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Avvenimenti
Italiani Borghese in una foto del ’43 allora
comandante della X Mas Links esterni Quella notte del 7 dicembre 1970 La scheda Mauro De Mauro La scheda |
Junio Valerio
Borghese e il Fronte Nazionale Neofascisti, fascisti, paracadutisti, ex repubblichini,
destra parlamentare e extraparlamentare, campeggi
paramilitari, squadre d'azione, attentati, complotti in Valtellina, armi,
finanziamenti industriali, rapporti con le forze armate, coi servizi segreti
italiani e stranieri, coi fascisti greci, riunioni riservate alla vigilia
delle bombe del 12 dicembre,
un uomo che scompare qualche giorno dopo (Armando Calzolari).
Se c'e' una persona in Italia che, silenziosa, spettrale, muovendosi
discretamente dietro le quinte, sembra tenere in
mano i fili della complessa ragnatela che collega i vari punti di forza e
d'azione della destra, questa persona e' Junio
Valerio Borghese, il principe nero, presidente del Fronte Nazionale. Ha 63 anni, ' pluridecorato perle
azioni svolte contro la flotta inglese ad Alessandria, Malta e Gibilterra
durante l'ultima guerra, nei diciotto mesi della Repubblica Sociale e' stato
il comandante della Decima Mas (rastrellamenti, massacri di partigiani e
popolazione civile, fianco a fianco con le SS: 800 omicidi secondo la
sentenza pronunciata nel 1949 dalla Corte Speciale d'Assise) condannato come
criminale di guerra nel 1946 rimesso in liberta'dall'amnistia
il 18 febbraio 1949. Uno dei primi presidenti onorari dell'MSI.
Al tempo della crisi di Trieste raduno' un migliaio
dei suoi ex maro' nei pressi di Treviso armati e
pronti a marciare per l'"azione Fiumana". Borghese ha sempre
cercato di dimostrare che i suoi rapporti con il Movimento Sociale erano
autonomi anche se, nella campagna elettorale del 1958, quando Nel 1967 Junio Valerio Borghese
ha fondato il Fronte Nazionale con i soci del Circolo dei Selvattici
(Roma Via dell'Anima 55). Il circolo era stato sino
allora la coperta culturale del Fronte Grigioverde un'associazione
che comprendeva, come ancora oggi il Fronte Nazionale, ex ufficiali della
Decima Mas, della Monterosa e della Etnea, piu' altri, in pensione e in servizio, di armi e corpi
diversi. Il programma politico del Fronte Nazionale: "I partiti non
devono più essere protagonisti attivi della politica, essi vanno esclusi da
ogni partecipazione di governo". "Costituzione di uno stato
forte...libertà dei cittadini intesa come osservanza assoluta e immediata
delle leggi...critica concessa se qualificata ed espressa nel
quadro degli interessi nazionali". "Assemblea legislativa
nazionale formata dai rappresentanti di categoria... ..nonche' da cittadini chiamati a tale funzione per meriti
eccezionali. Valerio Borghese non ama la propaganda politica esplicita e ha
sempre cercato di crearsi una fama di uomo al di
sopra della mischia, evitando la grossolana apologia del fascismo e di
rimanere invischiato nelle beghe che tradizionalmente dilaniano il MSI e i
vari gruppi di estrema destra. Questa riservatezza del "principe
nero" ha degli scopi ben precisi. Ad essa si
adeguano anche i principali sostenitori del Fronte Nazionale, molti dei quali
non sono neppure conosciuti. Tra quelli noti ci sono Benito Guadagni industriale, ex
repubblichino, segretario del Fronte Nazionale e finanziatore del bollettino
interno che, in dicembre, qualche giorno dopo gli attentati, ha litigato violentemente
con Borghese, e, almeno ufficialmente, ha abbandonato l'associazione facendo
cessare la pubblicazione del bollettino; l'aiutante di campo di Borghese, Arillo, il comandante Bianchini
e il vice comandante Santino Viaggio (i due che avvicinarono Evelino Loi proponendogli di compiere delle "azioni").
Nella seconda meta' di dicembre anche Viaggio ha
abbandonato il Fronte Nazionale, o almeno cosi ha
dichiarato. Poi c'e' il comandante Marzi, ex
repubblichino, residente a Milano: l'11 dicembre e' andato a Roma e' c'e'
rimasto sino alla sera del giorno dopo. E c'era, infine, anche Armando Calzolari, l'uomo scomparso la mattina di Natale e
ritrovato un mese dopo, cadavere, in fondo a un
pozzo della periferia romana. Sunto da: La strage di Stato Le
connessioni tra la scomparsa di Mauro De Mauro e il golpe Borghese Camillo Arcuri ha lavorato per
molti anni come inviato speciale al "Giorno", in seguito al
"Corriere della Sera" e per l'"Espresso". Nei primissimi
giorni del settembre del 1969, ritrovandosi all'improvviso per le mani un assai circostanziato rapporto di un ufficiale dei
Carabinieri, fattogli pervenire riservatamente dall'allora presidente della
Commissione parlamentare antimafia On. Francesco Cattanei,
sulle manovre di Junio Valerio Borghese in favore
di un sovvertimento violento delle istituzioni democratiche, si impegnò in
un'approfondita indagine giornalistica. Verificò la fondatezza delle riunioni segrete tenutesi
anche in Liguria con la partecipazione di non pochi esponenti del mondo
industriale e finanziario genovese, l'esistenza di un organigramma golpista
ed il coinvolgimento di settori delle forze armate. Giunse altresì alla
convinzione che la notizia di questa minaccia circolasse già da tempo, pur in
ambiti governativi assai ristretti. Scrisse un primo articolo, in forma alquanto prudente e
dubbiosa, e lo propose alla redazione del suo giornale, "Il
Giorno". Nonostante diversi tentativi non riuscì
mai a pubblicarlo. Solo tre mesi dopo, il 12 dicembre, scoppiavano a Milano
le bombe di Piazza Fontana che a quel progetto eversivo si ricollegavano
direttamente. E' questo l'inizio di una vicenda, scritta quasi in forma di
diario personale, che Camillo Arcuri ha deciso, più
di tre decenni dopo, di raccontare riguardo uno degli episodi più sottovalutati
e volutamente sminuiti del secondo dopoguerra come il "golpe
Borghese" (Camillo Arcuri Colpo di Stato,
Bur Edizioni, euro 8,00) La notte dell’Immacolata Il tentativo di colpo di Stato promosso da
Junio Valerio Borghese, più volte rinviato,
scattò effettivamente fra il 7 e l'8 dicembre del 1970, nella cosiddetta
notte dell'Immacolata. Rientrò quando ormai i
congiurati erano entrati in azione. Per averne conoscenza si dovette
aspettare un anno e mezzo, fino al 17 marzo 1971, quando l'edizione serale di
"Paese Sera" strillò la notizia in prima pagina. Nel piano
denominato "Tora-Tora" (dal nome in
codice dell'attacco giapponese a Pearl Harbour) i golpisti avrebbero dovuto simultaneamente
assaltare il Quirinale, i ministeri degli Interni e
della Difesa, la sede della Rai-tv, per poi
prendere possesso delle Prefetture nel resto d'Italia. Un brivido ed un forte
allarme percorsero il paese. Seguirono inevitabilmente interrogazioni al
governo e polemiche accese. Junio Valerio Borghese
riparò frettolosamente in Spagna Dai documenti declassificati
della Cia (in parte recentemente pubblicati nel
libro di Nicola Tranfaglia Come nasce De Mauro sapeva? Camillo Arcuri ha deciso di
ripercorrere oggi questa vicenda dopo la scoperta, avvenuta solo nel gennaio
2001, dei veri motivi che avrebbero portato la sera del 16 settembre 1970 al
rapimento e alla scomparsa del giornalista Mauro De Mauro, redattore de "L'Ora" di Palermo. Un pentito di mafia, Francesco Di Carlo, padrino di Altofonte, ha infatti deciso
di raccontare alla magistratura che la ragione dell'eliminazione del
giornalista andava ricercata nelle rivelazioni che De Mauro si accingeva a
pubblicare sull'imminente golpe Borghese, in particolare sull'alleanza tra
fascisti e Cosa Nostra. Una ricostruzione che si è aggiunta
alle deposizioni precedenti di Luciano Liggio e
Gaspare Mutolo, ancor prima di Tommaso Buscetta
ed altri, che per primi avevano parlato del piano insurrezionale. Tutt'altro che una «baggianata», come dissero, gli
incontri, per il controllo del Sud, direttamente con Borghese da parte della
cupola mafiosa e addirittura a Roma con Maletti e
Miceli, cioè i vertici del Sid.
In cambio dell'appoggio i mafiosi avrebbero avuta
garantita la revisione dei processi. De Mauro si apprestava a rivelare tutto. Questo il vero scoop della sua vita e non tanto le indagini sul sabotaggio dell'aereo di Enrico Mattei |
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