Tommaso Buscetta La mafia futura

 

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Tommaso Buscetta

 

Un Buscetta inedito nell’intervista rilasciata a Saverio Lodato negli Stati Uniti nel 1999 – prima parte

<< Non mi chiamo più Tommaso Buscetta. Non sono più Tommaso Buscetta. Da quindici anni mi porto dietro un nome di fantasia. Lo stesso che si portano dietro i miei familiari, che hanno dovuto condividere con me un’incredibile sorte.

Oggi mi ritrovo con una nuova identità anagrafica. Ne ho combinate tante, e probabilmente non sarà l’ultima. Calcolo di aver avuto nella mia esistenza qualcosa come duecento nomi differenti. Ho attraversato decine di confini con passaporti falsi. Una volta, a cinquant’anni, avevo un passaporto che ne dava settanta, un’altra volta, sul documento c’era scritto che avevo trentacinque anni. Oggi non sono più neanche don Masino. Nessuno mi chiama più con quel nome.

Sono stato per quarant’anni o forse più un membro della famiglia mafiosa di Porta Nuova, in una Palermo che ormai faccio fatica a ricordare. Ho perso la carica di uomo d’onore, e sono contento. Ma ho perso anche il mio vero nome. Chi sono davvero? Chi è oggi Tommaso Buscetta, nato a Palermo il 13 luglio 1928, in via Oreto. Sono un uomo che ha voluto rendersi utile alla giustizia e alla società. Anche se una parte di questa società non mi ha voluto riconoscere per nessuna ragione il merito di averlo  fatto con molta lealtà , e non ha voluto rispondere con attenzione ai problemi che ponevo con le mie parole. Non ho mai avuto alcun interesse a inventarmi cose nuove: quelle che sapevo e che so sono sufficienti. In questi anni, però, la mia vera identità, quella, che esiste in me, e cambiata. Da tempo ormai ho smesso di pensare come don Masino.>>.

 

<< Penso e mi comporto come le persone alle quali sta a cuore la legalità, ma quante sofferenze, quante ingiustizie e dolori nei miei confronti. E non parlo di ingiustizie giudiziarie, ma di ingiustizie morali che mi hanno ferito nell’animo. E se non mi hanno travolto, è perché ho creduto fermamente in alcuni funzionari di uffici giudiziari e investigativi.

Queste persone, che ora hanno preso altre strade, rimangono per me le stesse persone che mi hanno aiutato nel travaglio della mia identità. Dio mi ha assistito dando un po’ di serenità alla mia famiglia.  E’ la cosa più importante, dopo che mi sono visto crollare addosso cento vite e cento mondi. Ma anche per tutti i miei familiari, quante mortificazioni…

Questi miei  bambini che sono arrivati qui con me, negli Stati Uniti, prima si sono chiamati in una maniera, poi in un’altra. I miei figli, guardandomi negli occhi, mi chiedevano “ Papà, ma come mi chiamo? Ma questo è il mio vero nome?”. Pensavo che avrei risposto in seguito, quando fossero un po’ più grandi. Erano delle pugnalate che ricevevo dai miei figli innocenti e inconsapevoli. Erano spaesati. Ho collaborato con lo Stato, me ne sono assunto la responsabilità, ma nessuno ha mai pensato che tutte le ingiuste accuse contro di me finivano per colpire anche i miei figli, la mia famiglia. Mi ha molto aiutato in questi anni il mio particolare rapporto con Dio.>>

 

<< Non sono mai stato un bigotto, non ho mai perso il mio tempo in chiesa a confessarmi e comunicarmi. Non c’è stato mai un prete nella mia vita, io ho sempre pregato dentro il mio cuore. Prego per i miei figli, quelli vivi e quelli che non ci sono più ( il più grande e il secondo uccisi dalla mafia), per i miei genitori, i parenti,gli amici ( gli sono stati uccisi oltre 10 parenti ). Si per molto tempo le mie preghiere sono state brevi, molto brevi. Da qualche anno si sono fatte più lunghe.>>

 

<< Da quando, una certa malattia entrò nel mio corpo era un uomo abilissimo, adatto a tutto. E’ forte. Facevo ginnastica regolarmente. In carcere giocavo a pallone tutti i giorni. Forse c’è stata un po’ d’incoscienza da parte mia, anche se fisicamente sono stato sempre bene. Da due anni, con questo male, non me lo sogno più di correre, ogni  tanto sento che le forze mi abbandonano. Questo male lo combatto, mi aiuto. Ho fatto la cura Di Bella e ne ho tratto notevoli benefici, ma questo male si può sconfiggere solo se si  ha pace interiore , serenità. Fa invece molto male ricevere cattive notizie. Questo è lo specchio della mia vita attuale che posso offrirle. Se riesco a tenere la malattia il più lontano possibile da me- se Dio vorrà-  è proprio perché ho serenità , coscienza pulita e la voglia ancora di vivere,senza pretese senza paura.>>

 

<< Coscienza pulita?. Si per un’intera esistenza sono stato perseguitato ingiustamente per reati gravissimi che non ho commesso. La mia prima tragedia accadde nel 1963, quando insieme ad altri uomini d’onore, venni accusato della strage di Ciaculli, (Una “giulietta” carica di tritolo uccide sette tra poliziotti, carabinieri e artificieri.) a Palermo, in cui morirono sette carabinieri. Ci vollero anni prima che quell’imputazione cadesse, ma la mia vita era ormai segnata per sempre.

Sono stato in carcere tantissime volte, mai però per omicidio. Fui sempre prosciolto, o feci più anni di carcere di quelli previsti  dall’effettiva condanna. E dovetti aspettare il 1984, l’anno in cui conobbi il dott Giovanni Falcone, per sentirmi dire che alla giustizia italiana non risultava che io avessi mai trafficati un solo grammo d’eroina.

Ora prima di congedarmi da questo mondo così strano, vorrei avere l’ultima possibilità di dire qualcosa.>>

 

Torna Tommaso Buscetta. Torna l’uomo che quindici anni fa provocò l’impazzimento di Cosa Nostra. Torna il grande accusatore che non sono mai riusciti a zittire. Torna il testimone del quale nessuna macchina della verità riuscì a provare che mentisse. Non solo non ha staccato la spina, e avrebbe potuto farlo, ma anzi sembra infastidito che qualcuno lo abbia dato per spacciato poichè da quindici anni ha preferito il silenzio.

Fine prima parte

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Link

 

 

Intervista a Buscetta

Tommaso Buscetta seconda parte

Tommaso Buscetta terza parte

Tommaso Buscetta quarta parte

Vita di don Masino

Falcone e Buscetta

 

 

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