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Brigate rosse.Iniziarono così |
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A V V E N I N T I I T A L I A N I |
Un lunedì dell’ultima settimana di agosto del 1970, all’interno
dello stabilimento della Sit-Siemens di piazza Zavattari, a Milano, viene trovato un pacco di
ciclostilati . Il testo, aspro e provocatorio, illustra situazioni aziendali
mischiandole a insulti feroci contro <<
dirigenti bastardi >> e << capi reparto, aguzzini da mettere
fuori gioco >>. Il contenuto sembra una proposta di lotta, un’alternativa concreta per molti, insoddisfatti
dall’andamento delle trattative, e per altri, convinti che i sindacati non
sappiano interpretare le loro esigenze. L’esperienza dei Comitati unitari di
base – Cub - , che spesso
hanno scavalcato i sindacati, dando contenuti particolari alle trattative,
agli occhi di alcuni appare valida, non pochi operai rivendicano la propria
autonomia. Quel primo volantino, soprattutto la firma sconosciuta,
<< Brigate rosse >> lasciano più o meno
indifferenti i responsabili dello stabilimento e gli uomini dell’ufficio
politico della questura di Milano, chiamati lì per l’inchiesta. – A dire il vero giorni prima, alla fine di luglio, qualche segnale
era già stato rinvenuto in alcuni spogliatoi per gli operai, alcuni
dattiloscritti inneggianti alle “formazioni di lotta “ delle Brigate rosse – Una settimana più tardi però le Brigate rosse si fanno
ancora vive. In pieno giorno un motociclista, casco e occhialini, passa davanti
allo stabilimento Siemens di Settimo Milanese e
scaglia contro il cancello principale un centinaio
di volantini, contengono nomi ed indirizzi di dirigenti operai dell’azienda,
accusati di legami col padrone
<< che devono essere colpiti dalla vendetta proletaria >>
Stavolta, l’invito ad agire rivolto agli operai è perentorio. Anche questo documento porta la firma << Brigate
rosse >>. Presto arrivano anche gli esempi di
come, secondo i brigatisti, debba essere condotta la
<< lotta proletaria armata >>. Pomeriggio del 17 settembre, in via Moretto da Brescia, una tranquilla strada residenziale
del quartiere Città Studi, a Milano, la quiete viene interrotta alle 20,00 da due boati:
bombe contro le serrande del box di Giuseppe Leoni, direttore centrale del
personale dello stabilimento Sit- Siemens. E’il crepuscolo, nessuno ha visto nulla, nessuno
ha visto i bidoni colmi di infiammabile appoggiati
alla saracinesca. Poco dopo giunge la polizia: incollate sulla porta del
garage trova strisce di carta lunghe Quella sera in questura i dirigenti dell’ufficio politico si interrogano…” e questi chi sono?” Sembrano proprio
rossi, ma chissà, vuoi vedere che magari scopriamo che sono
fascisti?...Questo ed altro si domandarono quella sera gli investigatori. Le
indagini però prendono un indirizzo preciso: gli inquirenti ritengono che
l’attentato contro il box del dottor Leoni lo abbia compiuto qualche dipendente
spinto da rancore personale; la << firma >> non dice troppo.
<< Forse soltanto operai turbolenti >>è
la prima conclusione. La polizia è convinta che l’attività dei brigatisti sia
circoscritta agli stabilimenti della Sit – Siemens, e a rafforzare quell’opinione,
la stessa notte si registra un altro episodio. L’ingegner Villa, dirigente
centrale dell’azienda, trova infilato sotto il tergicristallo della sua auto
sportiva parcheggiata in via Vittor
Pisani, un foglio quadrangolare: “ Ingegner Villa, quanto durerà Quando andrà a denunciare il fatto,
l’ingegnere consegnerà anche un ciclostilato dal titolo << Capi,
capetti, fascisti >>. Nei mesi successivi le azioni di
questo tipo si ripetono, alla Pirelli Bicocca,
anche qui, vengono volantinati nomi di dirigenti ed
operai “ servi del padrone”. Viene divulgato un
opuscolo che riscuote un certo successo fra operai più combattivi e qualche
sindacalista, i brigatisti affermano: “ Anche in fabbrica, il padrone ha al
suo servizio un esercito di servi da usare contro il proletariato. Questi
aguzzini condividono la responsabilità di chi li paga e per questo è prudente
cominciare a conoscerli e a tenerli d’occhio.” L’elenco che segue è dettagliato e circostanziato,
numeri di telefono, indirizzi, mansioni….il
primo è Ermanno Pellegrini capo delle guardie dello stabilimento, due mesi
dopo, la sua auto, una fiat 850 viene data alle fiamme. Anche l’Alfa 175 di Enrico Loriga , capo del
personale viene incendiata. I
brigatisti allargano le loro azioni anche a Roma, tentano di incendiare
l’appartamento, in via Giovanni Lanza,
a suo tempo occupato da Valerio Borghese, il principe nero, ex comandante
della << X Mas>>. E’ chiaro che le birre non
ignorano a questo punto il valore della pubblicità e le imprese vengono così
puntualmente rivendicate con comunicati in ciclostilati. In un opuscolo di 43
pagine gialle, intitolano << Classe contro classe,
guerra di classe>>. “ Compagni questi anni di lotta proletaria hanno
finalmente maturato un fatto nuovo ed un fiore è sbocciato: la lotta violenta
e organizzata dei nuovi partigiani contro il potere, i suoi strumenti e i suoi servi. Da Milano a Roma, da Trento al Sud, le
poderose e incessanti lotte proletarie hanno trovato uno sbocco facendo azioni offensive dei primi nuclei proletari della
nuova resistenza” |
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