Brigate rosse prima durante e dopo Moro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Le Br – a questo punto trecento regolari che effettuano le operazioni militari e migliaia di fiancheggiatori ( suddivisi in sette colonne), e molti più simpatizzanti ( forse qualche decina di migliaia in tutta Italia) – concludono l’operazione con quello che appare un successo, tanto più che le azioni di fuoco non sono mai cessate né prima né durante il sequestro.

Tra il 4 gennaio e il 16 febbraio vari gruppi armati uccidono Carmine De Rosa, sorvegliante Fiat di Cassino,l’agente Stefano Dionisi a Firenze, il notaio Gianfranco Spighi a Prato, a Milano vengono feriti l’industriale Armando Girotto e il direttore dell’Alfa Domenico Segala. A Roma vengono uccisi gli studenti missini Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta, dando luogo a scontri nei quali i carabinieri uccidono un altro studente di destra, Stefano Recchioni. Prima Linea uccide a Torino il maresciallo Rosario Berardi( una telefonata di rivendicazione giunge da casa Donat Cattin, Marco, il << comandante Alberto>> guida il commando).

Le Br, a loro volta, uccidono il 4 febbraio , a Roma, il consigliere di Cassazione Riccardo Palma, distaccato alla Direzione generale degli istituti di pena, dopo aver ferito, tra il 10 e il 31 gennaio, il caporeparto Fiat Gustavo Ghiotto a Torino, il capo ufficio relazioni pubbliche Sip Gabriele De Rosa , a Roma, il dirigente regionale della Dc ligure Filippo Peschiera, a Genova e il funzionario Sit-Siemens Nicola De Toma a Milano.

Durante il sequestro Moro le Br realizzano numerosi attentati: vengono uccisi due agenti di custodia, Lorenzo Cotugno a Torino,l’11 aprile, e Francesco Di Cataldo a Milano, il 20 aprile. Vengono feriti il consigliere regionale della Dc Franco Picco, a Torino il 24 marzo, l’ex presidente della giunta regionale del Lazio Girolamo Mechelli, a Roma il 26 aprile, il funzionario delle relazioni sindacali Fiat Sergio Calmieri, a Genova il 4 maggio, il caporeparto della Sit-Siemens Umberto Degli Innocenti, il 5 maggio a Milano.

Altri gruppi feriscono il professore Giuseppe Riondato, Dc, docente a Padova, il 22 aprile, il ginecologo Rodalo Ghio, a Torino, il medico del carcere Giorgio Rossanigo a Novara il 6 maggio, il partito armato ha, a questo punto, una consistenza che suggerisce a Giorgio Bocca, già comandante partigiano, questo confronto:<< I “combattenti comunisti”, come preferiscono dire, sono circa tremila, di cui la metà a livelli organizzativi primitivi. Una cifra di tutto rispetto, se si pensa che tanti erano i partigiani italiani tra il settembre’43 e il marzo ‘44prima della grande crescita primaverile>>.Cifra certo di tutto rispetto, ma che aveva di fronte un poderoso apparato di sicurezza: 80.0000 carabinieri, 100.000 agenti di polizia, servizi in fase di riorganizzazione, ma che , come si sa , avevano dimostrato di saper sgominare le Br, nascenti nel ‘72 riorganizzate nel

’74 subito dopo gli arresti di Franceschini, Curcio e la morte di Mara Cagol.

 

Oltre a tutta questa serie di uccisioni e ferimenti, le Br non tralasciarono di curare anche l’aspetto propagandistico, volantinaggi nelle sedi delle Università, in alcuni Licei di Roma e Milano, nell’infiltrarsi nei cortei studenteschi, nell’Autonomia Operaia, per alcuni serbatoio dove le Brigate rosse attingevano nuovi elementi da avviare alla lotta armata.

Tutto questo in pochi mesi, una accelerazione che porterà al culmine la lotta armata il 16 marzo 1978, dove i cinque uomini della scorta di Moro vennero annientati in una azione militare senza precedenti, definita da molti perfetta e senza sbavature, un gruppo di fuoco degno dei migliori organismi militari d’ogni tempo.

 

dai giornali dell’epoca, e da Piombo rosso di Giorgio Galli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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