Le ultime sulla Banda della Magliana
Banda della Magliana: Nicoletti scarcerato,
Procura Roma apre inchiesta - 18 -10 – 2005
La procura di Roma ha deciso di aprire un
fascicolo in "atti relativi", cioe' senza ipotesi
di reato, sulla scarcerazione, per decorrenza dei termini di custodia
cautelare, di Antonio e Massimo Nicoletti,
figli di Enrico, l'uomo ritenuto esponente di calibro della Banda della Magliana. Il procuratore Giovanni Ferrara, l'aggiunto Italo
Ormanni e il pm Lucia Lotti, al termine di una breve riunione, hanno ritenuto
opportuno avviare un'inchiesta per capire come mai l'incartamento processuale,
che riguardava i due Nicoletti, e' rimasto fermo in
cancelleria della seconda sezione penale per un anno intero dal giorno della
sentenza di primo grado.
Nel fascicolo la procura inserira' i ritagli di
stampa e una relazione sul caso curata dalla stessa Lotti
che ha istruito l'inchiesta sulla famiglia Nicoletti.
Per quanto concerne, invece, la posizione di Nicoletti
senior, che un altro collegio della seconda sezione penale del tribunale ha
scarcerato, ritenendo che i termini sarebbero comunque scaduti prima della
conclusione del processo prevista per la prossima estate, i magistrati della
procura hanno deciso di impugnare il provvedimento al tribunale del riesame.
Secondo Ormanni e Lotti, Enrico Nicoletti
sarebbe stato liberato senza che sia stato richiesto
un parere (non vincolante ma obbligatorio per legge) alla procura. Per il
presidente del collegio Giancarlo Millo, invece, non era
necessario interpellare la procura perche' il
provvedimento applicato a beneficio di Nicoletti era un "atto
dovuto". Roma 18 -10 – 2005
Il
"Romanzo criminale" continua
Le rivelazioni del boss della Magliana
In esclusiva "Chi l'ha visto?", in onda lunedi' 7 novembre su Raitre, ha intervistato per la prima volta il protagonista
della Banda della Magliana, Maurizio Abbatino:
"gran parte del nostro bottino andava ad avvocati, perchè avevano tutti i
migliori avvocati di Roma, medici, politici, cancellieri ..."
Soldi che servivano ad aggiustare processi, a nascondere dalle procure i
fascicoli che li riguardavano, a fare perizie in loro favore che li facessero
uscire dal carcere, come quelle di Aldo Semerari, poi
ucciso a Napoli dalla camorra.
Nell'intervista ha parlato di gran parte dei misteri d'Italia di inizio anni
80: dal rapimento di Aldo Moro da parte delle BR (il cui ultimo nascondiglio in
via Montalcini è nella zona della Magliana), a Michele Sindona, Roberto Calvi,
la bomba alla stazione di Bologna... in ciascuno di questi misteri c'è stato un
loro coinvolgimento.
Come il mitra rinvenuto sul treno Milano Taranto, usato per depistare le
indagini sulla strage di Bologna, da alcuni ufficiali del
Sismi. Abbatino l'ha riconosciuto come uno dei mitra del loro arsenale,
che si trovava nei sotterranei del Ministero della Sanità. Dall'intervista
emerge l'impressione di una persona che ha ancora paura di morire, per quello
che potrebbe ancora rivelare
"A volte non si sa di avere informazioni importanti. Devono essere i
giudici a farti le domande giuste".
Ma il boss chiede il ritiro della pellicola di Placido – 18
ottobre 2005
Buona critica, buon pubblico ma il
film di Placido con Kim Rossi Stuart
potrebbe essere tolto dalle sale. La ricostruzione dei
crimini della banda della Magliana, ritratta
nell'ultimo film di Michele Placido «Romanzo criminale», lederebbe infatti l'onorabilità del pentito Maurizio Abbatino.
Per questo, l'avvocato del «Crispino», come era noto
il componente dell'associazione malavitosa, ha chiesto la messa in mora alla Cattloya, che ha prodotto la pellicola, e alla Warner Bros, che ha affiancato la
casa cinematografica insieme all'inglese Crime Novel
e alla francese Babe.
La pellicola in questione porta sullo schermo la storia
della banda della Magliana. Fra i protagonisti,
accanto alle figure di spicco, c'è anche quella di Abbatino, che dopo l'arresto a Caracas nel gennaio 1992
aveva cominciato a collaborare con la giustizia, chiarendo molti dettagli della
storia dell'organizzazione.Il legale promotore
dell'iniziativa è lo spezzino Enrico Vigorito.
In una lettera raccomandata, aveva dato cinque giorni di tempo alla produzione:
dopo di che ha annunciato di voler procedere con la richiesta del ritiro del
film di Placido dalle sale italiane, per tutelare
l'onorabilità del pentito.
Abbatino, che le cronache dell'epoca descrivevano come
timido, freddo, di poche parole, non ha gradito la ricostruzione dei fatti
della trama, che attribuisce diverse responsabilità da quelle che gli sono
state in realtà attribuite anche in episodi differenti da quelli
tradizionalmente riconducibili alla Magliana, come la
strage di Bologna o il rapimento Moro.
Il film, 105 minuti, con un cast notevole che conta su Stefano Accorsi, Gianmarco Tognazzi e Kim Rossi Stuart, è stato accolto
con favore dalla critica e dal pubblico ma a questo punto il film rischia
addirittura di essere messo in mora per lesa onorabilità. “Il Giornale”
Nove rinvii a giudizio per la gang che sconvolse Ostia – 29
ottobre 2005
Nove rinvii a giudizio per associazione a
delinquere di stampo mafioso. Due anni di indagini,
intercettazioni e pedinamenti pur di scardinare la gang che in pochi anni ha
trasformato Ostia nella Chicago anni '20. Traffico di droga,
estorsioni, attentati incendiari, tentati omicidi e il controllo dei video-game
sul litorale. Su tutto il giallo della morte di un vecchio boss.
Un'inchiesta difficile per
Ieri mattina il gup Claudio Tortora ha consegnato gli
atti per l'inizio del processo. Alla sbarra, il 23 gennaio
Roberto Pergola e il figlio Daniele, 51 e 28 anni, Luciano Crialesi,
54 anni, Vincenzo De Angelis, 58 anni, detto «caprotto», Guido Centanni, 56
anni, Francesco Antonini, 39 anni detto il «sorcanera», Giovanni Galleoni, 36
anni, Faray Sulaiman, 42
anni e Antonello Ciacci. Stefano Vladovich
Boss come santi, sulle volte delle chiese – 19
ottobre 2005
C’è chi ha gridato allo scandalo; c’è chi si è
indignato; c’è chi si è domandato come e perché sia stato possibile che Renato
De Pedis, boss della Banda della Magliana
abbia potuto trovare sepoltura all’interno della basilica di Sant’Apollinare: “meriti”,
evidentemente, che ci sono sconosciuti e che sarebbe interessante conoscere. Ad
aver tempo e possibilità di vagabondare per cattedrali e chiese, tuttavia,
spesso ci si imbatte in non meno sorprendenti episodi.
Prendiamoci dunque la libertà, per una volta, di “scherzare coi
santi”, noi che siamo modestissimi fanti.
Per esempio in una chiesa centrale di Montreal, Canada, è ancora possibile
vedere negli affreschi delle volte, una bizzarra composizione, che mostra santi
e beati, e naturalmente
La storia, divertente e di un qualche amaro insegnamento, è questa: molti italo-americani erano partiti per combattere in Europa contro fascisti e nazisti. Le madri, le figlie, le
mogli, le fidanzate, fecero un voto: “Se i nostri uomini tornano sani e salvi,
ci tassiamo per costruire una chiesa”.
Per ringraziamento Joe Profaci
venne ritratto sulla volta, appunto tra i santi e i
beati. Più vicino a noi, ora: Siculiana è un piccolo
paesino siciliano tra Agrigento e Caltanissetta. Da
lì sono partiti i Caruana-Cuntrera, una famiglia
mafiosa la cui ragnatela di traffici illeciti (narco-traffico
soprattutto) è estesa tra Europa, Canada e Venezuela; anni fa andai a visitare
la chiesetta del Santo Crocifisso. Da anni i boss
avevano lasciato il paese: alcuni in carcere, altri a Montreal, altri ancora
sparsi tra Germania, Regno Unito e Sud America. C’erano però i banconi dove i fedeli pregano la domenica e le
feste comandate. Ogni bancone, la targhetta di chi l’aveva donato: e molti
erano a nome dei boss espatriati, latitanti o in
carcere. Come si dice: davvero le vie del Signore sono infinite. Gualtiero Vecellio
Mafia e Magliana – 28 ottobre 2006
Roma, 28 ottobre 2005 - L'accusa è di aver fatto parte di un
sodalizio di stampo mafioso che aveva messo le mani su
Ostia attraverso violenze, intimidazioni, traffici illeciti e tentati omicidi.
Di questo risponderanno in giudizio, a Roma il 23 gennaio prossimo, nove
persone, alcune delle quali legate ad esponenti della Banda della
Magliana.
A disporre il processo è stato il gup, Claudio
Tortora Demma, che ha accolto le richieste del pm, Adriano Iasillo. Saranno
giudicati per i reati che, a seconda delle posizioni,
vanno dall'associazione per delinquere di stampo mafioso al traffico di droga,
dal tentato omicidio all'estorsione, dall'usura, alla violazione della legge
sulle armi: Luciano Crialesi, Roberto e Daniele
Pergola, Vincenzo De Angelis, Francesco Antonini, Guido Centanni,
Giovanni Galleoni, Faraj Sulaiman e Antonello Ciacci.
Secondo l'accusa il gruppo sarebbe riuscito a creare
ad Ostia, alle porte della Capitale, una sorta di quartiere generale attraverso
violenze, intimidazioni e incendi dolosi a scopo intimidatorio. I metodi
operativi, secondo l'accusa, erano tipici delle associazioni di stampo mafioso,
con legami a cosche siciliane e a clan camorristici,
che mirava al profitto economico attraverso il traffico di sostanze
stupefacenti, l'usura ed i videopoker.
I rinvii a giudizio scaturiscono dall'inchiesta avviata negli anni scorsi dopo
una serie di tentati omicidi e di attentati
dinamitardi avvenuti dopo l'omicidio di Paolo Frau,
ex esponente della Banda della Magliana, ucciso nel
2002. Della stessa banda farebbero parte anche i tre elementi considerati più
importanti: Crialesi, Roberto Pergola ed Emidio
Salomone. La posizione processuale di quest'ultimo è
stata stralciata dal troncone principale del procedimento. La sua vicenda infatti, suscitò alcune polemiche soprattutto dopo che il
Tribunale del Riesame di Roma, il 26 gennaio scorso, revocò l'ordinanza di
custodia cautelare emessa nei suoi confronti ed eseguita in Danimarca.
«Il cardinale Casaroli
e la gang? Fantasie» - 14 ottobre 2005
Città del
Vaticano - «Fantasie. Pure e semplici fantasie. Casaroli
mai e poi mai si sarebbe messo in situazioni equivoche». Il
cardinale Achille Silvestrini, prefetto emerito della
Congregazione per le Chiese orientali e per anni stretto collaboratore del
porporato di Castelsangiovanni, liquida così
le ultime sconcertanti dichiarazioni di Maurizio Abbatino,
ex leader storico della banda della Magliana e oggi
collaboratore di giustizia. In una lunga intervista andata in onda nell'ultima
puntata della trasmissione televisiva Chi l'ha
visto?, Abbatino aveva fatto un riferimento anche al cardinale Agostino Casaroli sostenendo che avrebbe avuto rapporti con la
banda.
Tra le tante domande a cui ha risposto, una riguardava
i presunti legami tra il Vaticano e la famigerata organizzazione criminale che
negli anni '70 seminò il terrore a Roma. «Conoscevamo monsignor Casaroli» è stata la sua risposta. Secondo Abbatino, i contatti tra l'allora segretario di Stato e la
banda li teneva un altro dei componenti della gang,
Franco Giuseppucci. Casaroli,
secondo Abbatino, «si occupava del processo di Renato
(De Pedis, un altro dei componenti
della banda ndr) e di farlo uscire dal
carcere».
«Tutte fantasie - secondo Silvestrini che per anni,
in segreteria di Stato, collaborò all'azione diplomatica intrapresa da Casaroli verso i paesi dell'Est e che più volte si è recato
negli ultimi anni a Castelsangiovanni per commemorare
il porporato, scomparso nel 1998. «Ricordo che Casaroli
prestava assistenza spirituale nelle carceri minorili di Roma - dice il
cardinale - e allo stesso tempo patrocinava l'istituto "Villa Agnese"
dove venivano accolti ragazzi usciti di prigione cui
lui cercava di dare una mano per reinserirsi nella società». «L'unico contatto,
se mai c'è stato - prosegue Silvestrini
- può essere avvenuto in queste occasioni. Può darsi che Casaroli
abbia conosciuto qualcuno degli appartenenti a quella
banda in queste circostanze e può anche darsi che si sia dato da fare per
qualcuno di loro per aiutarli a reinserirsi».
«Ma questo - prosegue il
cardinale - lo faceva per tantissimi altri ragazzi in difficoltà. Sono sicuro
che al di là di questo non possa esserci stato
nient'altro. Il resto sono fantasie. Il cardinale Casaroli era un uomo di una tale dignità, finezza,
trasparenza e discrezione che mai e poi mai si sarebbe messo in situazioni
equivoche e di dubbia limpidezza».
Nell'intervista Abbatino
aveva parlato a ruota libera dei collegamenti tra la banda della Magliana e capitoli ancora oscuri della storia italiana
degli ultimi decenni: il sequestro Moro e un presunto incontro
con l'ex segretario della Dc Flaminio Piccoli, la
strage della stazione di Bologna e persino il delitto Calvi il cui processo è
in corso a Roma (e per il quale Abbatino è stato
ascoltato dai magistrati).
Mariangela Milani
Calvi, delitto di Mafia e Banda della Magliana – 15 dicembre 2005
Per Giuffé il mandante fu Pippo Calò
Nella programmazione dell’omicidio di Roberto Calvi, Ernesto
Diotallevi ebbe un «ruolo manuale»,
mentre Flavio Carboni, principale imputato nel processo, recitó la parte del «compare», ossia di «amico-boia che
dapprima si guadagnó la fiducia del banchiere e poi
l’accompagnó nell’ultimo pezzo di strada
consegnandolo alle persone che lo uccisero». È quanto emerge dalla deposizione
del pentito di mafia Antonino Giuffré al processo per
l’omicidio di Calvi, trovato impiccato sotto il ponte dei Frati Neri, a Londra,
il 18 giugno 1982.
Il collaboratore di giustizia ha sottolineato di aver
appreso le circostanze della morte dell’ex presidente del Banco Ambrosiano da
Lorenzo Di Gesù, uomo d’onore di Caccamo,
deceduto, nel periodo in cui i giornali parlavano del “suicidio” di Calvi.
«Appresi così» - ha aggiunto Giuffré - «che non si era suicidato, ma era stato suicidato».
«A farsi carico dell’omicidio» - ha raccontato ancora il pentito - «fu Pippo Caló, il quale aveva rapporti con
Secondo le bollenti rivelazioni, Roberto Calvi fu ucciso perchè fece il
passo più lungo della gamba: «quando la magistratura cominciò ad indagare, lui
iniziò a minacciare, tra gli altri, il cardinale Marcinkus,
esponenti della P2 nonché rappresentanti di Dc e Psi». Collegato in videoconferenza con l’aula bunker di Rebibbia, Giuffrè ha ribadito che Calvi aveva un legame abbastanza solido con
Cosa Nostra: «Era considerato utile e veniva
utilizzato per investire i profitti derivanti dal traffico di droga».
Caso Orlandi: si riapre la pista
della Magliana – 22 febbraio 2006
Il misterioso telefonista del caso Orlandi?
«Lo riconosco, è... Il braccio destro di Renatino, il killer di fiducia di De Pedis.
È proprietario di un ristorante, adesso c'ha i
miliardi. Ma se chiedi di lui alla questura centrale
ti sanno dire poco». Una rivelazione choc quella del superpentito Antonio
Mancini, «l'accattone» della banda della Magliana, un
tempo uomo di Fabiola Moretti, altra collaboratrice di
giustizia nella maxi inchiesta sui «bravi ragazzi» della malavita romana. A 23
anni dalla scomparsa della quindicenne cittadina vaticana, Mancini l'ha fatta a sorpresa lunedì sera davanti alle telecamere della
trasmissione Rai Chi l'ha visto? e ai fratelli di
Emanuela, Pietro e Natalina Orlandi. Nessuna incertezza nel rivelare che la voce del fantomatico Mario,
al telefono con lo zio della ragazza, altro non è che uno «scagnozzo» di
«Renatino», il capo dei testaccini sepolto nella basilica di Sant'Apollinare accanto a vescovi e alti prelati. Ma a chi si riferisce Mancini? Soprattutto: sono attendibili
le dichiarazioni del grande accusatore dell'ex pm Vitalone nell'inchiesta sull'omicidio del giornalista
Carmine «Mino» Pecorelli naufragata in un nulla di
fatto? Le nuove dichiarazioni, però, hanno scatenato un putiferio tanto che
Le indagini portano a una rosa di sospetti, primo fra
tutti Renatino, poi il suo tirapiedi, tale «Ciletto» di Testaccio, infine un certo Rufetto.
Altri ancora pensano ai vecchi amici di Danilo Abbruciati,
ucciso 8 anni prima a Milano mentre attenta alla vita
di Roberto Rosone, vicepresidente del Banco Ambrosiano. L'inchiesta si blocca
in una stradina di Campo de' Fiori, in via del Pellegrino quando, l'anno dopo, viene
ammazzato De Pedis. La guerra di potere è al culmine.
Tre anni dopo la maxioperazione della squadra mobile che porta sul banco degli
imputati 70 personaggi fra boss del calibro di Maurizio Abbatino e Marcello Colafigli, usurai, rapinatori, spacciatori, allibratori nonché oscure figure che nell'Italia dei misteri avrebbero
avuto diversi ruoli. Come i soci del fu Nicolino Selis, in stretto legame con
Sul caso Orlandi, nei mesi scorsi, il procuratore
aggiunto Italo Ormanni e il sostituto Simona Maisto avevano già raccolto una testimonianza di Mancini,
ma questa era stata giudicata ininfluente e di scarsa rilevanza per le
indagini. «Chiediamo che sia riaperto il caso. Riteniamo che sia un dovere
accertare la verità nel rispetto di nostra sorella Emanuela e di nostro padre Ercole. Lo Stato Vaticano chieda la riapertura
del caso» insistono i fratelli di Emanuela Orlandi.
Stefano Vladovich
INVESTIGATORI VERIFICANO ACCERTAMENTI SULLA BANDA
DELLA MAGLIANA - 03 marzo-2006
Una consulenza tenica
sulla cassetta in cui è registrata la voce dell'uomo che il 27 giugno 1983
telefonò allo zio di Emanuela Orlandi.
Subito dopo si compareranno questi tratti vocali con la voce
dell'uomo citato dal pentito della Banda della Magliana,
Antonio Mancini una volta che questo, indicato con lo pseudonimo di 'Mario',
sarà identificato. "E' come cercare un ago nel pagliaio, ma
tenteremo anche questa strada", spiega un investigatore. Mancini, sentito
dagli inquirenti nei giorni scorsi, ha confermato
quanto detto durante una puntata della trasmissione "Chi l'ha visto",
ossia di aver riconosciuto in uno dei killer di fiducia del boss Enrico De Pedis la voce della persona che chiamò la famiglia della
ragazza. Potrebbe essere ascoltato anche l'altro collaboratore di giustizia
Maurizio Abbatino, anche se questo passaggio
istruttorio per il momento non è stato definito nella tempistica. Come
inquadrare alla luce di questi ultimi elementi la scomparsa di
Emanuela? Sono 3 gli episodi di cronaca, e forse più di storia, che
collegano - anche sembra nel ragionamento proposto dallo
stesso Mancini - il rapimento della giovane alle altre attività
"coperte" della Banda della Magliana. Si comincia con le foto fatte a Giovanni Paolo II, ripreso in
piscina e negli appartamenti privati; per passare poi all'omicidio del
presidente del Banco Ambrosiano Roberto Calvi; ed arrivare all'attentato a
Roberto Rosone, vicepresidente dello stesso istituto di credito, in cui fu
ucciso Danilo Abbruciati. Quando
a metà anni '90 si battè però questa pista - si
avverte in Procura - gli accertamenti non portarono a nulla.
IMGpress
Misteri italiani e depistaggi: con Lupacchini si parla di Magliana e
della strage di Bologna
28 marzo 2006
Pistole e misteri: era una «spa»
criminale dalle attività diversificate
Soldi, malavita organizzata, riciclaggio e
supermercati: milioni di euro da "pulire"
perché provenienti dal giro dell'usura e del traffico di droga dal clan dei Casalesi,
famiglia di spicco della Camorra napoletana. A tenere i conti uno che di giri
loschi se ne è occupato per una vita, Enrico Nicoletti,
considerato dalle cronache giudiziarie l'ex cassiere della Banda della Magliana.
In aiuto dell'ormai 70enne "imprenditore" romano, i
due figli: Antonio e Massimo Nicoletti, rispettivamente di 43 e 42 anni.
Per tutti e tre i carabinieri della Capitale hanno notificato i provvedimenti
di custodia cautelare emessi dai pm Francesco Curcio e Raffaele Catone, che insieme alla Dia di Napoli hanno già spedito in
carcere 24 persone coinvolte nella stessa inchiesta. L'accusa, per i Nicoletti, è di aver riciclato denaro "sporco"
per conto dei Casalesi attraverso alcuni prestanome titolari di supermercati - sono 16
quelli già sequestrati dagli uomini della Dia e della Guardia di Finanza - che
in realtà erano controllati dal malavitoso romano. I tre erano tornati in
libertà nell'ottobre scorso. Per Enrico erano scaduti i termini di carcerazione
preventiva, mentre per i figli ha fatto buon gioco un
cavillo burocratico.
Secondo gli inquirenti il
sodalizio malavitoso tra la famiglia Nicoletti e il
clan dei Casalesi non è mai stato interrotto sin dai
primissimi anni '90.
Per Nicoletti e figli si tratta
solo dell'ennesimo arresto come tanti altri hanno segnato la vita del boss a
partire dagli anni '80. Protagonista inossidabile della malavita romana, l'ex
cassiere della Banda della Magliana, è stato più
volte arrestato e poi scarcerato. Ha subito un numero impressionante di confische e sequestri per milioni di euro, che poi in parte gli sono stati restituiti. Eppure, lui ha sempre negato ogni legame con il crimine
definendosi un semplice imprenditore. Ma con
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