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L’ultima estate di
Roberto Calvi |
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A V V E N I M E N T I I T A L I A N I |
Roberto Calvi Nell’estate del 1981 Flavio Carboni era molto impegnato nello stabilire buone condizioni con Roberto Calvi ( che
aveva conosciuto l’anno prima), in quel momento assillato da frotte di
creditori e alla ricerca di contatti importanti. Il presidente dell’Ambrosiano
era stanco e depresso: il 20 maggio 1981 era stato arrestato per reati
valutari, l’8 luglio aveva inscenato un tentativo di
suicidio nel carcere di Lodi, il 22 luglio era stata finalmente concessa la
libertà provvisoria. Tra i suoi desideri c’era quello di conoscere il Gran
maestro Armando Corona, che stava per prendere le redini del Grande Oriente
d’Italia. Per qualche motivo Calvi riteneva indispensabile ottenere,
tramite il Gran Maestro l’appoggio della Loggia D’Inghilterra: si era
poi convinto che il faccendiere sardo
avesse relazioni politiche che potevano tutelarlo anche dell’intenzione di Carlo De Benedetti
di impossessarsi della sua banca. Era stato Pazienza, appena reduce da
un’operazione di mediazione nel
sequestro Cirillo, a presentare Calvi a Carboni e si adoperò per organizzargli una vacanza distensiva. Balducci, ancora
vivo, mise a disposizione la sua villa in Sardegna, ma poi fu ritenuta non
all’altezza, la scelta cadde sul Monastero, una tenuta di proprietà dell’immobiliarista milanese Giancarlo Cabassi
e Porto Rotondo. Sarà lì che Calvi trascorrerà le ferie con la moglie in
compagnia di Francesco Pazienza e della fidanzata di questi, Marina
De Laurentis. Flavio
Carboni Non lontano, a Porto Cervo, c’era Flavio Carboni, che
presentò a Calvi il consigliere economico di Andreatta,
Carlo Binetti, l’editore Carlo Caracciolo
( E come potevano tutti questi
gentiluomini muoversi con tanta libertà, addirittura sotto l’ombrello dei
servizi segreti? Siamo in presenza di una situazione
di assoluta illegalità, che dimostra come la mafia a Roma fosse riuscita a
diventare parte integrante di un sistema di potere degenerato, che per
gestire i propri interessi aveva bisogno di una struttura occulta, di un
braccio armato in grado di intervenire nei conflitti di interesse in un
concetto di complicità e ricatti al più alto livello. Perfino la “rete parallela” del Super Sisdi
degli anni settanta, nelle
sua varie articolazioni
fasciste e terroristiche, rischia di apparire una nobile istituzione,
rispetto alla degenerazione di quest’intreccio
politico, criminale di intelligence. Frequentazioni innominabili quelle
di Calvi nella sua ultima estate, che costituiscono l’antefatto della tragica
morte avvenuta il 18 giugno del 1982. Soltanto di recente, dopo venti anni, la procura
di Roma ha finalmente riaperto le indagini sulla fine del banchiere,
affermando per la prima volta che si trattò di
omicidio e non di suicidio come hanno voluto farci credere in questi anni. Le
perizie hanno dimostrato ciò che a tutti appariva logico fin dall’inizio, e cioè che un uomo di oltre 60 anni e dal peso superiore agli ottanta chili non
avrebbe potuto arrampicarsi sull’impalcatura sul Tamigi , e tantomeno impiccarsi con complicate acrobazie. Il crack
dell’Ambrosiano e
il delitto Calvi sono una storia molto lunga, che meriterebbe un libro a
parte, per le infinite connessioni, sia politiche che delinquenziali con
ambienti insospettabili di organismi dello Stato, E’ molto probabile che il delitto Calvi sia stato
“commissionato”, Calò e stato certamente il tramite,
ma anche fatti precedenti avevano portato a galla la terribile connection che
circondava il banchiere. Dietro l’uccisione della mafia c’è la mafia, dicono i
pentiti:< Una grande quantità di denaro dei
mafiosi era stato investito in attività immobiliari e in operazioni di
riciclaggio attraverso il Banco Ambrosiano, soldi che erano stati perduti, E
poi il banchiere sapeva troppe cose, le preoccupazioni giudiziarie lo avevano
mandato fuori di testa e minacciava di parlare. Andava eliminato.> La
stessa sorte che anni dopo vedrà Michele Sindona
morire per la famosa tazzina di caffè al cianuro. L'omicidio dimenticato A Roma è in corso il processo per l'assassinio di Roberto Calvi. I giornali se ne
disinteressano, ma seguirlo può essere utile per capire l'Italia di ieri e
quella di oggi, scrive Philip
Willan. Nel quasi totale
silenzio dei mezzi di comunicazione, a Roma si sta svolgendo un processo
importante per la storia d'Italia. È uno di quei procedimenti che
meriterebbero la definizione di "processo del secolo": quattro
uomini e una donna sono accusati dell'omicidio di Roberto
Calvi, il "banchiere di Dio" e del potere secolare
nell'Italia del dopoguerra. |
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