|
Avvenimenti
Italiani Carri armati in piazza
Maggiore Altri articoli La scheda Links esterni 11 marzo:
cronaca di una giornata di scontri I funerali di Francesco |
Bologna 1977 La morte di Lorusso << Poliziotto fa fagotto, arriva la P38.>> Lo
slogan è del 1975 ma ha preso corpo solo in questi
giorni, in questo ultimo fine settimana di sangue. Ha preso corpo nelle
piazze d’Italia. A Roma, a Bologna, Milano e a Torino, decine di nuovi
ribelli hanno impugnato le armi, e molte, tante erano
appunto le P38, quasi una divisa nella rivolta della guerra di piazza. Che fosse guerra, lotta allo S,
non lo pensavano soltanto i giovani armati ( diamo una spallata al sistema)
ma anche i poliziotti e coloro che li guidano dai palazzi del potere. Sicchè
anche da questa parte si è sparato: purtroppo a Bologna si è ucciso, a Roma i
mitra hanno crepitato, le caserme sono state ovunque poste in allarme e
mobilitate, e alla fine, nella notte di domenica i carri armati sono scesi
nelle strade di Bologna, hanno sferragliato nelle strade
della città rossa per antonomasia, si è occupata militarmente l’Università
più antica d’Europa, mentre nel centro città si spegnevano gli ultimi focolai
della rivolta. Questo succedeva nell’Italia Repubblicana e democratica…. Cossiga, ( forse dopo Scelba il più “repressivo” ministro
degli Interni ) ha definito i nuovi ribelli dei “Tupamaros”. Loro si sentono
e sono tali. In questo senso non sono fascisti e squadristi come li definisce il PCI, non sono isolati come li vuole il
potere, non sono teppisti qualsiasi come li vede il buonsenso comune, vediamo
il perché,come si sono comportati. Venerdì 11 marzo 1977 Piove a Bologna. Scontri all’Università, il rettore chiama
la polizia, la rabbia si sfoga in guerriglia. E’ guerriglia impropria con
cubetti di porfido ( il rivestimento delle strade) e molotov. Dalle forze
dell’ordine partono colpi di arma da fuoco : Lotta
continua è certa che un poliziotto ha sparato in ginocchio, mirando, con la
pistola; un carabiniere ammette di aver
sparato con il suo Winchester, ma solo in alto. Un’inchiesta, forse,
stabilirà da chi è partito il proiettile che ha colpito in pieno cuore Pier
Francesco Lo russo , studente di 25 anni. La rabbia esplode in rivolta generalizzata. Stavolta è
armata di armi, di p38. U poliziotto: << A noi si pensa
soltanto quando ci uccidono i delinquenti. Questa è guerra
, sparano con la P38>>. Ed è la guerra.
Davanti alla stazione , a terra c’è un carabiniere
ferito ad un fianco da un colpo di pistola, una guardia ad un piede. Venti
bossoli saranno trovati per terra, 20 proiettili anche, altri 12 davanti la
sede della DC… Satato 12 marzo 1977 Sera di coprifuoco, la città è chiusa in casa.
I nuovi ribelli hanno assaltato un’armeria, hanno in
mano oltre cento fucili, 50 pistole, proiettili e munizioni. A notte
sparatorie sono segnalate in diversi punti del centro storico. A terra
bossoli e proiettili. Nel buio parte addirittura una raffica di mitra contro
un gruppo di poliziotti Domenica 13 marzo 1977 Una giornata di sole, di primavera.Il sordo
rumore dei cingolati mette i brividi alla città. Da Roma giunge l’ordine di
occupare l’Università. Ancora duri scontri e feriti, ma la guerriglia scema
lentamente. Nella zona Universitaria la polizia trova i fucili, le munizioni
e i caricatori abbandonati. Ma pochissime pistole, le 50 rubate all’armeria
le hanno portate via i giovani della lotta armata allo Stato, E’ chiaro : la guerra continuerà. Intanto a Roma sabato 12 marzo c’è la grande manifestazione di 50mila giovani provenienti da
tutta Italia. Presto degenera, commando organizzati da una parte e polizia
dall’altra. Si spara per sei ore, fino a tarda notte, per
puro miracolo non ci sono dei morti. Un’armeria a lungoTevere,
viene depredata completamente, molti erano già armati con le P38, a sera 11
poliziotti saranno feriti da proiettili, almeno 200 i bossoli perduti per le
strade devastate A notte davanti a Regina Coeli i carabinieri
fermano una 500, due ragazzi e una ragazza. Dall’interno si spara, un
brigadiere viene gravemente ferito all’addome altri
due sono colpiti meno gravemente, i proiettili provengono da una P38. La ragazza pare si chiami Franca Salerno, una
nappista evasa di recente dal carcere. No è una
buona ragazza borghese di Roma. Dice: <<Il mio nome è Mara. Sono
prigioniera politica. Secondo la convenzione di Ginevra posso non rispondere
alle domande >>.Margherita Cagol : <<
Che mille braccia si protendono per raccogliere il suo fucile>>,
avevano scritto le BR dopo la sua morte. Gravi incidenti a Milano e Torino, decine di
migliaia di giovani sfilano in cortei scandendo slogan violenti contro la polizia
e lo Stato assassino…migliaia alzano le mano destra unendo il pollice
l’indice e il medio per formare una pistola, la P38 , da Bologna a Roma da
Torino a Milano un unico urlo
“poliziotto fa fagotto , arriva la P38” Dai
giornali del 77 e da un articolo di Corrado Incerti |
|
|
|
||