|
Avvenimenti
Italiani
Marcello Dell’Utri Altri articoli Io Dell’Utri e le stragi del 93 Silvio e
Marcello..amici di mafia? Da Sicilia
Libera a Forza Italia |
E
Dell’Utri creò Forza Italia Il creatore di Forza Italia
da una costola della Fininvest (Publitalia),
l’autore del programma del Polo sulla giustizia( “ le procedure devono
rispondere al governo”),l’artefice delle trattative
con Bossi e D’Antoni, l’eminenza grigia delle
strategie politiche ed elettorali del partito del Cav Berlusconi è
un noto pregiudicato per reati comuni, condannato per fatture false e frode
fiscale , imputato per concorso esterno in associazione mafiosa,
inseguito da un mandato di cattura per
estorsione e calunnia aggravata, privato
nel 2000 addirittura del passaporto, del diritto di voto e del
permesso d’espatrio sulla carta d’identità. Un uomo sospettato di avere avuto
a che fare con le stragi del 92/93 ( per quest’accusa
la procura di Caltanisetta ha chiesto l’archiviazione nel 2000, mentre quella
di Firenze continua ad indagare) Uno che in un paese normale
o perlomeno decente, sarebbe in galera da un pezzo. Invece
, in Italia , noto “stato di polizia”, presiede la meritoria associazione
“Cesare Beccaria”
e continua a circolare indisturbato, anzi fa il deputato sia a Montecitorio che a Strasburgo, anche se, per diversi
mesi, non poteva lasciare l’Italia, non poteva votare, ma poteva essere
votato. Il suo nome è Marcello
Dell’Utri La nascita di Forza Italia Tutti sapevano che Berlusconi era estremamente
ricco, ma nessuno era in grado di dire esattamente quanto. Nel 1994, quando
decise di diversificare le sue attività buttandosi
in politica, stimare il valore del suo impero economico era difficile: più
che fare calcoli, si trattava di tirare ad indovinare. Nel 2001, quando si
presentò alle elezioni per la terza volta, il compito era più semplice. Calcolati sulla capitalizzazione di mercato – il metodo utilizzato dal
mercato azionario per valutare le aziende – gli investimenti di Berlusconi valevano l’impressionante cifra di 22.500
miliardi di lire, solo nelle tre aziende quotate in borsa. Lo scoppio della bolla del
mercato azionario e il tracollo dei titoli del comparto dei
media, nel Nella campagna elettorale
della primavera del 1994, Berlusconi diceva che la sua missione era salvare l’Italia, ma in
realtà sembrava interessato soprattutto a garantire il futuro delle sue
aziende. Il 26 gennaio, quando il capo della Finivest
annunciò la sua decisione di “scendere in campo”, il suo gruppo
si trovava in una situazione difficile. Il discorso registrato con cui
annunciava la sua decisione fu trasmesso per la prima volta durante
l’edizione pomeridiana del telegiornale di Retequattro,
una delle sue reti televisive. Con la reputazione di Bettino Craxi, il protettore politico di Berlusconi
e l’uomo che aveva reso possibile la crescita delle sue televisioni,
offuscata dagli scandali di Tangentopoli, Berlusconi
era vulnerabile. Il malaffare portato alla luce degli investigatori e dai
magistrati milanesi aveva messo sottosopra il sistema politico italiano, e posizioni che sembravano invulnerabili si erano
sgretolate. Il monopolio di Berlusconi nel settore della televisione commerciale
privata era sotto tiro, e le leggi promulgate per
legittimare la sua posizione erano sottoposte ad attento esame. Se i partiti determinati a risolvere la questione del
predominio di Berlusconi nel campo delle TV, quest’ultimo rischiava di vedersi sottrarre la possibilità
di utilizzare la televisione per il suo profitto personale e per aiutare i
suoi alleati politici. Inoltre, l’impero economico costruito da Berlusconi con l’aiuto dei suoi potenti amici politici
era sommerso dai debiti e le sue prospettive erano, nella migliore delle
ipotesi, incerte. Nell’estate del 1993, decise quindi
che la politica poteva essere un modo per neutralizzare le minacce che
gravavano sulle sue imprese. In un’intervista a un
quotidiano, nel mese di luglio, espose le sue idee sulla situazione politica
del paese e rivelò di essersi incontrato con imprenditori e gruppi di
interesse in varie parti d’Italia. Disse che non
aveva intenzione di fondare un partito o di entrare personalmente in
politica. Le cose sarebbero andate diversamente. Berlusconi
stava saggiando il terreno. Molti sono convinti che Berlusconi
abbia creato un partito politico dal nulla, ottenendo un immediato successo
elettorale, ma la realtà è molto più prosaica. L’imprenditore milanese vinse
le elezioni politiche nel marzo del 1994, appena due mesi dopo aver
annunciato ufficialmente la sua decisione di entrare in politica, ma era già
da un po’ di tempo che lavorava seriamente a questo progetto. << Erano
mesi che Berlusconi pensava alla politica. Sarebbe
stato impossibile creare un partito politico in pochi giorni soltanto
>> sottolineava Vittorio Dotti, un importante
avvocato d’affari milanese, che era stato avvocato della Fininvest
tra il 1980 3 il 1985 ed era diventato capogruppo parlamentare di Forza
Italia dopo le elezioni del 1994. Fin dal luglio 1993 Berlusconi
si era messo a studiare la politica italiana, nel modo con cui un qualsiasi
imprenditore affronterebbe un nuovo mercato e il
lancio di un prodotto, tramite ricerche di e sondaggi d’opinione. La prima
ricerca rivelò a Berlusconi che oltre i tre quarti
dell’elettorato volevano un nuovo movimento liberal-democratico
con facce nuove. Tangentopoli aveva lasciato il
segno sugli italiani, che esigevano che i vecchi protagonisti della politica,
smascherati come corrotti e disonesti, lasciassero il posto a personaggi
nuovi e incontaminati. Berlusconi usò le tecniche e i metodi del
marketing moderno per scoprire le preferenze dell’opinione pubblica in
materia di <<prodotti>> politici. Il fatto di essere
proprietario di un grande gruppo, che comprendeva, tra le atre cose,
un’importante catena di supermercati e una società televisiva commerciale,
due settori la cui attività era incentrata sulla comunicazione di massa, fu
un grande vantaggio che permise a Berlusconi di
sviluppare rapidamente i suoi interessi politici. Marcello Dell’Utri, amico e
socio di vecchia data di Silvio Berlusconi e
all’epoca amministratore delegato di Publitalia,
era considerato la mente che stava dietro all’entrata in politica del
cavaliere. Dell’Utri e Berlusconi
cercavano condidati con un passato non
chiacchierato, un problema, dato che la vecchia classe politica era
screditata e molti imprenditori erano stati coinvolti in affari poco chiari di
vario genere. Ma non era l’onestà l’unica caratteristica che Berlusconi e Dell’Utri
cercavano nei potenziali candidati: volevano anche persone che trasmettessero
un’immagine di dinamismo ed efficienza . Il
candidato ideale, quello a cui si rivolgevano i direttori d’area della Publitalia , era un quarantenne,
di tendenze politico liberali, di successo e noto a livello locale. Anche le risorse di Programma Italia, la
società di servizi finanziari della Fininvest, la
società sorella di Publitalia, furono messe al
servizio del progetto di Berlusconi. La rete di consulenti
finanziari di Programma Italia aveva contatti con un gran numero di normali
cittadini, la base elettorale del paese, quelli voti da cui sarebbe dipeso il futuro politico di Berlusconi. Dopo un intenso apprendistato sui rudimenti
dell’organizzazione politica, all’inizio del novembre 1993, molti consulenti
aprirono club di Forza Italia. Questi club rappresentarono le fondamenta del
partito di Berlusconi. Il marketing ha finito per pagare. Da abile e consumato
venditore qual è, Silvio Berlusconi riuscì a
conquistare il cuore, la mente e i voti di milioni di italiani
firmando un finto contratto con i cittadini . La campagna elettorale della
primavera del 2001 era al suo culmine quando il
cavaliere, leader dell’opposizione, in una trasmissione televisiva tirò fuori
la penna e la usò per firmare il contratto di fronte a milioni di
telespettatori. Il contratto era scritto su uno dei classici fogli protocollo
usati dagli avvocati e dai notai per stilare documenti, e Berlusconi,
<< Leader di Forza Italia e della Casa delle Libertà, che agisce in pieno accordo con tutti gli alleati della
coalizione>>, lo firmò assumendosi l’impegno di rispettarlo. Se la sua coalizione avesse vinto le elezioni, avrebbe realizzato
cinque obiettivi nel corso dei successivi cinque anni. |
|
|
|
||