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La scheda

Brigate rosse

 

 

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Brigate Rosse a Padova

 

A Padova due missini vengono freddati a colpi di pistola. E’ il mattino del 17 Giugno del 1974. La prima ipotesi è che si tratti di regolamento di conti, l’epilogo di una faida di partito. Ma c’è chi parla di possibile rappresaglia per la strage di Piazza della Loggia, strage di colore indubbio fascista, che 20 giorni prima aveva ucciso 8 persone e ferite altre 94.

Non pare causale che le uccisioni siano avvenute proprio a Padova, dove la violenza nera è stata esercitata in modo scientifico, dove il fascismo è attivo, forse più che altrove, anche se strisciante.

Qui risiedevano molti ufficiali legati alla “rosa dei venti”, qui vivevano e operavano Freda e Ventura, indagati e arrestati per la strage di Milano alla Banca Dell’Agricoltura del 1969, la strage di Stato. Il duplice delitto nella sede del MSI, al secondo piano di Via Zabarella 4, un vicolo nel cuore della Padova vecchia. Le vittime sono Giuseppe Mazzola, 60 anni, Graziano Giralucci di 30 anni.

Pochi i dati certi: si tratta di un omicidio a freddo, quasi un’esecuzione, ma questo non spiega il movente. I due vengono ritrovati ammanettati e uccisi con un colpo alla nuca. Secondo i risultati dell’autopsia prima di sparare gli uccisori li avrebbero fatti stendere a terra. Il delitto avviene a metà mattinata, la ricostruzione è lacunosa . La sede missina di solito viene aperta alle 9.30.

Quella mattina il Mazzola e il suo compagno di partito Giralucci passano al bar Bianchi, vicino al portone d’ingresso della sezione missina, insieme escono dal bar e salgono le scale per recarsi al secondo piano.

I colpi di pistola vengono uditi intorno alle 10.10 da alcuni testimoni del piano sottostante, viene dato l’allarme, alcuni vanno direttamente al secondo piano e trovano la porta della sezione accostata e non chiusa, entrano con cautela e sul pavimento vedono riversi i due corpi con le teste immerse in una pozza di sangue.

La notizia fa il. giro di Padova in un baleno, i militanti missini in poche ore attaccano manifesti sui muri della città, i giovani del fronte della gioventù distribuiscono farneticanti volantini che incitano alla vendetta .

Fino a quel momento la polizia non ha idee precise, quando nel primo pomeriggio una telefonata anonima alla redazione del Corriere della sera, avverte che in una cabina telefonica di Piazzale Levater, fra le pagine dell’elenco telefonico, c’è un messaggio delle Brigate Rosse. Una  seconda copia del volantino i brigatisti la lasciano a Ponte di Brenta, a pochi chilometri da Padova, il documento rivendica l’esecuzione dei due militanti del MSI

Gli inquirenti si trovano impreparati, difficile capire le ragioni perché le bierre si siano attribuiti una simile impresa, vengono avanzate numerose ipotesi,quali: il comunicato è falso,è una provocazione di qualche gruppo dell’ultra destra, il tentativo di confondere una situazione già poco comprensibile.

La lettura della rivendicazione delle bierre chiarirà in seguito alcuni lati oscuri: secondo le bierre i due avrebbero reagito in maniera violenta ad una semplice spedizione punitiva  e per questo sono stati giustiziati, sempre nel volantino le bierre fanno riferimento alla strage di Brescia, e accusano il gruppo dirigente missino di Padova di essere “la fucina da cui escono e sono usciti gruppi e persone protagonisti del terrorismo antiproletario di questi ultimi anni”.