Avvenimenti Italiani

La memoria non si archivia

 

 

 

Il Cav Silvio Berlusconi

 

 

 

 

La scheda

 

Il Cavaliere nero

 

 

 

 

Leggi anche

 

Berlusconi, una connection con la mafia?

I 10 anni di Berlusconi

Silvio e Marcello

Censura in TV

 

 

 

 

 

 

 

 

La Repubblica delle banane al tempo di Berlusconi

 

 

 

Le sentenze, le sentenze, le sentenze, vogliamo le sentenze! L’invocazione martellante, che ha scandito gli anni di tangentopoli e di Mani pulite, è riecheggiata a una sola voce nel piene delle polemiche per l’uscita del libro “L’odore dei soldi”  e la sua presentazione alla trasmissione televisiva “Satyricon” di Daniele Luttazzi. Si demonizzano i galantuomini con teoremi dei pubblici ministeri. Si criminalizzano con le farneticazione dei pentiti , Ora Basta. La parola ai giurati, quelli buoni, quelli “ terzi “ quelli super partes. Quelli che per antonomasia, stanno “ a Berlino” patria simbolica dell’imparzialità, della serenità, dell’equilibrio.

Bene: le avete volute, le sentenze? Eccole. A furia di dipingere e sentir ripetere che in Italia non si fanno i processi si dimentica che parecchi processi si sono fatti. Sempre troppo pochi e troppo lenti, ma si sono fatti. Si sono trovate prove schiaccianti, si sono accertate colpe e colpevoli, e si sono emessi dei verdetti, non solo sentenze provvisorie o definitive, ma anche ordinanze di custodia cautelare, decreti di perquisizione, rinvii a giudizio. Come sono finiti quei processi?

Abbiamo letto, ruminato e digerito oltre un centinaio di questi provvedimenti, sul conto di trenta personaggi famosi e potenti.Quasi tutti politici, oltre ad un giudice e ad un paio di manager.

E ne’abbiamo estratto il meglio, ossia il peggio, tutto ciò che i giudici hanno appurato sulla nostra classe dirigente.E non soltanto con le condanne, perché le sentenze bisogna leggerle tutte, dalla prima riga all’ultima.

Guai ad accontentarsi del dispositivo “ assolto,condannato” senza andare a vedere la motivazione. Si rischia di scambiare per innocente uno che l’ha fatta franca per prescrizione, amnistia, indulto, condono, archiviazione pe scadenza dei termini d’indagine, insufficienza di prove, abolizione del reato o cambiamento delle regole processuali nel bel mezzo  della partita. Si può essere innocenti per la legge e molto meno per l’etica politica e per quella morale. Non sempre chi esce indenne da un processo è degno di entrare in parlamento, o di salire al governo, non tutto ciò che non è reato è politicamente lecito, bello, commendevole.

Si dice: non bisogna confondere le vicende giudiziarie con quelle politiche. E’ perché mai? All’estero non fanno altro. Anzi, non attendono nemmeno il processo, l’intervento dei giudici, la politica elimina immediatamente le mele marce. Negli Stati uniti (citati ad esempio dal ns premier) non contenti di quel che gli ha dato madre natura, i giornali si accaniscono contro Bush J. Per via di un arresto di 20 anni fa, quando l’attuale presidente fu arrestato in stato di ubriachezza alla guida di un’auto.In Inghilterra l’ex ministro conservatore Aitken candidato alla leadership  del partito, racconta una frottola su un conto di un albergo dove aveva alloggiato la figlia(tre milioni) e finisce in galera per sei mesi, carriera politica stroncata, per non parlare di Kolh , espulso dal partito per qualche miliardo di fondi neri, prima ancora di essere indagato. In italia nulla di tutto ciò può mai accadere, è tutto più godereccio.

Per carità, ingaggiare Vittorio Mangano, cioè un criminale palermitano pluricondannato, e poi spedito all’ergastolo per mafia, traffico di droga e omicidio, e tenerselo in casa per due anni ad Arcore a 10 milioni al mese, non è reato. Ma forse è un peccatuccio di gioventù che andrebbe spiegato con argomenti un po’ più persuasivi di quelli , tutti cavalli e cavalieri, escogitati per un quarto di secolo da Silvio Berlusconi e da i sui cari.

Il nuovo parlamento è farcito di inquisiti, imputati, condannati, financo pregiudicati per reati gravi.Tutti sommersi di voti e applausi scroscianti, mentre la stampa estera inorridiva e l’avvocato Agnelli la zittiva con una bizzarra tesi: L’Italia non è una repubblica delle banane. Infatti quanto accade da noi sarebbe impensabile anche in Sudamerica. In Colombia, tanto per dirne una, la nuova costituzione prevede che chi è inquisito, e a maggior ragione condannato, non possa entrare in parlamento. In Italia invece le condanne non sono più un biglietto di uscita, ma di entrata.

 

Stralcio della prefazione del libro “La Repubblica delle banane” di Peter Gomez e Marco Travaglio