Ciro Cirillo…lo Stato chiese aiuto alla Camorra di Cutolo

 

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Raffele Cutolo capo della NCO

 

 

Il sequestro dell’assessore DC visto da Francesco Pazienza. noto faccendiere e collaboratore dei servizi segreti e coinvolto in quasi tutti gli scandali italiani dalla metà degli anni 70 fino al suo arresto nel 1993.

Il 24 aprile del 1981, a Torre del Greco, un commando di terroristi delle Brigate rosse appartenete alla colonna napoletana, irrompe nella villa dell’assessore ai lavori pubblici della Regione Campania, Ciro Cirillo, uomo di punta della Dc campana esponente di spicco della << corrente del Golfo>>, vicinissimo al ministro degli interni Antonio Gava. Un’azione da manuale. Vengono uccisi l’autista Mario Cancello e il sottoufficiale di polizia Luigi Carbone. Viene gambizzato ll segretario di Cirillo, Ciro Fiorillo. L’uomo politico viene fatto prigioniero e portato via dai terroristi. Contrariamente al sequestro di Aldo Moro, la DC sembrò essere in preda a un sacro furore per arrivare a qualsiasi costo alla liberazione di quell’uomo politico apparentemente di serie B, ma che custodiva importanti segreti della politica affaristica della Campania e governava ingenti somme di denaro in virtù del suo assessorato. In un primo momento quella vicenda mi aveva interessato solo da comune lettore di giornali. La mia collaborazione col SISMI  era conclusa ed io ero tornato ad occuparmi di affari e finanza. La mia tranquillità venne interrotta a metà di giugno del 1981. Era l’alba quando fui chiamato al telefono dal segretario della DC, Flaminio Piccoli . Da buon montanaro del Trentino, si alzava presto, ad orari impossibili e trovava normale che tutti fossero a sua disposizione fin dal primissimo mattino. Quando dava un appuntamento per le sei e mezzo si poteva essere certi che non si trattava delle 18 e trenta. La signora Maria, consorte dell’uomo politico, non era da meno e lo seguiva anche in queste sue abitudini. La coppia non si era adeguata per nulla ai ritmi e agli orari romani.

 

Venni convocato alle sette. Quando arrivai a casa Piccoli ero così suonato che sembravo uno zombie. La signora mi servì il caffè, mentre leggevo il giornale…Piccoli mi chiese, preoccupato: <<Francesco che cosa protesti fare per darci una mano nella vicenda di Ciro Cirillo?>> << Presidente, che cosa posso fare da solo visto che lo stanno cercando tutte le polizie dello Stato?>> risposi con grande sincerità. <<Lo so, ma tu hai lavorato con i servizi segreti. Dimmi, che cosa faresti se ti dovessi  occupare di questo problema?>> incalzò. A quel punto non ebbi esitazioni ed espressi quella che fin dall’inizio era la mia idea, evidentemente giusta se quella stessa strada era stata imboccata già dai primi giorni del sequestro, per sua stessa ammissione, da Vincenzo Parisi, a quell’epoca vicedirettore del SISDE.

<<Presidente, partiamo da una certezza: non importa se si tratta di Brigate rosse, nere o a pois, in Campania il controllo del territorio non è nelle mani della polizia né dei carabinieri. La comanda solo la camorra…Per avere notizie di Cirillo o ci si  rivolge a loro o si perde tempo. Insomma, è inutile che ci prendiamo in giro: o si chiede aiuto alla Camorra di Cutolo o si fa un buco  nell’acqua>>.<<Ti chiedo un favore in via del tutto personale: puoi  vedere di scoprire qualcosa?>> replicò. << Va bene. Desidero conoscere però alcune cose. Lei si è già informato presso il SISDE o gli altri organi di Polizia per sapere a che punto stanno le indagini?>> << No , non so nulla>>: rispose.  << In secondo luogo, non c’è bisogno che le ricordi che il suo vicesegretario è Antonio Gava. Cirillo è un suo stretto collaboratore, entrambi napoletani…Per caso Gava è al corrente di qualcosa che è bene non si sappia in giro?>> << Ho parlato con Gava. Mi ha risposto che non c’è nulla, che non sa nulla>>. << Va bene, adesso vedrò che cosa si può fare. Le saprò dire  non appena, e se, riuscirò a scoprire qualcosa>>, conclusi. Quando lasciai l’appartamento di Piccoli non erano ancora le otto del mattino. Dalla macchina telefonai a qualcuno…che pensavo potesse essermi d’aiuto. Allora non esistevano i telefonini cellulari, ma apparecchi  grossi e capaci solo di chiamare, e non di ricevere. Trovai la persona che cercavo : << raggiungimi prima che puoi al mio ufficio di trastevere>>.Alvaro Gardilli, era lui che avevo chiamato, Gli raccontai tutto, e vidi che  quest’ultimo  era molto interessato. Gli dissi :<< Alvaro, qui c’è da fare un favore a Piccoli, e naturalmente a Gava e parte della DC. Devi darmi una mano a scoprire qualcosa sulla faccenda del sequestro visto che lavori in quelle zone>>. Spiegai la mia teoria nei minimi particolari, quella che poco prima avevo esposto a Piccoli. << Francesco, non ci sono problemi. Mi do subito da fare>>, rispose Gardilli. Dopo giri vari in Campania e un paio di visite nel mio ufficio insieme ad alcuni ceffi che avevano un aspetto tutt’altro che anglosassone, Gardilli mi annunciò che era arrivato il momento: << Ti ho procurato un incontro con “”O Nirone” >>. << E chi diavolo è?>> << Come chi è?  E’ Vincenzo Casillo, il luogotenente di don Raffaele Tutolo, “O Professore”, il capo  indiscusso della Nuova Camorra Organizzata>>.

 

Francesco Pazienza

 

L’appuntamento era stato fissato per le 15.30 del 17 luglio 1981 ad Acerra, non lontano da Napoli. Feci partire l’autista con la mia Alfetta blindata affinché fosse pronta ad attendermi all’aeroporto di Capodichino. Arrivai con un piccolo aereo di turismo insieme al Gardilli, verso le 11.30 del mattino. Prima del nostro appuntamento, Alvaro mi informò che prima dovevamo onorare un invito a pranzo da parte di << guaglioni>> di Vincenzo Casillo. Terminato il pranzo, venni accompagnato da Gardilli e da un certo Nuzzo, in una specie di palazzina non lontano dal ristorante. Contrariamente ai suoi “bravi”  “ O Nirone  era vestito in modo sobrio, era elegante nei gesti, mi sembrò molto “professionale”. Mi chiese subito, in modo autoritario:<< Lei è venuto qui a nome del segretario della Democrazia Cristiana, Piccoli?>>.<< Si , mi manda proprio lui>>. << Riferisca che entro dieci giorni Ciro Cirillo sarà liberato. State tranquilli. L’impegno che “scapestrati” hanno preso con noi sarà certamente rispettato. Loro lo sanno bene, non possono più tornare indietro>>, aggiunse. Gli “scapestrati” erano naturalmente i terroristi che tenevano nelle mani Ciro Cirillo, prima di salutarmi “O Nirone” pronunciò un messaggio sibillino: <<Dopo  che noi avremo dimostrato di saper onorare gli impegni, anche chi sta in alto dovrà fare lo stesso e rispettare gli impegni che ha preso con noi>>. Non replicai, non mi azzardai a spingere oltre la mia curiosità chiedendo quali tipi d’impegni erano stati presi, da chi,quando,con chi e a proposito di che cosa. Avevo però capito che qualcosa non quadrava in tutta la faccenda.. La mattina successiva incontrai  di nuovo Piccoli, prima di entrare nel suo appartamento feci un rapido quadro della situazione. I fatti erano questi: Primo, avevo sguinzagliato Gardilli e lui nel giro di poco più di tre settimane, era riuscito a risalire al bandolo della matassa. Secondo,al momento di affidarmi<<l’incarico>>, Piccoli mi aveva detto di non sapere nulla di quella storia. Ero più che certo della sua sincerità. Terzo,Piccoli aveva aggiunto che Gava gli aveva riferito  di non saper nulla. Quarto, benché Gava dicesse di non saper nulla, mi ero incontrato con un grande camorrista il quale mi aveva dichiarato:<< E’ già tutto a posto>>. Non solo , ma tra il serio – anzi il minaccioso- e il faceto, mi aveva esortato a ricordare a chi di dovere che pacta sunt serranda. E’ chiaro che non me lo aveva detto in latino, ma il senso era questo. Quale spiegazione logica e razionale potevo dare a tutti questi  dati di fatto? Una sola qualcuno aveva preso per i fondelli il povero Piccoli, al quale era stato raccontato  nulla di quanto era accaduto e stava per accadere. Dopo il caffè , non appena incominciamo a parlare, dissi chiaramente e in assoluta libertà: <<Onorevole Piccoli, secondo me, con rispetto parlando,l’hanno proprio presa per il culo!>>.

O Nirone” fu di parola. Il 27 luglio, esattamente dieci giorni dopo il nostro incontro, Ciro Cirillo venne rimesso in libertà senza che gli fosse stato torto  un capello. Vincenzo Casillo aveva mantenuto gli impegni. 

 

Il rapporto tra il potere politico e la camorra

E’ uno degli elementi fondativi dello stato nazionale unitario. Dai tempi di Liborio Romano , questo rapporto si configura secondo uno schema sempre uguale: l'uso da parte del potere politico della camorra come strumento di controllo popolare, cui segue immancabilmente una fase di dura repressione: così il prete Luigi Vittozzi, capocamorra del quartiere Vicaria, è il braccio armato con il quale la prefettura giolittiana riesce ad impedire la rielezione, nel 1904, di Enrico Ciccotti (primo deputato socialista eletto nel Mezzogiorno) e nel 1906 uno dei maggiori imputati del famoso processo Cuocolo. Con il fascismo, lo schema si ripete con qualche prima, significativa variazione: la camorra viene usata per spezzare un duro sciopero dei lavoratori del porto e, come da copione, alla presa del potere da parte delle camicie nere si scatena la solita repressione. Che in questo caso è anche lo strumento attraverso il quale il nuovo potere si assicura la scalata ai vertici della malavita di un nuovo gruppo dirigente ad esso intimamente legato. La musica non cambia nel secondo dopoguerra, quando è normale vedere i notabili democristiani a passeggio nei paesi della provincia sottobraccio ai più celebri guappi. E l'ex assessore dc Armando De Rosa spiega che i boss democristiani degli anni '70 «solevano vantare i loro rapporti privilegiati con la malavita come "fatti politicamente producentileggi il seguito

Creato il 22 aprile 2002 – aggiornato il 23 settembre 2004

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Link

 

 

Cirillo, Ammaturo e Raffaele Cutolo

Il rapimento di Ciro Cirillo

Relazione sulla Camorra

 

 

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