Aldo Moro,il lago della Duchessa, e il falso comunicato n°7

 

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Il lago della Duchessa

 

La figura del falsario di opere d’arte Toni Chichiarelli nella vicenda Moro.

Antonio (Toni)  Chichiarelli, era noto “agli organi investigativi romani, fino al 1984, soltanto nella sua veste di abile falsario e poco più”, entrò nelle cronache delle inchieste sul caso Moro con un certo ritardo rispetto agli avvenimenti. All’epoca della Commissione Moro e del processo <<Moro-I>> nessuno pensava a lui quale esecutore materiale del falso annuncio della morte dell’ostaggio dato il 18 aprile 1978.

 

In effetti, a posteriori emerse che già prima del 1984 erano emersi due spunti potevano far pensare al Chichiarelli, ma tutto ciò fu ricostruito solamente dopo la sua morte, con il senno di poi. Quando il falsario era ancora in vita, infatti il carabiniere Solinas ricevette confidenza da parte di Luciano Dal Bello, il quale tra le altre cose gli parlò del Chichiarelli come realizzatore del falso comunicato n°7. Il maresciallo, però, sottovalutò l’attendibilità dell’informazione, - la quale gli era stata presentata in forme obbiettivamente molto poco verosimile e quindi non ritenne opportuno trasmetterle ai propri superiori.

La seconda occasione mancata risale all’agosto del 1979, allorchè Chichiarelli fu fermato per un controllo, e gli fu contestato il possesso di una testina IBM, il falsario si giustifico” con il fatto che era stato proprietario di un negozio che vendeva macchine da scrivere chiuso poco tempo prima, e che doveva consegnare la testina rotante ad un cliente al quale precedentemente aveva venduto una IBM. Gli accertamenti fatti dagli agenti confermarono questa versione, e pertanto nessun provvedimento fu preso”. Indubbiamente, se nel 1979 qualcuno avesse avuto l’intuizione di interrogare il Chichiarelli  sulla storia del comunicato del Lago della Duchessa, le indagini sul caso Moro ne avrebbero avuto giovamento. Purtroppo non fu così, e Chichiarelli fu prima che i sospetti si appuntassero su di lui. In definitiva , sembra rilevabile un certo grado di negligenza nella circolazione delle informazioni tra gli inquirenti, ma non si deve esagerare nelle critiche, il collegamento tra gli episodi descritti, all’epoca, obbiettivamente non era facile.

 

Come si accennava, Chichiarelli invece fu preso in seria considerazione quale redattore del falso comunicato soltanto dopo la propria morte violenta, avvenuta nel settembre 1984 per mano di ignoti. Chichiarelli era un malavitoso, dedito non soltanto alla falsificazione di quadri, ma anche nelle rapine a mano armata, come divenne lampante quando gli inquirenti giunti nella sua abitazione- dove egli era stato ucciso a colpi di arma da fuoco- tra le altre cose trovarono banconote inequivocabilmente provenienti da un”colpo” ai danni della ditta Brink’s Securmark, risalente al marzo del 1984.

La perquisizione in casa di Chichiarelli permise di attribuire a lui il confezionamento di una serie di indizi, di varia natura, inerenti alle rivendicazioni depistanti che avevano accompagnato l’esecuzione della rapina, e che erano state rinnovate  due giorni più tardi.

I malviventi , infatti, si erano proclamati a gran voce appartenenti alle BR, ed avevano esposto loro classici simboli, quali la stella a cinque punte; inoltre, i sedicenti terroristi avevano lasciato a bella posta ulteriori tracce dello” esproprio”, presso la stessa piazza Belli dove, nel 1978, era stato recapitato il falso comunicato n 7. In particolare, nella copia-tratta da un libro- di alcune pagine di una risoluzione della Direzione strategica delle Brigate rosse, i fogli recavano “ degli appunti scritti a mano al margine”, e le perizie accertarono che”  a scrivere quegli appunti era stata la mano di Antonio Chichiarelli”.

 

Forti di tale acquisizione gli inquirenti, andarono a ritroso, e stabilirono che Chichiarelli era stato pure l’artefice di altri documenti e materiali di provenienza apparentemente brigatista, ma in realtà apocrifi, fatti ritrovare a Roma in quattro occasioni diverse, tutte successive alla conclusione della vicenda Moro : - prima delle quali il 20 maggio 1978, altre due nel 1979, e l’ultima il 17 novembre 1980 -. Le analogie fra tali episodi  e l’emissione del finto comunicato del 18 aprile 1978, nonché i molteplici ed espliciti richiami a quest’ultimo che erano presenti nei testi disseminati più tardi, hanno fatto ritenere probabile che anche l’indicazione del Lago della Duchessa fosse opera di Chichiarelli. Questa impressione ha ricevuto infine conferme testimoniali da parte della ex moglie del falsario, Chiara Zossolo , e di persone che erano in contatto con lui quando era ancora in vita, e che dissero di averne raccolto le confidenze.

 

I testimoni , peraltro, avrebbero fornito versioni diverse circa le ragioni per le quali Chichiarelli avrebbe redatto il comunicato apocrifo in corso di sequestro, e circa gli eventuali committenti del suo lavoro. Secondo Massimo Sparti , Chichiarelli avrebbe confezionato il falso messaggio”per scherzo”, a detta di Gaetano Miceli, invece , avrebbe agito su richiesta delle BR, all’interno delle quali il falsario avrebbe occupato”un ruolo importante”, gli altri invece, non si sono pronunciati in ordine a questi aspetti. Il magistrato Monastero, dal canto suo, ha ricordato alla Commissione Stragi che in verità Chichiarelli “ non aveva alcun rapporto con le BR autentiche, ma intratteneva rapporti significativi e qualificanti in altri contesti”, e cioè con personaggi di estrema destra e la malavita romana. Un’altra pista interessante era quella che , attraverso il maresciallo Dal Bello, puntava dritto verso i servizi segreti.

Fonte: Odissea nel caso  Moro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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