Renato Curcio. Io guerrigliero

 

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Renato Curcio

 

In questa intervista del 1990 a Lina Coletti  , il fondatore delle Brigate rosse afferma di non essersi mai sentito un terrorista e pensa che  dovrà convivere con la storia  di una << esperienza politica sconfitta>>. Poi ricorda, senza intenti giustificatori, il problema di una violenza di destra di impareggiabile ferocia, e spesso impunita.

Il capo storico delle Brigate rosse, il simbolo degli anni di piombo…Uno che non s’è mai macchiato di atti di sangue, e però ti chiedi  se ha minori responsabilità. E te lo chiedi guardandolo negli occhi che pur sono così vivi, ancora. Dopo quasi tre lustri di galera. Dov’ha scritto tre libri. E con due compagni ne sta finendo un quarto. Lui che s’è scoperto gran slancio per la semiotica , il mondo onirico, le capacità medianiche…Lui che tre anni addietro, assieme a Mario Moretti, dichiarò esaurita la lotta armata. E ormai pareva pronto a un’evenienza di libertà. Con pronto già un convegno, anche, su questo. A Rebibbia. Ex terroristi, giuristi, parlamentari, giornalisti : tutti insieme a discutere. Ma poi il convegno è saltato per ordine di Giuliano Vassalli, ministro della giustizia.

Come mai Curcio?

Difficile capire le ragioni, visto che nessuno le ha date. Certo avrebbe potuto essere un momento per conoscerci meglio, per guardarci. Per distruggere alcuni fantasmi, anche.. Sa è dacchè s’è aperta un’idea di discontinuità e rottura con tutto ciò che è successo negli anni settanta che diciamo che siccome il mondo è cambiato occorre essere determinati. La sequenza d’eventi di cui siamo stati protagonisti è finita, diciamo. E’ dunque è finita la storia legata a quei tempi, a quei morti, a quelle certezze.. E lo diciamo non partendo da un’ipotesi di dissociazione o di abiura. Nessuno di noi ha voluto automutilarsi, siamo stati quel che siamo stati.

E ora occorre mettere un punto fermo tra le due epoche, dite

Già. Il  punto fermo. Perché tutto è mutato così  grandiosamente, ripeto così totalmente…..E’ mutata la faccia della terra, ormai. E difatti ci  ritroviamo a guardare i cadaveri di noi stessi, mentre il sistema politico tiene in galera non il fenomeno, ma i testimoni del fenomeno….Vede, la legislazione d’emergenza ha insistito sui provvedimenti premiali : se ti penti e collabori ti riduco la pena. Ciò a mandato in frantumi il nesso tra pena e reato, peraltro già intaccato dagli aggravi previsti dalle leggi speciali e dal clima in cui si svolgevano i processi. Contro questa tendenza si leva l’esigenza di un atto legislativo oggettivo per tutti: atto dovuto, se non si vuole restare prigionieri del passato.

Atto dovuto…Ne parliamo più avanti, Curcio. Ma intanto…intanto s’è arenato in parlamento anche il disegno di legge sull’indulto, firmato dai socialisti e comunisti, democristiani, oltre alla sinistra indipendente… E Franco Russo, Dp, uno dei sottoscrittori: “ Chi teme che si possa concedere legittimazione politica al terrorismo dovrebbe considerare che, ormai, questi ex terroristi detenuti, o almeno quelli che fanno capo a Curcio, non pretendono  più di porsi come soggetto collettivo, ma solo come un gruppo di individui che alle spalle ha una sua storia comune”…

E’ così. Che, ripeto, un’esperienza politica sconfitta non si riconverte. Tenere in vita le sue vestigia sarebbe soltanto un esercizio nostalgico.

Già << La storia è finita>>, dite. Ma lo mettevate in conto che forse l’avrebbero scritta i vincitori ?

No. Non ci siamo mai posti il problema. Io. Perlomeno. Che pure non sarò mai libero, della mia storia. Che devo convivere oggi e ci dovrò convivere domani.

Ma il suo orgoglio, Curcio. A volte la sua alterigia. A volte la sua imprudenza… C’è chi ha scritto che lei, in fondo, resta schiavo del suo mito. Il mito d’un uomo che dev’essere “l’ultimo a lasciare la nave che affonda “….

Purtroppo questo mi perseguita. In qualche modo siamo diventati due amici un po’ bizzosi, io e il mio mito…. Per  il resto…Non voglio essere l’ultimo. Io uscirei anche subito, ma c’è un sistema di leggi che per una bizzarra serie di circostanze lo rende impossibile, a uno come me. E difatti godo di un’attenzione esagerata, e i miei processi  non finiscono mai.

Forse è così. Curcio. Ma se si pensa a ciò che è stato, a ciò che ha rappresentato… E a ogni modo: una volta Franceschini, parlando di sé e delle Br “prima generazione”, disse :<< Non ci siamo mai sentiti dei terroristi>>. << Ciò vale anche per lei?>>, le chiesero. E lei : << Si . Le Br operavano una scelta guerrigliera che nei suoi fondamenti politici  e culturali non aveva nulla a che spartire con il terrorismo>>. Guerriglia, terrorismo… La differenza davvero è così eclatante?.

Direi di si.  Se nei primi anni settanta, insieme a operai della Pirelli o della Fiat, ci orientammo verso scelte di lotta piuttosto radicali, ciò è successo perché, nel ’69 , qualcuno aveva inaugurato, a piazza Fontana , la stagione delle stragi. E dico”qualcuno” in quanto, a oltre 20 anni da allora, né la magistratura né il parlamento sanno cosa dirci, a chi si debbano ufficialmente attribuire. E forse non è un caso. Le stragi  terroristiche a che puntavano, difatti? A creare nel paese un riflusso d’ordine su cui  far leva per una svolta autoritaria. E noi, sia  pur ricorrendo a pratiche di guerriglia intendevamo opporci anche a questo tentativo. Bisogna sistemare le cose nel loro contesto, sa, per cercare di capire gli anni settanta.

Gli anni del Vietnam, della tensione tra Est ed Ovest, del movimento comunista internazionale da una parte e i popoli oppressi dall’altra….

S’era sempre pensato che della seconda guerra mondiale in poi  non si  potessero fare rivoluzioni. E invece certi paesi, come la Bolivia, davano l’idea che un eventuale sviluppo rivoluzionario poteva esserci anche in Europa. E in Italia. L’Italia che era stata del dopoguerra. E della ricostruzione. E  delle grandi migrazioni dal Sud al Nord.. L’Italia  di tutto un coacervo di tensioni che portarono al biennio 68-69 , è cioè non ancora al  problema della rivoluzione ma della democrazia.  << Che significa democrazia , visto che sono costretto a lavorare a salari da sfruttamento e in posti disagevoli ?

Le tensioni , d’accordo. E tuttavia…

Si, c’erano tensioni. E fermento, E per contro, c’erano risposte di grandissima chiusura al tempo in cui cominciarono  a maturare le strategie : le strategie delle bombe. Così, in questo quadro, alcuni si chiesero se non fosse opportuno ragionare in termini di trasformazione che non trascurasse il  problema della guerriglia.

Noi discutevamo. E non clandestinamente, mentre la stragrande maggioranza delle azioni sanguinarie venivano dalla destra reazionaria. E… Si, gli anni settanta furono in fondo lo sviluppo di queste promesse. Anzi nei quali nessuno seppe trarre insegnamento da ciò che avveniva per far scelte diverse. noi, né tantomeno le forze politiche.

Lei ancora distingue tra guerriglia e terrorismo. E io penso a ciò che, sempre, tutti e due si portano dietro. Morti. Rovine.Tormenti. Strazi. Tormenti  anche di chi sopravvive e non dimentica.

Guardi: nel mio modo di concepire l’azione politica, l’azione rivoluzionaria, devo dire che non mi sono  mai sentito come un attore terrorista. Mi sono sentito parte di un processo di trasformazione in atto,  e ho fatto  ciò che  con quei compagni, con quegli amici, in quelle circostanze, insieme venivamo maturando.

Ma ricorda? Vi chiamavano “ miserabili “ ; “ mostri “ “ belve assetate di sangue “ ….. E…Ha dichiarato Carol Tarantelli, che negli anni dell’odio perse il marito:<< All’inizio anch’io li vedevo come mostri. Del resto come puoi immaginarti una persona che decide di importi brutalmente la sua volontà >>….

Qualcuno ci ha chiamato come dice lei. Qualcuno con minor ferocia. Altri ancora con aggettivazioni lusinghieri. L’idea che noi volessimo far valere  brutalmente la nostra mi sembra però piuttosto unilaterale. Altri l’avevano in animo. E che fossero male intenzionati lo dimostrano  alcune cifre: nel periodo ’69-75, su 2344 episodi di violenza politica , 2158 sono attribuibili alla destra , e solo 186 alla sinistra. E , su un totale  442 morti e feriti a causa di episodi di violenza e attentati, ben 413 sono  originati dalle stragi e dall’eversione fascista.

Che orrore questa freddezza di numeri, Curcio. E tuttavia…Ecco ho come l’impressione che lei sia stato “ diverso “ non solo perché non ha ammazzato nessuno. Diverso perché forse ciò che è successo  non le apparteneva fino in fondo, piuttosto. Diverso perché sperava in cose diverse..

In realtà  ciò che succede  non appartiene mai a chi attraversa gli eventi. C’è  questo essere attraversati  che è più forte  della nostra volontà di mettere le braghe alla storia.  Certo, ho sperato in cose diverse…. Io che ho attraversato gli anni settanta in compagnia di molti altri  e di  un sogno rivoluzionario….

Il sogno è finito , ma gli altri sono ancora qui : in carcere, in esilio, oppure in semilibertà tra mille vincoli. Io mi impegno per una soluzione collettiva.

Lei  che, presumo , ha creduto fino in fondo in una società che potesse mutare. In un’utopia che potesse realizzarsi… E adesso se la ritrova ben diversa, questa società. Ben degradata, quest’utopia… Una società politicamente assente. Preda soffocata tra capitalismo e oligarchia. E..Dev’essere terribile se uno si domanda: << In fondo perché l’ho fatto, quel che ho fatto ?>>…

Bhe: non mi sento certo responsabile degli esiti attuali  della società. Non la conosco. Mi giunge come un’eco lontana. Filtrata da troppi cancelli, da troppe sbarre….

Lei è ancora giovane Curcio. e….insomma le importa della sua giovinezza ?

Certo che m’importa. E non credo proprio d’averla sprecata. Negli anni sessanta sono stato a Trento, e , per dirla come Sanatano,<< è stato un modo splendido di vivere la giovinezza>>. Poi, nei primi anni settanta, sono stato a Milano e Torino: con gli operai delle grandi fabbriche , e i ragazzi delle periferie, nel cuore di una convulsione tragica e profonda. Infine , nella seconda metà degli  anni settanta , e finora, ho guardato il cielo dal fondo di un pozzo. Non che abbia visto molto del cielo, ma , in compenso, ho esplorato a lungo il pozzo.

Cosa sono i ricordi per lei , Curcio ?

Con le parole di Sartre: << i ricordi sono le rughe dell’anima>>

Le i  che a Scialoja dell’Espresso ha detto :<< Credo di dover andare incontro alla generazione del Duemila aperto all’esplorazione dei nuovi passaggi e tenendo aperta la memoria di quelli già affrontati >>..

All’incontro di cui sopra io porto la memoria personale e generazionale di una sconfitta, ma , anche una volontà di comunicazione e di trasformazione non battuta.

Pensa di essere stato punito abbastanza?

Dal mio punto di vista anche un giorno sarebbe già troppo. Ma qui siamo ormai alla soglia dei 15 anni, e se tento paragoni non trovo equivalenti. Le stragi hanno fatto 138 morti : quanti anni di carcere hanno fatto i loro autori?

 

Noi lottiamo per la rottura storica.

Intervista rilasciata a Mario Scialoja il 5 gennaio 1975 nel carcere di Casale Monferrato, dove Curcio era detenuto da pochi mesi.

Casale Monferrato - Renato Curcio, leader delle Brigate rosse, parla dal carcere in cui è rinchiuso dal 9 settembre scorso sotto l’accusa di “costituzione di banda armata”. L’intervista che segue è un documento importante. Le domande sono quelle che l’opinione pubblica italiana, testimone delle imprese delle Brigate rosse, si pone da tempo. Le risposte sono state trasmesse da Curcio al suo avvocato difensore Eduardo di Giovanni .<< Rispondendo a queste domande>> dice Curcio come premessa, << non parlo a nome di una organizzazione, ma in quanto militante della sinistra rivoluzionaria>>

Domanda : Parliamo de suo arresto. Come mai è cascato nel tranello teso da un personaggio già palesemente  ambiguo quale padre Girotto ( frate mitra)? Perché l’operazione è scattata proprio in settembre?

Risposta: << Gli uomini dell’antiguerriglia del Generale Dalla Chiesa, servendosi di un giuda e sfruttando un mio difetto di informazione ed un mio errore di valutazione hanno portato a termine proprio in quel periodo una manovra di agganciamento che ha consentito la trappola e l’arresto, ma dietro alla semplice operazione di polizia c’era dell’altro: ventilare il pericolo di una azione di forza delle sinistre per giustificare un controgolpe preventivo nero, e,  in via subalterna , proporre un contraltare all’attacco delle trame nere che si faceva via   più consistente>>

Domanda: Il suo arresto e la catena di altri arresti di “sospetti” brigatisti fino a che punto ha intaccato il gruppo? Cosa resta delle Brigate rosse?

Risposta: <<L’arresto di alcuni compagni non significa non significa la sconfitta della nostra guerra di classe né della necessità della sua organizzazione da parte proletaria. Ciò è dimostrato dalla continuazione delle offensive; ad esempio le due recenti incursioni armate nelle centrali spionistiche del Sida ( Sindacato Italiano dell’automobile) di Mirafiori e Rivalta. La guerriglia è ormai un dato oggettivo della situazione politica italiana ed europea, un bisogno politico delle avanguardie proletarie; il suo sviluppo può essere ritardato, momentaneamente sospeso, ma non certo impedito>>.

Domanda: Negli ultimi mesi si sono verificati una serie di “ episodi” firmati con altre sigle, che riecheggiano l’esperienza delle Brigate rosse; si tratta davvero di emanazioni delle Br o di proliferazioni spontanee che raccolgono le vostre indicazioni?

Risposta: << In tutti i poli di classe esistono avanguardie che, superata la fase della protesta, hanno fatta propria la tesi delle Br che nell’Europa occidentale l’improponibilità attuale dell’ipotesi insurrezionale vera e propria non deve significare rinuncia alla guerra di classe, ma sviluppo di questa nella forma di guerriglia urbana.

I “gruppi”, le varie forze della sinistra, devono capire, pur facendo salve le differenze di valutazione, che l’indebolimento dell’esperienza Br non è nell’interesse del movimento di sinistra>>.

Domanda: A Firenze, a Bologna, si sono verificati episodi di criminalità che alcuni definiscono “comune” ed altri “politica”. Secondo lei qual è, e dove sta, il confine?

Risposta: << La definizione corrente è “aberrante follia provocatoria”. A mio avviso non vi è nulla di aberrante, di follia e di provocatorio in ciò che hanno fatto quei compagni, vi sono invece degli errori di impianto politico e di tecnica militare. Dagli errori si deve trarre una lezione, che è una conferma di una tesi sempre sostenuta dalle Br, guerra di classe non vuol dire “imbracciare il fucile”, ma interpretare in termini organizzativi e politico-militari la protesta ribollente nei grandi centri industriali e metropolitani sotto la crosta nastratrice e legalitaria della sinistra ufficiale.

Domanda: Sicchè gli “espropri “ , le rapine a fini politici, secondo le non sono “atti di delinquenza” ?

Risposta : << Evidentemente no. Mi ritengo anche inesatto definire l’espropriazione una “rapina per fini politici” Per quanto ciò possa apparire paradossale l’espropriazione non deve essere calibrata sulle esigenze di sussistenza dell’organizzazione di guerriglia che la pratica, bensì sull’effettiva capacità offensiva che ha raggiunto. Per questo si dice che l’espropriazione è una componente strategica ( non tattica) di ogni guerriglia.

Anche in una fase iniziale essa è praticata come tassazione che il movimento rivoluzionario impone alla borghesia, mentre alla fine del processo assumerà la forma di espropriazione generale di ogni priorità sulla quale possono essere costruiti rapporti di sfruttamento ed oppressione. Nell’espropriazione dunque si oggettivano dei valori di legalità e moralità rivoluzionaria>>.

Domanda: E’ stato scritto che le Brigate rosse hanno”teorizzato l’azione armata in odio e in lotta contro i comunisti”. E’ vero?

Risposta : E’ un giudizio privo di senso. Intanto stabilisce una identità impropria tra comunisti e Pci. Il comunismo, prima che un partito è una concezione del mondo: in questo senso anche in Italia vi sono molti comunisti non iscritti al Pci. Una parte dei comunisti rivoluzionari italiani non condivide la linea del partito, il compromesso storico, ed ha scelto di battersi per una diversa prospettiva di svolta storica per il  socialismo.

Ciò non presuppone odio,ma una lotta politica tra due strategie divergenti. La crisi dello Stato, del partito di maggioranza e del modello di sviluppo è ormai tale da esigere una “rottura storica”, e non un compromesso>>

Domanda : Ma rimane il fatto che anche all’interno della classe operaia la grande maggioranza non condivide la scelta della lotta armata.

Risposta: << La classe operaia non va mitizzata. Il giudizio del proletariato condizionato, la cui coscienza è manipolata ed “ espropriata”, non deve far testo. E’ un proletario telediretto. Oggi il messaggio che lanciano le avanguardie armate si rivolge alle fasce proletarie che per la definizione dei loro interessi reali non hanno bisogno di suggerimenti premasticati.

L’approfondimento della crisi e lo sviluppo della guerra di classe potranno poi anche i proletari condizionati di fronte alla realtà  dei loro interessi di classe. E il loro giudizio sarà libero e genuino>>.

 

Renato Curcio oggi

Dopo la semilibertà ottenuta nel 1993, oggi è un uomo libero, ha pagato per intero il suo conto con la giustizia. Curcio ha  trascorso in carcere ventiquattro anni, senza aver materialmente commesso nessun reato di sangue ma condannato – come autore del documento che rivendicò quell’azione – quale mandante dell’omicidio di Giuseppe Mazzola e Graziano Giralucci. Durante la sua lunga detenzione Curcio non si è mai dissociato, mai pentito, non irriducibile..cosi si è definito lui. Vive in un casolare in cima a una collina a Dogliani, nelle Langhe, poco , pochissimo lontano da dove è morta la sua Margherita, vicino al carcere di Casale da dove Mara lo ha fatto evadere.

Lavora nella cooperativa editoriale << Sensibile alle foglie>>, pubblica libri che parlano di carcere, droga, lavoro precario, marginalità. Di questo ed altro si occupa, di altro non vuol parlarne, per lui le Brigate rosse sono un capitolo chiuso oramai da tempo, chiuso per sempre.

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