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Curcio e l’omicidio
Calabresi |
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A V V E N I M E N T I I T A L I A N I |
Luigi Calabresi Curcio:
<< L’omicidio Calabresi capitò in un momento particolare della nostra esistenza: quando con l’acqua
alla gola, eravamo in fuga. La notizia ci colse totalmente di sorpresa. Negli
ambienti che frequentavamo non avevamo avuto nessun sentore che si stesse preparando una tale azione. Si trattava di un’azione
dirompente che ci preoccupò moltissimo, perché poteva avere conseguenze gravi e anche
imprevedibili, Capimmo subito che si trattava di un gesto compiuto da
appartenenti a un’area della sinistra molto vicina
alla nostra. Un atto “giustizialista” che
raccoglieva evidentemente
tutte le tensioni espresse nelle manifestazioni di piazza e
nelle campagne di stampa contro Calabresi “ assassino “ di Pinelli.. Tutti i figli dell’estrema sinistra “Lotta
Continua” in testa , avevano pubblicato violenti attacchi contro Calabresi
assunto a simbolo della violenza
poliziesca>>. Curcio aggiunge per rafforzare questa
convinzione: << Circa quattro mesi dopo, una volta tornati a Milano, ci
siamo dati da fare per sapere chi c’era dietro quell’operazione.
Gli accertamenti apparvero subito molto difficili. Cercammo di raccogliere
informazioni negli ambienti di Lotta Continua, di Potere operaio, dei gruppi
marxisti Leninisti e degli anarchici. Il tipo di atteggiamento
di fronte al quale ci trovammo fu più o meno di questo tipo : << E’ una
azione che viene dall’interno dei gruppi e del movimento, ci venne detto. Sappiamo di che si tratta, ma visto che non
c’è stata rivendicazione, è meglio lasciar perdere…>> Avevamo capito quello che più ci interessava,
cioè che non si stava organizzando nessun gruppo stabile di lotta armata
parallelo alle Brigate Rosse. L’uccisione di Calabresi era stato un gesto giustizialista occasionale, nato nel clima di
mobilitazione generale di quel momento. D’altra parte occorre ricordare che
nel ’72 mezza sinistra extra parlamentare milanese aveva delle armi e si
finanziava con le rapine e gli espropri cosiddetti proletari. Non solo noi delle Br, i servizi d’ordine
di gruppi come Lotta Continua e Potere operaio, per esempio, avevano dei
militanti che si muovevano nell’illegalità armata. La decisione di passare dalle rapine nelle banche all’esecuzione
del “ boia” Calabresi poteva essere stata presa da una qualsiasi di queste
frange estreme. Quindi Curcio non ha dubbi, l’omicidio
Calabresi è da attribuire all’ultra sinistra, che teme possa essere da un’azione
repressiva, da un governo che anche la sinistra parlamentare definisce di centro destra e mentre la lotta armata è in crisi. I fatti però smentiscono tale ipotesi, anzi , inizialmente i media sono orientati a confermare l’attribuzione
all’estrema destra, specificatamente a un suo militante- Gianni Nardi, perché
il commissario lo avrebbe indagato per un traffico d’armi che lo coinvolgeva.
Il presidente del Consiglio Andreotti sembrava molto più interessato a recuperare i
voti persi ( voti in libera uscita) così li definì, persi nei confronti del Msi di Almirante che ebbe nel ’72
un’ottimo risultato elettorale. Ma tornando alla certezza di Curcio
sulla matrice del delitto Calabresi viene il dubbio che Curcio
possa aver “interpretato “ male i segnali di quel momento.,
certo è vero che nella sinistra extra parlamentare vi era un’illegalità molto
diffusa che poteva passare dalla rapina all’omicidio ( è la tesi dell’accusa
a Lotta Continua: Ovidio Bompressi, nome di battaglia Enrico, avrebbe
istruito a Toriino Marino e altri militanti addetti
alle rapine). Ma Milano , nel magio ’72, era ben
controllata dalle forze dell’ordine, farvi giungere un sep
pur piccolo commando per colpire un personaggio di spicco era molto
rischioso, col partito armato decimato e l’ultra sinistra frustrata, anche
per la sconfitta elettorale. Per questo si ritiene da più parti che <<
l’uccisione di Calabresi rimarrà per sempre uno dei tanti casi irrisolti
delle oscure vicende della Repubblica>> Forse con qualche dubbio sulla
perentorietà di quel
“ per sempre”. |
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