Bettino Craxi e le mazzette miliardarie

 

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Il Cavaliere e Bettino Craxi

 

Nel gennaio ’93 Bettino Craxi., indagato da un mese per corruzione, concussione e finanziamento illecito, chiede al suo vecchio compagno di scuola Giorgio Tradati, che da vent’anni gli fa da prestanome per i suoi conti personali in Svizzera,di svuotarli e far sparire il bottino per evitare che il pool di mani pulite di Milano lo sequestri.

Tradati spaventato , si tira indietro. Allora Craxi si rivolge all’amico ex barista di Portofino Maurizio Raggio, che porta via tutto: una cinquantina di miliardi di lire. E fugge in Messico con la contessa Francesca Vacca Augusta. Verrà arrestato il 4 maggio 1995. Vuoterà il sacco (almeno in parte). E sosterrà di aver speso, in poco più di un anno di latitanza, quasi la metà del bottino di Bettino Craxi, 15 miliardi su 40. La sua <<lista della spesa>> dà il colpo di grazia alla difesa craxiana sui << costi della politica>> e sul << finanziamento irregolare ai partiti>>. <<Craxi >> scriverà la corte d’Appello di Milano << dispose prelievi>> non soltanto << per pagare gli stipendi a i redattori dell’Avanti>>, ma anche per altre, più prosaiche destinazioni << sia a fini di investimento immobiliare ( l’acquisto di un appartamento a New York), sia per versare alla stazione televisiva Roma Cine Tivù ( di cui era direttrice generale Anja Pieroni, legata a Craxi da rapporti sentimentali) un contributo mensile di 100 milioni di lire. Lo stesso Craxi, poi dispose l’acquisto di una casa e di un albergo (l’Ivanohe) a Roma, intesati alla Pironi>> Alla quale, inoltre, Craxi faceva pagare <<la servitù, l’autista e la segretaria>>. E poi lo diceva sempre,  a Tradati << Diversificare gli investimenti>> Tradati eseguiva: dagli atti risultano varie << operazioni immobiliari: due a Milano, una a Madonna di Campiglio, una a La Thuile>>. E Bettino non dimenticava gli affetti familiari: ecco dunque una villa e un generoso prestito di 500milioni di lire per il fratello Antonio (seguace del guru Sai Baba) e per sua moglie Sylvie Sarda. Il prestito doveva servire per una mostra itinerante e per una fondazione dedicata al santone indiano. Craxi però raccomando a Tradate di raccontare al fratello che il denaro era frutto di una colletta di amici: << Altrimenti>> spiegò << i soldi passano in cavalleria e non li rivediamo più>>

 

E il Psi, finito in bolletta per esaurimento dei canali di finanziamento occulto? << Raggio ha manifestato stupore per il fatto che, dopo la sua cessazione dalla carica di segretario del Psi , Craxi si sia astenuto dal consegnare al suo successore i fondi contenuti nei conti esteri. E’ del tutto infondata pertanto la linea difensiva incentrata sull’assunto che Craxi non abbia avuto alcuna parte nelle vicende che hanno riguardato detti conti>>.

Poi vengono appunto le spese di Raggio: una quindicina di miliardi( dice lui) per il <<mantenimento della sua detenzione in Messico e della sua latitanza in Centroamerica, durata poco meno di due anni. Raggio si concedeva svaghi piuttosto costosi: 235 mila dollari, tutti in un colpo << per un’amica messicana>> E una Porche, acquistata a saldo a Miami. Il resto – assicura – rimase nelle disponibilità di Bettino, a parte alcune spese che Bettino gli aveva espressamente commissionato, come l’acquisto di <<un velivolo Sitation del costo di un milione e mezzo di dollari – circa tremiliardi di lire - , l’estinzione di un piccolo mutuo personale , acceso a suo tempo da Raggio, altri 800milioni, le parcelle degli avvocati e un’altra serie di<< bonifici specificatamente ordinati da Craxi, effettuati tutti in favore di banche elvetiche, tranne alcuni specifici bonifici destinati a personaggi arabi, finanzieri per un totale di circa 200.000 mila dollari, bonifici tutti rintracciati dalla Guardia di Finanza, infine un bonifico di 80milioni di lire per << il canone relativo ad una villa affittata in Costa Azzurra a Saint Tropez per il figlio. << Il figlio di Craxi>> spiga Raggio ai giudici milanesi << aveva affittato una villa sulla Costa nell’ottobre-novembre 1993, per sottrarsi al clima poco favorevole creatosi a Milano>> Anch’egli, a suo modo esule.

Insomma – scriveva il Tribunale – i conti di Craxi servivano <<alla realizzazione di interessi economici innanzitutto propri>>:

Craxi è incontrovertibilmente responsabile come ideatore e promotore dell’apertura di conti destinati alla raccolta delle somme versategli a titolo di illecito finanziamento quale deputato e segretario esponente del Psi. La gestione dei conti..non confluiva in quella amministrativa ordinaria del Psi, ma veniva trattata separatamente dall’imputato tramite fiduciari , così da mettere in difficoltà lo stesso Balsamo (…) Significativamente Craxi non mise a disposizione del partito questi conti, se non per soccorrere finanziariamente Gbr ( la Tv di Anja Pieroni), in cui coltivava interessi <<propri>>, politici e non politici”.

 

Come un consumato finanziere , aggiungono i giudici milanesi citando Tradati, Craxi << si informava sempre dettagliatamente dello stato dei suoi conti esteri e dei movimenti sugli stessi>>. <<Un giorno>> racconta Tradati << Bettino ebbe un moto d’ilarità, quando seppe che anziché 10 miliardi preannunciati, ne erano giunti 15..<< e ordino graziosamente: << Rimandate quei cinque miliardi di troppo al mittente>> Si scoprirà più avanti che il misterioso e generoso donatore era Silvio Berlusconi, tramite la sua società occulta All Iberian.

E se quei 5 miliardi gli furono restituiti, il Cavaliere ebbe modo di versarne almeno altri 13, sempre estero su estero, all’amico  Bettino,  per un totale di 23 miliardi, fra il 1990 e il 1992, guarda caso all’indomani dell’approvazione della legge Mammi che consacrava il suo monopolio tv.

Poi ci sono i quattrini che Bettino incassava in contanti dai suoi vari galoppini tangentizi. Come l’amico architetto Silvano Larini che confessa di avergli portato in ufficio svariati miliardi di mazzette ritagliate dagli appalti per la metropolitana milanese:

“ Dovevo ricevere il denaro che Carnevale o Prada mi consegnavano e portarlo all’onorevole Craxi. Infatti, a partire dal 1987 fino alla primavera del 1991, ho avuto modo di ricevere dai predetti 7° 8 miliardi complessivamente e ogni volta( salvo in un paio di occasioni in cui lo consegnato direttamente nelle mani di Natali) li ho portati negli uffici di Craxi in piazza del Duomo 19, a Milano, depositandoli nella stanza vicino alla sua….Posavo la borsa o il plico sul tavolo e la Enza ( Tomaselli, la segretaria di Craxi) lo ritirava.

 

Non le ho mai detto nulla alle consegne , perchè era assolutamente scontato di che cosa si trattasse. Ho raccolto 7-8 miliardi di tangenti sulla metropolitana in buona parte sono finiti personalmente a Craxi. Portavo i soldi al quarto piano di piazza del Duomo19. Ero io a confezionare il pacchetto, utilizzando buste marroncine. A volte le posavo sul tavolo della segretaria, a volte le lasciavo sul tavolo della camera di riposo di Bettino”.

Questi pochi particolari aiutano a capire perché la gente, finchè se li sentì raccontare, non era proprio ben disposta nei confronti di un simile arraffone. Poi il blackout informativo, poi l’oblio e il revisionismo un tanto al chilo. Risultato finale, oggi Bettino Craxi, l’uomo che riuscì a distruggere il Psi, cioè il partito politico più antico italiano, è oggetto di saggi convegni sulle sue brillanti intuizioni <<riformiste>>, viene dipinto come uno statista lungimirante, personalmente disinteressato al denaro, eventualmente costretto a ricorrere a finanziamenti non registrati per il bene  del suo partito e dunque della democrazia, ma senza alcuna ombra di disonestà o arricchimento personale, bistrattato o addirittura perseguitato dai giudici cattivi al punto di finire i suoi giorni in esilio, come Giuseppe Mazzini, come Giuseppe Garibaldi, Carlo Pisacane e i fratelli Rosselli.

Marco Travaglio…da “La scomparsa dei fatti”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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