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Le Brigate Rosse non erano sole ?

 

 

Documenti Inediti di americani: Le Connessioni Internazionali del terrorismo.

New York chi c'era dietro le Brigate Rosse? Qualche paese straniero del blocco comunista le finanziava e le aiutava? Prendevano ordini dall'estero? Avevano rapporti operativi con altri gruppi terroristici, dalla Germania al Medio Oriente? Sono domande storiche sul terrorismo, che nella prima metà degli anni Ottanta preoccupavano anche la Cia, a giudicare da una serie di documenti segreti ottenuti da La Stampa. I servizi di Washington probabilmente lavoravano da tempo su queste ipotesi, che però riemergono con forza in un rapporto del 31 dicembre 1981, inviato a Langley durante il rapimento del generale della Nato James Lee Dozier: "Nonostante i sospetti del capo del Sismi Lugaresi e di alcuni leader politici italiani, secondo cui il sequestro ha ricevuto "una mano straniera", col coinvolgimento libico, sovietico o palestinese, al momento le autorità non hanno prodotto prove per sostenere queste dichiarazioni. Durante il rapimento Moro venne sollevata la preoccupazione che la Raf tedesca avesse giocato un ruolo operativo in quel caso. Nonostante non sia mai stata mostrata una prova per sostenere questa teoria, all'inizio dell'autunno scorso un rapporto aveva dichiarato che la Raf e le Brigate Rosse avevano contatti operativi, e le Br avevano offerto assistenza ai tedeschi durante i loro attacchi della passata estate contro obiettivi americani nella Germania dell'Ovest". La questione dei collegamenti internazionali del terrorismo italiano viene approfondita in un documento più ampio dell'aprile 1982, anche alla luce dell'appello lanciato dai brigatisti nel corso del sequestro Dozier per creare un fronte unico con la Raf, gli irlandesi della Provisional Ira e i baschi dell'Eta. "Le Brigate Rosse - dice il testo - mantengono contatti con gruppi terroristici in altri paesi, alcuni dei quali risalgono ai primi anni Settanta. Verso la metà di quel decennio, le Br speravano di creare la "Terza Internazionale", un'alleanza tra estremisti europei che avrebbero scambiato armi, informazioni e consigli. Una "Risoluzione Strategica" del 1978 notava "la necessità di sviluppare al massimo livello storicamente possibile la cooperazione operativa, il sostegno reciproco e la solidarietà con altri elementi dell'internazionalismo proletario". La risoluzione menzionava specificamente la Raf e la francese Noyau Arme pour l'Autonomie Populaire. Essa nominava anche "i movimenti autonomisti che possiedono una natura socialista", incluse l'Ira e l'Eta". In seguito a quella direttiva, secondo la Cia, "le Br hanno mantenuto contatti con i terroristi francesi, e hanno formato la loro relazione più stretta con i tedeschi. I raid della polizia nei covi italiani hanno trovato armi che erano state rubate dalla Raf. Questi contatti risalgono almeno al 1972 e l'iniziativa era stata presa dagli italiani, che all'epoca si sforzavano di internazionalizzare la lotta e volevano costruire una rete di supporto logistico nei paesi vicini". I servizi segreti americani erano certi anche della pista mediorientale: "Le Brigate Rosse hanno avuto contatti con i terroristi palestinesi. I collegamenti ideologici non sono considerati importanti in queste relazioni, perché le Br sono interessate ai palestinesi soprattutto come fonte di armi: vogliono fare la loro guerra in Italia, non contro gli israeliani". Questo giudizio, però, sarebbe stato rivisto in un nuovo rapporto del 1984, redatto dopo l'uccisione a Roma di Leamon Hunt, capo della Sinai Multinational Force and Observers: "Alcuni aspetti del suo omicidio puntano verso un possibile angolo mediorientale. Infatti a Beirut la Lebanese Armed Revolutionary Fraction ha rivendicato a sua volta l'attacco, in un documento scritto a mano. Il ruolo di Hunt come "garante degli accordi di Camp David", ovviamente, ne farebbe un logico obiettivo per i radicali palestinesi o altri arabi". La Cia sottolinea che Mario Moretti e Patrizio Peci hanno rivendicato in varie occasioni l'autonomia operativa e decisionale delle Br, ma hanno anche riconosciuto "l'affinità ideologica con altri gruppi che avanzano la causa dell'internazionalismo proletario e la lotta in varie nazioni. L'omicidio di Hunt suggerisce che i brigatisti sono sempre più disposti a farsi campioni di cause che prima erano viste come il territorio di altri popoli e altre organizzazioni". Del resto un altro rapporto, dedicato alle armi usate dai terroristi italiani, notava che la maggior parte erano di fabbricazione occidentale, ma rivelava anche che alcuni leader delle Br erano stati in Libano per addestramento e rifornimento. La collaborazione col blocco comunista, però, era quella che preoccupava di più gli analisti della Central Intelligence Agency: "Il capo dei sequestratori di Dozier ha affermato collegamenti con la Bulgaria. Inoltre le Brigate Rosse hanno ricevuto assistenza dalla Cecoslovacchia. I rapporti tra i comunisti italiani e la Cecoslovacchia risalgono almeno alla fine degli anni Quaranta, quando il Pci esiliò in quel paese i suoi uomini della linea dura, ex partigiani che rifiutavano di collaborare con la nuova Repubblica italiana. Alcuni padri fondatori delle Br hanno fatto viaggi in Cecoslovacchia all'inizio degli anni Settanta, e altre visite sono avvenute nel decennio successivo". L'Unione Sovietica restava sullo sfondo, come il principale sospettato di assistenza al terrorismo italiano, però mancavano le conferme: "Molti osservatori hanno speculato sulla possibilità di sostegno finanziario esterno - l'Urss è menzionata con frequenza - ma al momento non ci sono prove solide". Anche sul fronte occidentale, poi, c'erano contatti e complicità preoccupanti. "Nel dicembre del 1980 il presidente italiano, mentre era in vacanza in Francia, si era lamentato dei terroristi che vivevano in quel paese, senza ricevere alcun fastidio da parte delle autorità locali. Un confine comune, l'esistenza di elementi simpatizzanti verso le cause comuniste o fasciste, e l'aderenza del governo al principio storico di dare assistenza ai dissidenti stranieri, hanno fatto della Francia un rifugio attraente per i terroristi italiani. Le corti locali non sono state sempre cooperative nell'estradare coloro che vedono accusati principalmente di reati politici. Le dichiarazioni del presidente italiano fecero arrabbiare le autorità francesi, e più tardi, per placare la loro irritazione, lui disse che "il cervello delle Brigate Rosse è all'estero", puntando il dito all'Unione Sovietica". La Cia, comunque, aveva notato che Barbara Balzerani "viaggia frequentemente in Francia, alimentando le speculazioni che le Br ricevano aiuti e istruzioni oltre confine". Alcune complicità, secondo i servizi americani, esistevano anche in Svizzera, Austria e Liechtenstein: "I terroristi italiani hanno acquistato armi in Svizzera. Con l'aiuto dell'ampia popolazione italiana, e dei compagni locali simpatizzanti, hanno attraversato spesso il confine svizzero quando la temperatura saliva troppo in Italia". Non era facile collegare tutti questi indizi e intervenire nei paesi stranieri che aiutavano le Br, ma la Cia era in allarme: "Non c'è dubbio che le connessioni straniere sono attive, e per noi sono una causa di grande preoccupazione".
Maurizio Molinari   30 Settembre 2003