di vestire l’abito blu per la cerimonia dell’”iniziazione”,

 

Di quella medesima “Loggia” fa parte senza possibilità di dubbio il missino Caradonna. Ecco un connubio del quale sfuggono le ragioni. Che cosa poteva attendersi un socialista come Cicchetto da una setta ampiamente “ caradonnizzata”? Il segretario del Psdi, Pietro Longo smentisce tenacemente la sua affiliazione. Anche questo si chiarirà tra poche ore, ma già dal palazzo della commissione d’inchiesta Sindona, dove è in corso, l’esame del materiale trasmesso dai giudici  di Milano, trapela che Longo era uno dei “fratelli” più puntuali nel pagamento delle quote associative. E’ pensabile che il segretario nazionale d’un partito, un uomo che determina in rilevante misura la politica del paese, che un giorno si e un altro no pretende di insegnare ai suoi concittadini come debbono votare , chi abbia diritto di governare e chi no, s’inchini al Gran Maestro e gli professi obbedienza? Non si trattasse del partito di Tanassi, diremmo che la cosa non è credibile e continueremmo a sostenerlo fino all’esibizione di prove di ferro; ma con il Psdi , ammettiamolo è difficile metter la mano nel fuoco se non si è nati con la vocazione del Muzio Scevola.

 

Il gruppo Rizzoli fa caso a parte. Negli elenchi c’è dentro il presidente Angelo Rizzoli, il direttore generale Bruno Tassan Din, il direttore del “Corriere della Sera”, Franco Di Bella, il direttore del “Mattino di Napoli, Roberto Ciuni., l’ex direttore dell’Occhio, Maurizio Costanzo. Lo stesso  gruppo vende il grosso del gruppo a Roberto Calvi, influentissimo membro della “Loggia”; nel consiglio d’amministrazione  troviamo un altro “fratello” pieno di risorse , Umberto Ortolonani., il cui  figlio finanzia Rizzoli  in Argentina e Uruguay. Nei dintorni si aggira il Re della carta , Giovanni Fabbri, anch’egli “fratello” del massimo rilievo, e sollecitatore pertinace di aumenti del prezzo della carta da giornali, a spese degli editori  e dei contribuenti.

 

Questa gente “obbediva” al Gran Maestro. Infatti i loro giornali, immagino per deferenza verso il pluralismo e l’obbiettività dell’informazione, scatenarono la più violenta campagna stampa contro l’allora presidente dell’IMI, Giorgio Cappon, reo d’aver finanziato la SIR di Rovelli. Nell’elenco di Gelli troviamo Mozzanti ( presidente Eni) e il suo acerrimo nemico Leonardo Di Donna, entrambi protagonisti di lotte feroci all’interno del colosso petrolifero pubblico. L’essere entrambi”fratelli” non ha impedito che si combattessero aspramente; ma quello che importa stabilire è che , con l’uno prima e conl’altro dopo, Gelli ha sempre potuto avere un piede in uno dei più grandi serbatoi di ricchezza e di sperpero del denaro pubblico. Il petrolio è ricchezza e i “fratelli” lo sanno bene.

Altra merce ricca sono le armi, e non è un caso che il tasso di alti ufficiali affiliato sia altissimo. E altra merce ricchissima sono le informazioni, ed ecco nelle liste della “Loggia”, i Miceli, e Maletti e Santovito i Grassini e Pelosi. Il top dei servizi segreti di ieri , ed oggi. I generali, Giudice, Lo Prete, Giannini, che è quanto dire l’intero vertice della Guardia di Finanza.

Che genio quel Gelli, aggiornava gli elenchi della sua “Loggia”, seguendo con scrupolo la carriera dei”fratelli”; o forse determinava in qualche modo quella carriera.

Tra le carte di Gelli i giudici milanesi hanno trovato la relazione che la commisione governativa d’inchiesta redasse sul tanto discusso affare Eni- Petromin-petrolio arabo. Quel documento fu trasmesso  al Parlamento, dopo molte insistenze dei partiti  d’opposizione, mutilato da numerosi”omissis” , ma Gelli l’aveva in edizione integrale nel suo ricco archivio personale. Chi può averglielo passato? E’ un documento coperto dal segreto di Stato e solo pochissimi  possono averlo tra le mani. Sicuramente fra quei pochi ci doveva essere un “fratello”.

 

Adesso si parla di “polverone” di “guerra per bande” d’irresponsabilità dei Giudici di Milano ( anche allora si attaccavano i giudici) Ma l’irresposabilità dei Giudici di Milano è soltanto d’aver colpito molto alto e forte, laddove fino ad ora nessuno aveva ancora osato colpire. L’irresponsabilità dei Giudici di Milano è d’aver svelato l’esistenza d’un governo occulto che conteneva e condizionava il governo legale e i suoi strumenti operativi.

Se questa è irresponsabilità, allora il paese dev’essere molto grato a quei magistrati così irresponsabili.

 

Stralci da un articolo del giugno 1981 di Eugenio Scalfari

 

 

 

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