Bernardo Provenzano e la nuova mafia

 

A

V

V

E

N

I

N

T

I

 

I

T

A

L

I

A

N

I

 

Il presidente della Regione Sicilia Totò Cuffaro

 

 

La mafia che ho conosciuto non tornerà più….Di Cosa Nostra faranno parte uomini con grandi uffici e centinaia di impiegati. Sotto sotto, anche loro agiranno come Cosa Nostra. Saranno molto rispettati e riveriti.

Tommaso Buscetta.” 1999

 

Oggi Bernardo Provenzano è rinchiuso nel carcere di Trani. E’ controllato a vista, ma sta bene: a ripreso peso e scrive tutto il giorno. Dopo il successo dell’11 aprile, come è d’uso in questi casi, tutti si sono complimentati con i magistrati e la polizia: destra , sinistra e centro. Solo il premier uscente, Silvio Berlusconi, non ha detto una parola

La nostra legislatura ha portato sugli scranni di Montecitorio e di Palazzo Madama un bel gruppetto di rappresentanti del popolo italiano che per anni hanno avuto rapporti con esponenti di primo piano della mafia. Giulio Andreotti è stato addirittura a un passo dal diventare presidente del Senato: undici giorni dopo la cattura dello zio, l’UDC e Forza Italia lo hanno candidato ufficialmente. Il centrosinistra si è opposto, ma solo perché su quella poltrona doveva sedere Franco Marini.

In Parlamento si sono contate sulle dita di una sola mano le voci che hanno ricordato i legami tra il senatore a vita e i boss. Legami confermati anche dalla Cassazione che nel 2004 ha fatto proprie le motivazioni con cui i giudici, dopo aver stabilito che << Andreotti ha commesso il reato di partecipazione all’associazione per delinquere in Cosa Nostra, concretamente ravvisabile fino alla primavera 1980>>, hanno dichiarato il tutto << estinto per prescrizione>>.

 

Finiti i processi, restava il dato politico. I comportamenti tenuti dal sette volte presidente del Consiglio. La carriera di un uomo che << ha avuto consapevolezza che suoi sodali siciliani intrattenevano amichevoli rapporti con alcuni boss mafiosi; ha quindi, a sua volta, coltivato amichevoli relazioni con gli stessi boss; ha palesato agli stessi una disponibilità non meramente fittizia, ancorchè non necessariamente seguita da concreti, consistenti interventi agevolativi; ha loro chiesto dei favori; li ha incontrati; ha interagito con essi; ha omesso di denunciare le loro responsabilità, in particolare in relazione all’omicidio del presidente della Regione Sicilia Piersanti Mattarella malgrado potesse, al riguardo, offrire utilissimi elementi di conoscenza>> Ma le motivazioni della sentenza Andreotti non le ha lette nessuno. Non sapere, o far finta di non sapere, è il metodo migliore per sentirsi a posto con la propria coscienza. In fondo fanno così anche molti cornuti. A sinistra , poi, il Ministro degli Esteri Massimo D’Alema, nel momento in cui ha tentato di  farsi eleggere presidente della Repubblica, ha discusso la questione con Marcello Dell’Utri, condannato in primo grado, innocente fino a prova contraria, ma indiscutibilmente legato a capimafia come Vittorio Mangano e frequentatore per sua stessa ammissione di molti altri uomini d’onore. E Dell’Utri, oggi impegnato, per conto di Berlusconi, nella creazione di centinaia di circoli che saranno la nuova base di Forza Italia, pubblicamente ha espresso il suo gradimento.

 

Il diessino Wladimiro Crisafulli, l’uomo filmato mentre si baciava e parlava da pari a pari con il capomandamento di Enna Raffaele Bevilacqua , siede alla Camera nella Commissione Bilancio assieme all’azzurro Gaspare Giudice, l’amico dei boss Panzeca e di Gesù. Nel 2006 addirittura”promosso” anche vice presidente del comitato per la Legislazione.

L’avvocato Nino Mornino, il legale che ha confessato di aver tenuto, con il trafficante di droga Tommaso Spadaio, << un comportamento non opportuno dal punto di vista deontologico>>, ha perso la vicepresidenza della Commissione Giustizia, dove ha comunque conservato una poltrona, ma in compenso è diventato vicepresidente della Giunta delle Elezioni e del Comitato per i procedimenti  di accusa. Saverio Romano, la giovane speranza dell’UDC che nel 2001, di fronte a testimoni, diceva in dialetto al pentito Francesco Campanella: << Francesco mi voterà perché siamo della stessa famiglia>>, è segretario della delegazione parlamentare presso il Consiglio d’Europa e, ovviamente, ha occupato nella solita commissione, quella sulla Giustizia…( roba da non credere) Ma non c’è da preoccuparsi. Tutto va come deve andare.

 

Nell’indulto è stato incluso anche il reato di voto di scambio politico-mafioso. Dicono che, intanto , in Italia c’era un unico imputato l’ex senatore PPI Vittorio Cecchi Gori. Per quale motivo bisognasse allora inserire anche questo delitto in un provvedimento di clemenza ufficialmente nato per svuotare le carceri non è chiaro. Inutile però recriminare, questi sono particolari.

Meglio andare al sodo e guardare la Sicilia. Nell’isola quando si è trattato di scegliere il nuovo presidente della Regione tra Rita Borsellino, la sorella di Paolo, e Totò Cuffaro, il politico che andava a chiedere i voti a Angelo Siino e che si incontrava con medici condannati per aver curato o fornito alibi a killer della mafia, non ci sono stati dubbi. La maggioranza dei siciliani ha scelto Cuffaro. Il popolo è il miglior giudice. In certe cose ci vede sempre giusto: provate a chiedere a Barabba e Gesù Cristo.

Comunque hanno ragione loro. Di Provenzano restano negli occhi solo le immagini della sua cattura e quelle del suo ultimo covo illuminato a giorno dai faretti posti sulle telecamere RAI: ricotte, santini, lettere sgrammaticate in cui al massimo si discute di piccoli appalti locali e una vecchia lupara. Cosa Nostra è tutta lì. In Commissione Antimafia però garantiscono che questa volta ci si occuperà dei rapporti tra le organizzazioni criminali e la politica.

Per il momento il dibattito più appassionante è stato quello nato da una proposta di Angelo Napoli, deputato calabrese di AN, che ha chiesto di escludere dalla Commissione i parlamentari sotto processo per mafia. << Perché non sono già esclusi?>> è sbottato sorpreso Orazio Licandro, noto giurista catanese eletto nel Pdci. No, non lo erano e quindi i due hanno presentato emendamenti  ad hoc; un bel segnale da dare ai cittadini sempre più lontani dalla politica.

A quel punto è scattata la discussione. Persino Francesco Forgiane di Rifondazione Comunista, attuale presidente della Commissione, protagonista in Sicilia di battaglie quasi solitarie contro la mafia e il malaffare , si è domandato pensoso: << Non sarà un affievolimento delle prerogative del parlamentare?>>. D’accordo il diessino Luciano Violante: << La materia è delicata, meglio lasciarla al buon senso del singolo parlamentare e dei presidenti delle camere>> Poi è saggiamente intervenuto Giampiero D’Alia ( UDC) : << C’è il rischio di creare una disparità inaccettabile: il pericolo è che possa far parte dell’Antimafia un condannato, ad esempio, per falso in bilancio>>.

L’idea di escludere qualunque condannato o imputato, a partire da quelli per reati contro la pubblica amministrazione, visto che proprio attraverso quella porta passano spesso le istanze dei boss, non è stata presa nemmeno in considerazione. La parola è passata alla Camera dove Licandro aveva allargato il proprio emendamento a tutti e due i tipi d’indagati. Fatica sprecata. Hanno votato no 421, i si sono stati solo 21. ( da non credere)

 

Tre mesi dopo, sono entrati nell’Antimafia l’esponente della Democrazia Cristiana–Partito Socialista Paolo Cirino Pomicino ( una condanna per finanziamento illecito e un patteggiamento per corruzione) e Alfredo Vito ( Forza Italia) che negli anni Novanta a Napoli confessò ventidue episodi diversi di corruzione, restituì cinque miliardi di lire in mazzette e promise solennemente che non avrebbe più fatto politica. Un vero esperto in fatto di indagini parlamentari tanto che , nel 2003, era stato scoperto mentre si faceva consegnare dossier da un depistatore da depistare in Commissione Telekom Serbia per corroborare le calunnie di Igor Marini contro il leader del centrosinistra Prodi

In un sussulto di pudore i partiti hanno comunque lasciato fuori gli esponenti condannati o sotto processo per rapporti con Cosa Nostra. Grazie alla legge che ha abolito il voto di preferenza, forse per dimostrare che davvero il Parlamento è lo specchio del paese, già li avevano portati a Roma inserendo i loro nomi in testa alle liste. Dopo le polemiche farli partecipare alle sedute dell’Antimafia era un po’ troppo. In ogni caso c’è da stare tranquilli. Per il momento, almeno a Palermo, la mafia militare, quella che spara e uccide, è fuori gioco grazie all’azione di un pugno di magistrati e investigatori. Dopo Provenzano, è stato arrestato Nino Rotolo, il boss che dalla sua baracca di lamiera si stava preparando a far guerra al vicerè di Cosa Nostra Salvatore Lo Piccolo.

E con Rotolo sono finite in carcere altre settantasette persone; tre erano capimandamento, sedici capifamiglia. La mafia, quella corleonese che stava tanto a cuore allo zio Binu, conta sempre meno. A Partitico, al centro del suo regno, adesso si fanno persino i sequestri di persona. Da trent’anni in Sicilia gli uomini d’onore avevano vietato i rapimenti. Se qualcuno ci prova vuol dire che sa di farla franca.

 

Certo, in prigione dei fedelissimi di Provenzano c’è rimasto solo Nicola Mandalà che a trentotto anni lotta per la vita contro una feroce anoressia. Gli altri, gli storici colonnelli dello zio Binu, come l’imprenditore” comunista” Simone Castello, l’ingegnere Pino Lipari e il boss di Prizzi, Tommaso Cannella. Sono usciti per scadenza pena o per liberazione anticipata. Raccontano che siano tornati a frequentare la gente di sempre, la buona borghesia di Palermo,Villabate e Bagheria. Ma loro una pistola non la impugnano più da quindici anni o non l’hanno mai impugnata. La loro specialità sono gli appalti, le tangenti, le truffe nei concorsi pubblici e nelle gare per i finanziamenti dello Stato, della Regione e della Comunità Europea. Forse ci proveranno ancora, forse ci stanno già provando. Rientrare nel giro però è sempre più difficile. Gli amici borghesi, gli amici degli amici, i posti liberi li hanno già occupati tutti.

Lirio Abbate e Peter Gomez – febbraio 2007

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Link

 

 

La mafia era cosa buona

Bernardo Provenzano

I veri mafiosi siamo noi

Non abbiamo vinto la mafia

La mafia futura

 

 

Invia ad un amico

 

 

 

Inviaci i tuoi commenti e/o informazioni sull’argomento

rondarossa@tiscali.it

 

 

 

Avvenimenti italiani

rondarossa@tiscali.it