La fuga Kappler

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Herbert Kappler

 

Polizia e carabinieri brancolano nel buio, per il momento ricostruire le fasi della fuga di Kappler dall’ospedale del Celio sono impossibili. L’arma è in grande difficoltà, sono stati rimossi dai loro incarichi molti ufficiali responsabili della sorveglianza del criminale nazista Kappler, è uno smacco troppo grave e mortificante , l’opinione pubblica è attonita e il mondo politico è in subbuglio.

A due giorni dalla fuga l’unica cosa certa è che Kappler è fuggito dal Celio insieme a sua moglie, e non si conosce se ci siano stati aiuti esterni.

Lascia molto perplessi la velocità con cui i due fuggitivi siano giunti in Germania in così breve tempo, ora è certo si trovano in bassa Sassonia nel paesino di Soltau. La beffa è quindi di dimensioni clamorose, e il riscontro viene dalla Repubblica Federale Tedesca, dove Tv e giornali i passanti sull’evasione  ricevendone risposte divertenti e addirittura di scherno sul conto delle ns forze dell’ordine.

All’ex colonnello delle SS era stata concessa una sospensione della pena, dopo una serie di pressioni politiche da parte del governo federale tedesco e motivate dalle sue precarie condizioni di salute.

Così a Marzo dell’anno passato era passato dal carcere militare di Gaeta a quello dell’ospedale militare del Celio.

Kappler occupava la stanza al terzo piano  del reparto “chirurgia”a pochi passi  dalle stanze di due protagonisti delle trame nere, il colonnello Amos Spiazzi e il capitano Salvatore Pecorella ambedue coinvolti nel golpe Borghese.

Le condizioni in cui l’ex SS ha vissuto quest’ultimo anno non avevano quasi nulla ormai che ricordasse le condizioni di un recluso. La moglie andava e veniva a piacimento, numerosi visitatori tedeschi(qualche ss in incognito) militari in pensione e esponenti della destra xenofoba tedesca. L’unica misura di sicurezza erano i tre carabinieri di servizio davanti la porta della stanza che si alternavano ogni 6 ore.

Ed infatti all’una della notte tra domenica e lunedì tre carabinieri si trovavano nel corridoio del reparto “chirurgia” all’altezza della stanza di Kappler, a quell’ora la porta della stanza si aperse e la moglie di Kappler, Annaliste comparve trascinando un’enorme valigia con evidente sforzo. Trasportata la valigia fino alle alla rampa delle scale, Annalise tornò indietro e disse ai carabinieri di attaccare alla porta un biglietto su cui era scritto di non disturbare il malato fino alle 10.00.

Poi si diresse di nuovo verso la valigia e trascinandola per pochi metri entro nell’ascensore per scendere fino al piano terreno.

Qui nel cortile dell’ospedale era parcheggiata la Fiat 132 rossa affittata dalla Hertz a Fiumicino, aperto il portabagagli  depose la valigia.

Avvio il motore dell’auto e si diresse verso l’uscita, dove un carabiniere di guardia non gli chiese nulla, ma la stessa Annaliste fermando l’auto chiese al militare di consegnare una lettera ad un prelato (Montera o Montenni), il militare la prese e salutò la donna.

Kappler era nella valigia? Con molta probabilità si, Annaliste era una donna alta e di corporatura forte, quindi la possibilità di una fuga nascosto in una valigia era la più plausibile, Kappler era stato pesato pochi giorni prima dai medici dell’ospedale e raggiungeva appena i 45 Kg.

La beffa era completata, i carabinieri di guardia non sospettarono nulla, disattesero quelli che erano gli ordini di verificare ogni 15-20 minuti l’interno della stanza, controllare il recluso, ma quella sera non lo fecero, Kappler era fuggito, una donna beffando un’intera guarnigione di carabinieri lo aveva trasportato in una valigia, e dopo 24 ore i due erano già in salvo in Germania.

Restano molte domande senza risposta:

perché l’allarme della fuga venne dato soltanto la mattina successiva alla fuga?

perché la Fiat 132 non fu fermata al confine di Stato?

Perché il Ministro dell’Interno alle 13.10 del giorno successivo alla fuga non confermava la fuga?

La beffa di ferragosto si era compiuta, un criminale nazista, il criminale responsabile delle fosse Ardeatine , del Sabato nero del ghetto, dell’oro degli Ebrei, delle torture agli antifascisti in via Tasso era fuggito, ed ora era in Germania. Roma 17 agosto 1977

 

L’ospedale del Celio a Roma

 

Breve biografia di Kappler

Nato a Stoccarda nel 1907, Kappler venne nominato comandante del Sicherheitsdienst a Roma nel 1939, cooperando attivamente con la polizia fascista durante gli anni di guerra. Kappler assunse grande potere in seguito all'armistizio dell'8 settembre 1943, quando i tedeschi assunsero il controllo della capitale. Già il mese successivo, Kappler aveva pianificato la liberazione di Mussolini, e la deportazione di circa un migliaio di ebrei romani dopo aver estorto loro tutto l'oro che possedevano. Durante la notte del 15 ottobre 1943 1.259 ebrei vennero arrestati e tre giorni dopo 1.007 vennero inviati ad Auschwitz: solamente 10 di loro sopravvissero allo sterminio.

Nominato comandante della Gestapo di Roma all'inizio del 1944, Kappler si rese responsabile del Massacro delle Fosse Ardeatine. Il 23 marzo 1944 alcuni partigiani italiani uccisero 33 soldati tedeschi presso via Rasella a Roma. Per un ordine diretto di Hitler dovevano essere uccisi 10 italiani per ogni soldato tedesco morto. Kappler, insieme con Pietro Caruso, il comandante della polizia italiana, fu il responsabile della scelta delle vittime: gente arrestata sul posto, prigionieri politici ed ebrei vennero condotti da Erich Priebke e Karl Hass presso le Fosse Ardeatine, fucilati in piccoli gruppi e gettati nelle fosse. Al termine del massacro l'entrata venne fatta esplodere. Furono 335 gli italiani massacrati, di cui 78 ebrei.

Muore a Soltau il 9 febbraio 1978

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Link

 

La fuga di ferragosto in una valigia

Il processo Kappler

 

 

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