Gli articoli di Max Parisi che svelano i
segreti reconditi di Berlusconi, che svelano
l'influenza della Lega nella conduzione del governo, al limite del ricatto. Non lo diciamo noi, lo hanno pił volte
dichiarato i leader del centro destra e del centro sinistra. Articoli che
emergono dalle nebbie di un cimitero di elefanti. Una
lettura avvincente e accattivante come un romanzo giallo...
LA VERITA' CHE EMERGE DA QUESTI ARTICOLI
NASCOSTI E RITORNATI ALLA LUCE PORTANO ALLA CONCLUSIONE CHE IL BERLUSCONI SI
DEVE DIMETTERE
Oltre
gli "anonimi" flussi finanziari, c'e' un altro mistero da svelare Un
impero di prestanome Caro Silvio, perche' li ha usati dal '68 all'84?
L'altra faccia della medaglia. Signor Berlusconi,
certo che abbia letto l'articolo della pagina a fianco, ora vengo ad affrontare
con lei un'altra questione - per nulla marginale - che sta alla base dei
sospetti di riciclaggio su cui i magistrati palermitani stanno indagando. Nella
sua scalata all'empireo dell'imprenditoria nazionale c'e' una costante che
sconcerta, anzi, allarma: e' l'inconcepibile,
continuo, inarrestabile uso di prestanome che lei ha fatto dal primo giorno
della sua carriera imprenditoriale. Vuole che le rinfreschi la memoria? Mi
spieghi il senso, tanto per cominciare, della nascita della sua prima societa', costituita il 29 settembre 1968 a Milano. Col
nome di "Edilnord centri residenziali Sas di Lidia Borsani &
C.", laddove la signorina Borsani - se non dico
male una sua cugina, signor Berlusconi - era il socio
d'opera, mentre il socio di capitale era la "Aktiengesellschaft
fur Immobilienanlagen in Residenzzentren
Ag" di Lugano che infatti forni'
i 50.000 franchi svizzeri del capitale, prese vita l'impresa che di li' a poco sborsera' piu' di 3 miliardi per comprare l'area dove verra' costruita la citta'
satellite di Milano2 nel Comune di Segrate. Era una
bellissima iniziativa imprenditoriale, signor Berlusconi.
Un'iniziativa di cui andare fieri, che qualsiasi altro
imprenditore avrebbe firmato col proprio nome a caratteri cubitali. Lei no. Lei rimase nell'ombra, tanto quanto restarono
nell'ombra i veri fornitori di quei primi 3 miliardi in contanti del 1968. Una
bella somma, sa? Oggi varrebbero piu' di 32, proprio
il numero che segna gli anni che lei aveva quando questa gigantesca fortuna fini' nelle sue mani. Ecco, se questo fu il primo caso di prestanomi al suo servizio, i successivi che la riguardano
denunceranno uno stile che rimarra' costante per
almeno 10 anni, i suoi primi 10 anni d'attivita',
signor Berlusconi. Ricorda? La Italcantieri Srl, uno dei suoi
bracci operativi nell'edilizia, nasce il 2 febbraio 1973 a Milano avendo come
soci Renato Pironi, un giovane praticante notaio, ed Elda Brovelli,
una casalinga senza alcuna occupazione o titolo di studio inerente l'attivita' della societa' che va a
fondare e per la cui "opera" percepira'
solo 600.000 lire. Eppure lei usa questi due perfetti sconosciuti - nonche' incompetenti
- per far muovere un'impresa che dovra' affrontare un
progetto colossale: l'edificazione e l'ultimazione di Milano2. Perche'? Inoltre, mi permetta signor Berlusconi,
i due suddetti - la casalinga e il praticante notaio - nell'atto di
costituzione della Italcantieri
risultano essere rappresentanti di due potenti quanto discutibili societa' svizzere: rispettivamente la "Eti Ag Holding" di Chiasso
per la signorina Brovelli, e la Cofigen
Sa per il giovane Pironi.I suoi due prestanome,
signor Berlusconi, a loro volta rappresentavano i
finanziatori? Lei non puo' non sapere chi si celasse
dietro la Eti Holding e la Cofigen, due societa' finanziarie
svizzere. Dica, faccia i nomi, perche' altrimenti
rimane solo quello di Ercole Doninelli,
finanziere elvetico primo fondatore della famigerata Fimo Sa di Chiasso, societa' di riciclaggio di capitali di mafia, che proprio
nella Italcantieri - in seguito - entrera'
in rapporti e affari. Anche la Sogeat Sas, che lei certamente conosce perche'
vantava un credito nei suoi confronti - che immagino lei pago'
- di 22,5 miliardi nel 1978 (101,5 miliardi di oggi),
e' un altro soggetto finanziario inquietante, mi permetta. Come fu possibile
che ad amministrare la Sogeat Sas di Walter Donati & C., fondata il 4 luglio
1972 con un capitale di 400.000 lire, fu messo appunto il signor Donati, ovvero
un suo impiegato, signor Berlusconi? E poi: chi forni' al signor Donati 1
miliardo, 999 milioni e 600.000 lire per finanziare l'aumento di capitale della
Sogeat deliberato ed attuato non molto dopo la
fondazione? Guardi che stiamo parlando di una somma che oggi equivarrebbe a oltre 22 miliardi, mica noccioline. Fu un prestanome al fulmicotone, questo signor Donati. Gli ballavano in tasca
i miliardi come a me le monetine. Tra l'altro, signor Berlusconi,
eviti di dire - casomai - che della Sogeat sa poco e
nulla, perche' se Walter Donati fu il socio d'opera, l'altro socio, il
finanziatore, documenti alla mano fu l'avvocato Renzo Rezzonico
di Lugano, lo stesso che amministrava le due finanziarie svizzere di cui sopra.
Insomma, un personaggio che lei conosce e conosceva benissimo.
Ora intendiamoci bene. Seppure possa sembrare irrazionale, la sua scelta di
tenere costantemente per piu' di 10 anni un profilo
imprenditoriale cosi' basso da risultare
inesistente potrebbe essere giustificata da un riserbo caratteriale, da innata
timidezza e modestia di cui pero' dal 1980 per tutto
il tempo a venire fino a oggi non si trovera' piu' traccia.
D'accordo, proviamo a prendere per buona questa
ipotesi.Se e' cosi' signor Berlusconi, mi usi la cortesia di spiegare all'opinione
pubblica la "faccenda Berruti". Quale?Le rammento i fatti. Il 12 novembre 1979, a Milano, il
capitano della Guardia di Finanza Massimo Maria Berruti si presento' negli uffici
di Foro Bonaparte della sua Edilnord,
signor Berlusconi, e interrogo' proprio lei sui
complicati giri societari e finanziari - farciti di prestanome, come abbiamo
visto - che le avevano permesso di edificare Milano2. Certo ricorda, signor Berlusconi, che lei rispose al capitano Berruti
a questo modo: "Non sono il proprietario della Edilnord e tanto meno della Sogeat.
Io sono un semplice consulente esterno". Nella relazione su questa ispezione, scritta e firmata da Berruti,
risulta cosi'. Formalmente, la sua, fu una risposta ineccepibile, ma nella sostanza una menzogna tonante. Perche', signor Berlusconi, nego' l'evidenza? Di chi e che cosa ebbe paura? Non certo di Berruti, visto che pochi
mesi dopo si dimettera' dalle Fiamme Gialle e presto diventera' consulente della Fininvest.
Le ripeto la domanda: perche' sostenne di essere un
"semplice consulente" delle societa' che
avevano appena finito di edificare Milano2? A quale retroscena temette di
essere associato? Forse si spavento' pensando che
qualcuno avrebbe potuto domandarle chi realmente si
celasse dietro i formidabili flussi finanziari arrivati dalla Svizzera alla Edilnord e alla Sogeat?Se non e' cosi', spieghi, dica come stanno le cose.Anche perche', vede,
l'allora capitano Berruti (e attuale deputato Berruti di Forza Italia) nel pomeriggio di quel 12 novembre
1979 torno' a cercarla nei suoi uffici, signor Berlusconi, e le pose una domanda spiazzante. Berruti le chiese di spiegare come mai lei, che si era
appena dichiarato "consulente esterno della Edilnord e della Sogeat",
ovvero dell'intero affare Milano2, viceversa aveva garantito personalmente -
tramite fideiussioni a diverse banche per importi monumentali - la solidita' di entrambe quelle societa'.
Ma come, le fece notare la Gdf, i soci di capitale della Edilnord e della Sogeat erano ufficialmente svizzeri, cioe'
i loro capitali erano svizzeri, e per loro garantiva un italiano, Berlusconi?
D'altra parte i fatti erano questi e cosi'
la Gdf sospetto' - ma per poco, fintanto che Berruti
non si dimise per mettersi a lavorare per lei, Cavaliere - che in realta' dietro le finanziarie elvetiche c'era ancora lei, Berlusconi. Sospetto piu' che legittimo direi, visto che ancora oggi non si sa, e
appunto vengo a domandarle, chi c'era dietro le varie Eti
Holding, Cofigen, Aktiengesellschaft
& company. Capisce che se le Fiamme Gialle erano in
qualche modo convinte che alle spalle di quelle sigle spuntava ancora
lei, signor Berlusconi, la questione si complica, e
di molto. Si', perche' a questo punto l'intera rete
finanziaria da cui lei ricevette qualcosa come 200 miliardi in contanti quasi
30 anni fa, anziche' in Svizzera va collocata in
Italia. E' cosi'? Dica, e'
cosi' o si tratta di una mera fantasia? Non penso di
poter tollerare il suo silenzio su questo punto centrale, perche'
altrimenti entrerebbero in scena ben altri personaggi
e situazioni. D'improvviso si materializzerebbero i fantasmi che circondano
Marcello Dell'Utri, sotto processo a Palermo per
mafia. Lugubri scenari che lei ha un solo modo per cancellare: raccontare
tutto, nome per nome
Svelato il primo grande segreto di
Silvio Berlusconi: ecco le Holding fantasma del suo
impero - Le sedici casseforti occulte - Ruggeri, autore di saggi sul Cavaliere,
racconta la clamorosa scoperta
Signor Berlusconi, abbiamo novita' per lei. Ha letto i giornali, ultimamente? Ha
saputo che da Palermo e' iniziata a circolare la notizia che le
"famose" holding del suo impero finanziario non sarebbero 22 - come
lei giura e stragiura - ma molte di piu', esattamente 38? Ebbene...
sorpresina, Cavaliere: abbiamo le prove della loro esistenza. Guardi, per non
toglierle il piacere di assaporare la notizia, diamo la parola direttamente a
chi le ha individuate, ne ha documentato ogni caratteristica amministrativa, e
di tutto cio' detiene ampia certificazione a prova di ogni verifica. Inclusa la sua, signor
Berlusconi, e' ovvio.
Giovanni Ruggeri, lei e' autore di
alcuni libri d'inchiesta su Silvio Berlusconi, mi
pare.
"Si', due per
l'esattezza"
Il primo quando lo scrisse?
"Il primo, intitolato "Berlusconi, inchiesta sul signor Tv", usci' in prima edizione presso gli Editori Riuniti nel 1987. Lo stesso libro fu poi ripubblicato
nel febbraio 1994 dalla casa editrice Kaos di Milano,
riveduto, ampliato e aggiornato, chiaramente".
Dopo di che, lei scrisse la seconda opera?
"Si', "Berlusconi, gli affari del presidente", alla fine del
1994. E' stata pubblicata anche questa dalla Kaos
Edizioni di Milano".
Lavorando alla stesura di questi due saggi, lei ha mai avuto
modo di venire a conoscenza di notizie relative agli
assetti societari del gruppo Fininvest?
"Certamente. Anzi, io mi vanto, ripeto, mi vanto di
essere il primo e l'unico ad aver scritto che le famose holding, la cassaforte
dell'impero Fininvest, non sono 22, ma sono 38".
Scusi, Ruggeri, chi sostiene siano
22?
"Sono ufficialmente dichiarate tali dalla stessa Fininvest, ma non solo, come ogni societa'
che si occupa di editoria e telediffusione,
la Fininvest ha dovuto comunicare al Garante l'assetto
societario delle sue emittenti, e lo ha fatto citando appunto le 22 holding,
per cui non ci piove, ufficialmente sono tali, e il patrimonio della Fininvest, di cui una parte notevole risulta essere di proprieta' personale di Silvio Berlusconi,
e' stato dichiarato distribuito appunto in queste 22 holding".
Che pero' non
sono le sole, perche' lei sostiene, e ora le vengo
subito a chiedere con quali prove, che in realta'
sono 16 piu' di quelle dichiarate dalla medesima societa' televisiva.
"Si'. Io l'avevo scoperto gia' dieci anni fa. Allora ne scrissi, pero'
a quel tempo avevo contezza fossero 38, ma quando
uscirono i miei libri non avevo ancora reperito tutte le 38 holding, cosa che
ho fatto in un secondo momento. Per cui scrissi: si', ho la certezza che si tratta di 38 holding e non di
sole 22, tuttavia non potei sviluppare l'argomento come avrei voluto, e come
potrei fare oggi, perche' mi mancava la ricognizione
documentale delle ulteriori 16, ricognizione che dovevo ancora fare. Le
rivelo che a quel tempo delle 38 holding conoscevo, avevo dettagliata
documentazione, ovviamente delle prime 22 e dell'ultima, la trentottesima.
Delle altre conoscevo l'esistenza, emergevano da
confronti di dati, ma alle prove materiali sono arrivato dopo".
Lei esattamente cosa ha individuato, cosa ha scoperto in
dettaglio delle 16 holding "fantasma"?
"Le prime 22 Holding Italiane sono state costituite
tutte il 19 giugno 1978, ma in quella stessa data nascono anche le Holding
Italiane 23, 24, 25, 26, 27 e 28. Altre quattro, dalla Holding
Italiana ventinovesima alla trentaduesima, vengono fondate il 22 dicembre 1978,
e infine tutte le altre, dalla Holding Italiana trentatreesima alla
trentottesima, nascono, cioe' vengono costituite, il
27 marzo 1981. Noi parliamo di holding, quindi, che esistono gia' da un bel pezzo, 17 anni".
Lei e' riuscito a capire, ci sono
prove, che queste ulteriori holding detengano quote del capitale della Fininvest?
"Certamente. Intanto cio' che
colpisce e' la trasformazione che queste 16 holding aggiuntive, rimaste
sconosciute, hanno subito nel tempo. Trasformazioni equivalse
al cambiamento di nome, ma non di proprieta'".
Cioe'?
"La differenza sostanziale fra le 22 holding
"ufficiali" e le 16 "occulte" sta in questo: le prime,
quelle dichiarate tali da Berlusconi
e dalla Fininvest, sono delle scatole vuote, si
limitano a riscuotere i dividendi. Le altre 16, invece, sono societa' operative. Hanno un operare frenetico, ed e'
proprio questo che ha reso difficile l'individuazione, il loro reperimento. Ad
ogni modo, sono riuscito a fare un elenco preciso, elenco che comprende
trasformazioni, variazioni di sede e di oggetto
sociale da quello originario. Le faccio un esempio: la Holding
33 dopo vorticose mutazioni e' diventata... Tele Posillipo,
la numero 34 Tele Sondrio, la numero 35 e' diventata una finanziaria, la Safim Finanziaria".
Quindi oggi non esistono piu' come tali, come Holding Italiana numero...
"Formalmente no, ma sostanzialmente si',
la proprieta' e' sempre quella, sono state fatte
variazioni per camuffarle, credo, o per ragioni che risultano del tutto incomprensibili, se non si tratta di nascondere
qualcosa. Ad ogni modo non ci sono problemi, ho tutti
i dati con me per la loro esatta individuazione".
Che dati?
"Tutti. Il numero di registro di ognuna di loro che le identifica presso le Camere di Commercio, il
numero del fascicolo presso le Cancellerie dei Tribunali Civili, insomma e'
tutto molto chiaro, almeno a me. Posso affermare di avere chiarissimo l'intero
organigramma societario della Fininvest, incluso
questo groviglio nascosto".
Lei e' certo del fatto che queste 16 holding
siano riconducibili alla Fininvest? Che prove ha per affermarlo?
"La loro composizione. Tutte queste 16 holding vengono costituite dagli stessi personaggi al servizio della
Fininvest, ossia dallo studio del commercialista
Armando Minna, oggi deceduto, e di sua moglie, la signora Nicla Crocitto. Caratteristica di tutte queste holding e' che
nascono come Srl con 20 milioni di capitale,
fondatori sono il commercialista Armando Minna e la moglie, come dicevo poc'anzi. Il commercialista si intesto' il 90% del capitale iniziale, il rimanente la
consorte. Nascono cosi', poi si
trasformano in Spa, con capitale iniziale di
200 milioni, elevato di norma a 2 miliardi. Poi accadde un fatto che cambio' le cose. Il 29 gennaio 1982 il
commercialista Armando Minna mori' in un incidente
stradale piuttosto strano, per la verita', e la
vedova, la signora Nicla Crocitto, si ritiro' a vita privata. Ecco che allora amministratore di
tutte queste 16 holding divento' Luigi Foscale, zio di Silvio Berlusconi e padre di Giancarlo Foscale.
Il signor Luigi Foscale, ex dirigente della Fiat, nonostante i suoi anni, marcia oltre gli
ottanta, fino al 1995, ma suppongo ancora oggi, era amministratore unico delle
holding di cui stiamo parlando".
Che senso ha tutto questo marchingegno
segreto, secondo lei?
"Amo dire le cose quando ho una certezza assoluta.
Guardi, le holding ci sono, il meccanismo lo conosco
perfettamente, e anche a cosa serve. Per le 22 Holding "ufficiali" la
Fininvest ha dichiarato che la loro esistenza e'
necessaria per risparmi fiscali, io vado piu' in la', anche perche' non si capisce
come mai la stessa Fininvest queste ulteriori 16 Hoding le ha sempre tenute
nascoste".
La notizia delle 38 e non piu' 22
holding esce dalla Procura di Palermo che sta indagando nell'ipotesi di
riciclaggio di capitali mafiosi in relazione a Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri.
"Le diro' che a me, tutto sommato, fa piacere dopo tanto tempo vedere che la
magistratura scopre cose delle quali avevo scritto gia'
10 anni fa. Per un autore, e' una soddisfazione. Noto anche
dell'altro, rispetto questa notizia".
Cosa?
"Stando alle agenzie stampa, l'Ansa per la precisione,
nei primi giorni dell'agosto scorso sarebbero stati prelevati documenti da due societa' fiduciarie della Banca Nazionale del Lavoro a
Milano e a Roma, la Saf e Servizio Italia".
E quindi?
"Ma chiaramente, dico io, ci
voleva tanto tempo per arrivarci? Io, in questi miei libri, ho chiesto
esplicitamente a Silvio Berlusconi di dire chi c'e'
dietro, che tipo di mandato ha dato proprio a queste due fiduciarie. Il mio
ragionamento al riguardo era molto semplice, dicevo: Cavaliere, lei sostiene
che e' tutto in ordine, che e' tutto chiaro rispetto la proprieta'
della Fininvest? Lo dimostri. Noi sappiamo che lei ha
operato dietro la facciata di queste due fiduciarie infiltrate
pesantemente dalla P2, lei ha iniziato a servirsi di queste due fiduciarie e
continua a farlo proprio quando erano controllate dalla P2 di Licio Gelli. Lei le ha usate, dicevo a Berlusconi gia' allora, nel 1987,
per occultare i volti dei suoi finanziatori. D'altra parte, le societa' fiduciarie esistono proprio per questo. Cio' non significa a priori che il denaro sia maleodorante e i personaggi anche, ma il fatto che vi si
ricorra, suscita delle perplessita'. Allora, vogliamo uscire dall'equivoco, dalle congetture, dissi a Berlusconi. Renda pubblici i
mandati di queste fiduciarie".
Berlusconi rispose?
"Assolutamente no. E allora
io, continuavo a dire, non posso non ricordare che dietro queste
stesse fiduciarie c'era Licio Gelli e Tassan Din, che addirittura aveva
il suo "ufficio privato" diciamo cosi',
dentro una delle sedi di queste fiduciarie, cosi' come
non posso scordare che con queste fiduciarie aveva rapporti Flavio Carboni, e
via elencando".
Parlando di queste due societa'
della Bnl, le risulta che
abbiano avuto in qualche modo a che fare, intrattenuto rapporti voglio dire,
con esponenti della mafia siciliana?
"Si'. Con esponenti di Cosa
Nostra".
Torniamo la cuore del problema:
esattamente quando ha scoperto i dati circostanziati relativi alle 16 Holding
fantasma?
"Ho ultimato le ricerche alla fine del 1997"
Con questi nuovi risultati, ha intenzione di scrivere un
altro libro?
"A questa domanda non intendo rispondere".
Un'ultimissima questione. Lei e' un giornalista, per chi
lavora?
"Sono un inviato del settimanale
Gente da 25 anni".
Ruggeri, mi permetta l'impertinenza, Berlusconi
sostiene che tutti coloro, non importa se giornalisti o magistrati,
"parlano male di lui", sono dei comunisti. Lei, se intende dirmelo,
e' comunista?
"Mai stato comunista in vita mia. Questa poi..
Berlusconi mafioso? 11 domande al Cavaliere per
negarlo Dai miliardi per comprare il terreno della futura Milano2, alle societa' siciliane con parenti di Buscetta:
al Signore di Arcore la
parola. Spieghi, e sia chiaro
di max parisi
Basta. Basta con questa indicibile
manfrina messa in piedi dai mezzi di comunicazione di massa sulle vicende
giudiziarie - specialmente quelle palermitane - di Silvio Berlusconi.
E' arrivata l'ora delle certezze definitive. Di seguito presento al signor Berlusconi una serie di domande invitandolo pubblicamente a
rispondere nel merito con cristallina chiarezza affinche'
una volta per tutte sia lui in prima persona a
dimostrare - se ne e' capace - che con Cosa Nostra non ha e non ha mai avuto
nulla a che fare. A scanso di equivoci e
strumentalizzazioni, gia' da ora - signor Berlusconi - le annuncio che nessuna delle notizie sul suo
conto che leggera' in questo articolo e' frutto di
"pentimenti", e nessuna delle domande che le sto per porre si basa o
prende spunto anche fosse in modo marginale dalle parole dei cosiddetti
"pentiti". Tutto al contrario, esse si basano su personali indagini e
su documenti amministrativi che in ogni momento - se lo
riterra' - potro' inviarle perche' si sinceri della loro autenticita'.
Detto questo, prego, legga, e mi sappia poi dire.Partiamo da lontano, perche' lontano inizia la sua storia
imprenditoriale, signor Berlusconi.
Primo quesito: lei certamente ricorda che il 26 settembre
1968 la sua societa' - l'Edilnord
Sas - acquisto' dal conte
Bonzi l'intera area dove di li' a breve lei costruira' il quartiere di Milano2. Lei pago' l'area circa 4.250 lire al metro quadrato, per un
totale di oltre 3 miliardi. Questa somma, nel 1968 quando lei aveva
appena 32 anni e nessun patrimonio familiare alle spalle, e' di
enorme portata. Oggi, tabelle Istat alla mano,
equivarrebbe a 38 miliardi, 739 milioni e spiccioli. Dopo l'acquisto - intendo
dire nei mesi successivi - lei apri' un gigantesco
cantiere edilizio, il cui costo arrivera'
a sfiorare 500 milioni al giorno, che in circa 4-5 anni portera'
all'edificazione di Milano2 cosi' come e' oggi. Ecco
la prima domanda: signor Berlusconi, a lei, quando
aveva 32 anni, gli oltre 30 miliardi per comprare l'area, chi li diede?
Inoltre: che garanzie offri' e a chi per ricevere tale ingentissimo
credito? In ultimo: il denaro per avviare e portare a conclusione il
super-cantiere, chi glielo forni'? Vede, se lei non
chiarisce questi punti, si e' autorizzati a credere che le due misteriose
finanziarie svizzere amministrate dall'avvocato di Lugano Renzo Rezzonico "sue finanziatrici", cosi' come
altre finanziarie elvetiche che entreranno in scena al suo fianco e che tra
poco incontreremo, sono paraventi dietro i quali si sono nascosti soggetti tutt'altro che raccomandabili. Si',
perche' - mi creda signor Berlusconi
- nel 1998, oggi, se lei chiarisse una volta per
tutte, con nomi e cognomi, chi le presto' tale
gigantesca fortuna facendo con questo crollare ogni genere di sospetto e
insinuazione sul suo conto, nessuno e dico nessuno si alzerebbe per criticarla
sostenendo che lei opero' con capitali sfuggiti, per
esempio, al fisco italiano e riparati in Svizzera, poi rientrati in Italia
grazie alla sua attivita' imprenditoriale. Sarei il
primo ad applaudirla, signor Berlusconi, se la realta' fosse questa. Se invece di denaro frutto di attivita' illecite, si tratto' di risparmi onestamente guadagnati e quindi
sottratti dai rispettivi proprietari al fisco assassino italiota
che grazie a lei ridiventarono investimenti, lei sarebbe da osannare. Parli,
signor Berlusconi, faccia i nomi e il castello di accuse di riciclaggio cadra' di
schianto. Secondo quesito: il 22 maggio 1974 - certamente lo ricorda, signor Berlusconi - la sua societa'
"Edilnord Centri Residenziali Sas" compi' un aumento di
capitale che cosi' arrivo'
a 600 milioni (4,8 miliardi di oggi, fonte Istat). Il 22 luglio 1975 la medesima societa'
esegui' un altro aumento di capitale passando dai
suddetti 600 milioni a 2 miliardi (14 miliardi di oggi,
fonte Istat). Anche in
questo caso, vorrei sapere da dove e da chi sono arrivati queste forti somme di
denaro in contanti. Terzo quesito: il 2 febbraio 1973 lei fondo'
un'altra societa', la Italcantieri Srl. Il 18 luglio 1975 questa sua piccola impresa divento'
una Spa con un aumento di capitale a 500 milioni.
In seguito, quei 500 milioni diventeranno 2 miliardi e lei fara'
in modo di emettere anche un prestito obbligazionario per altri 2 miliardi.
Signor Berlusconi, anche in questo caso le chiedo: il
denaro in contanti per queste forti operazioni finanziarie, chi glielo diede?
Fuori i nomi. Quarto quesito: lei non puo' essersi
scordato che il 15 settembre 1977 la sua societa' Edilnord cedette alla neo-costituita
"Milano2 Spa" tutto il costruito del nuovo
quartiere residenziale nel Comune di Segrate
battezzato "Milano2" piu' alcune aree
ancora da edificare di quell'immenso terreno che lei compero' nel '68 per l'equivalente di piu'
di 32 miliardi in contanti. Tuttavia quel 15 settembre
di tanti anni fa, accadde un altro fatto: lei, signor Berlusconi,
decise il contemporaneo cambiamento di nome della societa'
acquirente. Infatti l'impresa Milano2 Spa inizio' a chiamarsi cosi' proprio da quella data. Il giorno della sua
fondazione a Roma, il 16 settembre 1974, la futura Milano2 Spa
- come lei senza dubbio rammenta - viceversa rispondeva al nome di Immobiliare San Martino Spa,
"forte" di un capitale di lire 1 (un) milione, il cui amministratore
era Marcello Dell'Utri. Lo stesso Dell'Utri che lei, signor Berlusconi,
sostiene fosse a quell'epoca
un <>. Sempre il 15 settembre 1977, quel milione venne
portato a 500 e la sede trasferita da Roma a Segrate.
Il 19 luglio 1978, i 500 milioni diventeranno 2 miliardi di capitale sociale.
Ecco, anche in questo caso, vorrei sapere dove ha preso e chi le ha fornito
tanto denaro contante e in base a quali garanzie.
Quinto quesito: signor Berlusconi, il cuore del suo
impero, la notissima Fininvest, certamente ricorda
che nacque in due tappe. Partiamo dalle seconda: l'8
giugno 1978 lei fondo' a Roma la "Finanziaria
d'Investimento Srl" - in sigla Fininvest - dotandola di un capitale di 20 milioni e di un
amministratore che rispondeva al nome di Umberto Previti,
padre del noto Cesare di questi tempi grami (per lui). Il 30 giugno 1978 il
capitale sociale di questa sua creatura venne portato
a 50 milioni, il 7 dicembre 1978 a 18 miliardi, che al valore d'oggi sarebbero
81 miliardi, 167 milioni e 400 mila lire. In 6 mesi, quindi,
lei passo' dall'avere avuto in tasca 20 milioni per
fondare la Fininvest Srl a
Roma, a 18 miliardi. Fra l'altro, come lei certamente ricorda, la societa' in questo periodo non
possedeva alcun dipendente. Nel luglio del 1979 la Fininvest
Srl, con tutti quei soldi in cassa, venne trasferita a Milano. Poco prima, il 26 gennaio 1979 era
stata "fusa" con un'altra sua societa'
dall'identico nome, signor Berlusconi: la Fininvest Spa di Milano. Questa societa' fu la prima delle due tappe fondamentali di cui
dicevo poc'anzi alla base dell'edificazione del suo
impero, e in realta' di milanese aveva ben poco, come
lei ben sa. Infatti la Fininvest Spa venne anch'essa
fondata a Roma il 21 marzo del 1975 come Srl, l'11
novembre dello stesso anno trasformata in Spa con 2
miliardi di capitale, e quindi trasferita nel capoluogo lombardo. Tutte operazioni, queste, che penso',
decise e attuo' proprio lei, signor Berlusconi.Dopo la fusione, ricorda?, il capitale sociale verra'
ulteriormente aumentato a 52 miliardi (al valore dell'epoca, equivalenti a piu' di 166 miliardi di oggi, fonte Istat).
Bene, fermiamoci qui. Signor Berlusconi, i 17
miliardi e 980 milioni di differenza della Fininvest Srl di Roma (anno 1978) chi glieli
forni'? Vorrei conoscere nomi e cognomi di questi
suoi munifici amici e anche il contenuto delle garanzie che lei, signor Berlusconi, offri' loro. Lo stesso dicasi per l'aumento, di poco successivo, a 52
miliardi. Naturalmente le chiedo anche notizie sull'origine dei fondi, altri 2
miliardi, della "gemella" Fininvest Spa di Milano che lei fondo' nel
1975, anno pessimo per cio' che attiene al credito
bancario e ancor peggio per i fondamentali dell'economia del Paese. Sesto quesito: lei, signor Berlusconi,
almeno una volta in passato tento' di chiarire il
motivo dell'esistenza delle 22 (ma c'e' chi scrive, come Giovanni Ruggeri,
autore di "Berlusconi, gli affari del
Presidente" siano molte di piu', addirittura 38)
"Holding Italiane" che detengono tuttora il capitale della Fininvest, esattamente l'elenco che inizia con Holding
Italiana Prima e termina con Holding Italiana Ventiduesima. Lei sostenne
che la ragione di tale castello societario sta
nell'aver inventato un meccanismo per pagare meno tasse allo Stato. Cosi' pure, signor Berlusconi,
lei ha dichiarato che l'inventore del marchingegno finanziario, che ripeto
detiene - sono sue parole - l'intero capitale del Gruppo, fu Umberto Previti e l'unico scopo per il quale l'invento'
consisteva - e consiste tutt'oggi - nell'aver
abbattuto di una considerevole percentuale le tasse, ovvero il bottino del
rapinoso fisco italiota ai suoi danni, con un
meccanismo assolutamente legale. Queste, mi corregga se sbaglio, furono le
ragioni che addusse a suo tempo, signor Berlusconi,
per spiegare il motivo per cui il capitale della Fininvest e' suddiviso cosi'. E'
una motivazione, pero', che a molti appare quanto
meno curiosa, se raffrontata - ad esempio - con l'assetto patrimoniale di un
altro big dell'imprenditoria nazionale, Giovanni Agnelli, che viceversa ha optato da molti anni per una trasparentissima societa' in accomandita per detenere e definire i propri
beni e quote del Gruppo Fiat. In sostanza lei, signor Berlusconi,
piu' volte ha ribadito che
"dietro" le 22 Holding c'e' soltanto la sua persona e la sua
famiglia. Non avro' mai piu' motivo di dubitare di questa sua affermazione quando
lei spieghera' con assoluta chiarezza le ragioni di
una sua scelta a dir poco stupefacente. Questa: c'e' un indirizzo - a
Milano - che lei, signor Berlusconi conosce molto
bene. Si tratta di via Sant'Orsola
3, pieno centro cittadino. A questo indirizzo nel 1978
nacque una societa' fiduciaria - ovvero dedita alla
gestione di patrimoni altrui - denominata Par.Ma.Fid.A
fondarla furono due commercialisti, Roberto Massimo Filippa e Michela Patrizia Natalini. Detto questo, certo rammenta, signor Berlusconi, che importanti quote di diverse delle suddette
22 Holding verranno da lei intestate proprio alla Par.
Ma.Fid. Esattamente il 10 % della Holding
Italiana Seconda, Terza, Quarta, Quinta, Ventunesima e Ventiduesima, piu' il 49% della Holding Italiana Prima, la quale - in un
perfetto gioco di scatole cinesi - a sua volta detiene il 100% del capitale
della Holding Italiana Sesta e Settima e il 51% della Holding Italiana
Ventiduesima. Vede, signor Berlusconi, dovrebbe
chiarirmi per conto di chi la Par.Ma.Fid. gestira' questa
grande fetta del Gruppo Fininvest e perche' lei decise di affidare proprio a questa societa' tale immensa fortuna. Infatti
lei - che e' un attento lettore di giornali e ha a sua disposizione un
ferratissimo nonche' informatissimo staff di legali
civilisti e penalisti - non puo' non sapere che la Par.Ma.Fid. e' la medesima societa'
fiduciaria che ha gestito - esattamente nello stesso periodo - tutti i beni di
Antonio Virgilio, finanziere di Cosa Nostra e grande riciclatore di capitali
per conto dei clan di Giuseppe e Alfredo Bono, Salvatore Enea, Gaetano
Fidanzati, Gaetano Carollo, Carmelo Gaeta e altri
boss - di area corleonese e non - operanti a Milano
nel traffico di stupefacenti a livello mondiale e nei sequestri di persona.
Quindi, signor Berlusconi, a chi finivano gli utili
della Fininvest relativi alle
quote delle Holding in mano alla Par.Ma.Fid.? Per
conto di chi la Par.Ma.Fid. incassava i dividendi e
gestiva le quote in suo possesso? Chi erano - mi passi
il termine - i suoi "soci", signor Berlusconi,
nascosti dietro lo schermo anonimo della fiduciaria di via Sant'Orsola
civico 3? Capisce che in assenza di una sua precisa quanto chiarificatrice
risposta che faccia apparire il volto - o i volti - di coloro che per anni
incasseranno fior di quattrini grazie alla Par.Ma.Fid., ovvero alle quote della Fininvest
detenute dalla Par.Ma.Fid. non si sa per conto di
chi, sono autorizzato a pensare che costoro non fossero estranei all'altro
"giro" di clienti contemporaneamente gestiti da questa fiduciaria,
clienti i cui nomi rimandano direttamente ai vertici di Cosa Nostra. Settimo
quesito: e' universalmente noto che lei, signor Berlusconi,
come imprenditore e' "nato col mattone" per poi approdare alla
televisione. Proprio sull'edificazione del network tivu' e' incentrato questo
punto. Lei, signor Berlusconi, certamente ricorda che
sul finire del 1979 diede incarico ad Adriano Galliani di girare l'Italia ad acquistare frequenze tivu'. Lo scopo - del tutto evidente - fu quello di
costituire una rete di emittenti sotto il suo controllo,
signor Berlusconi, in modo da poter trasmettere
programmi, ma soprattutto pubblicita', che cosi' sarebbe stata "nazionale" e non piu' locale. La differenza dal punto di vista dei fatturati
pubblicitari, ovviamente, era enorme. Fu un piano perfetto. Se
non che, Adriano Galliani invece di buttarsi a
capofitto nell'acquisto di emittenti al Nord, inizio'
dal Sud e precisamente dalla Sicilia, dove entro' in societa' con i fratelli Inzaranto
di Misilmeri (frazione di Palermo) nella loro Retesicilia Srl, che dal 13
novembre 1980 vedra' nel proprio consiglio di
amministrazione Galliani in persona a fianco di
Antonio Inzaranto. Ora lei, signor Berlusconi, da imprenditore avveduto qual e', non puo' non avere preso informazioni all'epoca sui suoi nuovi
soci palermitani, personaggi molto noti da quelle parti per ben altre
questioni, oltre la tivu'. Infatti
Giuseppe Inzaranto, fratello di Antonio nonche' suo partner, e' marito della nipote prediletta di
Tommaso Buscetta. No, sia chiaro, non mi riferisco al
"pentito Buscetta" del 1984, ma al super
boss che nel '79 e' ancora braccio destro di Pippo Calo' e amico intimo di
Stefano Bontate, il capo dei capi della mafia
siciliana. Quindi, signor Berlusconi,
perche' entro' in affari -
tramite Adriano Galliani - con gente di questa risma?
C'e' da notare, oltre tutto, che i fratelli Inzaranto sono di Misilmeri. Le
dice niente, signor Berlusconi, questo nome? Guardi
che glielo sto chiedendo con grande serieta'. Infatti proprio di Misilmeri sono originari i soci siciliani della nobile
famiglia Rasini che assieme alla famiglia Azzaretto - nativa di Misilmeri,
appunto - fondo' nel 1955 la banca di Piazza
Mercanti, la Banca Rasini. Giuseppe Azzaretto e suo figlio, Dario Azzaretto,
sono persone delle quali lei, signor Berlusconi, con
ogni probabilita' sentiva parlare addirittura in casa
da suo padre. Gli Azzaretto erano - con i Rasini - i diretti superiori di suo padre Luigi, signor Berlusconi. Gli Azzaretto di Misilmeri davano ordini a suo padre, signor Berlusconi, che per molti anni fu
loro procuratore, il primo procuratore della Banca Rasini.
Certo non le vengo a chiedere con quali capitali - e di chi - Giuseppe Azzaretto riusci' ad affiancarsi
nel 1955 ai potenti Rasini di Milano, tenuto conto
che Misilmeri e' tutt'oggi
una tragica periferia della peggiore Palermo, pero' che a lei Misilmeri possa risultare del tutto sconosciuta, mi appare
inverosimile. Ora le ripeto la domanda: si informo' sulla "serieta'"
e la "moralita'" dei nuovi soci - il clan Inzaranto - quando tra il 1979 e l'80 diverranno parte
fondamentale della sua rete tivu' nazionale? Ottavo quesito: certo a lei, signor Berlusconi,
il nome della societa' Immobiliare Romana Paltano non puo' risultare
sconosciuto. E' impossibile non ricordi che nel 1974 la suddetta, 12 milioni
di capitale, fini' sotto il suo
controllo amministrata da Marcello Dell'Utri, perche' proprio sui terreni di questa societa'
lei dara' corso all'iniziativa edilizia denominata
Milano3. Cosi' pure ricordera' che nel 1976
l'esiguo capitale di 12 milioni aumentera' a 500, e
che il 12 maggio del 1977 salira' ulteriormente a 1
(un) miliardo, e che cambiera' anche la sua
denominazione in Cantieri Riuniti Milanesi Spa. Come al solito, vengo subito al dunque: anche in questo ennesimo
caso, chi le forni', signor Berlusconi,
questi forti capitali per aumentare la portata finanziaria di quella che era
una modestissima impresa del valore di soli 12 milioni quando la acquisto'? Nono quesito: lei, signor Berlusconi,
certamente rammenta che il 4 maggio 1977 a Roma fondo'
l'Immobiliare Idra col capitale di 1 (un) milione. Questa societa', che oggi possiede beni immobili pregiatissimi in
Sardegna, l'anno successivo - era il 1978 - aumento'
il proprio capitale a 900 milioni. Signor Berlusconi,
da dove arrivarono gli 899 milioni (4 miliardi e 45 milioni d'oggi, fonte Istat) che fecero la differenza? Decimo quesito: signor Berlusconi, in piu' occasioni lei
ha usato per mettere in porto affari di vario genere -
l'acquisto dell'attaccante Lentini dal Torino Calcio,
ad esempio - la finanziaria di Chiasso denominata Fimo. Anche in questo caso,
come nel precedente riferito alla Par.Ma. Fid., lei ha scelto una societa' fiduciaria - questa volta domiciliata in Svizzera
- al cui riguardo le cronache giudiziarie si erano largamente espresse. Tenuto
conto della potenza dello staff informativo che la circonda, signor Berlusconi, mi appare del tutto inverosimile che lei non abbia saputo, circa la Fimo di Chiasso, che e' stata per
lungo tempo il canale privilegiato di riciclaggio usato da Giuseppe Lottusi, arrestato il 15 novembre del 1991 mentre
"esportava" forti capitali della temibile cosca palermitana dei Madonia. Cosi' pure non le sara' sfuggito che Lottusi venne condannato a 20 anni di reclusione per quei reati.
Tuttora e' in carcere a scontare la pena. Ebbene, signor Berlusconi,
se quel gangster fini' in galera il 15 novembre del
'91, nella primavera del 1992 - cioe' pochi mesi dopo
quel fatto che campeggio' con dovizia di particolari,
anche circa la Fimo, sulle prime pagine di tutti i
giornali - il suo Milan "pago'"
una forte somma "in nero" - estero su estero - per la cessione di
Gianluigi Lentini, e uso'
per la transazione proprio la screditatissima Fimo,
fiduciaria di narcotrafficanti internazionali. Perche', signor Berlusconi?Ecco,
queste sono le domande. Risponda, signor Berlusconi.
Presto. Come ha visto, di "pentiti" veri o presunti non c'e' traccia
negli 11 quesiti. Semmai c'e' il profumo di centinaia di
miliardi che tra il 1968 e il 1979 finirono nelle sue mani, signor Berlusconi. E tuttora non
si sa da dove arrivarono. Poiche' c'e' chi l'accusa che quell'oceano di
quattrini provenne dalle casse di Cosa Nostra e sta indagando proprio su
questo, prego, schianti ogni possibile infamia dicendo semplicemente la verita'. Punto per punto, nome per nome. E'
un'occasione d'oro per farla finita una volta per tutte.
Sappia che d'ora in poi il silenzio non le e' piu'
consentito ne' come imprenditore, ne' come politico,
ne' come uomo.
TUTTI GLI URL SCOMPARSI DALLA PADANIA:
Berlusconi mafioso? 11 domande al Cavaliere per
negarlo Dai miliardi per comprare il terreno della futura Milano2, alle societa' siciliane con parenti di Buscetta:
al Signore di Arcore la
parola. Spieghi, e sia chiaro...
http://www.lapadania.com/1998/luglio/08/080798p04a1.htm
Riciclaggio: sequestrata la contabilita'.
Il Cavaliere mette le mani avanti: potrebbero mancare i riscontri A nudo le
holding di Berlusconi
http://www.lapadania.com/1998/luglio/21/210798p04a4.htm
Berlusconi: "Bossi e' un capobanda"
http://www.lapadania.com/1998/luglio/22/220798p04a5.htm
Bossi su Berlusconi: "La
caduta del suo governo? Berlusconi venga da me, che
gliela spiego io...! Sono stato io a metter giu' il partito del mafioso. Lui comprava i nostri
parlamentari e io l'ho abbattuto".
http://www.lapadania.com/1998/luglio/30/300798p03a3.htm
Dalla Laguna, Bossi risponde al Cavaliere: un palermitano
che parla meneghino. <> Invece di attaccare, spieghi da dove vengono i
suoi soldi
http://www.lapadania.com/1998/settembre/16/160998p10a7.htm
Dalla Laguna, Bossi risponde al Cavaliere: un palermitano
che parla meneghino. <> Invece di attaccare, spieghi da dove vengono i
suoi soldi
http://www.lapadania.com/1998/settembre/16/160998p10a7.htm
Svelato il primo grande segreto di
Silvio Berlusconi: ecco le Holding fantasma del suo
impero - Le sedici casseforti occulte - Ruggeri, autore di saggi sul Cavaliere,
racconta la clamorosa scoperta
http://www.lapadania.com/1998/settembre/29/290998p03a2.htm
Bossi rincara la dose dal Congresso
federale della Lega: il capo di Forza Italia parla meneghino ma nel cuore e'
palermitano <> Lo tengono in piedi perche'
rappresenta i loro interessi al Nord, e' il loro "figlio di buona
donna"
http://www.lapadania.com/1998/ottobre/27/271098p05a3.htm
Il Senatur
replica duramente alle affermazioni del Cavaliere che torna ad attaccare la
Lega - Bossi: il piduista non ci fermera'
- Berlusconi in Veneto straparla: "I leghisti
sono il mio popolo"
http://www.lapadania.com/1999/febbraio/24/240299p03a1.htm
C'e' anche questo - Silvio: Scalfaro
dica che non sono mafioso
http://www.lapadania.com/1999/aprile/07/070499p22a1.htm
Roberto Maroni replica al
Cavaliere che aveva attaccato i ministri leghisti del
suo esecutivo - Berlusconi, metodi mafiosi - "Se
gli si tolgono gli strumenti della politica-fiction, si sgonfia subito"
http://www.lapadania.com/1999/ottobre/15/151099p15a1.htm
Giulio Tremonti sgombra ogni
equivoco: non esistono patti segreti Accordo Lega-Polo: tutto alla luce del sole
http://www.lapadania.com/2000/novembre/26/27112000p05a4.htm
Avvenimenti Italiani ![]()