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Italiani Altri articoli Mario Sossi a 30 anni dal suo rapimento Brigate
Rosse. Tecniche di guerriglia
Vincenzo Casabona |
Brigate rosse: “ punire i
dirigenti” Martedì 21 ottobre 1973, nel tardo pomeriggio, un
dirigente della Singer, cade nell’agguato teso da
tre brigatisti. Aggressione, gogna, ferimento. Dice” Alle 18.45, Enrico Boffa rincasa
dal lavoro. Parcheggia la sua auto nel box. Sta per chiudere la serranda,
quando dalla penombra sbucano tre uomini a volto scoperto, le pistole strette
in pugno. Lo scaraventano a terra, gli puntano la canna della pistola alla
tempia e gli intimano di star fermo: << Non muoverti, altrimenti sei
morto>>. Poi lo inginocchiano, e gli appendono
al collo un cartello: << Brigate
rosse. Trasformare la lotta contrattuale in scontro di potere per battere il
disegno presidenziale e corporativo di Agnelli e
Leone e il compromesso storico di Berlinguer>>. Boffa viene
fotografato, in ginocchio e con il cartello al collo. Attimi sdi silenzio, l’uomo non tenta neppure di alzare gli
occhi, gli aggressori sembrano voler andarsene quando
si odono due detonazioni, Boffa avverte
immediatamente un forte dolore alla gamba destra, un proiettile lo ha colpito
sotto il ginocchio. Boffa era stato avvertito più
volte dai carabinieri di una possibile aggressione nei suoi confronti. Le reazioni all’aggressione sono molto dure, Alla Singer la situazione è davvero grave, drammatica: i
responsabili della multinazionale, alla fine di agosto,
hanno deciso di tagliare il << ramo secco>> di Leìnì per << gravi difficoltà
economiche-finanziarie. L’occupazione della fabbrica è stata ‘l’immediata
reazione dei lavoratori. Dal primo settembre, hanno deciso gli americani, cassa
integrazione a zero ore per i 1788 operai. Le birre emettono un comunicato
nel quale accusano Boffa di essere stato: “assieme a Fiorini e Savino, il
promulgatore della politica aziendale nello stabilimento. Una politica aziendale che si è
manifestata attraverso l’uso dei fascisti fino al ’72, il non rispetto degli
accordi aziendali., il rafforzamento costante
dell’apparato spionistico di controllo, la cassa integrazione usata da un
anno a questa parte in modo sfacciatamente provocatorio, i licenziamenti…ecc
e ora dando il pieno sostegno alla decisione dei padroni americani di chiudere lo stabilimento.” Il giorno dopo l’aggressione a Boffa,
un’impresa simile a Genova contro il capo del personale dello stabilimento di
Sanpierdarena dell’Ansaldo nucleare, dott Vincenzo Casabona, già
minacciato all’epoca del sequestro Amerio con volantini sui quali era
scritto: << Oggi Amerio, domani Casabona>>. L’azione poco prima delle 20, l’ingegnere, 47 anni,
considerato dagli operai, un capo” molto comprensivo” per niente un duro,
rincasa dal lavoro Con lui è il figlio di pochi anni Luigi. Parcheggia l’auto
nel box del cortile del suo condominio, sta per entrare nel portone quando
tre sconosciuto con armi in pugno, volto scoperto, poco lontano al volante di
un furgone con il motore acceso un quarto componente
del commando. L’ingegnere viene
ammanettato,incappucciato, caricato di peso sul furgone. Un viaggio di circa
un’ora poi il “processo” :<< Mi hanno tolto il
cappuccio e , dopo avermi messo una benda sugli occhi, incatenato ad un
albero. Mi hanno fatto moltissime domande, di cose assurde. Stavo male, avevo molta paura. Mi hanno chiesto della
società, dei dirigenti. Mi hanno numerose domande sulla cassa integrazione.
Quando ho detto loro che, all’Ansaldo nessuno è
stato messo in cassa integrazione, si sono arrabbiati,ancora di più, hanno
cominciato a picchiarmi urlandomi che ero un bugiardo. Mi hanno poi tagliato i capelli con le forbici>>.
Prima di andarsene, i brigatisti intimano l’ingegnere di lasciare il lavoro
in fabbrica: << Questo è soltanto il primo avvertimento>>. Infine
gli sconosciuti si allontanano, lasciando la vittima incatenata. Il
“processo” si è svolto nella discarica di Recco, a
pochi chilometri da Genova: le stesse birre la indicano
quando telefonano a un giornale; << il dott
Casabona è stato liberato>>. Nel comunicato dell’organizzazione, per sottolineare
la continuità delle azioni, è scritto: << Ieri Amerio, oggi Casabona>> I brigatisti affermano che l’ingegnere è
una delle pedine principali nella politica di repressione e di ristabilimento
dell’ordine produttivo all’Ansaldo. Aggiungono che, interrogato sulla sua attività spionistica
e sui metodi usati per creare un clima terroristico all’interno della
fabbrica << ha svelato e confermato nomi e
fatti>>. Proseguono: << Successivamente
è stato << rapato>>, come si addice a un fascista suo
pari>> Non sfugge il significato della data: 22 ottobre. Osservano gli
inquirenti: << Forse le Brigate rosse stanno conoscendo il loro
crepuscolo (sic) non hanno più un’organizzazione, basi, nascondigli, sono costrette
a ricorrere ad azioni lampo perché non hanno prigioni dove nascondere gli
ostaggi>>. A Milano però si registra un’ennesima azione volante, sul
tardo pomeriggio di mercoledì 29 ottobre, una donna e tre uomini irrompono
nella sede del < Centro studi> della Confindustria,
al piano terra di via Morigi
2. Alla porta gli sconosciuti dicono di essere
militi della Guardia di Finanza, appena all’interno estraggono le armi:
<< Siamo delle Brigate rosse e dobbiamo compiere la nostra
missione>> All’interno degli uffici in quel momento sono presentii
cinque persone, il direttore professor Giuseppe Longhi,
Giacomo Cotto, Daniele Barbieri Fabbri, Mauro Guerrieri e Moreno Mozzi. Le birre rovistano gli archivi alla ricerca di documenti,
legano tutti i presenti e sigillano la bocca con nastro adesivo, mettono
tutto a soqquadro e con la bomboletta spray tracciano sul muro la sigla
dell’organizzazione e una frase contro il << compromesso
storico>>, un altro cosparge il telefono di acido:
<< Chi tocca rimarrà ustionato>> avvertono i brigatisti. Comanda
l’azione un uomo sui trentacinque anni, calmo, grassoccio, baffi orgogliosi,
che da ordini precis con voce tranquilla e sicura.
<< Poteva essere Renato Curcio,>> diranno le vittime, ma gli inquirenti non hanno
indizi certi. Scrivono sul muro anche la minaccia che l’attacco si concluderà soltanto dopo aver colpito il cuore dello
stato, poi i brigatisti se ne vanno con calma. Uno dei sequestrati riesce a scagliare contro la finestra
un pesante tagliacarte con la finestra , al rumore
accorre il figlio del portinaio, finisce così quel tranquillo pomeriggio di
paura . Le indagini sulle birre, mai interrotte, ripartono da questo nuovo
atto , gli inquirenti, prima scettici sul fatto che
il commando fosse guidato da Curcio, ritengono ora
più verosimile che il comandante del gruppo sia Curcio,
anche suffragati dal ritrovamento di alcune copie di un manifesto autoadesivo
inneggiante al << comandante Mara>>, moglie di Curcio. L’indomani, a Torino, due utilitarie vengono
parcheggiate davanti ai cancelli”uno” di corso Tazzoli
e “ A dicembre viene individuato a
Milano un appartamento al terzo piano di via Vignoli,
47. Vi si trovano tracce recenti di volantini sul sequestro Sossi e sull’irruzione all’Ucid,
un manuale per l’uso delle armi e di materiale esplodente. Il proprietario,
Mario Biondi, 30 di Modena, ha pagato il monolocale 15 milioni in contanti,
il nome risulterà poi falso, inoltre l’appartamento risulta disabitato da
oltre due mesi. |
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