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Renato Curcio. Io guerrigliero |
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A V V E N I N T I I T A L I A N I |
Renato Curcio In questa intervista
del Il capo storico delle Brigate rosse, il simbolo degli anni
di piombo…Uno che non s’è mai macchiato di atti di
sangue, e però ti chiedi se ha minori
responsabilità. E te lo chiedi guardandolo negli occhi
che pur sono così vivi, ancora. Dopo quasi tre lustri di galera. Dov’ha scritto tre libri. E con
due compagni ne sta finendo un quarto. Lui che s’è scoperto gran slancio per la semiotica , il mondo onirico, le
capacità medianiche…Lui che tre anni addietro, assieme a Mario Moretti,
dichiarò esaurita la lotta armata. E ormai pareva pronto a
un’evenienza di libertà. Con pronto già un convegno, anche, su questo. A Rebibbia. Ex terroristi, giuristi, parlamentari,
giornalisti : tutti insieme a discutere. Ma poi il convegno è saltato per ordine di Giuliano
Vassalli, ministro della giustizia. Come Difficile capire le ragioni, visto
che nessuno le ha date. Certo avrebbe potuto essere un momento per conoscerci meglio, per
guardarci. Per distruggere alcuni fantasmi, anche..
Sa è dacchè s’è aperta un’idea di discontinuità e
rottura con tutto ciò che è successo negli anni settanta che diciamo che
siccome il mondo è cambiato occorre essere determinati. La sequenza d’eventi
di cui siamo stati protagonisti è finita, diciamo.
E’ dunque è finita la storia legata a quei tempi, a quei morti, a quelle
certezze.. E lo diciamo non partendo da un’ipotesi
di dissociazione o di abiura. Nessuno di noi ha voluto automutilarsi,
siamo stati quel che siamo stati. E ora occorre mettere un punto fermo tra le
due epoche, dite Già. Il
punto fermo. Perché tutto è mutato così grandiosamente, ripeto così
totalmente…..E’ mutata la faccia della terra, ormai. E difatti ci ritroviamo a
guardare i cadaveri di noi stessi, mentre il sistema politico tiene in galera
non il fenomeno, ma i testimoni del fenomeno….Vede, la legislazione
d’emergenza ha insistito sui provvedimenti premiali : se ti penti e collabori
ti riduco la pena. Ciò a mandato in frantumi il nesso tra
pena e reato, peraltro già intaccato dagli aggravi previsti dalle leggi
speciali e dal clima in cui si svolgevano i processi. Contro questa
tendenza si leva l’esigenza di un atto legislativo oggettivo per tutti: atto dovuto, se non si vuole restare prigionieri del
passato. Atto dovuto…Ne parliamo più avanti, Curcio. Ma intanto…intanto s’è arenato in parlamento
anche il disegno di legge sull’indulto, firmato dai socialisti e comunisti,
democristiani, oltre alla sinistra indipendente… E Franco Russo, Dp, uno dei sottoscrittori: “ Chi teme che si possa
concedere legittimazione politica al terrorismo dovrebbe considerare che,
ormai, questi ex terroristi detenuti, o almeno quelli che fanno capo a Curcio, non pretendono più di porsi come soggetto
collettivo, ma solo come un gruppo di individui che alle spalle ha una sua
storia comune”… E’ così. Che, ripeto, un’esperienza politica sconfitta non si riconverte. Tenere in vita le sue vestigia sarebbe
soltanto un esercizio nostalgico. Già << La storia è finita>>,
dite. Ma lo mettevate in conto che forse l’avrebbero
scritta i vincitori ? No. Non ci siamo mai posti il problema. Io. Perlomeno. Che pure non sarò mai libero, della mia storia. Che devo convivere oggi e ci dovrò convivere domani. Ma il suo orgoglio, Curcio. A volte la sua alterigia. A volte la sua
imprudenza… C’è chi ha scritto che lei, in fondo, resta
schiavo del suo mito. Il mito d’un uomo che dev’essere “l’ultimo a lasciare la nave che affonda
“…. Purtroppo questo mi perseguita. In qualche modo siamo
diventati due amici un po’ bizzosi, io e il mio mito…. Per il resto…Non voglio essere l’ultimo.
Io uscirei anche subito, ma c’è un sistema di leggi che per una bizzarra
serie di circostanze lo rende impossibile, a uno
come me. E difatti godo di un’attenzione esagerata, e i miei processi non finiscono mai. Forse è così. Curcio.
Ma se si pensa a ciò che è stato, a ciò che ha rappresentato… E a ogni modo: una volta Franceschini, parlando di sé e delle Br
“prima generazione”, disse :<< Non ci siamo mai sentiti dei
terroristi>>. << Ciò vale anche per lei?>>, le chiesero. E lei : << Si .
Le Br operavano una scelta
guerrigliera che nei suoi fondamenti politici
e culturali non aveva nulla a che spartire con il terrorismo>>.
Guerriglia, terrorismo… La differenza davvero è così eclatante?. Direi di si. Se nei primi anni settanta, insieme a operai della Pirelli o della Fiat,
ci orientammo verso scelte di lotta piuttosto radicali, ciò è successo
perché, nel ’69 , qualcuno aveva inaugurato, a piazza Fontana , la stagione
delle stragi. E dico”qualcuno” in quanto, a oltre 20
anni da allora, né la magistratura né il parlamento sanno cosa dirci, a chi
si debbano ufficialmente attribuire. E forse non è
un caso. Le stragi terroristiche
a che puntavano, difatti? A creare nel paese un riflusso d’ordine su cui far leva per una
svolta autoritaria. E noi, sia pur ricorrendo a pratiche di
guerriglia intendevamo opporci anche a questo tentativo. Bisogna sistemare le
cose nel loro contesto, sa, per cercare di capire
gli anni settanta. Gli anni del Vietnam, della
tensione tra Est ed Ovest, del movimento comunista internazionale da una parte
e i popoli oppressi dall’altra…. S’era sempre pensato che della seconda guerra mondiale in
poi non
si potessero fare rivoluzioni. E invece certi paesi, come Le tensioni ,
d’accordo. E tuttavia… Si, c’erano tensioni. E fermento, E per contro, c’erano risposte di grandissima chiusura al tempo in cui
cominciarono a maturare le strategie :
le strategie delle bombe. Così, in questo quadro, alcuni si chiesero se non
fosse opportuno ragionare in termini di trasformazione che non trascurasse il problema della
guerriglia. Noi discutevamo. E non clandestinamente, mentre la
stragrande maggioranza delle azioni sanguinarie venivano
dalla destra reazionaria. E… Si, gli anni settanta
furono in fondo lo sviluppo di queste promesse. Anzi nei
quali nessuno seppe trarre insegnamento da ciò che avveniva per far scelte
diverse. Né noi, né tantomeno
le forze politiche. Lei ancora distingue tra guerriglia e
terrorismo. E io penso a ciò che, sempre, tutti e due
si portano dietro. Morti. Rovine.Tormenti. Strazi.
Tormenti anche
di chi sopravvive e non dimentica. Guardi: nel mio modo di concepire l’azione politica,
l’azione rivoluzionaria, devo dire che non mi
sono mai sentito come un attore
terrorista. Mi sono sentito parte di un processo di trasformazione in atto, e ho fatto ciò che
con quei compagni, con quegli amici, in quelle circostanze, insieme
venivamo maturando. Ma ricorda? Vi
chiamavano “ miserabili “ ; “ mostri “ “ belve
assetate di sangue “ ….. E…Ha dichiarato Carol Tarantelli, che negli anni dell’odio perse il
marito:<< All’inizio anch’io li vedevo come mostri. Del resto come puoi
immaginarti una persona che decide di importi
brutalmente la sua volontà >>…. Qualcuno ci ha chiamato come dice lei. Qualcuno con minor
ferocia. Altri ancora con aggettivazioni lusinghieri. L’idea che noi volessimo far valere
brutalmente la nostra mi sembra però piuttosto unilaterale. Altri
l’avevano in animo. E che fossero male intenzionati
lo dimostrano alcune cifre: nel
periodo ’69-75, su 2344 episodi di violenza politica , 2158 sono attribuibili
alla destra , e solo 186 alla sinistra. E , su un
totale 442 morti e feriti a causa di
episodi di violenza e attentati, ben 413 sono
originati dalle stragi e dall’eversione fascista. Che orrore questa
freddezza di numeri, Curcio. E tuttavia…Ecco ho
come l’impressione che lei sia stato “ diverso “ non
solo perché non ha ammazzato nessuno. Diverso perché forse ciò che è successo non le apparteneva
fino in fondo, piuttosto. Diverso perché sperava in cose diverse.. In realtà ciò che succede non appartiene mai a chi attraversa gli
eventi. C’è questo
essere attraversati che è più
forte della nostra volontà di mettere
le braghe alla storia. Certo, ho
sperato in cose diverse…. Io che ho attraversato gli anni settanta in
compagnia di molti altri
e di un sogno
rivoluzionario…. Il sogno è finito , ma gli altri
sono ancora qui : in carcere, in esilio, oppure in semilibertà tra mille
vincoli. Io mi impegno per una soluzione collettiva. Lei che, presumo , ha creduto fino in
fondo in una società che potesse mutare. In un’utopia che
potesse realizzarsi… E adesso se la ritrova ben diversa, questa società.
Ben degradata, quest’utopia… Una società
politicamente assente. Preda soffocata tra capitalismo e oligarchia. E..Dev’essere terribile se uno
si domanda: << In fondo perché l’ho fatto, quel che ho fatto ?>>… Bhe: non mi sento certo responsabile
degli esiti attuali della
società. Non la conosco. Mi giunge come un’eco lontana. Filtrata da troppi
cancelli, da troppe sbarre…. Lei è ancora giovane Curcio.
e….insomma le importa della sua giovinezza ? Certo che m’importa. E non
credo proprio d’averla sprecata. Negli anni sessanta sono stato a Trento, e , per dirla come Sanatano,<<
è stato un modo splendido di vivere la giovinezza>>. Poi, nei primi
anni settanta, sono stato a Milano e Torino: con gli operai delle grandi
fabbriche , e i ragazzi delle periferie, nel cuore
di una convulsione tragica e profonda. Infine ,
nella seconda metà degli anni settanta
, e finora, ho guardato il cielo dal fondo di un pozzo. Non che abbia visto
molto del cielo, ma , in compenso, ho esplorato a
lungo il pozzo. Cosa sono i ricordi per lei , Curcio ? Con le parole di Sartre:
<< i ricordi sono le rughe dell’anima>> Le i che a Scialoja
dell’Espresso ha detto :<< Credo di dover andare incontro alla
generazione del Duemila aperto all’esplorazione dei nuovi passaggi e tenendo
aperta la memoria di quelli già affrontati >>.. All’incontro di cui sopra io
porto la memoria personale e generazionale di una sconfitta, ma , anche una
volontà di comunicazione e di trasformazione non battuta. Pensa di essere stato punito abbastanza? Dal mio punto di vista anche un giorno sarebbe già troppo.
Ma qui siamo ormai alla soglia dei 15 anni, e se
tento paragoni non trovo equivalenti. Le stragi hanno fatto 138 morti : quanti anni di carcere hanno fatto i loro autori? Noi
lottiamo per la rottura storica. Intervista
rilasciata a Mario Scialoja il 5 gennaio 1975 nel
carcere di Casale Monferrato, dove Curcio era
detenuto da pochi mesi. Casale Monferrato - Renato Curcio,
leader delle Brigate rosse, parla dal carcere in cui
è rinchiuso dal 9 settembre scorso sotto l’accusa di “costituzione di banda
armata”. L’intervista che segue è un documento importante. Le domande sono
quelle che l’opinione pubblica italiana, testimone delle imprese delle
Brigate rosse, si pone da tempo. Le risposte sono state trasmesse da Curcio al suo avvocato difensore Eduardo di Giovanni
.<< Rispondendo a queste domande>> dice Curcio
come premessa, << non parlo a nome di una
organizzazione, ma in quanto militante della sinistra rivoluzionaria>> Domanda : Parliamo de suo arresto. Come mai
è cascato nel tranello teso da un personaggio già palesemente ambiguo quale
padre Girotto ( frate mitra)? Perché
l’operazione è scattata proprio in settembre? Risposta: << Gli uomini dell’antiguerriglia del Generale
Dalla Chiesa, servendosi di un giuda e sfruttando un mio difetto di informazione ed un mio errore di valutazione hanno
portato a termine proprio in quel periodo una manovra di agganciamento che ha
consentito la trappola e l’arresto, ma dietro alla semplice operazione di
polizia c’era dell’altro: ventilare il pericolo di una azione di forza delle
sinistre per giustificare un controgolpe preventivo
nero, e, in via subalterna , proporre
un contraltare all’attacco delle trame nere che si
faceva via più consistente>> Domanda: Il suo arresto e la catena di altri arresti di “sospetti” brigatisti fino a che punto
ha intaccato il gruppo? Cosa resta delle Brigate rosse? Risposta: <<L’arresto di alcuni compagni non significa non significa la
sconfitta della nostra guerra di classe né della necessità della sua
organizzazione da parte proletaria. Ciò è dimostrato dalla continuazione
delle offensive; ad esempio le due recenti incursioni armate nelle centrali
spionistiche del Sida ( Sindacato Italiano
dell’automobile) di Mirafiori e Rivalta.
La guerriglia è ormai un dato oggettivo della situazione politica italiana ed
europea, un bisogno politico delle avanguardie
proletarie; il suo sviluppo può essere ritardato, momentaneamente sospeso, ma
non certo impedito>>. Domanda: Negli ultimi mesi si sono
verificati una serie di “ episodi” firmati con altre sigle, che riecheggiano
l’esperienza delle Brigate rosse; si tratta davvero di emanazioni
delle Br o di proliferazioni spontanee che
raccolgono le vostre indicazioni? Risposta: << In tutti i poli di classe
esistono avanguardie che, superata la fase della protesta, hanno fatta
propria la tesi delle Br che nell’Europa
occidentale l’improponibilità attuale dell’ipotesi insurrezionale vera e
propria non deve significare rinuncia alla guerra di classe,
ma sviluppo di questa nella forma di guerriglia urbana. I “gruppi”, le varie forze della
sinistra, devono capire, pur facendo salve le differenze di valutazione, che
l’indebolimento dell’esperienza Br non è
nell’interesse del movimento di sinistra>>. Domanda: A Firenze, a Bologna, si sono
verificati episodi di criminalità che alcuni definiscono “comune” ed altri
“politica”. Secondo lei qual è, e dove sta, il confine? Risposta: << La definizione corrente è
“aberrante follia provocatoria”. A mio avviso non vi
è nulla di aberrante, di follia e di provocatorio in
ciò che hanno fatto quei compagni, vi sono invece degli errori di impianto
politico e di tecnica militare. Dagli errori si deve trarre una lezione, che
è una conferma di una tesi sempre sostenuta dalle Br,
guerra di classe non vuol dire “imbracciare il fucile”, ma interpretare in
termini organizzativi e politico-militari la protesta ribollente nei grandi
centri industriali e metropolitani sotto la crosta nastratrice e legalitaria
della sinistra ufficiale. Domanda: Sicchè
gli “espropri “ , le rapine a fini politici, secondo
le non sono “atti di delinquenza” ? Risposta :
<< Evidentemente no. Mi ritengo anche
inesatto definire l’espropriazione una “rapina per fini politici” Per quanto
ciò possa apparire paradossale l’espropriazione non deve essere calibrata
sulle esigenze di sussistenza dell’organizzazione di guerriglia che la
pratica, bensì sull’effettiva capacità offensiva che ha raggiunto. Per questo
si dice che l’espropriazione è una componente
strategica ( non tattica) di ogni guerriglia. Anche in una fase iniziale essa è
praticata come tassazione che il movimento rivoluzionario impone alla
borghesia, mentre alla fine del processo assumerà la forma di
espropriazione generale di ogni priorità sulla quale possono essere
costruiti rapporti di sfruttamento ed oppressione. Nell’espropriazione dunque
si oggettivano dei valori di legalità e moralità rivoluzionaria>>. Domanda: E’ stato scritto che le Brigate
rosse hanno”teorizzato l’azione armata in odio e in lotta contro i
comunisti”. E’ vero? Risposta :
E’ un giudizio privo di senso. Intanto stabilisce una identità
impropria tra comunisti e Pci. Il
comunismo, prima che un partito è una concezione del mondo: in questo senso
anche in Italia vi sono molti comunisti non iscritti al Pci.
Una parte dei comunisti rivoluzionari italiani non condivide la linea del
partito, il compromesso storico, ed ha scelto di battersi per una diversa
prospettiva di svolta storica per il socialismo. Ciò non presuppone odio,ma una lotta politica tra due strategie divergenti. La
crisi dello Stato, del partito di maggioranza e del modello di sviluppo è
ormai tale da esigere una “rottura storica”, e non un compromesso>> Domanda :
Ma rimane il fatto che anche all’interno della classe operaia la grande
maggioranza non condivide la scelta della lotta armata. Risposta: << La classe operaia non va
mitizzata. Il giudizio del proletariato condizionato, la
cui coscienza è manipolata ed “ espropriata”, non deve far testo. E’
un proletario telediretto. Oggi il messaggio che lanciano le avanguardie armate si rivolge alle fasce
proletarie che per la definizione dei loro interessi reali non hanno bisogno
di suggerimenti premasticati. L’approfondimento della crisi e lo
sviluppo della guerra di classe potranno poi anche i proletari condizionati
di fronte alla realtà
dei loro interessi di classe. E il
loro giudizio sarà libero e genuino>>. Renato
Curcio oggi Dopo la semilibertà ottenuta nel 1993, oggi è un uomo
libero, ha pagato per intero il suo conto con la giustizia. Curcio ha trascorso in carcere ventiquattro
anni, senza aver materialmente commesso nessun reato di sangue ma condannato –
come autore del documento che rivendicò quell’azione
– quale mandante dell’omicidio di Giuseppe Mazzola e Graziano Giralucci. Durante la sua lunga detenzione Curcio non si è mai dissociato, mai pentito, non
irriducibile..cosi si è definito lui. Vive in un casolare in cima a una collina a Dogliani, nelle Langhe, poco , pochissimo lontano da dove è morta la sua
Margherita, vicino al carcere di Casale da dove Mara lo ha fatto evadere. Lavora nella cooperativa editoriale << Sensibile
alle foglie>>, pubblica libri che parlano di
carcere, droga, lavoro precario, marginalità. Di questo ed altro si occupa, di
altro non vuol parlarne, per lui le Brigate rosse sono un capitolo chiuso
oramai da tempo, chiuso per sempre. Avvenimenti Italiani |
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