|
Avvenimenti
Italiani
I funerali dei contadini uccisi La scheda Altri articoli Lotte contadine e governo latifondista Quei
contadini aspettano ancora Ernesto Treccani “L’occupazione delle terre” |
Le
lotte contadine e la strage di Melissa IL cielo di quel sabato 29 ottobre 1949 era coperto
da nuvole, il vento soffiava leggero, gli alberi annunciavano con la loro
nudità l’arrivo dell’autunno. Donne e uomini Melissesi
si apprestarono quella mattina ad occupare le terre incolte nella zona di Fragalà, a pochi chilometri dal paese. Giunsero in mattinata con attrezzi da lavoro, asini, caprette, cibo
e acqua. Lo stesso giorno arrivarono a Melissa da Bari un centinaio di
poliziotti chiamati dal proprietario Berlingieri,
con l’intento di combattere quello che sembrava agli occhi del marchese un
sopruso. Furono ospitati a pranzo dal marchese per dirigersi verso le
campagne di Fragalà subito dopo. Il paese chiedeva
di coltivare e rendere produttive le terre per sfamare i propri familiari.
Bisognava lottare contro lo strapotere degli Agrari che nel Meridione
d’Italia possedevano senza titoli parte dei terreni
demaniali. Dopo la fine della seconda guerra mondiale, era tornata a casa
molta gente, altri avevano perso la vita per difendere l’Italia dal
nazifascismo. A Melissa la situazione economica era al
quanto precaria, la disoccupazione altissima e la fame era al limite
ultimo di sopravvivenza. Spinti dalla disperazione, dalla rabbia, dalla fame,
e uniti da obiettivi comuni gruppi di contadini iniziarono, come avevano
fatto anche negli anni prima e dopo il primo
conflitto mondiale i loro padri e nonni, ad occupare terreni incolti, terreni
lasciati a pascolo per giumente e maiali, terreni pieni di sterpaglie e
abbandonati. Perché lottare e occupare le
terre? Perché quei terreni erano l’unica risorsa e l’unico
modo per sfamare la gente di Melissa tutta. |
|
|
|
|
||