PIAZZA
FONTANA:ERA APPOGGIO A GOLPE IL SEGRETO DELLA STRAGE?
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e i servizi segreti – Calabresi e Pinelli
PIAZZA FONTANA:ERA APPOGGIO A GOLPE
IL SEGRETO DELLA STRAGE? IN UN LIBRO LA SENTENZA E 'TENTAZIONI' DEL QUIRINALE
NEL '69
La strage di Piazza Fontana sarebbe stato il primo atto di
una serie di azioni volte ad una "forzatura"
del sistema democratico italiano da parte di una serie di strutture dello Stato
che si sarebbero aggregate con delle formazioni della destra. Un progetto che avrebbe preso in considerazione anche l'allora
presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, il
quale pero' si sarebbe fermato davanti all'indisponibilita' ad avviarsi verso "folli
avventure" del presidente del Consiglio Mariano Rumor. Ma a spingere Saragat ad
abbandonare la scelta oltranzista sarebbe stato soprattutto Aldo Moro in un colloquio avvenuto
(secondo fonti dei servizi segreti britannici) il 23 dicembre 1969, poco piu' di dieci giorni dopo l'esplosione che causo' a Milano 17 morti e 84 feriti.
L'orientamento di Saragat verso una "svolta
presidenziale" si evince da una conversazione inedita dell'allora capo
dello Stato con il giornalista Enrico Mattei, il cui contenuto e' stato reso noto oggi
durante la presentazione del volume "La strage con i capelli bianchi"
dei giornalisti dell'Ansa Paolo Barbieri e Paolo Cucchiarelli,
che racconta la storia dell'inchiesta sull'eccidio di 32 anni fa per il quale sono stati condannati Delfo Zorzi,
Carlo Maria Maggi e
Giancarlo Rognoni.
In un suo testo, Mattei conferma
la teoria, lanciata dal domenicale britannico 'The Observer',
in base alla quale il Quirinale "sarebbe stato
in qualche modo il centro promotore della strategia della tensione". Al
termine di un pranzo nella tenuta presidenziale di Castelporziano,
Saragat avrebbe detto a Mattei:
"C'e' un'ondata di anarchia, spesso violenta, che
ci assale da ogni lato. Manca una classe politica che la sappia
fronteggiare. Ogni giorno lo Stato e' costretto alla capitolazione. In queste
condizioni - avrebbe osservato il Capo dello Stato - mi sono chiesto piu' volte se non sarebbe toccato a me il compito di
prendere qualche iniziativa per la salvezza della Repubblica". Tuttavia, Saragat non pensava a un 'golpe'
simile a quello dei Colonnelli in Grecia o alla 'riforma' della Repubblica
francese di De Gaulle, ma, spiega Cucchiarelli,
"ad una 'forzatura' nel quadro di una 'assoluta ortodossia
costituzionale"'. "I colpi di Stato - avrebbe ribadito
Saragat a Mattei - non mi
interessano".
Dopo la dichiarazione dello Stato di emergenza, Saragat avrebbe pensato a una riforma costituzionale
affidata alle cinque piu' alte cariche dello Stato da
mettere in votazione con un referendum; se non fosse stata approvata, si
sarebbe consegnato all'Alta corte di Giustizia. Ma il
progetto si fermo', probabilmente anche in seguito
alla reazione della gente di Milano che gremi' Piazza
Duomo il giorno dei funerali delle vittime di Piazza Fontana. "Non
accadde nulla perche' alla fine gli uomini delle
Istituzioni, pur tentati da un clima anti-sovietizzazione,
hanno tenuto", sottolinea Giovanni Pellegrino,
l'ex presidente della commissione parlamentare Stragi che ha partecipato alla
presentazione del volume, moderata da Andrea Montanari.
Fonte Ansa
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