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Cesare Previti….ascesa e ricaduta di un potente |
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A V V E N I N T I I T A L I A N I |
Cesare Previti A Rena', te stai a scordà questa". "Questa" è una busta gialla piena di vecchie lire; "Rena'" è il giudice Renato
Squillante, all'epoca
capo dei Gip del Tribunale di
Roma, sede giudiziaria allora conosciuta come "il porto delle
nebbie". Chi porge la busta all'amico, è Cesare Previti,
Cesarone per gli amici, potente e conosciuto
avvocato, calabrese di nascita ma romano d'adozione. E
chi racconta la scena è Stefania Ariosto, la teste Omega del filone
"toghe sporche" di Mani Pulite, la quale afferma davanti ai
magistrati di avere direttamente assistito all'episodio dopo una serata
trascorsa, nel 1995, al Circolo Canottieri Lazio. Secondo la teste, e secondo
i pm che cinque anni dopo lo
porteranno al processo, "Cesarone" Previti è tra quelli che hanno corrotto i giudici romani.
Con loro gioca a calcetto, appunto al Circolo Canottieri. Alcuni sono gli
stessi che nel 1988, sostiene il pool Mani
Pulite, Previti portò a New York, a sue spese, a festeggiare Bettino Craxi
"uomo dell'anno". Alle mogli di tutti, racconta Lo studio legale Previti,
via Cicerone, quartiere Prati, è uno dei più noti e
importanti della capitale ma anche uno dei più chiacchierati. Lui, al massimo
si autoaccusa di evasione
fiscale. Non punibile, perché condonata. E fa intendere che
con i suoi soldi, in fondo, ci fa quello che gli pare. Per il resto -
così dice in aula al processo Imi-Sir - non c'è
prova che abbia corrotto qualcuno. Ma i giudici dicono che invece le prove ci sono. E
infatti la quarta sezione penale del Tribunale di Milano lo condanna a
undici anni di carcere. E a un risarcimento da far
tremare i polsi. Anche i suoi. Nell'ennesima
richiesta di ricusazione, la penultima di una infinita
serie, il ricco e potente avvocato Previti avverte:
una sentenza di condanna può portare danni irreparabili alla mia immagine e
anche al mio patrimonio. Che è di tutto rispetto. Case, ville, barche. Le ricchezze di
Previti sono molte e spesso esibite. Nella sfarzosa
casa romana - si favoleggia - ha trasformato lo scantinato in una vasca per
aragoste, che offre durante le cene in cui si pasteggia solo a champagne,
rigorosamente di marca Taittinger. Sul suo grande veliero, anni fa, si è fatto fotografare assieme
agli amici: Berlusconi, per esempio, ma a quei
tempi anche Dotti e Lombroso o no, Cesare Previti
la sua nomea da falco non fa nulla per smentirla. Ai tempi d'oro della sua
carriera politica, quando era ancora uno dei big di
Forza Italia, annunciava "non faremo prigionieri". Era il 1996. Ma vincerà Prodi. Quattro anni dopo, in una
intervista alla Stampa che si affretterà subito dopo a
smentire, ripeterà: "Dopo le politiche facciamo piazza pulita". Al Foglio,
qualche mese fa, ha detto che è tutta una montatura.
Non le inchieste, né i processi, ma la sua fama di
"cattivo". Però Scalfaro, quando Gianni Letta
gli presenta la lista dei ministri (sono i tempi del Berlusconi
I), non ne vuole sapere di vederlo giurare da
Guardasigilli. Allora l'avvocato viene dirottato
alla Difesa. E in una delle prime interviste ricorda
che lui, il militare, lo ha fatto. Quel governo dura pochi mesi. Per il Polo inizia la
traversata nel deserto. Tocca a Dini, poi a Prodi. Quando Berlusconi torna a
Palazzo Chigi, in tanti risorgono. Non lui. Che è stato capo di Forza Italia, senatore e ministro, ma
col tempo finisce per diventare, più semplicemente, l'"imputato" Previti. Resta onorevole. Di certo però l'onorevole Previti
non è propriamente un "ex" potente. Anzi. Proprio Mancuso ne ha saputo qualcosa, solo un anno e mezzo fa,
quando ha visto che gli soffiavano da sotto il naso il
posto alla Consulta che Berlusconi gli aveva
promesso. All'alta Corte è andato a finire un avvocato di casa in via Cicerone. Un amico di Previti. Anche Berlusconi dice che è "perseguitato". Come dice di se
stesso del resto. Solo che il Lodo Schifani
per l'amico Cesare non vale. Una volta, erano nella stessa barca. Poi
il treno del processo Sme si è diviso in due tronconi.
Mica per lo stralcio. Ma perché il capostazione ha deciso
che uno dei due vagoni si doveva fermare in stazione e l'altro continuare a
correre. Quello di Cesare 22
novembre 2003 Stefania
Ariosto Previti “risarcisce” Stefania Ariosto Il termine più affettuoso con cui l'aveva definita era
stato "calunniatrice". Per anni Cesare Previti
aveva denunciato di essere vittima delle
ricostruzioni di un "teste falso", aveva giurato che lei, quella
donna, nella sua abitazione non c'era nemmeno mai stata. Quei 25mila euro sono stati un modo, pratico, per evitare
che l'esponente azzurro rischiasse di vedersi revocare il beneficio di legge
dell'affidamento in prova ai servizi sociali. Da due settimane, infatti, Previti non sconta più la pena
definitiva a 6 anni per la vicenda Imi-Sir agli
arresti domiciliari, ma in una comunità di recupero di Roma del Ceis, il Centro Italiano di Solidarietà fondato da don
Mario Picchi. Tre anni di pena sono stati spazzati via dall'indulto. Ma il rischio concreto era che, il processo che si stava
celebrando a Como, sfociasse in una pesante condanna da aggiungersi a quella
sull'affaire Imi-Sir. Tutto era nato da un'intervista del
16 settembre del 1997 ai microfoni del programma
"Tg2Sera". "L'Ariosto è un teste
falso” - aveva detto Previti, professando ancora
una volta la sua innocenza - . Fabbricato in laboratorio, pagato per
calunniare". All'interessata era bastato poco per presentare denuncia
per diffamazione. Un procedimento infinito, dimenticato per anni nelle stanze
delle commissioni parlamentari, infarcito da ricorsi sull'insindacabilità
dei pareri degli onorevoli e finito con un ricorso della procura di Como alla
Consulta per risolvere definitivamente il caso con un "conflitto di attribuzioni". Tutto inutile per l'ex ministro per evitare il processo. 3 marzo 2007 |
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