Le Brigate Rosse dichiarano guerra allo stato imperialista e borghese

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Compagni,

LA RIVOLUZIONE COMUNISTA E’ IL RISULTATO DI UNA LUNGA LOTTA ARMATA CONTRO IL POTERE ARMATO DEI PADRONI!

Questo è l’insegnamento fondamentale che ci viene dalla comune di Parigi, dalla rivoluzione Bolscevica, da quella Cubana e da quella cinese e dal Vietnam, dalle forze che oggi combattono nei paesi dell’Asia , dell’Africa e dall’America Latina  e dai gruppi rivoluzionari combattenti delle grandi metropoli imperialiste.

Questo è il contenuto fondamentale di liberazione che è stato definitivamente abbandonato dalle organizzazioni storiche del movimento operaio italiano.

Le “ Brigate rosse” alzano questa bandiera contro il neofascismo contro lo stato che lo produce, per la liberazione, per il comunismo!

Potere al popolo

Brigate rosse – Novembre 1971

 

Quando il 25 aprile del 1945 i partigiani, i gappisti, i sappisti festeggiarono la vittoria dell’insurrezione la liberazione, non sapevano quale perfido destino li stava attendendo. Ciononostante, quasi per istinto, i comunisti rivoluzionari non consegnarono le armi. Le tennero a portata di mano ben sapendo che quelle erano il fondamento del loro potere e rimasero pazientemente in attesa di un grido di rivoluzione che il partito Comunista si guardò bene dal dare.

Nel 1948 con l’attentato a Togliatti, esplose la rabbia per non essere andati fino in fondo tre anni prima. L’odio proletario contro i padroni e contro lo stato rimbalzò di città in città, di piazza in piazza. Ancora una volta i partigiani impugnarono le armi e rimasero in attesa di “ istruzioni” , di indicazioni rivoluzionarie. E ancora una volta il loro partito raccomandò la calma, li invitò a ritornare nelle loro case, a ritornare nei luoghi di lavoro, nelle fabbriche dei padroni.

 Da quel momento le idee di liberazione che avevano armato il braccio e il cuore delle masse proletarie italiane si infransero, sempre più drammaticamente contro la muraglia legalista, elettoralista e riformista che il partito andava innalzando fra l’autonomia e il potere.

Il disarmo fu totale. Disarmo politico. Disarmo militare. Questo era ciò che volevano i borghesi che si trovavano al governo dello stato.

Seguirono anni terribili, il post fascismo e la ricostruzione.

Mentre Valletta ritornava con l’aiuto delle “ forze alleate” alla direzione della Fiat, liquidava i consigli di fabbrica, di gestione, liquidava e licenziava centinaia di avanguardie operaie e ne metteva nei “ reparti confino” altre centinaia, la polizia scelbiana picchiava nelle piazze e assassinava  i contadini nel meridione.

Con salari di fame e sottoposti al terrorismo più brutale i proletari italiani trangugiarono il fiele della “ ricostruzione”  dell’Italia dei padroni del vapore.

Le forze reazionarie intanto andavano ricostruendo la loro dittatura all’ombra dei grandi padroni e con  la protezione dello stato. Fu così che Tambroni nel Luglio 1960 e De Lorenzo quattro anni dopo provarono a dare uno sbocco a quelle spinte autoritarie-fasciste che mai erano state del tutto distrutte. Il gioco allora non riuscì, era troppo grezzo, ancora prematuro.

Ci vollero le possenti lotte operaie e studentesche del 68-69-70, per portare a galla tutto il lerciume reazionario che si era accumulato tra gli anni 50 e 60, al fondo delle nostre istituzioni.

Furono queste lotte infatti che riproponendo al proletariato italiano nuovi e profondi contenuti di liberazione, costrinsero i padroni stringersi in una nuova unità intorno ad un progetto di reazione , di riorganizzazione anti-proletaria, repressiva e neofascista del potere.

Con la strage del 12 dicembre, questo lugubre disegno prese forma, acquistò peso e sul cadavere di 16 lavoratori iniziò la costruzione del nuovo stato, lo stato della violenza anti-operaia, della repressione e della crisi.

Ma le bombe di piazza Fontana sortirono un esito imprevisto, invece di affossare il movimento rimbombarono come campane a morto per l’intero regime degli ultimi 25 anni; invece di sbarrare la strada alla avanzata proletaria misero a nudo la crisi di regime  che lacerava il nostro paese.

Crisi di regime, crisi strutturale, risultato tanto dalle contraddizioni interne al blocco imperialista quanto all’incapacità dimostrata dalle classi dirigenti a promuovere una politica economica- sociale di interesse popolare, tanto del rifiuto opposto dalle avanguardie rivoluzionarie alle linee difensive e legaliste proposte alle organizzazioni  riformiste, quanto del livello raggiunto dall’autonomia operaia nelle grandi fabbriche e sui grandi temi della lotta per il potere.

E sono proprio i venti della crisi che ridanno fiato alle trombe - ed ai tromboni - del fascismo. Infatti è proprio in una situazione di diseguale sviluppo economico, nell’aggravarsi degli squilibri tra nord e sud, nel tracollo della piccola e media industria, nella disoccupazione crescente, nell’opposizione livida e violenta degli agrari , degli industriali,, degli speculatori allo spettro delle riforme di struttura, nella crescita incontrollata dei prezzi, nell’aumento delle tasse, nella ribellione di settori

proletari sempre più vasti alla politica criminale dei padroni, che trova alimento la ripresa neofascista nel nostro paese

Ma il neofascismo, questo figlio e becchino del centrismo e del centro sinistra è un male diffuso che non risparmia alcuna istituzione. Non è solo la “ repubblicani Sbarre” o il IX congresso del MSI, la campagna de “Lo Specchio” contro Mancini o le bombe di Catanzaro, il siluro tattico contro Borghese o le manifestazioni della maggioranza silenziosa, il neosquadrismo o il neocorporativismo. Non sono solo i 150 attentati terroristici o le 250 aggressioni avvenute a Milano tra il  1969 -70.

Neofascismo è anche e soprattutto, l’uso anti-operaio della crisi la normalizzazione della cassa integrazione per migliaia di lavoratori, il licenziamento di massa a scopo intimidatorio nei confronti dell’intera classe operaia, la non applicazione delle conquiste contrattuali, l’uso massivo dello spionaggio politico nelle grandi aziende a scopo di controllo.

Neofascismo è anche e soprattutto la volontà  terroristica di considerevoli porzioni della magistratura, e vogliamo dire a questi magistrati che”ammazzano con calma” tenendo rinchiusi in qualche galera, nonostante la palese innocenza i Pietro Valpreda, o che si trastullano coi percorsi politici contro i compagni dei gruppi rivoluzionari e le avanguardie di lotta del movimento.

Neofascismo sono i Viola, i Vittoria, i Calabresi, i Mucilli, i Calamari delle varie questure della nostra penisola.

Ma neofascisti sono anche i Piccoli, i Misasi,i Fanfani, gli Agnelli, i Pirelli con la lurida catena dei loro servi, dei loro cani da guardia, dentro e fuori i cancelli delle fabbriche e delle scuole.

Oggi una lotta è in corso tra le forze politiche che siedono in parlamento per chi debba rappresentare la sintesi suprema di questa immensa miseria: la carica di Presidente della Repubblica.

Reso pubblico nel novembre del 1971

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Link

 

 

1968 Il documento di Curcio e Rostagno che da il via alla stagione delle bierre

Brigate rosse. Iniziarono così

Curcio Margherita e il Collettivo politico Metropolitano

 

 

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