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Avvenimenti Italiani Leggi anche Berlusconi, una connection con la mafia? |
La Repubblica delle banane al tempo di Berlusconi Le
sentenze, le sentenze, le sentenze, vogliamo le sentenze! L’invocazione
martellante, che ha scandito gli anni di tangentopoli e di Mani pulite, è
riecheggiata a una sola voce nel piene delle
polemiche per l’uscita del libro “L’odore dei soldi” e la sua presentazione alla trasmissione
televisiva “Satyricon” di Daniele Luttazzi. Si demonizzano i galantuomini con teoremi dei
pubblici ministeri. Si criminalizzano con le farneticazione
dei pentiti , Ora Basta. La parola ai giurati, quelli buoni, quelli “ terzi “
quelli super partes. Quelli che per antonomasia,
stanno “ a Berlino” patria simbolica dell’imparzialità, della serenità,
dell’equilibrio. Bene:
le avete volute, le sentenze? Eccole. A furia di
dipingere e sentir ripetere che in Italia non si fanno i processi si
dimentica che parecchi processi si sono fatti. Sempre troppo pochi e troppo lenti, ma si sono fatti. Si sono trovate
prove schiaccianti, si sono accertate colpe e colpevoli, e si sono emessi dei
verdetti, non solo sentenze provvisorie o definitive, ma anche ordinanze di
custodia cautelare, decreti di perquisizione, rinvii a giudizio. Come sono finiti quei processi? Abbiamo
letto, ruminato e digerito oltre un centinaio di questi provvedimenti, sul
conto di trenta personaggi famosi e potenti.Quasi tutti politici, oltre ad un
giudice e ad un paio di manager. E ne’abbiamo estratto il meglio, ossia il
peggio, tutto ciò che i giudici hanno appurato sulla nostra classe dirigente.E non soltanto con le condanne, perché le
sentenze bisogna leggerle tutte, dalla prima riga all’ultima. Guai
ad accontentarsi del dispositivo “ assolto,condannato”
senza andare a vedere la motivazione. Si rischia di scambiare per innocente
uno che l’ha fatta franca per prescrizione, amnistia, indulto, condono,
archiviazione pe scadenza
dei termini d’indagine, insufficienza di prove, abolizione del reato o
cambiamento delle regole processuali nel bel mezzo della partita. Si può essere innocenti per
la legge e molto meno per l’etica politica e per quella morale. Non sempre
chi esce indenne da un processo è degno di entrare
in parlamento, o di salire al governo, non tutto ciò che non è reato è
politicamente lecito, bello, commendevole. Si
dice: non bisogna confondere le vicende giudiziarie con quelle politiche. E’
perché mai? All’estero non fanno altro. Anzi, non attendono nemmeno il
processo, l’intervento dei giudici, la politica elimina immediatamente le
mele marce. Negli Stati uniti (citati ad esempio dal ns
premier) non contenti di quel che gli ha dato madre natura, i giornali si
accaniscono contro Bush J. Per via di un arresto di
20 anni fa, quando l’attuale presidente fu arrestato in stato di ubriachezza alla guida di un’auto.In
Inghilterra l’ex ministro conservatore Aitken
candidato alla leadership del partito,
racconta una frottola su un conto di un albergo dove aveva
alloggiato la figlia(tre milioni) e finisce in galera per sei mesi,
carriera politica stroncata, per non parlare di Kolh
, espulso dal partito per qualche miliardo di fondi neri, prima ancora di
essere indagato. In italia nulla di tutto ciò può mai accadere, è tutto più godereccio. Per
carità, ingaggiare Vittorio Mangano, cioè un
criminale palermitano pluricondannato, e poi spedito
all’ergastolo per mafia, traffico di droga e omicidio, e tenerselo in casa
per due anni ad Arcore a 10 milioni al mese, non è
reato. Ma forse è un peccatuccio di gioventù che andrebbe spiegato con
argomenti un po’ più persuasivi di quelli , tutti
cavalli e cavalieri, escogitati per un quarto di secolo da Silvio Berlusconi
e da i sui cari. Il
nuovo parlamento è farcito di inquisiti, imputati,
condannati, financo pregiudicati per reati gravi.Tutti sommersi di voti e applausi scroscianti, mentre la
stampa estera inorridiva e l’avvocato Agnelli la zittiva
con una bizzarra tesi: L’Italia non è una repubblica delle banane. Infatti quanto accade da noi sarebbe impensabile anche in Sudamerica. In Colombia, tanto per dirne una, la nuova
costituzione prevede che chi è inquisito, e a maggior
ragione condannato, non possa entrare in parlamento. In Italia invece
le condanne non sono più un biglietto di uscita, ma
di entrata. Stralcio della prefazione del libro
“La Repubblica delle banane” di Peter Gomez e Marco Travaglio |