L’arresto di Mario Moretti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Gli eventi che porteranno all’arresto di Moretti iniziano nell’agosto del 1980, secondo il racconto di Giorgio Bocca: con un dibattito nel quale Fenzi viene accusato da Vincenzo Guargliardo di essere << un servo di Moretti>>, mentre Aurora Betti piange << cosa piuttosto imbarazzante tra rivoluzionari>>, dopo una rottura per cui << nel tentativo di rimettere comunque in piedi un nucleo Br milanese Moretti entra in contatto con un certo Longo, un malvivente tossicodipendente che fa da informatore alla Digos di Pavia. Moretti e Fenzi vengono pescati mentre vanno a un appuntamento con la spia. Renato Longo riesce dove gli uomini di Dalla Chiesa hanno sempre fallito>>.

In realtà Moretti è controllato, e non è credibile che voglia riorganizzare le Br partendo da un tossicodipendente. Le vere modalità della cattura non verranno mai accertate ( aumentando le perplessità su Moretti da parte dei brigatisti a lui ostili); anche se al momento << lo stesso ministero dell’Interno espresse con un attestato di merito il riconoscimento ai due esperti funzionari pavesi Cera e Filippi, quest’ultimo verrà inquisito per favoreggiamento e in occasione del processo di primo grado tenutosi a Pavia, il giornalista Giorgio Micheletti giunge a questa conclusione: << Il processo Longo-Filippi è stato definito il processo delle molte verità e dove i veri imputati non erano presenti: la sentenza non fa che concludere il primo atto di questa vicenda che forse non verrà mai chiarita del tutto>>.Una valutazione che non cambia a ventisei anni di distanza, e nonostante un singolare scambio di battute processo Moro-ter.

L’avvocato Pino De Gori, legale Dc, costituitasi parte civile, chiede a Morucci:<< Ma Moretti chi se l’è venduto? Sorpresa in aula, Morucci è un po’ meno sorpreso: “Ma lo si sa benissimo”..Il legale che ha posto la domanda poi, nelle pause del processo, il sospetto che nella cattura ( di Moretti) ci sia lo zampino dei servizi segreti israeliani che Moretti avesse risposto negativamente ad alcune loro offerte. Ma si tratta di supposizioni, nulla più.>>.

De Gori è lo stesso legale che sostiene: << Per noi la prigione di Moro era al centro, nella zona compresa fra piazza del Gesù, sede della Dc, via delle Botteghe Oscure, sede del Pci, il quartiere ebraico, cioè il ghetto e il Ministero di Grazia e Giustizia nella quale si trova via Caetani dove fu fatto ritrovare. E’ sempre rimasto lì intorno. I brigatisti non avrebbero mai corso l’altissimo rischio di superare, con Moro cadavere in macchina, il cordone sanitario di polizia e carabinieri presenti giorno e notte in quell’area del centro>>.

Come si vede, è una fonte qualificata che permette di mettere in relazione l’arresto (<< vendita>>) di Moretti e la mai identificata prigione che dimostra come le Br abbiano fruito di singolari protezioni e complicità, del resto mai accertate. I servizi ne sono informati, arrestano Moretti quando è pronta l’ascesa di Senzani al vertice delle Br  in fase di separazione consensuale.

 

E’ questa loro capacità gestionale che li convince, raggiunto ormai l’obiettivo di tenere il Pci fuori dal governo, di essere in grado di svolgere un ruolo crescente di influenza politica, a fini propri, di Stato nello Stato. E’ un ruolo che ha precedenti , ma che avrà ulteriori sviluppi negli anni ’80 e ’90, sino agli omicidi di D’Antona e Biagi, nell’eredità di una tradizione che segna  una svolta proprio il 4 aprile 1981, con l’arresto di Moretti, con le Br divise e in difficoltà e alle quali  viene permesso di grandeggiare nella storia italiana tra un’estate ed un autunno in cui la classe  non sa reagire alla strage di Bologna ( per la quale la presunta colpevolezza del duo Fioravanti –Mambro suscita  dubbi anche a sinistra), e mentre la Dc invischiata nel secondo scandalo petroli.

La situazione delle Br a livello nazionale, in quel periodo , è così descritta da Moretti: << Rimane integra la colonna romana. Ne fanno parte compagni come Luigi Novelli,Remo Pancelli, Marina Putrella e Pietro Vanzi. E’ sicuramente la colonna più compatta e sarà quella che guiderà il passaggio dalle Brigate rosse al Partito comunista combattente. Poi ci sono Barbara Balzarani, Antonio Savasta, e Francesco Lo Bianco che tra la colonna in Veneto e quel che rimane a Milano faranno parte della stessa tendenza. Ma al momento del mio arresto anche la colonna di Napoli, che è guidata da Giovanni Senz’ani e Vittorio Bolognese, è d’accordo con la linea dell’organizzazione sperimentata con D’Urso. Be’, ci dicemmo con Fenzi parlandoci tra le grate delle celle d’isolamento, forse c’è una speranza che vadano avanti, rimane Barbara, rimane Lo Bianco, rimane Savasta, che era uno dei più convinti, uno che aveva macinato molto della nostra storia>>. << Forse c’è speranza>> è tutto quello che può dire il leader ormai fuori gioco. Sulla carta, se a Milano c’è solo l’Alasia, le Br dispongono ancora di un migliaio di irregolari e di un centinaio di regolari, ma le forze dell’ordine le annienteranno come poi avverrà pochi mesi dopo il sequestro  Dozier. Questa la situazione al momento dell’arresto di Moretti, la cui vicenda, prima dei processi, si conclude con un episodio nel carcere speciale di Cuneo che egli definisce << inspiegabile>>. << Quella coltellata resta inspiegabile. Si possono fare supposizioni, ma non mi piace fare supposizioni, su di me ne ho sentite troppe. Eravamo al passeggio, non ero solo, in senso inverso camminava un camorrista, tale Figueras, che , arrivato alla mia altezza,m’infila d’improvviso un coltello- una lama lavorata a coltello,nell’addome, da sotto in su, un colpo per ammazzare. Non so come lo schivo, mi ferisce solo di striscio  e la lama finisce per terra storcendosi. E’ solo per questo che sono ancora vivo, quello continua a colpirmi all’impazzata, sono caduto, cerco di coprirmi con le mani, mi lacera le mani ed un braccio. Poi, forse convinto che con me non ha raggiunto lo scopo, cerca di colpire anche Fenzi, che si trova nel lato opposto del cortile, riuscendo solo a ferirlo ad un fianco prima che un compagno, Agrippino Costa, reagisca e cerca di bloccarlo. Ma a questo punto le guardie aprono il cancello e sparisce con loro senza buttare il coltello, anzi glielo dà. Non ho mai capito chi e perché mi volesse ammazzare, chi gli aveva dato questo ordine. Forse la camorra con quella non c’erano contatti né scontri. Credo che anche da parte dello Stato persero per un momento la testa, mi buttarono su una camionetta e correndo verso l’ospedale uno  mi tenne per tutto il tragitto la pistola puntata alla fronte…. Mi spedirono a Pisa per l’operazione chirurgica. Dopo il primo momento sedarono il tutto. L’ordine è venuto da fuori. In quel  momento era in atto il sequestro Cirillo e a Napoli gli interessi della camorra e dei poteri legali si intrecciavano e si sorreggevano a vicenda.Quel tentativo di sbudellarci poteva essere qualcosa di più di un avvertimento: voi tenete Cirillo, noi vi ammazziamo Moretti.”Noi” chi era? Resta il fatto che ci provarono e seriamente.>>

Pur se solo supposizioni, l’episodio è tanto importante che occorre analizzarlo. L’opinione di molti tra magistrati, giornalisti e politici e dello stesso Moretti è che fosse, appunto, un avvertimento : che si rispettasse il patto di silenzio, prima dei processi, sui misteri del caso Moro, quelli di cui parlò l’avvocato De Gori, il silenzio sul tiratore scelto di via Fani.

 

Il carcere di Cuneo è quello in cui Dalla Chiesa, con la collaborazione di Pecorelli – che su misteri ha molto scritto -  e del direttore del carcere, avrebbe recuperato alcune << carte >> di Moro. Per Cirillo furono condotte trattative proprio con la camorra, Br e servizi segreti, anche nel carcere di Ascoli Piceno dove era detenuto Cutolo  e andrà poi Senz’ani dopo l’arresto. I rapporti tra Br e una supposta base proletaria della malavita organizzata sono teorizzati da molti, si dirà poi che il tiratore scelto poteva essere uno di questi <<proletari>>.

Insomma: al <<Noi: chi era?>> di Moretti si può tentare di rispondere: chi voleva mandare un avvertimento perché i patti, dopo via Gradoli e il lago della Duchessa, fossero rispettati durante i processi. Come avvenne. E intanto i servizi lasciavano credere che le Br fossero più forti che mai.

da :Piombo rosso di Giorgio Galli e altre fonti documentali

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Link

 

 

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