Corrado Carnevale

 

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Corrado Carnevale…amico della mafia

Concorso esterno in associazione mafiosa. Questa è l' accusa che pende sul capo di Corrado Carnevale. Sarà infatti un processo, fissato per il 22 giugno prossimo, a decidere se l'ex presidente della prima sezione della Corte di Cassazione è davvero un giudice "ammazzasentenze". E non solo.
Ieri, a tarda sera a Palermo, e dopo otto ore di discussione, il giudice delle indagini preliminari Bruno Fasciana ha rinviato a giudizio Carnevale con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Un'accusa pesante a conclusione di anni di indagini della Procura di Palermo che ha raccolto le dichiarazioni di numerosi pentiti di mafia i quali hanno sostenuto che Corrado Carnevale era il "referente" di Cosa nostra in Cassazione, dove molti processi a boss e gregari di Cosa nostra sarebbero stati "aggiustati". A giudicare Corrado Carnevale sarà la sesta sezione del tribunale presieduta da Giuseppe Rizzo, lo stesso magistrato che nei giorni scorsi ha assolto l'ex presidente della Provincia, l'avvocato Francesco Musotto, esponente di Forza Italia, anche lui accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.

Corrado Carnevale ha saputo subito del verdetto del gip Fasciana, che ha deciso il suo rinvio a giudizio dopo avere ascoltato l'accusa, rappresentata dal procuratore aggiunto Guido Lo Forte e dal sostituto Gaetano Paci, e la difesa dell ex presidente della prima sezione della Cassazione. Il magistrato non ha voluto rispondere alle domande dei giornalisti che hanno atteso fino a tarda sera l'esito dell'udienza preliminare ma il suo legale, l'avvocato Salvino Mondello - genero di Carnevale - ha sostenuto di essere "deluso" dalla decisione del giudice Fasciana "perché ritenevamo che non c'erano i presupposti per il rinvio a giudizio".
L'accusa della Procura di Palermo contro Carnevale è raccolta in migliaia di pagine - oltre settemila - contenenti, oltre alle dichiarazioni dei pentiti, trascrizioni di intercettazioni telefoniche ed ambientali. L'indagine a carico del giudice "ammazzasentenze" è strettamente collegata a quella che ha portato a giudizio l'ex presidente del Consiglio Giulio Andreotti. L'ottavo capitolo dell'atto d'accusa dei magistrati palermitani contro Andreotti è quasi interamente dedicato proprio ai rapporti tra l'ex presidente del Consiglio, l'eurodeputato Salvo Lima e gli esattori Ignazio e Nino Salvo (i primi due uccisi in agguati mafiosi, il terzo morto per cause naturali alla vigilia del primo maxiprocesso). La parte più corposa dell'inchiesta sul giudice è proprio quella relativa ai processi che avrebbe manovrato. E come Andreotti, Carnevale è chiamato in causa da numerosi pentiti di mafia tra i quali Francesco Marino Mannoia che ha fornito dettagliati particolari sul ruolo del magistrato nell'aggiustamento dei processi. Mannoia ha detto ai magistrati: "Il giudice Corrado Carnevale è stato sempre avvicinabile anche perché era vecchio amico di Francesco Madonia, detto "Ciccino", (ucciso in un agguato mafioso ndr), padre di Piddu Madonia. Attraverso lui e poi attraverso suo figlio si sono avuti sempre contatti con Carnevale". Marino Mannoia non è il solo pentito che accusa Carnevale, altri collaboratori di giustizia - e tra questi anche Tommaso Buscetta e Gaspare Mutolo - hanno sostenuto la stessa tesi: "Carnevale era una garanzia".

Più volte ascoltato dai giudici palermitani, Carnevale ha sempre negato di avere "aggiustato" processi sostenendo di avere applicato sempre la legge. In numerose intercettazioni telefoniche ha più volte espresso pesanti giudizi sui colleghi magistrati che avevano istruito i processi di mafia che lui annullava: tra questi anche il giudice Giovanni Falcone. Dopo una serie di indagini tra il '91 e il '92 per le quali fu prosciolto, l'"ammazzasentenze" finì nel mirino dei pm di Palermo un anno dopo l'uccisione de l'eurodeputato dc Salvo Lima. Dopo una prima richiesta di archiviazione, da Roma e Firenze giungevano nuovi atti, intercettazioni e testimonianze di pentiti che nel ' 95 riaprirono il fascicolo contro l' "ammazzasentenze".

 

Le tappe del processo e delle indagini

Passo per passo le accuse al magistrato. Gli intrecci col processo Andreotti

Le indagini sull' ex presidente della prima sezione della Cassazione Corrado Carnevale furono avviate nel marzo del 1993, un anno dopo l' uccisione dell'eurodeputato della Democrazia Cristiana Salvo Lima. Il 3 aprile del '95 la procura di Palermo chiese l' archiviazione del procedimento ed il gip la accolse. Ma il 26 aprile di tre anni fa il procuratore della Repubblica a Roma trasmise ai colleghi di Palermo una serie di atti che riguardavano Corrado Carnevale, in particolare intercettazioni telefoniche dalle quali emergevano i rapporti tra il magistrato ed alcuni "indagati romani", mentre da Firenze giungevano anche le dichiarazioni rese dal collaboratore Gaspare Mutolo, secondo cui Carnevale era "avvicinabile" per i boss di Cosa nostra.

Il 29 aprile del 1995 Carnevale era nuovamente iscritto nel registro degli indagati di Palermo. Sono 15 i pentiti che insieme al dichiarante Giovanni Brusca ricostruiscono, agli atti dell' accusa, l' "alta considerazione" in cui l' ex presidente della prima sezione veniva tenuto da Cosa nostra. Di Carnevale parlano, fra gli altri i pentiti Balduccio Di Maggio, Francesco Marino Mannoia, Mario Santo Di Matteo e Pasquale Di Filippo. Per tutti i collaboratori di giustizia, "era pacifico", "assodato", che il vertice mafioso avesse un filo diretto con il presidente Carnevale e fosse dunque in grado di influire sulle sentenze dei processi di mafia.

Pur con una sua struttura autonoma il processo a Corrado Carnevale è legato strettamente all' impianto accusatorio di quello a carico di Giulio Andreotti. Il nome di Carnevale, infatti, ritorna ripetutamente negli atti processuali che riguardano il senatore. L' ex presidente della prima sezione della Cassazione viene indicato come lo snodo operativo - secondo le ricostruzioni della pubblica accusa- in grado di dare uno sbocco "tecnico" ai processi, al loro "aggiustamento". Varie indagini hanno scandagliato i rapporti tra Andreotti e Carnevale, hanno ricostruito le loro occasioni di pubblico incontro, ad esempio in occasione del premio letterario "Fiuggi". Ancora si è cercato di stabilire se Carnevale abbia o meno ricevuto appoggi politici dal senatore nella sua carriera e se Andreotti od il suo entourage abbiano influito sull' iter di assegnazione dei processi presso la Suprema Corte. Andreotti ha escluso propri rapporti con il magistrato, aggiungendo di avere anche preso le distanze da sentenze della prima sezione della Cassazione in materia di delitti mafiosi. La pubblica accusa ha, di contro, proseguito sulla strada intrapresa, mettendo anche in evidenza altri presunti canali politici locali tra boss e giudice, agevolati dall' origine siciliana del magistrato.

6 aprile 1998

 

 

 

 

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Carnevale assolto: non è amico dei mafiosi

La sentenza d’assoluzione

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Corrado Carnevale

Falcone o Carnevale?

 

 

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