Loggia p2…giù il
cappello cari fratelli
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utile: La loggia di Licio Gelli
Articoli da
leggere : Il testo integrale
del”piano di rinascita nazionale”- Che cosa è la P2
- Gelli: l’avevo detto 30 anni fa
I casi personali dei 963 fratelli della P2 sono certo di
grande importanza; anzitutto per loro e poi, data la natura di quei nomi , per tutto il paese che vede una rilevante porzione della
propria classe dirigente associata ad una setta di malfattori. Conosceremo
nelle prossime ore quali elementi di prova- oltre alla presenza negli elenchi
di Gelli – i Giudici milanesi abbiano
raccolto a sostegno delle varie” iniziazioni”. A quel punto si saprà con certezza chi stava nella P2 e chi invece è vittima dei ricatti del
Maestro Venerabile.
Ma al di là dei casi personali,
altri problemi si pongono , della massima gravità. Problemi politici. Il
momento di esaminarli è venuto. Ci sono state finora molte smentite da parte
dei presunti ”fratelli”. Si vedrà. Ma che Licio Gelli
fosse di casa nei palazzi del potere è cosa risaputa. Il socialista Fabrizio Cicchetto ( sinistra lombardiana)
è uno dei pochi ad aver ammesso la sua
appartenenza alla famosa “loggia” ed è agli atti una lettera del Gran Maestro a
lui indirizzata, dove gli si raccomanda di vestire l’abito blu per la cerimonia
dell’”iniziazione”,
Di quella medesima “Loggia” fa parte senza possibilità di
dubbio il missino Caradonna. Ecco un connubio del
quale sfuggono le ragioni. Che cosa poteva attendersi
un socialista come Cicchetto da una setta ampiamente “
caradonnizzata”? Il segretario del
Psdi, Pietro Longo
smentisce tenacemente la sua affiliazione. Anche
questo si chiarirà tra poche ore, ma già dal palazzo della commissione
d’inchiesta Sindona, dove è in corso, l’esame del
materiale trasmesso dai giudici di
Milano, trapela che Longo era uno dei “fratelli” più
puntuali nel pagamento delle quote associative. E’ pensabile che il segretario
nazionale d’un partito, un uomo che determina in rilevante misura la politica
del paese, che un giorno si e un altro no pretende di
insegnare ai suoi concittadini come debbono votare , chi abbia diritto di
governare e chi no, s’inchini al Gran Maestro e gli professi obbedienza? Non si
trattasse del partito di Tanassi, diremmo che la cosa
non è credibile e continueremmo a sostenerlo fino all’esibizione di prove di
ferro; ma con il Psdi ,
ammettiamolo è difficile metter la mano nel fuoco se non si è nati con la
vocazione del Muzio Scevola.
Il gruppo Rizzoli fa caso a parte.
Negli elenchi c’è dentro il presidente Angelo Rizzoli,
il direttore generale Bruno Tassan Din, il direttore del “Corriere della Sera”, Franco Di
Bella, il direttore del “Mattino di Napoli, Roberto Ciuni., l’ex direttore dell’Occhio, Maurizio Costanzo. Lo
stesso gruppo vende il grosso del gruppo
a Roberto Calvi, influentissimo membro della
“Loggia”; nel consiglio d’amministrazione
troviamo un altro “fratello” pieno di risorse ,
Umberto Ortolonani., il cui figlio finanzia Rizzoli in Argentina e Uruguay. Nei dintorni si
aggira il Re della carta , Giovanni Fabbri, anch’egli
“fratello” del massimo rilievo, e sollecitatore pertinace di aumenti del prezzo
della carta da giornali, a spese degli editori
e dei contribuenti.
Questa gente “obbediva” al Gran Maestro. Infatti
i loro giornali, immagino per deferenza verso il pluralismo e l’obbiettività
dell’informazione, scatenarono la più violenta campagna stampa contro l’allora
presidente dell’IMI, Giorgio Cappon, reo d’aver
finanziato la SIR di Rovelli. Nell’elenco di Gelli
troviamo Mozzanti ( presidente Eni) e il suo acerrimo nemico Leonardo Di Donna,
entrambi protagonisti di lotte feroci all’interno del colosso petrolifero
pubblico. L’essere entrambi”fratelli” non ha impedito che si combattessero
aspramente; ma quello che importa stabilire è che ,
con l’uno prima e conl’altro dopo, Gelli ha sempre potuto avere un piede in uno dei più grandi
serbatoi di ricchezza e di sperpero del denaro pubblico. Il petrolio è
ricchezza e i “fratelli” lo sanno bene.
Altra merce ricca sono le armi, e non è un caso che il tasso
di alti ufficiali affiliato sia altissimo. E altra merce ricchissima sono le informazioni, ed ecco
nelle liste della “Loggia”, i Miceli, e Maletti e Santovito i Grassini e Pelosi. Il
top dei servizi segreti di ieri , ed oggi. I generali,
Giudice, Lo Prete, Giannini,
che è quanto dire l’intero vertice della Guardia di Finanza.
Che genio quel Gelli,
aggiornava gli elenchi della sua “Loggia”, seguendo con scrupolo la carriera
dei”fratelli”; o forse determinava in qualche modo quella carriera.
Tra le carte di Gelli i giudici milanesi hanno trovato la relazione che la commisione governativa d’inchiesta redasse sul tanto
discusso affare Eni- Petromin-petrolio arabo. Quel
documento fu trasmesso al Parlamento,
dopo molte insistenze dei partiti d’opposizione,
mutilato da numerosi”omissis” , ma Gelli
l’aveva in edizione integrale nel suo ricco archivio personale. Chi può
averglielo passato? E’ un documento coperto dal segreto di
Stato e solo pochissimi possono
averlo tra le mani. Sicuramente fra quei pochi ci doveva essere un “fratello”.
Adesso si parla di “polverone” di “guerra per bande”
d’irresponsabilità dei Giudici di Milano ( anche allora si attaccavano i
giudici) Ma l’irresposabilità dei Giudici di Milano è
soltanto d’aver colpito molto alto e forte, laddove fino ad ora nessuno aveva ancora osato colpire. L’irresponsabilità dei Giudici
di Milano è d’aver svelato l’esistenza d’un governo
occulto che conteneva e condizionava il governo legale e i suoi strumenti
operativi.
Se questa è irresponsabilità, allora il
paese dev’essere molto grato a quei magistrati così
irresponsabili.
Stralci da un articolo del giugno 1981 di Eugenio
Scalfari
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