Via Caetani…una Renault rossa…

 

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Via Caetani e la Renault rossa

 

 

Questo fagotto gettato dietro il sedile posteriore della Renault  color amaranto parcheggiata in via Caetani è il corpo di Aldo Moro. E’ un fagotto informe, avvolto in una coperta di lana color cammello, con un bordo in raso, una coperta come c’è ne sono tante in quasi tutte le nostre case. Il sedile è leggermente inclinato verso l’avanti. La macchina ha gli sportelli aperti. A pochi metri ci sono Cosina, Darida e Lettieri, il procuratore generale Giovanni De Matteo, il capo della polizia Parlato, il generale Corsini comandante dei carabinieri, rivolge uno sguardo interrogativo verso Cossiga: << Si, è Moro >> risponde il ministro degli interni a voce bassissima.

La Renault è parcheggiata contromano, il muso rivolto verso via dei Funari, sotto una impalcatura metallica che protegge i lavori di restauro della chiesa di S.Caterina. E’ una vecchia macchina, impolverata,.maltenuta, la vernice della carrozzeria in qualche punto è scrostata. Con le transenne controllate dalla polizia che isolano via Castani dalla parte di via dei Funari e dalla parte di via Delle Botteghe Oscure preme, silenziosa e cupa la folla di abitanti del quartiere, giovani in maggioranza. Alcune donne si allontanano, correndo. Una prendendo per il collo un bambino, grida: << c’è una bomba, c’è una bomba>>.

Non è vero, ma attorno alla macchina abbandonata c’è il vuoto. << E’ meglio non avvicinarsi>> avverte Cossiga, << aspettiamo gli artificieri>>. Ci sono molti bossoli.

 

C’è qualche istante di irreale silenzio attorno a quella bara di metallo dentro la quale è rinchiuso Moro. Poi qualcuno si avvicina alla porta posteriore della macchina. Oltre a Cossiga ci sono Bonifacio, Pecchioli. Un ufficiale di polizia alza un lembo della coperta di lana giallino: si intravede la faccia di Moro, gli occhi semichiusi. La barba lunga, bianchissimo il collo della camicia.

Da via delle Botteghe Oscure, chiusa al traffico giunge un rumore di grida e imprecazioni. C’è gente arrampicata sulle auto in sosta, abbarbicata alle inferriate dell’Istituto Pontificio di S. Lucia. C’è gente che arriva correndo,chiedendo notizie, premendo contro i cordoni della Guardia di Finanza, della Polizia e dei Carabinieri. Arriva Gonella, sembra piccolissimo e con le labbra tremanti. Arriva un vecchio sacerdote, la stola violetta gettata di traverso su una tonaca consunta, l’ampolla dell’olio santo tra le mani, si chiama padre Damiani, è stato avvertito da due agenti di polizia, pochi minuti fa arrivati in piazza del Gesù. Sono le 14.45, padre Damiani traccia un segno di croce sulla fronte ghiaccia di Moro e impartisce l’assoluzione.

Alle 15,arriva un’ambulanza dei Vigili del Fuoco mentre la folla ondeggia, preme pericolosamente e scoppia qualche piccolo incidente. Bastano pochi minuti, poi l’ambulanza scortata dalle auto della Polizia, parte in direzione dell’istituto di Medicina legale dove avrà luogo l’autopsia. La folla rompe i cordoni, sotto la palizzata dove era parcheggiata  la Renault color amaranto, trasportata in questura, viene posata una bandiera bianca della DC, tre rose e alcuni cartelli scritti a man: << Moro siamo tutti con te>>.

 

Una telefonata anonima pervenuta poco dopo le 13.30 al centralino della Questura aveva avvertito: << In via Caetani c’è un auto rossa con il corpo di Moro>>. Immediatamente scattava l’allarme, mentre nella zona, invasa da polizia e carabinieri, si diffondeva che una bomba stesse per esplodere. Il ritrovamento del cadavere è avvenuto poco dopo. Qualche minuto prima delle due, i segretari di tutti i partiti politici sapevano che il cadavere ritrovato nella Renault rossa targata Roma N56786,( una vecchia targa che era appartenuta ad un’Alfetta le cui targhe erano state riconsegnate all’ufficio della motorizzazione di Napoli) era quello di Aldo Moro.

Via Michelangelo Caetani è una strada molto frequentata, in cui è estremamente difficile trovare posto per parcheggiare, è quindi possibile, e lo confermano alcune testimonianze, che la macchina è stata portata sul posto nelle prime ore del mattino, tra le 7 e le 8 . E li lasciata con il suo tragico carico, fino a quando gli assassini  hanno ritenuto opportuno avvertire.

In un angolo del bagagliaio, dalla parte dov’è sistemata la ruota di scorta sulla quale poggiava la testa di Moro, c’erano anche le catene da neve, e qualche ciuffo di capelli grigi. Questo particolare può far pensare che la macchina con il cadavere abbia percorso un tragitto accidentato, durante il quale il corpo avrebbe subito dei sobbalzi. Ai piedi del cadavere c’era una busta di plastica contenente un bracciale e l’orologio. Il corpo di Moro, quando è stato estratto dagli artificieri, era ripiegato e irrigidito. Indossava lo stesso abito scuro del giorno del rapimento,un abito blu, con la camicia bianca a righine, e la cravatta ben annodata. L’abito era macchiato di sangue, sul petto di Moro erano stati premuti alcuni fazzoletti per impedire che il sangue sgorgasse dalle ferite. Nei risvolti dei pantaloni è stata trovata una notevole quantità di sabbia e di terriccio.

 

La morte risaliva certamente a molte ore prima, forse all’alba di ieri, martedì, forse addirittura al pomeriggio del giorno precedente.

Sotto il corpo e sul tappeto dell’auto c’erano bossoli di proiettile 7.65 e 9 corto.. La presenza dei bossoli faceva pensare che l’esecuzione fosse avvenuta all’interno della stessa auto, ma i primi rilievi, effettuati in serata all’istituto di medicina legale, sembrano suggerire una sequenza se possibile ancora più spietata e agghiacciante, Moro sarebbe stato ucciso con una raffica di pistola mitragliatrice, calibro 7,65 0 9 corto dotata di silenziatore ,( forse una Skorpion, arma di fabbricazione cecoslovacca, la stessa arma che uccise il giudice Coco  a Genova nel 1976.). Almeno 11 fori che hanno squarciato il petto del prigioniero inerme.

 

Moro è stato ucciso in piedi, la faccia rivolta verso gli assassini, d’istinto ha portato la mano sinistra al cuore, un dito era lacerato da un proiettile. Indossava la canottiera  e la camicia, non aveva scarpe. Tacce di sabbia sono state ritrovate infatti non soltanto nel risvolto dei pantaloni ma anche sui calzini, mentre le scarpe appaiono pulite. Il cadavere presenta un’altra ferita, su una coscia, una piaga purulenta mai curata, è probabile che sia una ferita d’arma da fuoco ricevuta il giorno dell’agguato di via Fani.

I killers hanno poi trascinato il cadavere su un terreno sabbioso e con qualche ciuffo di vegetazione, piccole spighe d’erba di campo, sono rimasti infatti impigliati nei calzini. Poi i killers lo hanno vestito con il gilet, la cravatta e l’abito blu, gli hanno infilato le scarpe, hanno recuperato i bossoli e gettati all’interno della vettura e dal luogo della feroce esecuzione si sono diretti verso il centro di Roma, fino alla strada, non scelta per caso, trovandosi a pochi metri dalla sede del PCI  e della DC, quasi un macabro avvertimento e un’ultima sfida alle forze di polizia che controllano giorno e notte l’intera zona.

Avvenimenti Italiani – 9 maggio 2006

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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