Brigate rosse e i “pennivendoli di regime”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A

V

V

E

N

I

M

E

N

T

I

 

I

T

A

L

I

A

N

I

 

 

 

 

Indro Montanelli

 

In un comunicato delle Brigate rosse si leggeva: << In termini militanti la funzione di un certo giornalismo si chiama << azione psicologica>>. Mediante questa azione le forze raccolte intorno al regime organizzano il discredito sulle organizzazioni rivoluzionarie, sui loro dirigenti, sui loro militanti. Rispetto a noi questa azione viene esercitata con l’obiettivo di condizionare l’opinione del semiproletario e delle aristocrazie operaie.

Manipolare le notizie e insinuare, in dosi massicce, dubbi che essi ritengono ingiustificati sono, secondo i brigatisti, la sofisticata tattica impiegata in questa guerra particolare. Ogni qual volta si parla del gruppo clandestino, dicono, vengono, avanzate troppe domande alle quali neppure si cerca di rispondere. Il comunicato “documento” delle Brigate rosse prosegue:<< Chi c’è dietro le Brigate rosse? Ma sono veramente rosse? E se fossero Brigate di regime? Domande a cui non viene data una risposta, ma solo indotta, selezionando dati stravolti che però conducono il lettore sulla spiaggia voluta. Ora, ogni combattente ha certo valutato interessi rischi impliciti nelle sue scelte. Così crediamo che abbiano fatto anche quei giornalisti che fino ad oggi hanno alimentato questo fronte. Ciò nonostante a questi seminatori di odio, dubbi, insinuazioni e sospetti diamo un ultimo consiglio: riflettano prima di stendere l’ultimo pezzo. E’ un esercizio che non costa nulla e, se  esercitato con moderazione, può anche giovare. Perché, alla guerra psicologica, risponderemo con la guerra psicologica e con la rappresaglia. (novembre 1975)

La minaccia è precisa. Un anno e mezzo dopo le Brigate rosse spareranno alle gambe “ gambizzano” Vittorio Bruno, vicedirettore del << Secolo XIX>> di Genova. Nel documento di rivendicazione lo definiscono << pennivendolo di stato>>. Il primo giugno del 1977 a tarda notte a Milano, viene ferito a colpi di pistola alle gambe Indro Montanelli , nel successivo atto rivendicativo lo definiscono :<< il noto reazionario, fondatore e direttore del << Giornale Nuovo>>, oltre ad una serie di ulteriori minacce se nel futuro continuerà la sua opera” reazionaria” . Ancora un’aggressione, come per dimostrare l’efficienza del gruppo, ancora a revolverate, a Roma, alle 10 di venerdì, un commando composto da un uomo e da una donna tenderà agguato, in via Teulada davanti l’entrata della Rai, a Emilio Rossi, direttore del <<Telegiornale 1>> Il documento , diffuso pochi giorni più tardi, riassumeranno il punto di vista delle Brigate rosse: << La stampa di regime è un elemento fondamentale della contro - guerriglia attiva, strumento per la guerra psicologica>>

Oltre ai ferimenti, le gambizzazioni, le Brigate rosse, tentano di influenzare la stampa con azioni di “condizionamento psicologico” come incendiare auto di redattori, giornalisti Rai, capi redattori, e atti incendiari a sedi di giornali in varie città italiane.

Ma poi uccidono

Il 28 maggio del 1980 le Brigate rosse – o organizzazioni vicino alle Brigate rosse – uccidono Walter Tobagi, giornalista di punta del << Corriere della Sera>> ed uomo della sinistra, socialista e vicino alle posizioni di Craxi

Carlo Casalegno viene ferito gravemente da un nucleo delle BR con quattro colpi di pistola il 16 novembre 1977,  muore il  29 novembre dopo 13 giorni di agonia. L e Brigate rosse gli sparano, brutalmente, quattro colpi di pistola di cui tre lo colpiscono in volto. L’attentato viene rivendicato quasi immediatamente con una telefonata all’Ansa . Solito il tenore della rivendicazione “ abbiamo colpito il pennivendolo di stato…..

Fonte : BR: Imputazione Banda armata e Avvenimenti Italiani

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Link

 

 

Walter Tobagi

Carlo Casalegno

 

 

Invia ad un amico

 

 

 

 

 

Inviaci i tuoi commenti e/o informazioni sull’argomento

rondarossa@tiscali.it

 

Avvenimenti italiani

rondarossa@tiscali.it