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Avvenimenti
Italiani la scheda Altri articoli IPiano di Rinascita nazionale della P2 Berlusconi in una foto del ‘77 La prima
intervista a
Silvio Berlusconi Silvio e
Marcello..amici di mafia? Ma non sono
stati sempre cosi ”amici” Andrea Camilleri
Autore del
libro “ L’ombra del potere”
Enrico Deaglio
direttore di Diario |
Berlusconi e i suoi incubi "Senza la decisione di scendere in campo con un suo
partito, Berlusconi non avrebbe salvato la pelle e
sarebbe finito come Angelo Rizzoli che, con
l'inchiesta della P2, andò in carcere e perse l'azienda". Le parole di
Marcello Dell'Utri, intervistato da Antonio Galdo
per il libro "Saranno potenti?" (Sperling
& Kupfer, 2003), sembrano non suggerire nulla
alle frotte di politologi ed esperti che da giorni vivisezionano e
sproloquiano su galateo istituzionale, dimissioni, rimpasti, crisi pilotate,
interim, In & Out, asse del nord, discontinuità,
rilancio dell'azione e teatrini vari. Dimenticano l'unica cosa certa oggi in Italia: da quella
sedia, il Bisunto, non si schioderà per nulla al mondo. Ricordate il
Parlamento degli inquisiti avvinghiati alle poltrone? Qui sarà peggio. Perché se ManiPulite aveva scoperchiato
il marcio del legame politica-affari-malavita
portando ad iscrivere nel registro degli indagati oltre un centinaio d'eletti
del popolo, in questo caso è il presidente-padrone, l'uomo più potente e
avvilente d'Italia, che si gioca tutto. Loro, autoproclamatisi
"riformisti (dalle ignote riforme)" e "forza di governo
responsabile", in questi dodici anni sono stati i migliori alleati di Berlusconi. Prima accettandolo come competitor
(fin dal '94 era ineleggibile in quanto titolare di
pubbliche concessioni, come sancisce la legge 361 del 1957) e rinunciando a
fare domande sul suo oscuro passato di frequentazioni mafiose, finanziatori
occulti e reati accertati (sei volte prescritto e una
amnistiato: nei tanto amati Stati Uniti - dove la prescrizione si
calcola dal momento in cui viene commesso il reato alla data di rinvio a
giudizio, l'evasione fiscale e il falso in bilancio sono puniti con decenni
di prigione, ed è reato anche mentire alla Corte - sarebbe rinchiuso da un
pezzo). Valga per loro l'imitazione che fece
Corrado Guzzanti/Rutelli
alla vigilia delle politiche 2001: "A Berluscò,
ricordate degli amici". Gente che un domani, a parte rilottizzare
pani e posti, dare lezioncine a destra e soprattutto a manca, accogliere
saltimbanchi e pregiudicati doc, sarebbe anche
capace di proporre "Berlusconi al Quirinale". Ma i tanti
amici e salvacondotti stavolta non bastano. Al di là delle
pur esistenti ragioni antropologiche (il termine "sconfitta",
"ho sbagliato", "ho mentito", assieme alle dolci paroline
Mafia e Nazifascismo, non rientrano nel dizionario del "berlusconismo"), Reo Silvio deve andare allo scontro
totale perchè sente che i tempi sono cambiati (il leader del centrosinistra è
un Romano Prodi più slegato dalle segreterie dei partiti e forse in grado di
imporre qualche sgradita sorpresa: vi immaginate un Ministro della Giustizia
che lavori per la riduzione dei tempi di prescrizione, l'abbattimento di
immunità e privilegi parlamentari e una maggiore cooperazione giudiziaria
europea? O un liberale vero all'antitrust che dia
finalmente al mercato radiotelevisivo - e non solo - una libera concorrenza,
con conseguenti vantaggi in termini di meritocrazia per gli operatori e di
convenienza per i cittadini? E una tv pubblica modello Zapatero, non più ostaggio della politica, che in ogni
democrazia deve essere controllata dai mass media e non viceversa?) e il
passato sta tornando inesorabile. Undici anni nella stanza dei bottoni
gli hanno consentito di fagocitare e monetizzare tutto ciò che gli capitava a
tiro, ma sono bastati solo ad allontanare e non a
cancellare l'incubo Giustizia. A Milano potrebbe presto essere processato per
frode fiscale, falso in bilancio e appropriazione indebita nella vicenda
dell'acquisto di diritti tv dagli Stati Uniti.
Accuse alle quali si è aggiunta di recente quella di corruzione, perchè per
coprire altri reati - secondo l'ipotesi dell'accusa - Berlusconi
avrebbe comprato la testimonianza di David Mills,
l'avvocato inglese ideatore del sistema off-shore
della Fininvest. Un po' un effetto slavina del
crimine, che disciolte le immunità politiche, arriva fino in Spagna. Il
procuratore anti-corruzione Baltazar Garzon attende infatti la
ripresa del processo Telecinco, sospeso fino al
termine del mandato di Berlusconi. Il Cavaliere,
Dell’Utri e altri manager Fininvest
responsabili in Spagna dell'emittente sono accusati di frode fiscale (i fatti
risalgono agli anni fra il 1990 e il 1995 e la frode fiscale ammonterebbe ad
una somma fra 13 e 18 miliardi di pesetas, ossia
tra i 78 e 108 milioni di euro) e violazione della
legge antitrust spagnola, per avere detenuto occultamente il controllo di Telecinco, proibito dalle leggi antimonopolio. Undici
anni nella stanza dei bottoni gli hanno consentito di fagocitare e
monetizzare tutto ciò che gli capitava a tiro, ma sono
bastati solo ad allontanare e non a cancellare l'incubo Giustizia. A Milano potrebbe
presto essere processato per frode fiscale, falso in bilancio e
appropriazione indebita nella vicenda dell'acquisto di
diritti tv dagli Stati Uniti. Accuse alle quali si è aggiunta di
recente quella di corruzione, perchè per coprire altri reati - secondo
l'ipotesi dell'accusa - Berlusconi avrebbe comprato
la testimonianza di David Mills, l'avvocato inglese
ideatore del sistema off-shore della Fininvest. Un po' un effetto slavina del crimine, che
disciolte le immunità politiche, arriva fino in Spagna. Il procuratore
anti-corruzione Baltazar Garzon
attende infatti la ripresa del processo Telecinco, sospeso fino al termine del mandato di Berlusconi. Il Cavaliere, Dell’Utri
e altri manager Fininvest responsabili in Spagna
dell'emittente sono accusati di frode fiscale (i fatti risalgono agli anni
fra il 1990 e il 1995 e la frode fiscale ammonterebbe ad una somma fra 13 e
18 miliardi di pesetas, ossia tra i 78 e 108
milioni di euro) e violazione della legge antitrust
spagnola, per avere detenuto occultamente il controllo di Telecinco,
proibito dalle leggi antimonopolio. E poi, senza più Cirami, Cirielli o impunità per
legge, si fa più critica la situazione degli amici. Per Cesare Previti si avvicina la sentenza d'Appello del processo
Imi/Sir Lodo Mondadori (Berlusconi fu prescritto grazie alla concessione delle
attenuanti generiche), che in primo grado lo vide condannato per corruzione
in atti giudiziari a undici anni di reclusione e al
maxi-risarcimento di 380 milioni di euro alla Cir
di De Benedetti (nel filone Lodo Mondadori, per
aver comprato la sentenza che scippava a De Benedetti e donava a Berlusconi la più importante casa editrice italiana). Più
avanti arriverà l'Appello anche per il processo Sme-Ariosto,
che in primo grado si chiuse con una condanna a 5 anni per Previti (che corruppe coi
milioni Fininvest e del Capo il giudice
Squillante). Non se la passa meglio l'ideatore di Forza Italia e Capo di Publitalia Marcello Dell'Utri,
condannato in primo grado al processo di Palermo a nove anni per concorso esterno
in associazione mafiosa. Cose spiacevoli, da affrontare in solitudine. Stefano Santachiara Berlusconi
assicura "Non vi libererete facilmente di me" "Temo che non vi libererete facilmente di me".
Lo afferma con tono di sfida il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ormai alle prese con un'inarrestabile crisi
del suo Governo. E, quando i giornalisti lo hanno
interpellato sul motivo per il quale l'Udc ha
lasciato la squadra governativa, il premier è rimasto in silenzio per qualche
secondo e poi ha replicato: "Ho individuato tre possibili diverse
battute". Da:
redazione di “Centomovimenti” Viva
Berlusconi Prosegue inarrestabile alla Rai
la saga dei «Mi sarà scappato un pro ma sono anti». È la fiera del camaleonte, il festival del lifting, il Giro d'Italia della metamorfosi, il campionato
della transumanza. In un reportage dalle trincee di Viale Mazzini, Paolo Conti del Corriere segnala gli ultimi scatti nel gruppone in vista del gran premio della montagna. O almeno della collinetta. Il fascismo che ho
vissuto Intervista a Andrea Camilleri di Salvo Fallica «Gli italiani stanno iniziando a capire chi è Silvio Berlusconi, ma ancora il bicchiere è mezzo pieno. Debbono berlo tutto questo amaro calice, e poi capiranno
completamente». Andrea Camilleri commenta così le
recenti elezioni che hanno visto il trionfo del centro-sinistra. Con ironia
critica, esprime un giudizio disincantato, e inizia così il suo dialogo con l’Unità, nel quale parla di cultura, di
storia, di politica, di attualità, di informazione.
Delle elezioni. Partendo ovviamente dal suo ultimo libro,
che è balzato in testa alle classifiche Privo di titolo, edito da Sellerio. Il lento declino italiano sotto la guida di Berlusconi - L'Italia raccontata da The Economist Malgrado le sue tante attrattive, l’Italia
è in un lungo e lento declino. Rovesciare la tendenza richiederà più coraggio
di quanto i suoi attuali leader politici sembrano
possedere. Riportiamo al
sintesi del documento originale che appare nel numero de The Economist 26/11/2005 In superficie, la vita italiana appare ancora molto dolce. E’ tuttora possibile stare meglio in Italia che in qualsiasi altro posto. Sotto al dolce però, le cose sembrano come inacidite. Il miracolo economico del dopoguerra, culminato nel famoso “sorpasso” dell’economia inglese, è finito davvero. La crescita media dell’economia italiana negli ultimi 15 anni è stata la più lenta d’Europa e ora la sua economia è solo circa l’80% di quella del Regno Unito. Le piccole aziende a conduzione familiare, una volta la spina dorsale del Paese, sono sotto una crescente pressione, i costi salgono ma la produttività ristagna. Con l’euro, si è bloccata la valvola di sfogo delle svalutazioni. La competitività deteriora velocemente e le quote dell’export mondiale e dell’investimento diretto estero sono molto basse. Per produttività l’Italia è
recentemente finita ad un umiliante 47° posto nel mondo, appena al di sopra della Botswana.
L’economia si è rivelata altamente vulnerabile alla
concorrenza cinese. L’effetto del declino si comincia a notare. Cala lo
standard di vita per molte persone. Molti ritengono che siano saliti i prezzi
con l’introduzione dell’euro. I prezzi immobiliari sono fuori della portata
di chi vuole acquistare una prima casa in parecchie città. Tanti italiani
riducono le vacanze estive o ne fanno a meno. Altri rimandano l’acquisto di automobili e perfino di vestiti. I supermercati
riferiscono che cala il fatturato nell’ultima settimana del mese, un segno
sicuro che molte famiglie non ce la fanno ad arrivare al
giorno di paga col reddito che hanno. La debolezza economica è causa anche di altri problemi. L’infrastruttura deteriora,
gli standard scolastici sono in declino. Nessuna università italiana
arriva ormai nella classifica delle prime novanta al mondo. La spesa per la
ricerca e sviluppo è bassa per gli standard internazionali. L’Italia ha
sofferto più della sua quota di scandali aziendali con Cirio e Parmalat. Le finanze pubbliche sono a pezzi. Si stima un
deficit per l’anno prossimo del 5% del PIL, molto al di
sopra del 3% fissato dal patto di stabilità. Il debito pubblico è al
120% del PIL e non è più in calo. Perfino il tessuto sociale è
sotto pressione. La famiglia resiste, ma il fatto che il 40% degli italiani
tra i 30-34 anni sia ancora in famiglia non è un buon segno. Il rispetto per
la legge e per le regole – mai alto – sembra essere sceso ulteriormente. Sia l’evasione fiscale sia gli abusi edilizi paiono in
crescita, incoraggiati da ripetute amnistie. Il crimine organizzato e la
corruzione restano forti, particolarmente al sud. In fine, la situazione
demografica è terribile. Il Paese ha un tasso di natalità tra i più bassi in
Europa e la popolazione decresce. Siccome gli
italiani vivono più a lungo, l’età media della popolazione cresce
rapidamente. Le conseguenze economiche, particolarmente per le pensioni, sono
preoccupanti. La disoccupazione, allineata con le medie europee, non è grave,
ma è concentrata al sud e tra i giovani in maniera preoccupante. Il governo Berlusconi, eletto
nel maggio 2001, sembra destinato a essere il primo
governo del dopoguerra a restare al potere per un cinquennio
intero, cosa di cui va molto fiero Mr. Berlusconi.
Dovrà essere molto meno fiero per quanto riguarda l’andamento economico.
Durante la campagna Il parere dell’Economist
riguardo a Mr. Berlusconi è noto. Abbiamo
dichiarato nel 2001 che era “unfit”
(inadatto/indegno) a governare l’Italia. Quel verdetto resta valido. Comunque, come abbiamo detto allora, c’erano anche validi
motivi per votare la coalizione di centrodestra. Il Paese aveva un gran
bisogno di riforme, di liberalizzazione, di
privatizzazione, di deregolamentazione e di rinnovo della pubblica
amministrazione, tutte cose promesse da Mr. Berlusconi
- che ha anche giurato di ridurre le tasse. Ora, con le prossime elezioni in
vista, molto poco di quanto ha promesso è stato
messo in atto. Perfino l’apparente stabilità politica che ha ingenerato è
meno di quanto sembri, con una litigiosa coalizione
a sei che ha rasentato il collasso più volte. Al momento, l’opposizione di centrosinistra guidata da
Romano Prodi sembra favorita nelle prossime elezioni. Ma anche se riuscirà a
vincere, Mr. Prodi troverà difficile introdurre riforme – quanto
meno perché la sua coalizione abbraccia nove partiti, alcuni dei quali
ostacoleranno ogni cambiamento. E’ stato un alleato di Mr. Prodi, Fausto Bertinotti con i suoi comunisti impenitenti, a spingerlo fuori dal governo nel 1998. La verità è che nessuno dei
due grandi raggruppamenti della politica italiana offre molte speranze a
quelli che credono che il Paese abbia bisogno di grandi e dolorose riforme. Ma l’Italia sta arrivando al dunque. La sua situazione è
quella della Venezia del 18° secolo, rimasta seduta troppo a lungo sui
successi del passato. Una parte degli acciacchi che hanno reso l’Italia “il
malato d’Europa” vanno forse oltre il suo controllo.
L’attuale Governo ha certamente piacere di vederla così. Alcuni ministri fanno
notare come tutte le economie europee zoppicano dopo l’attacco all’America dell’11 settembre 2001. Il ministro dell’Economia
dell’epoca, Giulio Tremonti ha fatto in fretta a dare la colpa della debolezza economica italiana ai
terroristi. Quando è tornato al dicastero due mesi
fa ha trovato due nuovi capri espiatori: l’euro e Certo, il contesto macroeconomico
non ha aiutato. Però, la debolezza principale negli
ultimi anni è stata l’andamento delle esportazioni. Il consumo interno regge
abbastanza, ma la quota italiana dell’export internazionale è in calo. Molti
italiani ritengono che il cambiamento dalla lira abbia fatto scoppiare
l’inflazione. In realtà, l’euro non è stato così negativo per l’Italia come
crede chi lo critica. Ha tenuto bassa l’inflazione. Secondo l’ufficio
statistico del governo, perlopiù affidabile, l’effetto sui prezzi è stato
trascurabile, anche se è indubbio che i prezzi di alcuni
servizi d’uso quotidiano sono saliti a razzo e alcuni commercianti hanno
sfruttato l’occasione. Ciò che è innegabile è che l’avvento dell’euro ha
interrotto l’abitudine italiana alla svalutazione. Ora il Paese deve imparare
a vivere con una bassa inflazione, deficit ristretti e una stabile moneta
europea. Non sorprende che un aggiustamento così massiccio sia
doloroso. Se l’Italia avesse proseguito con le sue
politiche storiche, è difficile capire come avrebbe potuto sopravvivere il
Mercato Comune Europeo. Anche l’Italia avrebbe potuto
fallire alla maniera dell’Argentina – un paese che aveva adattato una
versione estrema del vecchio modello italiano. Nei fatti, l’euro ha reso sopportabile l’indebitamento
pubblico in quanto riduce il costo degli interessi da pagare. Per restare competitiva
senza poter ricorrere alla svalutazione, l’Italia deve introdurre riforme
strutturali per aumentare la produttività e ridurre i costi, nonché riordinare le finanze pubbliche. L’euro ha rivelato
le reali debolezze dell’Italia, che sono di natura microeconomica.
Comprendono le rigidità dei mercati per i prodotti e per il lavoro e un
livello insufficiente di concorrenza. Sono problemi comuni a tutta la zona
dell’euro, ma sono peggiori in Italia. Il paradosso è che mentre l’euro ha messo a nudo i difetti strutturali italiani, per certi
versi ha reso più facile evitare di agire, tenendo bassi i tassi e eliminando
le crisi nei cambi. Negli ultimi decenni, le debolezze strutturali
dell’Italia sono diventate brutalmente evidenti. Ciò che rende particolarmente difficile la ricerca di una soluzione è che per anni molti di questi
non erano considerati difetti ma piuttosto pregi. L’azienda familiare è un
esempio. L’Italia nel suo insieme è stata a lungo una sorta di “case study” del “piccolo è bello”. La globalizzazione
e la concorrenza asiatica però premiano la grandezza. Anche la borsa italiana
è piccola in rapporto alle dimensioni dell’economia e ripristinare la fiducia
del pubblico dopo gli scandali come quello della Parmalat
non sarà facile. La legislazione per migliorare la “corporate governance” è attualmente impantanata in Parlamento. Ci sono però tanti esempi di
aziende di successo in Italia, aziende cha hanno saputo affrontare il
cambiamento: Benetton, Geox,
Indesit, Cerutti
(impianti tipografici), ST Microelectronics. Solo
il 12% dell’export italiano è nell’alta tecnologia, la metà della media
europea, e l’Italia spende solo l’1,2% del PIL sulla
ricerca, contro una media europea del 2% e il 3,2% del Giappone. Fiat Auto è stata salvata dal precipizio, ma il
salvataggio deve di più all’ingegneria finanziaria che non a quella
tecnologica. (interludio Fiat. “Mr. Montezemolo
chiarisce che il mondo imprenditoriale italiano è profondamente deluso dal
governo Berlusconi, che invece prometteva bene quando ha preso il potere nel (BOX, “Fazio’s
Folly”, che riassume in maniera critica, le recenti
vicende della Banca d’Italia. “Una volta era un articolo di fede tra quelli
che studiavano l’Italia che, per quanto fossero incompetenti le altre
istituzioni del Paese, almeno Sarebbe ingiusto dire che il
governo Berlusconi non ha fatto riforme. In due
aree, le pensioni e il mercato del lavoro, è stato coraggioso. Per le
pensioni, ha fatto più di altri paesi europei e le
riforme nel mercato del lavoro sono ancora più spettacolari. Gli ostacoli ad
una maggiore concorrenza in Italia sono tanti. L’economia è pesantemente
regolamentata e i costi energetici sono alti. Una corporate
governance “opaca” ostacola l’investimento e i
recenti scandali finanziari hanno ulteriormente accresciuto la sfiducia degli
investitori. La finanza è un’altra area di particolare debolezza, anche se le
banche sono molto cambiate negli ultimi 15 anni e qualcuna è emersa con un
ruolo chiave: Banca Intesa, Unicredit, Sanpaolo Imi e Capitalia; ma Non sono solo le banche a essere
protette da chi le dovrebbe regolare. Manca in generale la concorrenza nel
settore dei servizi. I piccoli commercianti, le cooperative dei tassisti,
farmacie, notai, artigiani; sono tutti protetti dalla concorrenza da una
regolamentazione speciale, spesso amministrata dalle autorità locali. Il turismo è un settore che guadagnerebbe sia da maggiori
investimenti, sia da una maggiore concorrenzialità. Per un paese che ha tanto da offrire,
il settore è sorprendentemente poco sviluppato. Un problema generale è che i
servizi come settore sono sottovalutati. L’Italia
sembra soffrire un clima anti-business. Gli italiani possono essere
imprenditoriali e creativi, ma non è detto che siano favorevoli al mercato.
Nessuno dei due principali partiti del dopoguerra, i Comunisti e i
Democristiani, potrebbe essere descritto come liberale dal punto di vista
economico. E nemmeno In molti casi, conviene all’uomo d’affari italiano
sfruttare i contatti che ha all’interno dello Stato
per cercare favori anziché far crescere la sua azienda e tentare di servire
meglio i suoi clienti. La preferenza culturale di cercare prebende e creare
mercati protetti impiegherà molto tempo a passare. Fino agli anni ’90, la
politica è stata dominata da due partiti: i Democristiani e i Comunisti. Il
sistema è saltato a causa di tre eventi: il crollo del comunismo sovietico,
tangentopoli e la decisione di Silvio Berlusconi di
entrare in politica attraverso la fondazione di un nuovo partito, Forza
Italia. (segue un interludio di spiegazioni ad uso
dei lettori stranieri della recente storia politica italiana) Negli ultimi 18
mesi, ogni volta che gli italiani vanno alle urne il centrodestra prende uno
schiaffo. Ci sono quattro spiegazioni. La prima è che il Governo è stato
distratto dalla necessità di risolvere le questioni relative
agli interessi personali e i problemi giudiziari del Primo Ministro.
Il secondo problema è stato l’andamento economico, un problema generalizzato
in Europa. Il terzo fattore è peculiarmente italiano, un sistema elettorale
che lascia un’influenza sproporzionata ai partiti minori. L’ultimo punto è
forse il più importante: Mr. Berlusconi stesso non
crede nei mercati liberi. Il suo successo è stato costruito sulla creazione
di quasi-monopoli che hanno beneficiato dalle sue
amicizie politiche. Malgrado ciò, il Governo ha
fatto delle cose importanti, e non solo nel mercato del lavoro e con la
riforma delle pensioni. Letizia Moratti ha lavorato
duramente per promuovere la ricerca e per migliorare le università. Le
recenti manifestazioni di protesta guidate dai
professori in molte città italiane sono un’indicazione che Il governo Berlusconi è stato
più filo-americano e filo-israeliano di quelli precedenti. L’unica macchia
nella politica estera è il debole di Mr. Berlusconi
per Vladimir Putin, nel quale sembra vedere un
altro uomo d’affari trasformato in uomo politico e
alle prese con una stampa ostile. Per la difesa, come molti altri paesi
europei, l’Italia spende troppo poco, anche se negli ultimi anni ha dato
contributi utili nel Kosovo e nell’Afghanistan come
in Iraq. E’ stata abolita la coscrizione di massa. Se
Mr. Prodi tornerà al potere esiste un rischio serio che ritirerà troppo in
fretta le truppe dall’Iraq, alla maniera di Zapatero.
La gestione invece della finanza pubblica può essere descritta
solo come “terribile” (“dreadful”). Il
Governo ha ereditato un surplus primario nel budget di quasi il 5% del PIL e
l’ha azzerato. Inoltre, se anche le ripetute amnistie fiscali di Giulio Tremonti sono servite per ripianare i budget annuali, il
prezzo di tutto ciò potrebbe essere stato di aumentare il livello già alto di evasione fiscale. Inoltre, il Governo
ha fatto poco per ridurre la spesa pubblica, come ha fatto poco in materia di
privatizzazioni. (BOX “The strange cases of Silvio Berlusconi”, un riassunto della situazione giudiziaria di
Silvio Berlusconi, qui caratterizzato come “il
primo ministro dalle nove vite legali”) Un altro infelice lascito del governo
Berlusconi è la svalutazione dell’etica pubblica e
civile. Quando un primo ministro attacca la
magistratura e la descrive come parte di una cospirazione della sinistra,
quando legifera al proprio favore e fa uscire ripetutamente amnistie per
gente che evade le tasse e compie abusi edilizi, manda un messaggio al
cittadino medio che non deve più obbedire alle regole. L’opposizione senza dubbio
incoraggerebbe un maggior rispetto per le leggi, anche se pure Mr. Prodi è
stato toccato da qualche scandalo. C’è però qualcosa di triste nel fatto che
gli elettori il prossimo aprile affronteranno precisamente la stessa scelta
di dieci anni prima. Mr. Prodi dice molte cose corrette riguardo
all’introduzione della concorrenza o la liberalizzazione, ma non lo si potrebbe definire un liberale o un riformatore.
Inoltre, come Mr. Berlusconi prima di lui, resterebbe
ostaggio dei partiti della sua coalizione. Se Mr. Berlusconi dovesse perdere le
elezioni è presumibile che lasci la politica e pochi si aspettano che Forza
Italia possa sopravvivere nella sua forma attuale. Non ci sono successori
ovvi alla guida del centrodestra. Mr. Casini è una
possibilità, ma forse un candidato più plausibile sarebbe Gianfranco Fini.
Fini è comunque persona di cui tenere conto. Una
volta ha dichiarato che Mussolini era stato il più
grande statista del 20° secolo, ma da dieci anni si sta distanziando da
quelle affermazioni. L’unico leader più popolare di
Fini è Walter Veltroni, ex-comunista, già ministro
della Cultura sotto Mr. Prodi e ora Sindaco di successo a Roma. Quando Mr. Berlusconi e Mr.
Prodi eventualmente si ritireranno, forse saranno Mr. Fini e Mr. Veltroni a prendere i loro posti in una nuova generazione
di leader politici. La riforma federale “manca di risolvere ciò che è sempre
la questione chiave della devolution, quella dei
soldi”, mentre “se fosse fatta bene, un po’ di federalismo sarebbe una buona
cosa in un Paese dal carattere disparato, unito meno di 150 anni fa”. Nel
Meridione invece, “ Travaglio non diffamo'
Berlusconi : sentenza del
tribunale civile La causa era stata intentata dal premier, che sentitosi
diffamato dai contenuti del libro, aveva chiesto un risarcimento di 10
milioni di euro in solido a Marco Travaglio, all'ex
deputato Elio Veltri ed agli Editori Riuniti. La prima sezione civile del tribunale di Roma ha
condannato pero' il presidente del consiglio al
pagamento delle spese processuali argomentando che non sussiste diffamazione, ma esercizio del diritto di critica e di
cronaca nel caso di Travaglio e immunita'
parlamentare per Elio Veltri a norma dell'art. 68 della Costituzione, dato
che all'epoca della prima pubblicazione del libro egli era un parlamentare. Secondo le agenzie, il legale di Berlusconi
ha annunciato appello, poiche' ritiene che la sentenza contenga valutazioni errate sia
in fatto che in diritto, e ritiene di poter ottenere il ribaltamento del
giudizio si primo grado. Pubblicato nel 2001 e tradotto anche all'estero, il testo
riporta le traversie giudiziarie del premier. I
contenuti del libro generarono una polemica politica quando
Travaglio li espose, poco prima delle elezioni politiche 2001, nella
trasmissione televisiva Satyricon, condotta da
Daniele Luttazzi. Per quella vicenda Berlusconi, Mediaset, Tremonti e Forza
Italia chiesero danni miliardari a Travaglio ed a Luttazzi. Il Tribunale Civile di Roma ha sentenziato pero' a gennio di quest'anno che Marco Travaglio e Daniele Luttazzi non diffamarono Mediaset, condannata al pagamento delle spese
processuali. A novembre scorso, il premier
Silvio Berlusconi era gia'
stato condannato a rifondere le spese ai querelati in un'altra simile causa
miliardaria, dato che il Tribunale riconobbe che nella trasmissione fu
esercitato il diritto di satira e critica. Travaglio si e' infatti sempre
difeso dagli attacchi sostenendo di aver semplicemente raccontato fatti e
atti processuali. 07 marzo 2006 Berlusconi
ridens in salsa siciliana Sta arrivando. Ce lo
hanno annunciato centinaia di immensi cartelloni col celeberrimo ghigno del
miliardario ridens. Otello Piccoli Le holding, le tv, la mafia Fininvest
perde la causa
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