Tommaso Buscetta – La mafia futura

 

 Tommaso Buscetta al suo arrivo in Italia

 

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Leggi gli articoli : Falcone e BuscettaVita di don Masino  Intervista a Buscetta

 

Un Buscetta inedito nell’intervista rilasciata a Saverio Lodato negli Stati Uniti nel 1999 –  Quarta parte

 

<< Noi, in Cosa Nostra, avevamo un medico, il dottor Maggiore, che era proprietario di due cliniche ben avviate. Ma avevamo anche il ragazzo che vendeva i fiori nelle latte di conserva di pomodoro, agli angoli delle strade e vicino ai cimiteri. Avevamo il rappresentante della birra Messina, che apparteneva proprio alla mia famiglia e diventò assessore al comune di Palermo. Era ricco. E avevamo i fornai, i direttori di banca, ma anche i ragazzi alle pompe di benzina, gli ”gnurri”, i cocchieri, e i garzoni di macelleria, che ci segnalavano tutto ciò che accadeva sul territorio. La mafia che io ho conosciuto non tornerà più. Non farà più parte di Cosa Nostra l’uomo che vendeva i fiori e si vedeva riconosciuto lo stesso rispetto che aveva il dottor Maggiore. Di Cosa Nostra faranno parte uomini con grandi uffici e centinaia di impiegati. Sotto sotto, anche loro agiranno come Cosa Nostra. Saranno molto rispettati e riveriti. E salterà per sempre il giuramento, l’iniziazione, almeno come io l’ho conosciuta. La nuova mafia sarà composta da persone molto più intelligenti di quanto lo eravamo noi, sicuramente dotate di un altro spirito. Capaci di adottare nuovi accorgimenti. Il vecchio modo di riconoscerci sarà superato. Ma ne sarà inventato un altro. Ho sentito recentemente che questi ultimi pentiti hanno raccontato ai giudici che non avevano neanche fatto in tempo a prestare giuramento. Si è creato un bel caos, non c’è che dire. Si è superata la lungaggine, è innegabile. Ma da anziano ex uomo d’onore posso dire che l’omertà resistette per decenni proprio perché la selezione era durissima, il neofita veniva studiato e scrutato a lungo prima di essere accolto e accettato.

Prima o poi, comunque, inventeranno qualcosa anche in sostituzione del giuramento. D’altra parte, la mafia si è evoluta. Io posso parlare del mio tempo. Ma anche ai miei tempi la mafia si evolveva ‘ eccome se si evolveva.

Di stereotipi, in questi anni, si è abusato. Cominciò tutto con coppola e lupara, poi venne la stagione suggestiva della << mafia dei colletti bianchi>>. Per alcuni , invece ,  i mafiosi erano e sono rimasti incolti e zoticoni. Per altri, l’autentica mafia era una società per azioni, fatta di investimenti all’estero, rimesse bancarie da un paradiso fiscale all’altro, business intercontinentali. Quando cercavi la mafia a Palermo, ti dicevano che era a Roma. Quando la cercavi a Roma ti dicevano che era a New York. Poi qualcuno cominciò ad usare il plurale: le mafie. Quando vennero assassinati donne e bambini, ci furono studiosi che arricciarono il naso, perché solitamente la mafia non ammazza né le donne né i bambini. Quando a Palermo saltò la prima Giulietta imbottita di tritolo, provocando la morte di  sette persone tra carabinieri e militari, qualcuno arricciò il naso, perché solitamente la mafia non ricorre alle stragi. I dibattiti più estenuanti , comunque ,  nascevano quando avanzavi l’ipotesi che Cosa Nostra fosse diventata tanto potente grazie ai suoi rapporti con la politica e le istituzioni. Ci sono voluti cinquant’anni per rendersi conto che il mimetismo è quasi una seconda pelle della mafia.

Tommaso Buscetta ha assistito, nella sua vita, a parecchi cambiamenti di giubba. Forse resterà convinto che se la mafia si fosse abituata o attenuta ai suoi<< principi>> originari – la difesa del debole dal sopruso del più potente - , il mondo sarebbe girato in un altro modo. Forse si accanisce ancora quando si tratta di capire chi è il vero <<traditore>> della mafia: lui, ruppe il vincolo del silenzio, o piuttosto gli altri, che calpestarono le buone regole di una volta? Forse si rimprovera ancora qualcosa nel fondo del suo animo. In ogni caso, testimoni come lui del mimetismo della mafia, probabilmente non se ne trovano più.

 

<< Durante il percorso della mia vita, questa evoluzioni l’ho vista, l’ho toccata con mano. Negli anni della guerra e dell’immediato dopoguerra, avevo un rappresentante della mia famiglia di Porta Nuova, Gaetano Filippine, che visse sempre in assoluta miseria. Non ha conosciuto il bene di possedere un’automobile, mentre alla fine degli anni cinquanta altri uomini d’onore acquistavano le prime Topolino, le prime Giardinetta. Il contrabbando delle sigarette, e poi dell’eroina, cambiò radicalmente questa situazione.

<< Conoscevo un contrabbandiere di sigarette che fu ucciso, Nunzio La Mattina. Era un uomo incapace di fare un’addizione o una sottrazione. Aprì a Palermo una fabbrica per la lavorazione dell’argento e si costruì una fortuna. Conoscevo Massimo Spadaio, altro grande contrabbandiere di sigarette e poi di  eroina, oggi detenuto. Era un uomo incredibilmente incolto, ma ciò non gli impedì di accumulare patrimoni ingenti. O Nicola Milano, che iniziò entrando in possesso di carichi di stracci che venivano inviati per beneficenza dagli Stati Uniti in Italia. Lui li comperava a Napoli e li rivendeva sulle bancarelle di Palermo, città in cui, in brevissimo tempo, insieme ai suoi figli aprì un gran numero di negozi. Abbiamo avuto dei mafiosi stupidi, apparentemente  cretini, che però, quando era necessario, andavano a sparare per uccidere. Non vanno mai sottovalutati. Ci troviamo di fronte infatti a persone ignoranti, ma con un cervello così fine che gli ha sempre permesso di far soldi e di introdursi nell’economia lecita e di alto rango. Come affronteranno il terzo millennio?

<< Da zoticoni e ignoranti che non sanno viaggiare? No. L’affronteranno da persone che si sono aggiornate e che oggi sono capaci di stare al passo con le persone intelligenti e perbene. E’ sempre andata così. E anche nel nostro ambiente ci sono sempre stati quelli che, prima degli altri, hanno avuto la furbizia di capire le tendenze future.

 

<< C’è una mafia, per esempio, che all’inizio degli anni sessanta si trasferì in Venezuela. Sono i rappresentanti  delle famiglie Cuntrera e Caruana, che in Sudamerica hanno costruito un autentico impero finanziario. Speso dimentichiamo che il Venezuela è un covo di siciliani mafiosi da quasi quarant’anni. I Cuntrera e I Caruana hanno fatto notizia ogni tanto, per qualche fuga e per qualche arresto. Ma hanno fatto molto meno notizia di quanto avrebbero dovuto. Il Giudice Giovanni Falcone fu uno di quelli che non sottovalutava il loro ruolo all’interno di Cosa Nostra. Ho citato solo qualche esempio per dire che, fino a quando non sarà seriamente affrontato il problema delle ricchezze di mafia, saremo ancora molto lontani da quella meta che in certi momento ci sembrava dietro l’angolo.

<< Non sono aggiornato sulle confische, anche perché spesso, leggendo i giornali, mi confondo con le cifre. Non credo comunque che lo Stato o le autorità giudiziarie siano riuscite a mettere le mani sulle ricchezze mafiose, se non in misura molto piccola. La ricchezza di Cosa Nostra, che è il suo capitale concreto più significativo, è stata prevalentemente realizzata con la raffinazione e la distribuzione dell’eroina alla fine degli anni Settanta e per tutti gli anni Ottanta. ( oltre 200 mila miliardi in venti anni – fonte DEA). Certo , alle spalle dell’eroina c’erano le sigarette di contrabbando, ma i due ordini di grandezza non furono mai paragonabili. Che Cosa Nostra fosse cambiata rispetto ai tempi di Gaetano Filippine, me ne accorsi proprio all’Ucciardone, in una delle tante lunghe parentesi carcerarie che hanno segnato tutta la mia vita

<<Vidi i primi Rolex, le prime camicie di seta che in pochissimo tempo diventarono segni di riconoscimento di qualsiasi detenuto mafioso. E quando uscito dal carcere me ne andai dall’Italia in Brasile, in segno d’amicizia e rispetto i boss di Cosa Nostra mi regalarono- eravamo verso la fine degli anni Settanta- cinquecentomila dollari – poco meno di un miliardo di lire ( oggi più di cinquemiliardi). Io non so niente di mafia e finanza. Io non so niente di una mafia che investe in borsa a Milano. Magari non ho sempre conosciuto gli individui di mafia capaci di operare in borsa. E non mi è mai piaciuto andarmi a infilare in vicoli ciechi. Ho sempre avuto l’abitudine di voler provare tutto quello andavo dicendo. Mi risulta, comunque, che gli investimenti nell’edilizia furono una delle occasioni d’oro di Cosa Nostra.

<< Ritengo che siano ancora molti i soldi mafiosi sotto terra. Nascosti. E’ impossibile che gli uomini di Cosa Nostra siano riusciti a mettere alla luce del sole tutte le ricchezze costruite con il traffico di droga negli Usa. Impossibile. Credo ci siano enormi ricchezze convertite in lingotti d’oro. E credo che lo Stato non sappia bene in che direzione cercare. ( Nelle banche dei paradisi fiscali nel mondo si calcola che vi siano oltre 270 milioni di dollari Fonte DEA)

Fine quarta parte

 

 

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