Enzo Tortora

 

A

V

V

E

N

I

N

T

I

 

I

T

A

L

I

A

N

I

 

L’arresto “spettacolare” di Enzo Tortora

 

Via Piatti 8. Le tre rose rosse che una mano ignota nella notte aveva infilato dentro il cancello sono lì per terra, già appassite, calpestate dalla folla. Il cielo è plumbeo, minaccia pioggia, come ieri. Il primo lungo, accalorato, polemico applauso arriva alle 10 e 40, quando la bara in radica di noce coperta da corone di cerbere bianche e gialle e di lilium anch'esso giallo supera il portone, sostenuta a spalle da sei impiegati in divisa blu dell'impresa di pompe funebri. Enzo, non sei solo! grida qualcuno. Quell'urlo è come una frustata, scuote la folla, un'altra voce supera tutte le altre, care figlie, siate orgogliose di vostro padre!, Silvia Tortora annuisce lievemente, ma la gente ha preso l'incitamento per rinvigorire l'applauso che diventa ovazione, la gente batte più forte le mani, gente che non si vergogna di avere gli occhi rossi, di mostrarsi con le gote strisciate dalle lacrime, di trattenere a stento la commozione. Il pubblico fedele di Portobello l’audience tv che non ha volto, eccolo in via Piatti, col sembiante della gente comune, della gente semplice, la Milano delle periferie e l'Italia dei punti qualità, dei Bocca aperta, dello Specchio della verità...

 

Applausi spontanei La Mercedes-Benz targata MI 832252 che trasporta la bara di Enzo Tortora a fatica guadagna via Torino, seguita dalle auto scure che trasportano le figlie dell'ex presidente del partito radicale, la sua compagna Francesca Scopelliti, gli amici più cari. Due moto dei vigili urbani aprono il veloce corteo, lungo la strada che conduce alla vicina basilica di Sant'Ambrogio, i passanti si fermano, applaudono spontaneamente. Quasi un tam-tam segreto, sotterraneo, una protesta contro il Palazzo, contro l' Italia del potere, per rendere omaggio a chi è diventato il simbolo dell'ingiustizia, il portavoce di battaglie civili che hanno toccato la coscienza di tutti. Piazza Sant'Ambrogio. Per secoli, il palcoscenico della storia di Milano. Migliaia di persone attendono l'arrivo di Enzo, prendendo d'assalto la basilica, schiacciandosi sotto le navate, ed erano anni che una folla così non si vedeva a Sant'Ambrogio. I radicali hanno appeso un lungo striscione bianco, proprio davanti all'ingresso, Grazie Enzo, ti vogliamo bene si legge. Un'ora prima di quella fissata per le esequie non c'era più posto, la sezione archi ed arpa dell'Orchestra sinfonica della Rai prende posto intanto nel matroneo di sinistra, perché Tortora voleva che al suo funerale fosse suonato Mahler, l'autore preferito.

 

L'abate di Sant'Ambrogio, monsignor Franco Verzeleri prepara gli ultimi dettagli della cerimonia. Di nuovo, un lungo, interminabile applauso, Enzo sei vivo! urlano in molti: no, non sono militanti radicali, no, non sono esagitati dell'ultima ora, sono persone che potrebbero essere il vicino della porta accanto, il pensionato, la casalinga qualsiasi il popolo d'Italia amava dire Tortora, l'Italia lontana dagli intrighi e dalle tangenti, l’Italia dei piccoli passi in avanti. Alle undici e tre minuti il funerale comincia, coi riti di introduzione. Abbiamo accompagnato il nostro fratello Enzo fin qui nel tempio del Signore, per testimoniargli il nostro affetto officiano i sacerdoti, a fianco dell'abate di Sant'Ambrogio ci sono don Franco Fusetti e padre Mario Loi, della Chiesa della Pace di Torino. E quando il feretro viene asperso con l'acqua benedetta, a ricordo del battesimo, un disperato grido di donna riempie le navate, percorre le arcate, rimbomba dappertutto, Me l'hanno ucciso! Me l'hanno ucciso!, e subito altre donne non trattengono più i singhiozzi. La commozione è collettiva, di qui, dietro la bara, la gente, davanti gli amici di Tortora, i colleghi, i primi e gli ultimi collaboratori, i dirigenti della Rai, il sindaco Paolo Pillitteri, vecchie glorie del teatro come Paola Borboni e Valentina Cortese (con bastone), Virgilio Savona e Lucia Mannucci, Memo Remigi, il regista Giuseppe Recchia e la fedele Renée Longarini (ricordate le centraliniste di Portobello?), Enzo Biagi in trench chiaro e Mike Bongiorno, Valentino Barresi e Lello Bersani che ha lasciato di gran carriera la ribalta di Cannes partendo all'alba. L'occhio cade sulle corone, quella del sindaco di Milano e quella di Gigi Sabani, quella firmata Mike e quella di Democrazia Proletaria. In un angolo, i fiori di Yoko Nagae, la vedova del miliardario Ceschina, anche lei protagonista di una lunga causa, sospettata (e poi assolta) di essersi impadronita dell'eredità. Uno stralcio da una lettera di San Paolo ai Romani, (fratelli, se la caduta di uno solo...), un brano dal vangelo di San Giovanni, il rito procede veloce, senza pompa né enfasi. Prende la parola don Mario Loi: si presenta, spiega che ha conosciuto Tortora in occasione di una delle prime puntate di Portobello.

 

Grazie a quella trasmissione, informa Loi, è riuscito a trovare i fondi necessari per comprare una palestra e quindi strappare i ragazzi poveri dalla strada. La mia è una naturale riconoscenza. L'ho rivisto quand'era sofferente, in ospedale, insieme abbiamo potuto fare un certo cammino. Lui avrebbe voluto avermi vicino al momento del trapasso. Sono arrivato troppo tardi, aggiunge Loi. La liturgia della parola, in un certo senso, viene rispettata. All'improvviso, e questo non era previsto, prende la parola un pentecostale, fratel Ettore. Un appello per i poveri E' una figura ormai nota a tutta Milano. E' lui che si occupa dei senzacasa, dei barboni, di chi non ha più nulla: li ospita nei sotterranei della Stazione Centrale, ha aperto un altro centro a Seveso. Si è portato dietro qualcuno dei suoi protetti. Crapa Pelada, Aurelio, Nini, donne e uomini di colore che formano una lunga striscia indiana, attorno alla bara. La bara di un personaggio che sentivano amico. Grazie Enzo, amico nostro e dei poveri, amico di tutti coloro che si sentivano vuoti e cercavano in te per essere riempiti... l'elogio funebre si trasforma in un appello per poveri, f è un questo giorno di festa, dice fratello Ettore, non voglio che sia chiamato il giorno dei funerali. E' il giorno del lancio, perché se questa è l'epoca dei missili, delle astronavi che vanno sulla luna, tu li hai sorpassati tutti.... Pillitteri interviene che è quasi mezzogiorno. Anche lui rievoca gli ultimi incontri col presentatore, e ripete frasi care di Tortora: Mi disse una volta: quel che ho provato in quell'istante, il giorno delle manette, tutti l'hanno potuto vedere, milioni di persone. Tutti hanno capito, e sapere che tutti hanno capito mi ripaga di tutte le mie pene. La gente libera l' emozione con un applauso che sembra un terremoto. Il sindaco ci tiene però a chiarire una cosa: Enzo ha portato con sé un libro del Manzoni. Se questa è la città della Colonna Infame, è anche la città di Cesare Beccaria. Lui si era fatto carico dei fardelli altrui, è stato sacrificato sull'altare della giustizia. E conclude rammentando l'impegno estremo di Tortora, quel creare la Fondazione per una giustizia più giusta. Un intervento misurato, che piace alla gente. Cittadini di una città, come aveva detto all'inizio Pillitteri, che lui aveva tanto amato, lui che ne era stato adottato. L'ultimo degli oratori è Gianfranco Spadaccia è un radicale che prende parola in chiesa. Dal gruppo dei familiari di Enzo, una voce femminile commenta: Questa mescolanza di contraddizioni rispecchia la vita di Enzo. Spadaccia supera l'impaccio: Caro Enzo, da quando quelle telecamere che tu fedelmente avevi servito diffusero il volto del più popolare presentatore televisivo mentre veniva arrestato e bollato come camorrista, posso dire che in quelle circostanze e in questi ultimi cinque anni non sei stato l'interprete di una commedia all'italiana ma il protagonista di un dramma immane. Sei stato all'altezza del ruolo.... La folla applaude. Con sufficienza e spocchia che nascondeva il disprezzo, hanno detto che facevi leva sul sentimentalismo facile, solo perché sapevi parlare ai sentimenti della gente.... Il discorso di Spadaccia Applauso fortissimo, irresistibile della gente che si riconosce nelle parole di Spadaccia. Il quale procede ormai a strappi. Due frasi, un applauso. L'acme, quando sottolinea: Tu sei stato l'unico parlamentare italiano a dimetterti, il tuo è stato un grande, socratico esempio.... Dicono che sei morto senza parole di perdono, tu non hai pronunciato parole di vendetta, il perdono presuppone parole di giustizia. Pausa ad effetto, poi: Non ti hanno colpito nello spirito, che resta indomito, ma nella carne. La gente si spella le mani. I militanti radicali esultano: Bravo! Bravo!. L'abate Verzeleri avvisa che è tempo della musica. L'adagio dalla Quinta di Mahler è il tocco finale che suscita ricordi e stimola il pianto. Il suono dei violini, così struggente, suggestiona chi ascolta. Pochi minuti dopo, la comunione, la messa che si conclude, la gente che sfolla lentamente. Fuori, fa capolino il sole. In piazza, di fronte alla basilica, c'è la mostra Il lato peggiore dell'uomo, rassegna degli strumenti di tortura. Simbolica coincidenza. Dalle tredici alle diciassette e trenta la camera ardente a Palazzo Dugnani. Oggi, alle nove, al Cimitero Monumentale, la salma di Tortora verrà cremata. Le ceneri saranno restituite alle quattordici.

Leonardo Coen   20 Maggio 1988

 

Caso Tortora punto e a capo.

A Napoli i giudici di Appello fanno ciò che quelli di primo grado avevano omesso di fare: un’istruttoria completa e un uso corretto dei pentiti

Si può diffidare della giustizia, si può sperare nella giustizia: la commedia umana continua. Questa è, a quanto pare, la morale del processo napoletano di appello alla camorra e a Enzo Tortora, processo in cui i giudici di  secondo grado fanno tutto ciò che quelli di primo grado avevano tenacemente omesso o ricusato: una istruttoria completa, un uso corretto dei pentiti, un istruttoria completa, un uso corretto dei pentiti, un interrogatorio corretto dei testimoni. Ed è una buona notizia che viene dopo le cattive notizie del periodo istruttorio e del processo di primo grado. Non da oggi ci si chiede: perché dei magistrati stimati e stimabili hanno potuto usare nei confronti di Enzo Tortora tanta ostilità preconcetta?

Io l’ho chiesto all’avvocato Della Valle, difensore di Tortora, il quale mi ha risposto citando il Manzoni della Colonna Infame  là dove dice che anche uomini giusti e pii possono, in nome di convinzioni fideisticamente accettate e non verificate, giungere alle più efferate ingiustizie.

Dunque, proprio ciò che sosteneva la difesa; istruttoria inesistente, un acritico dei pentiti. E’ bastato un interrogatorio attento, distaccato, condotto dal giudice a latere Morello per dimostrare ciò che, del resto, era notorio, ma per i primi giudici irrilevante: Panico è un mentitore patologico, un mitomane idiota, ma pericoloso, una che si aggrappa alle sue menzogne più incredibili perché non ha altri modi per restare a galla, Ha riferito alla Corte il camorrista Barbaro: << Nei giorni scorsi, nelle gabbie Panico ha tentato di convincermi a pentirmi.

 

Mi ha detto che sarei uscito in venti giorni dal carcere perché lui avrebbe ritrattato tutto su di me. Mi ha fatto capire che voleva denaro e mi ha spiegato cosa dovevo dire: dì che nella scatola dei centrini mandati a Tortora c’era anche droga. Il colloquio si è svolto davanti ai carabinieri di scorta>>. Un bugiardo cretino, ma pericoloso. Perché mai, con tutti i corrieri della droga circolanti nella penisola, la camorra avrebbe dovuto sceglier un trasporto così rischioso come un paco spedito da un carcere e con ogni probabilità aperto non da Tortora ma da suoi segretari o da funzionari della Rai.

Già, ma se una tale testimonianza assurda e falsa fosse riferita al primo processo sarebbe stata accolta come irrefutabile prova di accusa. E’ qui che appaiono due ombre sinistre in ciò che ha riferito Barbaro: come mai un avanzo di galera come Panico può promettere la liberazione di un camorrista?

Come mai i carabinieri che ascoltano il colloqui non testimoniano? C’è davvero attorno ai pentiti la complicità interessata di certa polizia e di certa magistratura?

 Si fa anche, finalmente un minimo di seria istruttoria: si visita la casa della Marzano dove Tortora sarebbe stato “ fidelizzato” per sapere una buona volta se è un buco, come dice Tortora, o se è una “suite” lussuosa come afferma Melluso, altro bugiardo congenito: si interrogano i camerieri della trattoria” Vecchia Milano” per sapere se è vero o no che Tortora vi si incontrasse a cena con il bandito Turatelo; si ascolta Carmen Russo per sapere se è vero o no che Tortora presentava i suoi spettacoli. Cosa sempre smentita da Tortora. Insomma se la parola di un imputato conservi un minimo di valore di fronte a quella dei pentiti.

Quando ho chiesto all’avvocato Della Valle di farmi la cronistoria dei pentimenti e delle ritrattazioni dei vari Margotti, Sanfilippo, Barra eccetera mi ha risposto: << Mi spiace, ma ho smesso da tempo di tenere il conto. Ci sono state ritrattazioni e poi ritrattazioni delle ritrattazioni e poi ancora ritrattazioni delle ritrattazioni.

Non c’è parso serio usare questo materiale decomposto per una corretta difesa. Non era proprio il caso di giocare l’innocenza di Tortora su questa ambiguità criminale>>. Si è detto che il comportamento dei giudici di primo grado risulta incomprensibile. E lo ripetiamo, riflettendo sul fatto decisivo per ogni Stato di diritto che è il dovere, da parte dell’accusa, di dimostrare la colpevolezza dell’imputato. Se così è, come è stato possibile arrivare a una feroce condanna penale e morale di Enzo Tortora senza avere una minima prova dei suoi reati, basandosi unicamente sulle dichiarazioni di membri incalliti che sotto gli occhi stessi dei giudici fidenti nelle loro confessioni si  contraddicevano e si ritrattavano a vicenda? A volte Enzo Tortora calca un po’ la mano nella retorica del salvatore della giustizia. Ma noi ricordiamoci che la pelle e la sua e che sta salvandola per miracolo.

22 gennaio 1985 Giorgio Bocca

 

Anniversario della morte di Enzo Tortora

18 maggio 2006 - Enzo Tortora è stato commemorato oggi a Milano nel 18° anniversario della scomparsa.
Questa mattina una delegazione della Rosa Nel Pugno, capeggiata da Marco Cappato ha deposto una corona di rose rosse sulla sua tomba al Cimitero Monumentale per 'ricordare il noto giornalista televisivo, vittima di un clamoroso caso di persecuzione giudiziaria' e rilanciare 'la battaglia a favore dell'amnistia'.
In serata è invece in programma una fiaccolata che prenderà il via dalla casa del giornalista in via Piatti per concludersi poco distante alle Colonne di san Lorenzo.
A ricordare Tortora anche l'amministrazione comunale milanese. 'Anche la città di Milano e l'Amministrazione comunale - sottolinea il vice sindaco Riccardo De Corato - ricordano la memoria del presentatore vittima di uno dei più gravi e clamorosi errori giudiziari dei nostri tempi. Il caso Tortora e la sua morte devono continuare a essere un monito per tutta la società civile e democratica affinchè non possano più accadere simili errori'.
A dieci anni dalla morte del giornalista, la città di Milano, gli dedicò una piazza

 
In ricordo di Enzo Tortora vittima dell’ingiustizia

Caro Enzo,
ero bambino quando tu conducevi quella trasmissione con quel simpatico pappagallino denominato Portobello. Il porto era bello ed io ricordo che la tua voce tranquilla infondeva in me una certa quiete, una certa serenità. Ero bambino, ma la tua era una delle poche trasmissioni che in famiglia guardavamo con gioia. Semplice e raffinato il tuo linguaggio, ma lo capirò solo anni dopo rivedendo gli spezzoni di "Portobello"e leggendo alcuni tuoi colti articoli. Poi arrivò quel 17 maggio 1983. Ricordo ancora il TG che ti dava addosso e che ti additava quale camorrista, spacciatore, amico dei mafiosi. Io piansi e mia madre non riuscì a calmarmi per tutto il giorno. Buffo no? Avevo appena quattro anni eppure già capivo che... No, non potevi essere un mostro. I tuoi occhi parlavano per te. Un bimbo queste cose le capisce meglio di un adulto. No, caro Enzo, tu un mostro non lo eri affatto. Il mostro era lui: lo Stato che credeva al pentitismo. Lo Stato antiquato di un' Italia da sempre poco democratica. Fascista nell'anima. Lo Stato di Polizia. Lo Stato colluso con la mafia.

I mass-media. I mass-media distrussero la tua carriera di giornalista e uomo di spettacolo. Io non ti dimenticai mai. Marco Pannella ti volle al suo fianco e diventasti europarlamentare radicale. Rinunciando all'immunità affrontasti serenamente tutti i processi e alla fine risultasti innocente. Pagasti con anni di carcere ed umiliazioni. Lottasti per una giustizia giusta. Il tutto nell'indifferenza pressoché totale di uno Stato e di un popolo (quello italico) idiota, ipocrita, ignorante, insensibile, pronto a tutto solo ed unicamente per il proprio tornaconto personale. Questo Paese che tu amasti tanto ti ha ucciso. Mauro Mellini (già deputato radicale e membro del Consiglio Superiore della Magistratura) ha proposto di istituire la data del 18 maggio (data della ricorrenza delle tua morte) quale giornata nazionale delle vittime dell'ingiustizia. Nel testo dell'appello di Mellini si legge fra l'altro: "Una giornata in cui il pensiero vada a coloro che, per errore di uomini o per imperfezione e stravolgimento di istituzioni e di leggi, per devianze dalle finalità che la giustizia deve perseguire, sono sacrificati e soffrono, lottando perché sia riconosciuto il loro buon diritto o, invece, vinti e dimenticati, subiscono pene ed umiliazioni che non hanno meritato." Un atto dovuto con un pensiero ai carcerati (tutti !). Perché tu, Enzo, vivi nel ricordo di coloro che non hanno rinunciato a lottare per un Paese in cui la Libertà e la Democrazia possano essere affermate ed affermare il rispetto e la dignità dei Diritti e del Diritto di vivere come Esseri Umani. Come Persone.
Un abbraccio con il Cuore.

Luca Bagatin

 

 

 

 

 

 

 

 

Link

 

 

In difesa di Enzo Tortora

Lo speciale di Radio Radicale

Un articolo del 1985. Enzo Tortora sceglie la galera

Cara Silvia” lettere per non dimenticare

Una storia di infame giustizia

 

 

Invia ad un amico

 

 

 

 

Inviaci i tuoi commenti e/o informazioni sull’argomento

rondarossa@tiscali.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Avvenimenti Italiani

Avvenimenti italiani

rondarossa@tiscali.it