Tommaso Buscetta – La mafia futura

 

 

 Tommaso Buscetta

 

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Un buscetta inedito nell’intervista rilasciata a Saverio Lodato negli Stati Uniti nel 1999 –  Terza parte

 

<< La verità si ricorda sempre facilmente, sono le bugie che è molto difficile ricordare. Vengono a galla, soprattutto quando uno come me si è sottoposto negli anni a centinaia e centinaia di interrogatori. Il mio non è stato mai un calcolo mirato alla retribuzione. Il mio calcolo era sincero e leale. Ho sempre cercato di dimostrare che non c’è mai stato nessuno scopo di scambio nelle mie scelte. Ho cercato di dimostrare che alle mie spalle non c’è mai stato nessun suggeritore. Prima o poi mi sarei confuso: le mie verità sarebbero state sopraffatte dalla confusione provocata dai suggerimenti. Le trovate politiche di alcune persone per denigrarmi sono state innumerevoli, ma io seguivo la mia strada perché l’avevo scelta. E mi sono trovato sempre bene di fronte a qualsiasi Corte. Mi reputo un uomo con carattere forte.

<< Sono altre, adesso, le mie preoccupazioni… Le nuove generazioni non sanno molto di quello che è successo. Sarebbe più esatto dire che i giovanissimi non sanno neanche cos’è stata e cosa sia la mafia. Non so come  sia potuto accadere. Sono in una fase della vita in cui ci sono solo i ricordi.

Ricordo bene che quindici anni fa, nel 1984, quando iniziò la mia collaborazione con la giustizia italiana, io e il dottor Giovanni Falcone, al termine del mio primo colloquio e interrogatorio, ci eravamo illusi che la mafia questa volta sarebbe stata sconfitta, che mafia nella nostra terra non ce ne sarebbe stata mai più. A settantun anni mi devo rendere conto di aver sbagliato previsione, e insieme a me l’aveva sbagliata quel dottore al quale è stata tolta la vita.

<< Io non so quanti giorni mi restano da vivere. Ma la domanda è: quando me ne andrò, spero il più tardi possibile, ci sarà ancora la mafia? Si. Ci sarà perché non hanno più voluto combatterla.

 

<<E in questo mi sento uno sconfitto: avrei giurato, tempo fa, che avrei potuto finalmente vivere i miei ultimi anni assistendo alla definitiva scomparsa del fenomeno mafioso. Che brutto abbaglio, che errore colossale. La mafia ha assunto un ruolo molto importante più grande di quello che aveva in passato. E’ diventata un fatto politico. E’ riuscita a rendersi invisibile senza scomparire. Uno come me queste cose le capisce, le sente nell’aria, le fiuta. A casa ho un’antenna satellitare e segui ogni giorno le immagini della TV italiana, i suoi notiziari.

<<Cosa vedo? Cosa sento? Non sento più quella voglia da parte dello Stato italiano di sconfiggere la mafia. La storia si è allungata, si è allungata troppo. Si è creato uno spazio vuoto dove non c’è più il comando, non c’è più la strategia, l’intento di agire all’unanimità. Io, che ero convinto dell’imminente sconfitta di Cosa Nostra, in questo momento sento invece il ruggito mafioso alle mie spalle. Cosa Nostra è viva, e questa è una triste constatazione . Ed è viva proprio perché attorno alla mafia si fa solo e unicamente politica. E tornerà più forte di prima, mi duole dirlo. Ma la colpa non è mia. La colpa è di chi vuole che le cose si allunghino nel tempo. Non vorrei , però , che si confondesse questo mio dire, come se ci fosse stata una frenata da parte dei giudici o degli uomini delle forze dell’ordine. Loro, gli addetti ai lavori, sono sempre impegnati nella soluzione del problema.

<< Ma non passa giorno, che in Italia non si parli politicamente della giustizia; che non si dica che l’articolo 513 del Codice non è sufficientemente garantista e va rivisto; che gli avvocati non facciano sciopero. I giudici e gli uomini delle forze dell’ordine sono presi di mira, sbeffeggiati, accusati di essere dei persecutori, espressione di un potere incontrollato, quando non addirittura assassini. In America una simile situazione sarebbe inconcepibile per l’opinione pubblica; in Italia, invece, digeriamo tutto.

 

<< La mafia è insita in ogni siciliano. Il siciliano ha bisogno di piangere sulla spalla dell’amico e si crea quasi dei clan naturali. Non è una scoperta nuova. Io, siciliano, ho bisogno di sentire un gruppo vicino a me, anche se sono l’ultimo del gruppo. Non devo essere necessariamente il capo. Però, creare un clan è una cosa insita nel nostro DNA. E si può eliminare solo dando lavoro e scuola ai siciliani. Per l’Italia siamo stati il”Terzo Mondo”, ecco perché la mafia ha proliferato. Per questo motivo dico ai politici: se volete  buttarla via come ai vecchi tempi, dimenticandola, dovete sapere che vi ritroverete il serpente dentro la manica…Faccio un esempio.

<< Spesso i mafiosi vengono rimessi in libertà con un cavillo giuridico. Quando vedo persone che dopo aver commesso un delitto esce dal carcere, e solo per un cavillo,io dico: signori, ma vi rendete conto di che cos’è un mafioso che esce dal carcere trionfante?Di come metterà radici? Questa è la mia esperienza. Io lo so: quando uno esce dal carcere vincitore nei confronti della giustizia, i ladruncoli, gli scippatori, gli scassinatori sono quelli che per primi gli si avvicinano. La mafia non cresce nelle scuole. Cresca nelle strade, cresce tra la malavita. E dalla strada che viene l’uomo d’onore.

<< Viene dalla malvivenza l’uomo che va ad uccidere. Non si può prendere un dottore o un avvocato e ordinargli di andare a uccidere qualcuno. Si prende sempre uno che viene dalla strada. Se torna libero un boss grazie a cavilli e controcavilli, voi non sapete l’enorme danno che ne verrà.

<<Anni fa, quando fu istituito il confino, i boss più importanti dell’epoca, furono mandati nelle grandi e piccole città italiane dove misero radici. Venne data la possibilità a questi mafiosi di recarsi nei luoghi più disparati e di creare nuovi nuclei di persone che avrebbero potuto servirli. Quanti sono oggi i processi in Italia che vedono in testa  siciliani e palermitani affiancati però da persone di Milano, Bologna, Torino e Bergamo? Tantissimi. Insomma, non sarebbe male imparare dagli errori del passato>>.

 

Viste dall’America, l’Italia e la Sicilia sono solo un puntino. Eppure ci voleva questo palermitano<<straniero>> per cercare di spezzare la cappa fatta di silenzi e di messaggi in codice, per dire le cose che in Sicilia e in Italia ormai sono in molti a pensare. Quale triste spettacolo, anche sotto il profilo del comportamento dei media, per citare un esempio recente, l’uccisione a Palermo del funzionario della Regione Sicilia, Filippo Basile. Ucciso a colpi di pistola in pieno centro e in pieno giorno. Ucciso perchè, a detta di tutti i suoi collaboratori, funzionario irreprensibile dell’assessorato all’ Agricoltura e foreste. Ucciso perché ostacolava gli interessi della mafia. Quell’omicidio, però, ha rotto un silenzio di cartapesta che faceva comodo a molti. Guai se il clangore delle armi manda in pezzi il facile teorema: la mafia non spara perché non c’è più.

La mafia che copre i latitanti di Sicilia; che permette a Bernardo Provenzano, il nuovo capo di Cosa Nostra, di rimanere invisibile, in una clandestinità che dura quasi da quarant’anni; che fa scivolare nell’oblio ricchezze plurimiliardarie di provenienza mafiosa neppure scalfite. Quella che fa apparire quasi naturale la gogna quotidiana a cui sono sottoposti gli” addetti a lavori”, e di cui parla Buscetta. Quella, infine, che consente di porre interrogativi sulla sua forza attuale.

Ecco che allora l’uccisione del funzionario Basile diventa un fuori programma quasi ingestibile. Ecco allora i politici e i giornali parlare di delitto<< forse>> mafioso, ma << chissà>>, << certamente eseguito con modalità mafiose>> e – capolavoro di un commentatore - << se è stata la mafia, se ne deve dedurre che la mafia c’è ancora>>. Insieme alla tragedia va in scena una tipica commedia italiana, infarcita di<< non so>>, << non vedo>>, << non sento>>, << non ricordo>>, << ma lei dice sul serio che esiste ancora la mafia?>> Quel delitto, insomma, rischia di far tornare le ombre di un recente passato che si è voluto frettolosamente cancellare da tutte le mappe.

Buscetta ha sorriso quando gli ho fatto notare queste incongruenze. Mi ha detto: << Ma lei, la sta scoprendo ora l’Italia?>> Subito dopo ha iniziato un discorso apparentemente partiva da lontano

Fine terza parte

 

 

 

 

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