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Avvenimenti Italiani
Milena Gambanelli Marcello Dell’Utri Salvatore Cuffaro Chi è Salvatore Cuffaro detto “Totò” ?
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libera” a Forza Italia Silvio e
Marcello..amici di mafia? |
Mafia..censura in Tv La destra si scatena per
un'inchiesta di "Report". E Cuffaro ottiene una trasmissione riparatrice In verità i legami fra Cosa Nostra
e politica erano stati appena sfiorati dal programma di Raitre,
forse nell'illusione di scampare alla mannaia. Ma
ormai nella maggioranza dei "61 collegi su 61" basta la sola parola
"mafia" per scatenare reazioni isteriche, violente e a volte
ridicole. Come la richiesta di ottenere una
"trasmissione riparatrice" su Raidue per
"mostrare l'altro volto della Sicilia", avanzata da Cuffaro e prontamente accolta dallo
spaventapasseri di destra piazzato alla direzione generale della tv pubblica,
Flavio Cattaneo. Che ci
faranno vedere, carretti e balli folcloristici? Sono anni che in tv, Rai o Mediaset, ci fanno vedere l'altro volto della Sicilia,
quello falso, dove la mafia non esiste. Il torto di Milena Gabanelli e degli inviati di Report
è di aver ricordato che la mafia invece esiste ed è
tornata a controllare il territorio. Non si sono visti scoop o rivelazioni
clamorose nella puntata dell'altra sera. Soltanto
l'ostinato, intelligente racconto di che cos'è la nuova criminalità
organizzata, attraverso episodi piccoli e grandi. I tre incendi
al locale gestito dal capo dei commercianti anti
racket del siracusano, scanditi ogni nove mesi
esatti, nell'incredibile impotenza delle forze dell'ordine. Le strane
fughe a un passo dall'arresto di Bernardo
Provenzano, che dev'essere
da trent'anni l'uomo più fortunato del pianeta
oppure uno che ha buoni informatori nelle istituzioni. Un'inchiesta seria,
documentata, equilibrata, che ha dato voce per una volta alla Sicilia del
coraggio e dell'onestà, l'ha fatta sentire meno sola. Un ottimo esempio di
quel servizio pubblico che tutti, a parole, invocano dalla
Rai. La censura a Report è l'ultimo episodio
di una lunga storia di televisione di regime,
cominciata nel 2001 con la vittoria di Berlusconi e
il proclama di Sofia contro Biagi e Santoro,
proseguita con l'epurazione della satira e dell'informazione indipendente,
fino alla grottesca sospensione del Molière di
Paolo Rossi domenica scorsa. Ma è anche l'episodio
più grave e triste, nella sua cinica prevedibilità. E' prevedibile ma deprimente che un
personaggio come Totò Cuffaro, che deve rispondere
alla giustizia dell'accusa di favoreggiamento alla mafia, scateni
pubblicamente l'ennesima campagna contro l'antimafia. E' altrettanto scontato
ma triste che Forza Italia, il cui fondatore Marcello Dell'Utri è stato condannato in primo grado a nove anni per
concorso esterno in associazione mafiosa, metta alla
gogna chi indaga sulla mafia. Possibile che nessuno, nel centrodestra, provi imbarazzo
per questo processo alla rovescia? Non ci aspettiamo grandi prove di senso
dello Stato dalla maggioranza. Ma se è vero che " E dunque perché lasciar parlare su
questi temi soltanto una compagnia di indagati o
condannati? Quanto al danno che queste
inchieste e perfino alcuni sceneggiati produrrebbe all'immagine della Sicilia
e dell'Italia, vecchia accusa di Berlusconi,
bisogna mettersi d'accordo. Un episodio come questo è destinato a fare il
giro del pianeta, portando l'immagine più desolante di un'Italia omertosa,
governata da amici degli amici. Qualche mese fa le Monde ha rappresentato una vignetta con Berlusconi
che presentava la sua squadra. Da una parte un gruppo di
ciechi col bastone e i cani: "I miei elettori". Dall'altra
un pugno di ceffi con coppola e occhiali da sole: "I
mie collaboratori". La battuta è stata ripresa da tutte le
televisioni del mondo, tranne una. Davvero un bel colpo
d'immagine, altro che " Curzio Maltese – 18 gennaio 2005 Marcello, con Silvio Berlusconi
dalla Statale al Tribunale Marcello Dell'Utri, nato a Palermo l'11 settembre 1941, senatore della
Repubblica eletto nel collegio di Milano-Centro nel
2001, già deputato
nazionale (eletto nel 1996) e parlamentare europeo (nel 1999); dirigente
d'azienda, stando alla biografia consegnata agli archivi del Senato
(www.senato.it). Dell'Utri
ha un fratello gemello con cui è stato allievo del liceo Don Bosco dei
Salesiani, dove studiavano anche Carlo Vizzini e
Francesco Musotto (e qualche anno dopo Gianfranco Micciché). Assieme al Gonzaga
dei Gesuiti, frequentato invece da Leoluca Orlando e Vito Riggio,
Sergio D'Antoni e Luigi Cocilovo (e prima dai fratelli Sergio e Piersanti Mattarella), i due
istituti religiosi rappresentano le istituzioni "in" della città. Fare le scuole in uno dei due collegi
più in voga del capoluogo siciliano significava (e significa tuttora) entrare
senza barriere nel "gotha" dei rampolli rampanti. E difatti da
quelle due scuole sono uscite intere generazioni della classe dirigente
palermitana e siciliana: politici, uomini d'affari, magistrati e avvocati;
alti burocrati e professionisti di vaglia; dirigenti bancari e alti gradi
militari; notai e più o meno l'intero corpo accademico
dell'università. Le passioni del giovane Marcello
sono andate rafforzandosi negli anni: per il pallone, per i libri meglio se
antichi e rari, per la pubblicità e - ça va sans dire - per il Cavaliere, conosciuto negli anni
Sessanta alla Statale di Milano, dove Dell'Utri ha
frequentato La liaison con Silvio Berlusconi
è andata stringendosi da allora, e poi si è concretizzata con i primi
incarichi fiduciari nell'Edilnord, la società
edilizia messa in piedi dal giovane Silvio, da cui tutto è cominciato:
costruzioni, televisioni, pubblicità, successi economici e mediatici, nascita
e ascesa politica. E Dell'Utri sempre lì, sodale e
amico e fiduciario e consigliere e uomo di punta: da allenatore della
squadretta dell'Edilnord (dopo aver fatto
esperienza nella palermitana Bacigalupo) ad
assistente nella stessa società di costruzioni, e poi su su fino alla piena e totale condivisione
dell'avventura di Publitalia, la società di
raccolta pubblicitaria delle reti del Biscione italiane
ed estere, di cui Dell'Utri è stato dirigente,
presidente, amministratore delegato. Fino al 1995, fino
all'elezione in Parlamento, muovendosi in simbiosi e in parallelo con la
discesa in campo del Cavaliere, di cui è stato promotore, sostenitore, fondatore
di Forza Italia. Adesso autore della scelta di puntare su quei mille
giovani "azzurrini" che andranno a sostituire su tutto il
territorio nazionale la "vecchia guardia"
logora e rintronata. Per questo è stato promosso sul campo, assieme al
redivivo Tremonti, nel gruppo ristretto che governa
i vertici del partito. Fondatore anche dell'associazione
culturale "Il circolo", con più di 100 sedi in tutte le provincie italiane, Dell'Utri è
lo scopritore e il "creatore" dei giovani di punta e di bella presenza
- alla Micciché, alla Fitto
- che costituiscono l'ossatura locale e il potere reale di Forza Italia sul
territorio, oltre che esserne i "collettori" di voti, premiati con
incarichi di governo e sottogoverno e con governatorati regionali. Il sodalizio è andato avanti
ininterrotto, sempre più stretto, comprese le disavventure giudiziarie e le
"ombre" sui collegamenti con la mafia, a cominciare dalle dicerie
sui soldi di Cosa Nostra procurati da Marcello per finanziare l'avventura
televisiva di Silvio, decollata davvero su tutto il territorio nazionale solo
per merito di un decreto varato nottetempo dal governo di Bettino Craxi e approvato in un fiat, per finire a quella strana
imbarazzante presenza in veste di "stalliere" di Vittorio Mangano,
mafioso morto recentemente condannato per aver riciclato i soldi della
Cupola, approdato nella residenza di Arcore proprio su raccomandazione di Dell'Utri, benché all'epoca nella villa non ci fossero
quadrupedi da strigliare. Il senatore ha firmato, nel corso
del suo attuale mandato a Palazzo Madama, 24 atti e disegni di legge tra cui:
il documento (371) per l'istituzione della Commissione parlamentare
d'inchiesta sull'affare Mitrokin; la "ratifica
ed esecuzione dell'Accordo tra Italia e Svizzera che completa Gemma Contin – 12 dicembre 2004 Con il 53% dei voti il Governatore uscente della Regione Salvatore Cuffaro ha sconfitto Rita Borsellino , che ha totalizzato
il 42% dei voti, riconfermandosi alla guida della Sicilia.Rita
Borsellino è stata sconfitta. La maggior parte dei siciliani ha votato la
mafia. Rita Borsellino è stata sconfitta. Da un candidato che è
sotto processo per favoreggiamento a Cosa Nostra e tutti lo sapevano. Giorgio Bongiovanni 30 maggio 2006 Giuffrè: "Nel 2001 Cosa
Nostra era con Cuffaro" "Il sottoscritto non
ha mai cercato appoggi elettorali in ambienti mafiosi, che invece sembrano
avere assunto le loro determinazioni in ragione di squallidi
e vergognosi calcoli di potere". da: Centoventi La prima volta di Cuffaro
alla sbarra ''Sono qui per portare il
mio contributo e fare chiarezza in questa vicenda''.
Forte del consenso che i siciliani gli hanno nuovamente confermato, il
presidente della Regione Salvatore
Cuffaro si è presentato ieri
in aula a Palermo, per partecipare e rispondere al processo che lo vede imputato di
favoreggiamento a Cosa Nostra e di violazione di segreto d'ufficio,
l'ormai famoso ''processo alle talpe alla Dda di Palermo''.
Un'inchiesta che, potremmo dire, viene da lontano. Cuffaro
è accusato di aver mantenuto un continuo rapporto con il boss di Brancaccio Giuseppe Guttadauro
attraverso Domenico
Miceli, ex assessore comunale di Palermo, dimessosi
tre anni fa per il coinvolgimento nell'inchiesta. Una
''relazione pericolosa'' confermata da numerose
intercettazioni. Guttadauro, ex medico,
avrebbe gestito e costruito insieme a Michele Aiello,
proprietario di due importanti cliniche palermitane, un vero e proprio
sistema di controllo della sanità pubblica e privata. Dai
tariffari, ai concorsi, agli appalti, tutto questo non senza l'aiuto del
potere politico. Totò
Cuffaro ha risposto per quasi quattro ore alle
domande dei pm Michele Prestipino, Nino Di Matteo
e Maurizio De Lucia. Il governatore ha
parlato dei suoi rapporti con Domenico Miceli, ex assessore comunale dell'Udc sotto processo per concorso in associazione mafiosa,
e quelli con il medico Salvatore Aragona,
anche lui accusato di collusioni con i boss. Ma anche dei suoi rapporti con
l'ex maresciallo dei carabinieri, Antonio Borzacchelli, ex deputato regionale
dell'Udc ed imputato per concussione. L'apparente
serenità di Cuffaro è stata turbata solo quando il governatore ha più volte lamentato il tipo
di domanda posta, rivolgendosi direttamente ai magistrati: ''Lei non può chiedermi
questo...'', oppure ''La domanda me
l'avrebbe dovuta porre in modo diverso''.
Tutta una serie di puntualizzazioni che hanno portato il pm Maurizio De Lucia a richiedere l'intervento del
presidente Alcamo. Quest'ultimo ha infatti ricordato a Cuffaro: ''Lei può non
rispondere alle domande, ma non criticare le domande oppure chiedere di
modificarle...''. |