Falcone a proposito di autonomia
Giovanni Falcone in una foto del 1990
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di Falcone – Falcone,i potenti e i poteri – Falcone e gli
appalti della mafia
Leggi : La biografia
di Giovanni Falcone
La commemorazione di Giovanni Falcone a 12
anni da Capaci
Marcello Pera, presidente del Senato e seconda autorità
dello Stato parla in lingua professorale e oscura, di cui però si capisce
subito che è sempre schierato toto
corde con il capo del governo e autore della sua fortuna politica.
Questa volta ha scelto come argomento Giovanni Falcone, il magistrato siciliano
assassinato dalla mafia. Una celebrazione in agro dolce: sì
certo, era un grande e coraggioso giudice ma i suoi laudatori a volte
esagerano: "Sarebbe vano e anche colpevole alzare steli alla sua persona e
dimenticare le sue idee. Sarebbe poco onesto lodarlo e non prenderlo in
seria considerazione. Il calcolo, le convenienze, il dosaggio non si addicono all'omaggio sincero". A farla breve prendendo
lo spunto da Falcone, l'onorevole Pera ha voluto dirci la sua sull'autonomia e
l'indipendenza della magistratura e ci ha spiegato che
esse non sono, come sostengono certi giudici di sinistra, un privilegio di
casta o la riserva di una élite dello Stato, ma valori costituzionali.
Insomma che le lamentele dei giudici
sulle invadenze dell'esecutivo sono esagerate, sbagliate. Vorrei come cronista frequentatore
del palazzo di Giustizia di Palermo, quando Falcone vi guidava il pool
Antimafia, ricordare al presidente del Senato cosa intendevano
Falcone, Borsellino, Caponnetto e gli altri del pool
quando parlavano di autonomia e di indipendenza. Intendevano non essere venduti
alla mafia anche dai loro colleghi e superiori, essere traditi dallo Stato; non
si fidavano di parlare fra di loro negli uffici della
Procura, pensavano che fosse più sicuro parlare negli ascensori; si chiedevano
come accadesse quasi regolarmente che processi istruiti con tutte le cautele,
celebrati con tutte le regole, fossero regolarmente annullati dalla suprema
corte, come e perché gli ufficiali e i sottufficiali dei carabinieri che
indagavano con efficacia venissero trasferiti in altre regioni. Ricordare
Falcone non come uno che ha combattuto la mafia e che la mafia ha ucciso, ma
come un sottile giurista che ha teorizzato sull'autonomia e l'indipendenza
della magistratura magari sbagliando, cioè dissentendo
dal superiore pensiero giuridico del cavaliere di Arcore sembra poco consono a una autorità
istituzionale che dovrebbe essere superiore alle parti.
Ma di superiore alle parti, in questa astiosa
campagna elettorale, come si sa, come si vede, non c'è più nulla specie da
parte di una maggioranza che ricorre all'intimidazione e all'arroganza
seminando veleni che rimarranno per anni nella nostra vita civile. Secondo la
tecnica di provocare in continuazione.
Il ministro della Giustizia Castelli per dire, vuol sapere i
nomi dei magistrati che sciopereranno e l'onorevole La
Loggia si affretta a minimizzare: "Ma quale lista di proscrizione, quella
di Castelli è semplicemente un modo per sollecitare una riflessione più giusta.
Il giudice Almerighi dice che il nuovo ordinamento
attenterà all'autonomia della magistratura? Ma quale
attentato? Noi crediamo nel dialogo. Noi vogliamo costruire tutti assieme un
ordinamento migliore".
Per la maggioranza i magistrati
sono nel migliore dei casi delle teste calde, irresponsabili che si oppongono a
una giusta riforma della giustizia. Come se non fossero una
delle strutture portanti dello Stato, novemila in servizio, pochi di numero e
poveri di mezzi. La maggioranza coglie ogni occasione per metterli sul
banco degli accusati, il capo del governo ne parla come di sovversivi, senza
preoccuparsi che la disistima per la loro funzione cada
in un periodo di crescente anarchia.
Abbiamo al governo uomini preoccupati più di dividere gli
italiani che di unirli. "Trovo particolarmente allarmante,
ha detto Anna Finocchiaro responsabile della
Giustizia dell'Ulivo, che in un periodo in cui la magistratura è continuamente
sotto attacco sia proprio il presidente del Senato ad aggiungere la sua voce ad
accuse scomposte. Allarmante ma prevedibile".
24 maggio 2004 – Giorgio Bocca
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