|
Avvenimenti
Italiani Giuseppe Valerio Fioravanti Altri articoli L’assassinio
di Roberto Scialabba Valerio, la
sua storia finisce qui La scheda Francesca Mambro
e Valerio Fioravanti Francesca Mambro |
Le vittime del terrorismo nero
dimenticate. Uccisi dai Nar di
Valerio Fioravanti. Maurizio Arnesano,
19 anni, originario della Puglia, agente di polizia, Francesco Evangelista
detto << Serpico>>, 37 anni, nato in
provincia di
Caserta, appuntato di pubblica sicurezza. Mario Amato, 43, palermitano,
sostituto procuratore della Repubblica. Due poliziotti e un giudice, due
divise e una toga indossate da gente che veniva dal
Sud. <<Servitori dello Stato>>. Quello rappresentato dal
presidente della Repubblica Pertini, che curvo su
se stesso e con espressione irata rende omaggio alle loro salme, quello che –
a detta dei colleghi degli stessi caduti- li ha lasciati uccidere, quello che
raramente si ricorda di loro al momento di rievocare le vittime
dell’eversione. Quando Arnesano, Evangelista e
Amato sono caduti sotto il piombo dei terroristi neri, al ministero
dell’Interno sedeva l’onorevole Virginio Rognoni, subentrato a Cossiga dopo l’omicidio di Aldo
Moro; è rimasto al Vicinale cinque anni. Poi ha scritto un libro, “Intervista
al terrorismo” ,
in cui ripercorre gli anni bui che vanno dal 1978 al 1983. Ma
in duecento pagine, per Mario Amato, Maurizio Arnesano
e Franco Evangelista non c’è una sola parola. Eppure non era certo un fatto
usuale che i fascisti sparassero a poliziotti e
giudici,anzi, le giovani leve dell’eversione nera cominciarono a far fuoco su
divise e toghe proprio per rompere con la tradizione<<
statalista>> e <<filogovernativa>>
dei loro predecessori, per spazzare il campo da ogni stereotipo che consideri
alleati naturali estrema destra e strutture dello <<Stato
repressivo>> come forze dell’ordine e magistratura. Sono caduti a poche settimane di distanza l’uno dall’altro,
nella << primavera fascista di sangue>>del 1980, tra febbraio e
giugno, quando l’Italia era scossa quasi ogni giorno dagli omicidi firmati Brigate
Rosse e confidava nel pugno di ferro del generale Dalla Chiesa, sbalordiva
per lo scandalo del Totonero che portava i calciatori in galera e si
preparava a seguire le Olimpiade dimezzate a Mosca. C’è poco spazio per queste tre vittime del terrorismo
nero, chiuse come sono fra avvenimenti che finiscono per avere il sopravvento
sul loro sacrificio, costrette in secondo piano da vittime
più illustri o rumorose. L’agente Arnesano viene ucciso una settimana prima di Vittorio Bachelet , vicepresidente del Consiglio superiore della
Magistratura, ammazzato in un corridoio dell’Università di Roma da un killer
delle BR; l’appuntato Evangelista muore lo stesso giorno di Waltre Tobagi, tre ore prima
che il commando della Brigata 28 marzo uccida a Milano il giornalista
del”Corriere della Sera” ; Mario Amato è stato assassinato a quattro giorni
dalla strage di Ustica, un mistero che ha inghiottito ottantuno persone e che
non ha ancora finito di riservare scandali e sorprese. Non pensavano davvero, Valerio Fioravanti e i suoi
<<camerati>> che le loro vittime avrebbero trovato così poco
spazio nella storia del terrorismo nero. Il
sostituto procuratore Mario Amato. Un magistrato da ricordare Strano destino, quello del sostituto procuratore Mario
Amato, in tre anni di lavoro alla Procura di Roma sembra che si sia fatto
solo nemici: fuori dal suo ufficio ci sono gli
inquisiti, che l’hanno condannato a morte: dentro si sente isolato ( vengono
in mente le parole di Falcone), abbandonato, come se si stesse occupando di
cose che non interessano nessuno, a cominciare dal capo dell’ufficio. E’ arrivato nel Del resto la sottovalutazione del terrorismo nero è una
prerogativa della sola Procura di Roma. Nelle relazioni semestrali al
Parlamento << sulla politica informativa e della sicurezza >>, i
presidenti del Consiglio – su indicazione dei servizi segreti – dedicano solo
poche righe al fenomeno. Il 23 novembre 1979 Francesco Cossiga
si limita a comunicare che dal maggio al novembre di quell’anno,
<< nell’attività di ricerca e individuazione dei gruppi eversivi
dell’estrema destra sono stati forniti agli organi
operativi di polizia giudiziaria i risultati acquisiti dal servizio – Il
SISDE – a seguito di apposita azione
informativa concernente alcuni elementi operanti in Italia settentrionale
>>. Sei mesi più tardi, il 23 maggio 1980, ancora il
presidente del Consiglio Cossiga afferma: <<
Per quanto riguarda l’attività eversiva di destra, nel corso del semestre, si
è registrata una flessione quantitativa del fenomeno. Nel
contempo dell’attività informativa in direzione di tale settore, sono
state di volta in volta segnalate al ministro dell’Interno e alla polizia
giudiziaria numerosi elemti informativi di
interesse>> Questo era l’ambiente in cui si muoveva il magistrato,
scarsa attenzione dei vertici dello Stato, scarso interesse dei servizi
segreti, ci si può quindi immaginare lo stato d’animo di Amato,
Solo sei mesi, all’indomani dell’assassini
di Mario Amato e della strage di Bologna, il capo del governo
Arnaldo Forlani scriverà: << Per
quanto riguarda l’estremismo e l’eversione di destra si è registrato un
incremento notevole del fenomeno. E’ continuata con vigore l’azione del
Servizio ( sic) tesa
all’individuazione dei responsabili di
fatti criminosi, alla preventiva conoscenza della preparazione di attentati,
al controllo dell’attività di vari gruppi, alla verifica della consistenza
numerica dei potenziali militanti di tutto il settore dell’estremismo di
destra, con particolare riguarda ai “ Nuclei Armati Rivoluzionari” e “ Terza
Posizione” >> Nella solitudine del suo ufficio Mario Amato, giudice
riservato ma deciso e caparbio, ha scritto molte volte ai suoi superiori
diretti e al Consiglio superiore della magistratura. A Csm
ha raccontato gli attriti col procuratore De Matteo, le sue intuizioni
l’hanno portato, << attraverso parziali successi delle indagini sui singolo episodi terroristici, alla visione di una
verità di assieme, coinvolgente responsabilità ben più gravi di quelle stesse
degli esecutori materiali degli atti criminosi>> Non ha ottenuto altro che promesse e rassicurazioni che si
sono puntualmente risolte in un nulla di fatto. A
occuparsi di eversione nera resta solo lui, un magistrato scrupoloso e
regolare nelle sue abitudini personali oltre che sul lavoro, che si affida a
una penna stilografica e a vechie agende dove
appunta accuratamente tutto quello che scopre. In ogni interrogatorio cerca di spremere fino all’ultima
goccia l’imputato o il testimone che ha davanti, s differenza degli altri pubblici ministeri
partecipa anche a tutti gli atti del giudice istruttore. E’ vero che ha in
testa un disegno che fa del terrorismo neo-fascista qualcosa di molto più
vasto dei pestaggi o delle sparatorie tra << compagni >> e
<< camerati>>, perché a questa convinzione l’hanno portato le
carte processuali che ha accumulato. Sa che ci sono interi arsenali di armi
in mano a questi ragazzi pronti a tutto, ma i suoi allarmi vengono scambiati
per fissazioni e restano grida nel deserto. Dopo l’ultimo scontro con De Matteo, e forse dopo una
delle ultime lettere anonime minatorie, Mario Amato ha deciso di abbandonare:
prima le inchieste sui << neri >>, ora << Era sconfortato dal disinteresse dei suoi
superiori >>, diranno di lui i colleghi il
giorno del suo omicidio, << dalle condizioni nelle quali lavorava. E questo soprattutto perché pensava che il terrorismo nero fosse
ancora più oscuro e pericoloso di quello rosso, privo com’è di collegamenti
clandestini, fatto di gente che all’improvviso impugna la pistola per poi
riapparire, come se nulla fosse stato, nella vita di tutti i giorni>>. |
|
|
|
||