Avvenimenti Italiani

La memoria non si archivia

 

 

 

 

 

 

 

 

La scheda

Vittorio Bachelet

 

 

Vittorio Bachelet

 

 

 

 

Università di Roma

Il luogo dell’omicidio di Bachelet

 

 

 

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Tra Rabbia e memoria

 "Chi ha ucciso deve pagare"

Bachelet jr.: il perdono non c'entra

 

 

Maria Grazia Bruzzone

Giovanni Bachelet, figlio di Vittorio Bachelet, il docente universitario e vicepresidente del Csm assassinato nel 1980 dalle Brigate rosse, è nel suo studio alla facoltà di Fisica dove insegna, ma della nuova campagna a favore dell'indulto per i reati di terrorismo non vorrebbe proprio parlare: ritiene che le vittime del terrorismo non debbano avere voce in capitolo. E, soprattutto, rifiuta di associare il dibattito sull'indulto alla venuta in Italia di Toni Negri, né vuole in qualche modo contribuire al clamore che ne è nato.

Però Toni Negri ha anticipato la sua venuta in Italia proprio per appoggiare la legge in discussione oggi.

"Quello che non va è proprio la confusione che così si alimenta: un conto è il problema di riequilibrare delle pene che, in un momento di emergenza, le leggi Cossiga - che io ho sempre ritenuto sbagliate e che fra l'altro non sono neppure state efficaci - hanno aumentato di un fattore tre, un altro è la cosiddetta "soluzione politica"".

Quella è esattamente la proposta di legge.

"Ma con Toni Negri non c'entra niente. I reati per cui è stato condannato non mi risulta che si preveda di ridurli. Una cosa è uno che ha rubato una macchina per finanziare il terrorismo e si è beccato magari diciott'anni: questo è il tipo di ingiustizia che mi interessa correggere. Quello di Toni Negri non mi interessa, anche perché, da lui e da altri, viene caricato di contenuti ideologici che non c'entrano affatto, come "chiudere una pagina della nostra storia"".

Alcuni promotori della legge parlano proprio in questi termini.

"Comunque, il problema di fondo è che ci sono alcuni reati per i quali, terrorismo o non terrorismo, esistono pene grosse. Quei reati lì con l'indulto non hanno nulla a che fare."

Dalla proposta attuale veramente sarebbero esclusi solo i reati per strage.

"Può darsi che ci siano casi del genere. Certo, non che se uno ha ammazzato un altro, lo si fa uscire. Ma se ha ammazzato un altro e gli hanno dato una pena superiore a quella data a un altro omicida, per le aggravanti del terrorismo, allora gli viene ridotta. Questo è il senso profondo dell'indulto... In ogni caso è un problema che verrà ampiamente discusso nelle sedi più opportune, vale a dire in Parlamento. Mentre mi pare uno sbaglio interpellare i parenti delle vittime".

Perché?

"Se una cosa e giusta da un punto di vista civico si fa, se è sbagliata, non si fa. Ma non è che la si debba fare o non fare per dispiacere ai parenti delle vittime. Della loro opinione o del loro risentimento allo Stato non deve importare".

A volte però si dice che le pene devono servire sia a punire i colpevoli, ma anche a risarcire le vittime.

"Queste sono cose barbariche. Non siamo mica in America. Nella nostra Costituzione c'è scritto che la rieducazione del condannato non deve mai andare contro il senso di umanità. E basta. Ed è già singolare che ci si accorga che il carcere è disumano quando ci va Adriano Sofri. Quel che mi scandalizza è che si alimentino campagne sproporzionate rispetto a casi di ingiustizia ben più gravi ma legati a persone che non hanno agganci con la politica".

Ce l'ha con gli imputati eccellenti?

"Insomma, per quali persone siamo diventati sensibili ai problemi della giustizia? Mafiosi, tangentisti e terroristi. Tre categorie legate alla politica e con molti amici nelle redazioni dei giornali".

Oggi Toni Negri.

"Questo personaggio, secondo i processi che ha subito, è stato testimone o partecipe di omicidio. Perché l'abbia fatto, se per ideologia comunista o altro, non mi importa. Se l'indulto serve a dargli il numero di anni giusto mi fa piacere. Ma non vedo perché dovrebbe averne meno."

Il verde Paolo Cento, uno dei promotori dell'indulto, sostiene che oggi che si cambia persino la Costituzione, il terrorismo appartiene a un'altra epoca.

"Ma se con l'indulto ci si prova ogni cinque anni! Prima e' toccato a Martelli, poi a Cossiga. E' che delle cose ci si dimentica".

 

Profilo biografico

1926 - Il 20 febbraio nasce a Roma, da Giovanni e Maria Bosio. PE il figlio più piccolo, ultimo di nove fratelli, tre dei quali morti in tenera età. Dei cinque (tre ragazze e due ragazzi) il primogenito, Adolfo, gli farà da padrino di Battesimo.

1932 - La famiglia Bachelet si trasferisce al seguito del padre, ufficiale del genio, a Bologna.
1934 - Risulta iscritto nei fanciulli di Azione Cattolica, presso il circolo parrocchiale di S. Antonio di Savena.
1938 - A Roma inizia a frequentare il liceo classico. Negli anni degli studi superiori è coinvolto nelle attività della Congregazione mariana guidata dal cardinal Massimo Massimi.
1943 - Consegue la licenza liceale. Si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza; solo nel successivo anno accademico inizia a frequentare regolarmente i corsi. Durante il periodo universitario cresce il suo impegno all'interno della Fuci, sia nella sezione romana, sia nel centro nazionale. Diverrà condirettore di "Ricerca", il periodico della federazione universitaria.
1947 - Il 24 novembre: si laurea, con una tesi su I rapporti fra lo Stato e le organizzazioni sindacali (votazione 110/110); suo relatore è il prof. Levi Sandri.
Nell'anno accademico 1947-48 è assistente volontario presso la cattedra di Diritto amministrativo.
1949-1959 - In Università svolge attività di ricerca accanto al prof. G. Zanobini.
1950 - È redattore capo di “Civitas”, rivista di studi politici diretta da P.E. Taviani; di questo periodico, a cui collaborerà sino al 1959, sarà poi vicedirettore responsabile.
Negli anni cinquanta ha incarichi presso il cir (Comitato italiano per la Ricostruzione) e le strutture della Cassa per il Mezzogiorno.
1951 - Il 26 giugno: si sposa con Maria Teresa (Miesi) De Januario.
1952 - Il 13 aprile: nasce la figlia Maria Grazia.
1955 - Il 3 maggio: nasce il figlio Giovanni.
1956-1959 - Insegna Istituzioni di diritto amministrativo presso l'Accademia e Scuola di applicazione della Guardia di Finanza.
1957 - Consegue la libera docenza in Diritto amministrativo e in Istituzioni di diritto pubblico.
Pubblica la sua prima opera monografica di contenuto giuridico: L'attività di coordinamento nell'amministrazione pubblica dell'economia.
1958-1961 - Insegna Diritto amministrativo presso la facoltà di Giurisprudenza di Pavia.
1959 - Nel giugno viene nominato da Giovanni XXIII vicepresidente dell'Azione Cattolica Italiana; presidente è Agostino Maltarello.
1961 - Da questo anno insegna, prima Diritto pubblico e poi Diritto amministrativo, nella facoltà di Scienze politiche di Trieste; sarà ordinario dal 1965.
1964 - Diviene presidente generale dell'Azione Cattolica.
1968 - Insegna, come docente ordinario, Diritto pubblico dell'economia presso la facoltà di Scienze politiche della Libera Università internazionale di studi Pro Deo.
1973 - Conclude il lungo periodo alla guida dell'Azione Cattolica (tre mandati, l'ultimo dei quali, dal 197o al 1973, come primo presidente dell'Ac ridisegnata dal nuovo Statuto).
Viene nominato vicepresidente della commissione pontificia per la famiglia, del comitato italiano per la famiglia, della Commissione italiana Justitia et Pax.
1974 - È docente ordinario di Diritto pubblico dell'economia presso la facoltà di Scienze politiche dell'Università di Roma "La Sapienza".
1976 - Dopo le elezioni amministrative del giugno, è eletto a Roma in Consiglio comunale.
1976 - Il 21 dicembre: viene eletto vicepresidente del Consiglio superiore della Magistratura.
1980 - Il 12 febbraio: è ucciso dalle Brigate rosse al termine di una lezione universitaria.