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Enzo Tortora |
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A V V E N I N T I I T A L I A N I |
L’arresto
“spettacolare” di Enzo Tortora Via Piatti 8. Le tre
rose rosse che una mano ignota nella notte aveva infilato
dentro il cancello sono lì per terra, già appassite, calpestate dalla folla.
Il cielo è plumbeo, minaccia pioggia, come ieri. Il
primo lungo, accalorato, polemico applauso arriva alle 10 e 40, quando la
bara in radica di noce coperta da corone di cerbere
bianche e gialle e di lilium anch'esso giallo supera il portone, sostenuta a spalle da sei
impiegati in divisa blu dell'impresa di pompe funebri. Enzo, non sei solo! grida qualcuno. Quell'urlo è
come una frustata, scuote la folla, un'altra voce supera tutte le altre, care
figlie, siate orgogliose di vostro padre!, Silvia
Tortora annuisce lievemente, ma la gente ha preso l'incitamento per
rinvigorire l'applauso che diventa ovazione, la gente batte più forte le
mani, gente che non si vergogna di avere gli occhi rossi, di mostrarsi con le
gote strisciate dalle lacrime, di trattenere a stento la commozione. Il
pubblico fedele di Portobello l’audience tv che non ha volto, eccolo in via Piatti, col
sembiante della gente comune, della gente semplice, Applausi spontanei L'abate di Sant'Ambrogio, monsignor Franco Verzeleri
prepara gli ultimi dettagli della cerimonia. Di nuovo, un lungo,
interminabile applauso, Enzo sei vivo! urlano in molti: no, non sono militanti radicali, no, non
sono esagitati dell'ultima ora, sono persone che potrebbero essere il vicino
della porta accanto, il pensionato, la casalinga qualsiasi il popolo d'Italia
amava dire Tortora, l'Italia lontana dagli intrighi e dalle tangenti,
l’Italia dei piccoli passi in avanti. Alle undici e tre minuti il funerale
comincia, coi riti di introduzione. Abbiamo
accompagnato il nostro fratello Enzo fin qui nel
tempio del Signore, per testimoniargli il nostro affetto officiano i
sacerdoti, a fianco dell'abate di Sant'Ambrogio ci
sono don Franco Fusetti e padre Mario Loi, della Chiesa della Pace di Torino. E quando il
feretro viene asperso con l'acqua benedetta, a
ricordo del battesimo, un disperato grido di donna riempie le navate,
percorre le arcate, rimbomba dappertutto, Me l'hanno ucciso! Me l'hanno
ucciso!, e subito altre donne non trattengono più i
singhiozzi. La commozione è collettiva, di qui, dietro la bara, la gente,
davanti gli amici di Tortora, i colleghi, i primi e gli ultimi collaboratori,
i dirigenti della Rai, il sindaco Paolo Pillitteri, vecchie glorie del teatro come Paola Borboni e Valentina Cortese (con bastone), Virgilio
Savona e Lucia Mannucci, Memo Remigi,
il regista Giuseppe Recchia e la fedele Renée Longarini (ricordate le
centraliniste di Portobello?), Enzo Biagi in trench chiaro e Mike Bongiorno, Valentino Barresi e
Lello Bersani che ha lasciato di gran carriera la
ribalta di Cannes partendo all'alba. L'occhio cade sulle corone, quella del
sindaco di Milano e quella di Gigi Sabani, quella
firmata Mike e quella di Democrazia Proletaria. In un angolo, i fiori di Yoko Nagae, la vedova del miliardario Ceschina,
anche lei protagonista di una lunga causa, sospettata (e poi assolta)
di essersi impadronita dell'eredità. Uno stralcio da una lettera di San Paolo
ai Romani, (fratelli, se la caduta di uno solo...), un brano dal vangelo di
San Giovanni, il rito procede veloce, senza pompa né enfasi. Prende la parola
don Mario Loi: si presenta, spiega che ha
conosciuto Tortora in occasione di una delle prime puntate di
Portobello. Grazie a quella
trasmissione, informa Loi, è riuscito a trovare i
fondi necessari per comprare una palestra e quindi strappare i ragazzi poveri
dalla strada. La mia è una naturale riconoscenza. L'ho
rivisto quand'era sofferente, in ospedale, insieme abbiamo potuto fare
un certo cammino. Lui avrebbe voluto avermi vicino al momento del trapasso. Sono arrivato troppo tardi, aggiunge Loi.
La liturgia della parola, in un certo senso, viene
rispettata. All'improvviso, e questo non era previsto, prende la parola un
pentecostale, fratel Ettore. Un appello per i
poveri E' una figura ormai nota a tutta Milano. E' lui che si occupa dei senzacasa, dei barboni, di chi non ha più nulla: li
ospita nei sotterranei della Stazione Centrale, ha aperto un altro centro a Seveso. Si è portato dietro qualcuno
dei suoi protetti. Crapa Pelada,
Aurelio, Nini, donne e uomini di colore che formano una lunga striscia
indiana, attorno alla bara. La bara di un
personaggio che sentivano amico. Grazie Enzo, amico nostro e dei
poveri, amico di tutti coloro che si sentivano vuoti
e cercavano in te per essere riempiti... l'elogio funebre si trasforma in un
appello per poveri, f è un questo giorno di festa, dice fratello Ettore, non
voglio che sia chiamato il giorno dei funerali. E' il giorno del lancio,
perché se questa è l'epoca dei missili, delle astronavi che vanno sulla luna,
tu li hai sorpassati tutti.... Pillitteri
interviene che è quasi mezzogiorno. Anche lui rievoca gli ultimi incontri col
presentatore, e ripete frasi care di Tortora: Mi disse una volta: quel che ho provato in quell'istante, il
giorno delle manette, tutti l'hanno potuto vedere, milioni di persone. Tutti
hanno capito, e sapere che tutti hanno capito mi
ripaga di tutte le mie pene. La gente libera l'
emozione con un applauso che sembra un terremoto. Il sindaco ci tiene però a
chiarire una cosa: Enzo ha portato con sé un libro del Manzoni.
Se questa è la città della Colonna Infame, è anche
la città di Cesare Beccaria. Lui si era fatto carico dei fardelli altrui, è stato sacrificato
sull'altare della giustizia. E conclude rammentando
l'impegno estremo di Tortora, quel creare Leonardo Coen 20 Maggio 1988 Caso Tortora punto e a capo. A Napoli i giudici di Appello
fanno ciò che quelli di primo grado avevano omesso di fare: un’istruttoria
completa e un uso corretto dei pentiti Si può diffidare della giustizia, si può
sperare nella giustizia: la commedia umana continua. Questa è, a quanto pare,
la morale del processo napoletano di appello alla
camorra e a Enzo Tortora, processo in cui i giudici di secondo grado fanno tutto ciò che quelli di
primo grado avevano tenacemente omesso o ricusato: una istruttoria completa,
un uso corretto dei pentiti, un istruttoria completa, un uso corretto dei
pentiti, un interrogatorio corretto dei testimoni. Ed
è una buona notizia che viene dopo le cattive notizie del periodo istruttorio
e del processo di primo grado. Non da oggi ci si chiede: perché dei
magistrati stimati e stimabili hanno potuto usare nei confronti di Enzo Tortora tanta ostilità preconcetta? Io l’ho chiesto all’avvocato Della Valle, difensore di
Tortora, il quale mi ha risposto citando il Manzoni
della Colonna Infame là
dove dice che anche uomini giusti e pii possono, in nome di convinzioni fideisticamente accettate e non verificate, giungere alle
più efferate ingiustizie. Dunque, proprio ciò che sosteneva
la difesa; istruttoria inesistente, un acritico dei pentiti. E’ bastato un interrogatorio
attento, distaccato, condotto dal giudice a latere
Morello per dimostrare ciò che, del resto, era notorio, ma per i primi giudici irrilevante: Panico è un mentitore
patologico, un mitomane idiota, ma pericoloso, una che si aggrappa alle sue
menzogne più incredibili perché non ha altri modi per restare a galla, Ha
riferito alla Corte il camorrista Barbaro: << Nei giorni scorsi, nelle
gabbie Panico ha tentato di convincermi a pentirmi. Mi ha detto
che sarei uscito in venti giorni dal carcere perché lui avrebbe ritrattato
tutto su di me. Mi ha fatto capire che voleva denaro e mi ha spiegato cosa
dovevo dire: dì che nella scatola dei centrini mandati a Tortora c’era anche
droga. Il colloquio si è svolto davanti ai carabinieri di scorta>>. Un
bugiardo cretino, ma pericoloso. Perché mai, con
tutti i corrieri della droga circolanti nella penisola, la camorra avrebbe
dovuto sceglier un trasporto così rischioso come un paco spedito da un carcere
e con ogni probabilità aperto non da Tortora ma da suoi segretari o da
funzionari della Rai. Già, ma se una tale testimonianza assurda e falsa fosse riferita al primo processo sarebbe stata accolta
come irrefutabile prova di accusa. E’ qui che appaiono due ombre sinistre in
ciò che ha riferito Barbaro: come mai un avanzo di galera come Panico può
promettere la liberazione di un camorrista? Come mai i carabinieri che ascoltano il
colloqui non testimoniano? C’è davvero attorno ai pentiti la
complicità interessata di certa polizia e di certa
magistratura? Si fa anche,
finalmente un minimo di seria istruttoria: si visita la casa della Marzano dove Tortora sarebbe stato
“ fidelizzato” per sapere una buona volta se è un buco, come dice Tortora, o
se è una “suite” lussuosa come afferma Melluso,
altro bugiardo congenito: si interrogano i camerieri della trattoria” Vecchia
Milano” per sapere se è vero o no che Tortora vi si incontrasse a cena con il
bandito Turatelo; si ascolta Carmen Russo per sapere se è vero o no che Tortora
presentava i suoi spettacoli. Cosa sempre smentita da Tortora.
Insomma se la parola di un imputato conservi un minimo di valore di fronte a
quella dei pentiti. Quando ho chiesto all’avvocato Della Valle di farmi la
cronistoria dei pentimenti e delle ritrattazioni dei vari Margotti, Sanfilippo, Barra eccetera mi ha
risposto: << Mi spiace, ma ho smesso da tempo di tenere il conto. Ci
sono state ritrattazioni e poi ritrattazioni delle
ritrattazioni e poi ancora ritrattazioni delle ritrattazioni. Non c’è parso serio usare questo materiale decomposto per
una corretta difesa. Non era proprio il caso di giocare l’innocenza di
Tortora su questa ambiguità criminale>>. Si è detto che il comportamento dei giudici di primo grado
risulta incomprensibile. E lo ripetiamo, riflettendo
sul fatto decisivo per ogni Stato di diritto che è il dovere, da parte
dell’accusa, di dimostrare la colpevolezza dell’imputato. Se così è, come è stato possibile arrivare a una feroce condanna
penale e morale di Enzo Tortora senza avere una minima prova dei suoi reati,
basandosi unicamente sulle dichiarazioni di membri incalliti che sotto gli
occhi stessi dei giudici fidenti nelle loro confessioni si contraddicevano e si ritrattavano a vicenda?
A volte Enzo Tortora calca un po’ la mano nella retorica del salvatore della
giustizia. Ma noi ricordiamoci che la pelle e la sua
e che sta salvandola per miracolo. 22 gennaio 1985 Giorgio Bocca Anniversario della morte di
Enzo Tortora 18 maggio 2006 - Enzo Tortora è stato commemorato oggi
a Milano nel 18° anniversario della
scomparsa. Caro Enzo, |
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