Bollettino
d’informazione dell’Associazione Italia – Vietnam a cura del comitato laziale
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aprile 2004 n°3
anno I
Iniziative
|
“Il Vietnam 30 anni dopo
la fine di una guerra imperialista”: su questo
tema il 23 marzo si è svolto un incontro – dibattito nella sala del
Carroccio in Campidoglio. E’ l’avvio delle
celebrazioni in vista del trentennale della
fina della guerra e della riunificazione del Paese ( 30 aprile 1975 ). All’incontro,
organizzato dai comitati regionali del PRC e del PdCI
del Lazio, hanno partecipato l’Ambasciatore del Vietnam in Italia Le Vinh Thu, Jacopo Venier, responsabile esteri del PdCI,
Fabio Amato del dipartimento esteri del PRC, Ivano Peduzzi e Mario Michelangeli
segretari regionali del PRC e PdCI. Nel
corso del dibattito è intervenuto Franco Iachini
responsabile del comitato laziale dell’Associazione Italia – Vietnam. |
Il 6 aprile alle ore
11.00, si svolgerà
un incontro dibattito con l’autore del libro “ Ho Chi Minh
biografia politica”, Pino Tagliazucchi, presso l’aula magna dell’Istituto Tecnico
per il Turismo “ Livia Bottardi”di
Roma, in via F.Petiti (
zona Tor Sapienza). Coordina
l’incontro il Prof. Franco Iachini,
responsabile dell’Associazione Italia-Vietnam di
Roma. Parteciperanno
l’Ambasciatore del Vietnam in Italia, S.E. Le Vinh Thu e la preside Prof.ssa
Rosalia Di Piazza, |
Miti – Il Generale Giap
Miti – Vo
nguyen Giap
Ho pianto per i soldati che
morivano a migliaia…..
Il generale Giap in una foto
del 1971
Ritratto
di Giap, 93 anni, lo stratega e l’eroe delle più
importanti battaglie susseguitesi nell’area geografica che i
francesi occupanti chiamavano Indocina. Battaglie
vinte con astuzia e grazie al forte coinvolgimento di tutto un popolo
Di
Pietro De Gennaro
<<Il
13 marzo ’54 segnò l’inizio della seconda fase della campagna inverno-primavera.Aprimmo la grande offensiva
contro il campo trincerato di Dien Bien Phu, e ciò apporto un
elemento nuovo nella fisionomia della guerra. Attenendoci saldamente alla
parola d’ordine: dinamismo,iniziativa, mobilità,
decisione istantanea di fronte alle nuove situazioni, e sfruttando al meglio i
nostri vantaggi sul fronte di Dien Bien Phu, avevamo modificato la
nostra tattica e diretto il nostro attacco principale contro il più potente
campo trincerato francese >>.Questa citazione, da Guerra del popolo ,esercito del popolo
( ’61) scritto da Vo Nguyen Giap,
sintetizza la figura del più grande stratega militare-politico
del 900. Un giudizio espresso anche da chi, come Robert
Mc Namara allora segretario
alla difesa di Lyndon B. Johnson,
è stato il suo più acerrimo nemico durante gran parte
dell’occupazione Usa del Vietnam. Giap è stato lo
stratega e l’eroe delle più importanti battaglie che si sono susseguite in quell’area geografica che i francesi occupanti chiamavano Indocina.
Giap, uomo di legge, non ha mai frequentato una scuola militare.
Nato in un piccolo villaggio, An Xa,
ebbe la fortuna di studiare nel liceo della capitale imperiale Huè,Quoc
Hoc, ancora oggi la la migliore scuola del paese e
che allora era una sorta di fucina di <<teste calde>>. Si laureò in
legge all’Università di Hanoi. La sua capacità
militare e le sue intuizioni da stratega, oltre a credere alla guerra di
popolo, sono dovute a un involontario errore francese:
quello di avere messo in circolazione durante l’occupazione, troppi libri di
strategia militare( Napoleone compreso).
<<
Ma la strategia militare- <<scrive Giap- senza l’analisi e la strategia politica di Ho Chi Minh non avrebbero avuto allora nessun effetto >>. Infatti determinante per la costruzione del PC
vietnamita e dell’esercito di
liberazione, fu l’incontro con <<
zio Ho >> a Pac Bo ai
confini con la Cina. << Non sono un mito: il solo mito è il popolo. E io sono un suo figlio…>>. La vittoria a ogni costo? Ho pianto per i soldati che morivano a
migliaia…>> ( intervista a Giap di Ettore Mo sul Corriere della sera , 16 febbraio 1998).
Queste
affermazioni danno una immagine dell’uomo ben diversa
dalla figura del generale critico, autoritario,insensibile, abituato al comando
e alla rigidità. Ho incontrato più volte Giap. Nel
’92 ad Hanoi, nel 95 a Ho
Chi Minh Ville
e nel 97 a Roma, e nonostante la
sua età, il prossimo 25 agosto compirà 93 anni, ho sempre avuto l’impressione
di un uomo instancabile,con grande curiosità e con la voglia di approfondire
ogni cosa. Ma soprattutto mi ha impressionato il senso di grande
umanità. A Roma nel ’95 per il ventennale della liberazione, fu
commovente per tutti incontrare il generale ( nella divisa bianca delle grandi
occasioni) che abbracciò un tecnico del Gr Rai che
piangeva per l’emozione e, per smorzare la tensione, chiese ad un fotografo
un’istantanea con tutti noi. << Anche per lui – disse – l’emozione era
forte perché senza la solidarietà e la
mobilitazione di molti giovani e democratici di tutto il mondo, il Vietnam non avrebbe mai vinto>>. Insomma il grande
vecchio, senza virgolette, non è mai stato arrendevole.
Dovrebbe
adagiarsi sugli allori e invece no, oltre a essere la
memoria storica in un paese fatto di giovani che vogliono dimenticare il
passato, continua a essere una piccola spina nel fianco della nomenklatura
vietnamita. Infatti Giap si
occupa ancora, senza nascondere il suo dissenso con l’attuale governo,di
economia, di politica nazionale e internazionale. E’ preoccupato dello sviluppo
economico: << sfrenato e senza regole >> delle divaricazioni sempre
più nette tra città e campagna, della vita del popolo che non riesce a
raggiungere livelli accettabili di qualità della vita. Ricordo un pomeriggio del 97 quando incontrai
all’Ambasciata del Vietnam a Roma Giap e sua moglie Bich Ha, erano stanchissimi, avevano visitato la città tutto il giorno. Erano talmente stanchi che mi
ricevettero in pantofole, erano emozionati dalla bellezza della città, era la
prima volta che venivano a Roma. Fu l’occasione di una chiacchierata sul
Vietnam e l’idea di Socialismo. Mi rispose brevemente, << In una società chi è povero lavora per migliorare la sua vita, chi vive mediocremente
lavora per diventare ricco e chi è ricco vuole diventare sempre più ricco. Ma
se questi lavorassero insieme , faremmo un paese
prospero per tutti, non solo in senso
materiale, ma anche culturale. Questa è l’idea di socialismo
, dove al centro si trova sempre l’uomo>>.
Da
“Alias” del 13 marzo 2004
BAMBINI SENZA
INFANZIA?
Il
Vietnam è un paese giovane e povero.
Giovane perché la larga maggioranza dei suoi abitanti è nata dopo il 1975, cioè dopo la fine di quella guerra durata trent'anni, che tanto lo ha segnato nel nostro secolo.
Giovane perché il "rimbalzo" demografico, che contraddistingue ogni
società all'indomani delle tragedie, e una - assai discutibile - politica
sostanzialmente natalista, perseguita fino a poco
tempo fa, hanno fatto sì che una metà circa della popolazione appartenga a
quelle fasce d'età che nei nostri paesi ricchi sono quelle dell'infanzia. Ma l'infanzia nel mondo dei poveri finisce molto prima che
da noi e spesso è troncata da un inserimento prematuro, e carico di rischi, nel
mondo del lavoro, quando non in più devastanti attività.
Chiunque abbia visitato il Vietnam è stato colpito, con un misto di ammirazione e di pena, dalla sperimentata abilità con la
quale due fratellini guidano la mandria dei bufali: il primo, decenne, con la
corda tira il bufalo più anziano, il piccolo, sotto i cinque, in groppa
all'ultimo nato dei bufali, osserva che nessun animale si perda nel traffico
della strada percorsa da infiniti tipi di veicoli. O le bimbe
che portano in spalla i fratellini con una gioia - e una rassegnazione - che
hanno antiche radici. Ma ci sono anche i
bambini senza casa, che vendono cartoline mendicando nelle strade: soprattutto
le bambine offrono la loro mercanzia con una grazia e una capacità di seduzione
che fanno pensare "che cosa venderanno tra un anno, tra due, domani?"
La risposta è sventuratamente molto facile per ogni donna.
Il Vietnam è e resta un paese povero, anche se negli ultimi vent'anni
ha conosciuto rapidi ritmi di sviluppo e ha mostrato segni che possono far
prevedere la sua inclusione in quel sistema economico dell'Asia orientale, che
- nonostante la crisi intervenuta dal 1997 - conserva una
forte spinta espansiva. Ma lo sviluppo ha comportato anche un aumento
del divario sociale, in modo spesso drammatico, una spinta
all'inurbamento ha certo destabilizzato istituzioni familiari e antiche forme
di sussistenza. Le infrastrutture sanitarie e scolastiche, che subito dopo il
1975 avevano fatto del Vietnam un paese esemplare nel mondo dei poveri, hanno subìto pesantemente le conseguenze di scelte politiche
probabilmente improcrastinabili, ma nondimeno gravose per i gruppi più deboli,
le famiglie senza padri, le minoranze etniche, gli abitanti delle zone più
esposte ai drammi del clima. E soprattutto, quindi, i bambini e le loro madri
rimaste troppo presto vedove per la guerra o
abbandonate per l'inurbamento. L'UNICEF ha svolto in Vietnam un'opera
fondamentale contro questi meccanismi perversi.
Ma l'opera deve continuare: il Vietnam infatti non
solo è un paese giovane e povero, è anche un paese dove la guerra ha segnato
profondi solchi di morte. In questo momento, in cui la coscienza delle
conseguenze della guerra è stata riportata nella mente e nel cuore degli
europei, è importante ricordare che il Vietnam è ancora segnato da una guerra
precedente: la distruzione programmata del manto forestale con i defolianti, il
trasferimento forzoso delle popolazioni rurali nelle città (e il loro reinsediamento dopo il 1975 in campagne minate e
devastate), le conseguenze biologiche della presenza d'enormi quantità di
diossina rimaste sul terreno nelle zone "defoliate",
la presenza di migliaia di crateri divenuti terreno ideale per l'insediamento
delle zanzare e quindi della malaria e di altre
malattie.
Per tutte queste ragioni i bambini vietnamiti hanno ancora bisogno di noi: chi
ha visitato il Vietnam li ha visti spesso tendere la mano anche in tenerissima
età, ma più spesso, in età scolare, chiedere a gesti uno strumento per scrivere
e un foglio di carta. È giusto sentire il dovere di darglieli.
Enrica Collotti
Pischel
Thrinh Cong Son - Poeta romantico nell’inferno della guerra
L’artista
Thrinh Congo Son viene considerato in Viet Nam come uno fra i più celebri compositori di canzoni
d’amore. La sua opera gli è valsa il prestigioso
Premio Unesco per la cultura (2004).Son è morto due anni or sono. Ha lasciato un immenso
patrimonio di indimenticabili canzoni che hanno
accompagnato almeno tre generazioni di vietnamiti, nel paese d’origine ed
all’estero, in particolare in Giappone e negli Stati Uniti, dove nell’ultimo
decennio egli è stato celebrato come un autentico mito.
Molte
volte Son è stato paragonato a Bob Dylan, per l’impegno pacifista e per la sua fertile vena
poetica.
Il
centro di studi vietnamiti, la Biblioteca Enrica Collotti
Pischel , con il sostegno
dell’Associazione di musicisti Arsis e
dell’Associazione Nazionale Italia –Viet Nam ( sede del Piemonte) , ospitano presso la loro sede,
anche la sezione italiana della Fondazione internazionale dedicata Thrinh Cong Son.
Arsis, CSV, e Fondazione hanno
recentemente presentato in Viet Nam
un progetto di attività triennale che prevede, tra il resto, accanto ad
un’intensa attività concertistica, la realizzazione presso la Biblioteca torinese,
nella sezione multi.mediale, di un fondo dedicato al
celebre compositore ed interprete che accoglierà, volumi, video e dischi. Partners vietnamitii di questa originale iniziativa, unica in territorio europeo,
sono l’Università , il Comune e il College of Arts
della città di Huè – antica città imperiale ex
capitale del Viet Nam –e
l’organismo governativo > Saigon Tourism>,
diretto dal dotto Cao Lap.
Nel novembre 2003, come si è detto, il progetto è stato presentato in varie
manifestazioni presso l’università di Huè e a Ho Chi Minh ( Binh Quoi)
che, accanto al vocalist Nguyèn Thai Hoa
e al sassofonista Fulvio Albano, hanno visto la partecipazione di interpreti vietnamiti come – tra gli altri – il
sassofonista Tran Manh Tuan
e la cantante Trinh Vinh Tri.
Sino
ad oggi sono state catalogate oltre cinquecento composizioni dell’artista Thrinh Cong, brani che sono stati
classificati in ragione dei periodi della sua vita:
-Canzoni
d’amore, dedicate alla riflessione sul destino dell’uomo negli anni della gioventù
-Canzoni
pacifiste, composte negli anni del conflitto anti-americano
-Canzoni
dell’<amore ritrovato>, di ispirazione
romantica, nel periodo del dopoguerra.
Thrinh Cong Son
ha composto altresì brani sulle vicissidutini ed
incertezze dell’età matura, segnate da una insospettata
e pregevole vena d’ironia. Un gruppo di artisti
internazionali, musicisti di grande talento, guidati dal vocalist
Nguyèn Thai Hoa, si propongono di ripresentare l’insieme delle
composizioni di Son in Europa, nel più vasto
complesso progetto collegato all’opera della Fondazione che all’artista è
dedicata.
Fantasma Vietnam di HOWARD ZINN
La guerra in
Iraq è diversa dalla guerra degli Stati uniti in Vietnam sotto così tanti
aspetti, che c'è da chiedersi perché gli echi del
Vietnam - come il cuore rivelatore che batteva dietro il muro dell'assassino
nel racconto di Edgar Allan
Poe - siano avvertibili ancora oggi. La guerra in Vietnam è durata otto anni,
quella in Iraq tre settimane. In Vietnam le vittime americane in combattimento
sono state 58.000, in Iraq poche centinaia. In Vietnam il nostro nemico era una figura nazionale popolare, Ho Chi Minh. In Iraq il
nostro nemico, Saddam Hussein,
era odiato da quasi tutto il suo popolo. La guerra in Vietnam si è combattuta
nella giungla e sulle montagne con un esercito costituito quasi interamente da
soldati di leva, quella in Iraq nel deserto con soldati volontari. Gli Stati
uniti sono stati sconfitti in Vietnam, mentre in Iraq sono risultati
presto vittoriosi. «Lo spettro del
Vietnam è stato sepolto per sempre nelle sabbie desertiche della penisola
arabica» annunciò orgogliosamente il primo presidente Bush
nel 1991, dopo la prima guerra combattuta contro l'Iraq. Ma la «sindrome
del Vietnam» è veramente sparita dalla coscienza nazionale? Non c'è una analogia fondamentale - il
fatto cioè che in entrambi i casi abbiamo visto il paese più potente del mondo
inviare truppe, navi e aeroplani dall'altra parte del mondo per invadere e
bombardare un piccolo paese con motivazioni sempre più difficilmente
giustificabili? Entrambe le guerre sono state giustificate mentendo al pubblico
americano. Il Congresso conferì a Lyndon Johnson il potere di muovere guerra al Vietnam dopo che la
sua Amministrazione aveva annunciato che le navi statunitensi erano state attaccate
in una «perlustrazione di routine» nel Golfo del Tonkino.
Ogni elemento di questa tesi è poi risultato falso. Analogamente, la ragione fornita inizialmente per muovere guerra
all'Iraq - il fatto cioè che Saddam
Hussein possedesse «armi di distruzione di massa» - è
risultata un'invenzione. Tali armi non sono state trovate né da un piccolo
esercito di ispettori Onu,
né da un grande esercito americano che ha ispezionato l'intero paese. «Sappiamo per certo che lì ci sono armi» aveva detto il portavoce
della Casa Bianca Ari Fleischer rivolgendosi al
paese. «Abbiamo trovato le armi di distruzione di massa» ha incredibilmente
dichiarato Bush alla tv polacca, dopo la guerra. I «documenti» citati da Bush nel suo
discorso sullo Stato dell'Unione per «dimostrare» che l'Iraq possedeva le armi
di distruzione di massa sono risultati contraffatti. I
cosiddetti «aerei della morte» telecomandati si sono rivelati modelli di aerei. Quelli che Colin Powell ha chiamato «automezzi per
la decontaminazione» erano in effetti autopompe. Come ha poi scoperto un team
ufficiale di ispettori britannici, quelli che i leader
Usa chiamavano «laboratori chimici mobili» servivano in realtà a gonfiare i
palloni usati in artiglieria. Non è tutto.
L'amministrazione Bush ha ingannato il pubblico
americano facendogli credere, come la maggioranza della popolazione ancora
crede, che ci fosse un collegamento tra Saddam Hussein e i terroristi di
Al Qaeda che hanno progettato l'attacco dell'11
settembre. Non un briciolo di prova è stato prodotto per sostenere questa tesi. Sia un Vietnam comunista che un Iraq governato da Saddam Hussein sono
stati presentati come minacce imminenti alla sicurezza nazionale americana. In
nessuno dei due casi questo timore era seriamente fondato; per la verità, l'Iraq
era un paese devastato da due guerre e da 10 anni di sanzioni, ma quella tesi
serviva a un'amministrazione che stava trascinando il
suo popolo in una guerra mortale. Al tempo della
guerra del Vietnam non si parlò pubblicamente di una cosa che veniva invece detta, segretamente, nei documenti interni del
governo: l'interesse degli Stati uniti nell'Asia sud-orientale non era
istituire la democrazia, ma garantire l'accesso al petrolio, allo stagno e alla
gomma di quella regione. Nel caso dell'Iraq, il ruolo evidentemente cruciale
del petrolio nella politica Usa è stato cancellato dalla vista affinché non
rivelasse i motivi meno nobili che hanno portato alla guerra. Nel caso del Vietnam, il pubblico americano ha gradualmente capito
la verità e il governo è stato costretto a porre fine alla guerra. Oggi resta
la questione se il popolo americano, a un certo punto,
saprà vedere oltre gli inganni e darà vita a un grande movimento di cittadini
per fermare quello che sembra essere un cammino inesorabile verso la guerra e
l'impero, a spese dei diritti umani sia qui che all'estero. Dalla risposta a questa domanda dipende il futuro della nazione. Howard Zinn è uno storicoed
è autore di «A people's Historyof
the United States»
traduzione diMarina Impallomeni – Fonte “Il Manifesto”
Le guide sul
Vietnam
La
pace e l’apertura del paese alle relazioni internazionali stanno favorendo
anche lo sviluppo turistico. Ed il Vietnam ha enormi potenzialità:
stupendi paesaggi, bellezze artistiche, raffinatezze culinarie, folklore. Ma, soprattutto, la straordinaria cordialità ed ospitalità
dei suoi abitanti. Per il viaggiatore sono disponibili diverse guide in
italiano. Ve ne segnaliamo alcune.
“
“Vietnam - con due capitoli su Laos e Cambogia” di
Giancarlo Monterisi e Luca Rinaldini
– ClupGuide, 1998 Torino, 394 pagg., 19.63 Euro Una guida che per la parte storico-culturale
si è avvalsa della collaborazione di una decina di esperti tra i quali Enrica Collotti Pischel e Sandra Scagliotti.
“Vietnam”
di Pietro Tarallo – Guide Ulyssemoizzi, 2004 Milano, 256 pagg., 16.50 Euro.
L’autore
ha scritto anche altre guide sui paesi della penisola Indocinese.
“ Collana Insight Guides” Vietnam
edizioni del “ Soel24Ore “ 381 pagg, Euro 29.85 . Ricchissima di informazioni ,dalle tradizioni popolari alla recente
storia,corredata di bellissime fotografie.
Le novità in libreria
HO
CHI MINH - biografia politica di Pino Tagliazucchi
Casa
Editrice L’Harmattan Italia, Torino 2004, pagg 349, euro 21.80
La
nota casa editrice francese ha inaugurato con questo titolo la nuova collana
Sud- Est Asia curata da Sandra Scagliotti. Si colma così una lacuna nel campo pressoché
inesplorato degli studi su questa area del Mondo. Il
volume è stato pubblicato con il sostegno della Biblioteca di studi vietnamiti
“Enrica Collotti Pischel” e
dal Centro studi vietnamiti di Torino e dall’Associazione Nazionale Italia- Vietnam.
L’autore
Pino Tagliazucchi, dirigente di Italia
– Vietnam, si è dedicato per anni allo studio della storia contemporanea di
questo Paese, su cui ha pubblicato numerosi saggi .Quest’ultimo
lavoro, è dedicato alla figura più rappresentativa del Vietnam contemporaneo.E’ il frutto di quindici anni di ricerche in Europa e in
Asia. Nella premessa l’autore motiva il perché di una biografia politica e non
anche della vita privata di Ho Chi Minh, per la
tradizione di quel paese che riserva ammirazione per i grandi della cultura e
della politica quando non fanno parlare di sé ma agiscono senza comparire.
Il
libro è anche in vendita presso la sede di via dei Laterensi,30.
Documento
costitutivo dell’associazione Italia-Vietnam
I
rappresentanti italiani alla “Conferenza permanente di Stoccolma per la pace e
l’indipendenza dell’Indocina” hanno deciso di
costituirsi in Comitato che prende il nome di Comitato Nazionale Italia-Vietnam, aderente alla Conferenza. I promotori sono l’onorevole Riccardo Lombardi e l’onorevole Gino Bertoldi per il P.S.I., gli
onorevoli Galloni e Fracanzani per la D.C, il senatore Franco Calamandrei
per il P.C.I., l’onorevole Franco Bojardi
per il P.S.I.U.P., la senatrice Tullia Carettoni per la sinistra indipendente e il dottore Angelo Gennari per le A.C.L.I.
Il Comitato ha diffuso il seguente appello:
“La guerra degli USA contro la libertà e l’indipendenza del Vietnam si è estesa
seguendo la logica inesorabile dell’aggressione a tutta l’Indocina.
La situazione nel Sud-Est asiatico ritorna così in primo piano fra i pericoli
per la pace nel mondo.
L’onore, prima ancora che l’interesse, di ogni
democratico, di ogni socialista, di ogni cristiano è in gioco se si lasciano
nell’isolamento i popoli indocinesi quando difendono, insieme ai loro diritti
fondamentali e con spaventosi costi, il diritto di tutti.
Per questo occorrono urgentemente solidarietà e aiuto morale, politico e
materiale. Alcuni di noi hanno svolto la propria opera di solidarietà e di aiuto aderendo e partecipando, come corrispondenti
italiani, alle iniziative della Conferenza Internazionale permanente di
Stoccolma per il Vietnam.
I risultati non sono stati trascurabili; oggi ciò non può bastare. Abbiamo
perciò deciso di costituirci in Comitato Nazionale Italia-Vietnam
allo scopo di continuare – adeguandola alla più grave situazione odierna –
l’opera svolta finora.
I promotori di tale comitato sono numerosi e delle più diverse e anche opposte matrici politiche, ideologiche, religiose.
Il Comitato è aperto alle adesioni più larghe, sia che desiderino il privilegio
di partecipare alla sua promozione, sia che vogliano
aderirvi. Abbiamo bisogno di aiuto operativo, di
contributi materiali anche economici, preferendo, per questi ultimi, che siano
numerosi anziché cospicui”.
Roma, 10 febbraio 1971
Visto e approvato
Le firme : Riccardo Lombardi – Luigi Bertoldi – Carlo Fracanzani –
Tullia Carrettoni Romagnoli –Angelo gennari – Franco Calamandrei
Presso
la sede di via dei Laterensi,30
aperta dal lunedì al sabato dalle ore 17.00 alle 19,30 sono in vendita
Manifesti e
T-Shirt di Ho Chi Minh oltre
a libri, video e cd sul Vietnam
Quote
associative annuali
Euro
15
Euro
25 con abbonamento a “Quaderni Vietnamiti”
Euro
50 con abbonamento alla rivista trimestrale “ Mekong”
e “Quaderni Vietnamiti”