Renato Curcio dopo l’evasione

 

 

Link collegato: raccolta degli articoli sulle Brigate rosse

 

Dopo la liberazione di Curcio ad opera di un commando delle BR con a capo Margherita (Mara) Cagol , lo stato adotta nuove rappresaglie contro i brigatisti detenuti. E’ a questo punto che i militanti delle BR in carcere vengono autorizzati  dalla loro organizzazione ad assumere la propria identità politica, anche  per rifiutare”ogni tentativo di frantumazione dell’insieme delle iniziative politiche dell’organizzazione in mille episodi separati” e per esigere un unico processo politico all’intera organizzazione delle Brigate rosse. In proposito le BR diffondono un documento datato 11 Aprile 1975:

 

Le carceri

Nelle carceri di regime sono oggi rinchiusi molti militanti tutti accomunati dalla stessa generica accusa: Brigate rosse. I compagni delle BR per  neutralizzare   le manovre del potere contro altri compagni ingiustamente incarcerati ed estranei all’organizzazione, sono stati autorizzati  ad assumere pubblicamente la propria identità politica “l’appartenenza alle Brigate rosse “ Il trattamento dei nostri compagni nelle carceri a attraversato due fasi: prima dell’assalto al carcere di Casale, dopo l’assalto.

Prima: i nostri militanti sono stati dispersi nei diversi carceri giudiziari periferici allo scopo di evitare che potessero svolgere attività politica tra le masse carcerarie degli istituti maggiori.

Si è voluto cioè evitare, formalmente , un isolamento di tipo tedesco che avrebbe dato spunto ai compagni incarcerati per un movimento di lotta dannoso al  regime.

Nei carceri periferici ogni nostro militante è stato sottoposto ad un regime di sorveglianza speciale. Ciò è accaduto anche per Curcio, tanto a Novara che a Casale.

Se nonostante ciò egli è stato liberato è perché il nucleo di liberazione ha realizzato un progetto scientifico concentrando forze sufficienti  e ben addestrate al combattimento.

Dopo Casale: i nostri militanti sono stati trasferiti in “istituti penali”-Porto Azzurro, Saluzzo….ecc- e ciò vuol dire che il giudizio è già stato dato: senza bisogno di processo. Inoltre gravissime provocazioni sono state inscenate contro alcuni militanti mentre altri sono stati ridotti ad un regime di assoluto isolamento che non ha giustificazioni.

Dobbiamo creder che queste misure, evidentemente persecutorie, siano volute dal ministro di polizia e di giustizia( si fa per dire) oltre che dal solito generale e dal solito procuratore. Rappresaglia? A rappresaglia, rappresaglia!

I processi : i militanti delle BR rifiutano e rifiuteranno ogni tentativo di frantumare l’insieme dell’iniziativa politica, in mille episodi separati, che staccati dal loro contesto vengono presentati all’opinione pubblica come “reati comuni” , “fatti criminali”.

L’obiettivo di questo regime è di dividere uno dall’altro i nostri compagni per pesarli e giudicarli separatamente. Non accettiamo questo modo di procedere. Pertanto s’ha da fare un unico processo, un processo ai combattenti  delle BR nel loro insieme.

La liberazione dei compagni detenuti politici è un punto irrinunciabile del nostro programma! Niente resterà impunito! Costruire il potere proletario! Lotta armata per il comunismo!

Brigate rosse  11 aprile 1975

 

Fonte:Brigate Rosse “Feltrinelli

 

Avvenimenti Italiani

La memoria non si archivia

Imposta HastaSiempre! come pagina iniziale

 

 

 

www.rifondazione-cinecitta.org