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Giulio Andreotti e le “pene” per l’amico
Michele Sindona |
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A V V E N I M E N T I I T A L I A N I |
Michele Sindona Sui
tentativi di Andreotti di
salvare Sindona, in perfetta
consonanza con quelli della P2
e di Cosa Nostra, Non solo:”Andreotti ha avuto rapporti con Licio Gelli,
che ha svolto un ruolo rilevante per
tentare di salvare Sindona, tanto che il numero di
telefono riservato della abitazione di Andreotti
era indicato a penna contrariamente agli altri numeri, sulla rubrica
sequestrata nel 1981 nella abitazione di Gelli” E
poi” si è avuta la conferma che Andreotti,
nell’ambito della vicenda relativa alla messa in liquidazione della Banca
Privata Italiana, ha avuto contatti con Paul Rao, Philip
Guarino( sui quali vi erano informazioni negative da parte dell’ambasciatore
italiano Gaja, comunicate al ministero degli esteri
e al Quirinale); con Fortunato Federico, il quale
aveva accesso presso Andreotti per esporre le
ragioni di Sindona (Andreotti
parteciperà al suo funerale tornando dalle ferie, come risulta dalle sue
agende) ; e, dopo la sua morte con Rodolfo Guzzi. E ancora sono state
“acquistate le otto lettere da Sindona ad Andreotti”, così si è avuta la conferma che”Andreotti aveva tra le mani il progetto di salvataggio
della Banca Privata Italiana; che per seguire tale progetto aveva incaricato il ministro Stammati; che vi erano stati tentativi per far incontrare
l’avv Rodolfo Guzzi,
emissario di Sindona , con i vertici della Banca
D’Italia sia attraverso Evangelisti che attraverso Stammati”. Senza contare che il nome di Andreotti era stato fatto da
un pentito che aveva minacciato per telefono Giorgio Ambrosoli,
dicendogli che aveva saputo da Andreotti che
l’unico ostacolo alla accettazione del piano di salvataggio era proprio Ambrosoli
(morto ammazzato). Andreotti “ha
negato ogni suo coinvolgimento, ammettendo il suo interessamento per il
salvataggio della Banca Privata Italiana..durato circa un mese.
Interessamento il suo solo istituzionale, mentre quello di Evangelisti,
come appreso da lui stesso era avvenuto a sua insaputa. Come a sua insaputa era
avvenuta la convocazione del capo della sorveglianza della Banca d’Italia Mario Sarcinelli presso la presidenza del consiglio per
sottoporgli il piano. Aggiungeva Andreotti di avere
rimproverato Evangelisti, dicendogli che aveva invaso un campo non di sua
pertinenza. Ennesima bugia del “divin Giulio” non è
credibile quanto affermato da Andreotti di no aver dato alcun incarico al sottosegretario Evangelisti,
in quanto Guzzi riferisce di aver visto nelle mani di Evangelisti la lettera
di accompagno per il piano di salvataggio da lui consegnata ad Andreotti, per cui essa non poteva essergli stata data
che dallo stesso Andreotti. A quel tempo la vicenda
della Banca Privata Italiana era scoppiata da parecchio tempo. Michele Sindona, colpito da mandato di cattura per bancarotta
fraudolenta,per la legge italiana era latitante
negli Stati Uniti. Tanto che la magistratura italiana aveva avviato una
procedura di estradizione. La sua posizione di
latitante era pertanto nota, e poco importa che in quel
paese Michele Sindona tenesse lezioni di
economia in alcune università o conferenze di politica monetaria e fosse
ossequiato e riverito. Sindona era imputato di
reati gravi che avevano comportato un rilevante esborso di denaro pubblico
per tutelare la massa ignara dei piccoli risparmiatori..
Deve escludersi poi il carattere pubblico dell’incontro, perché i due italo-americani erano stati ricevuti nello studio privato di Andreotti
in piazza Monecitorio,l’appuntamento era stato
preso direttamente dallo stesso Sindona( ovvero dal
suo delegato), e soprattutto della sua attività Andreotti
non ha reso edotti i titolari delle
cariche che istituzionalmente erano deputate alla soluzione della vicenda. Federici
riferisce tra l’altro a Guzzi di un incontro di Andreotti con Roberto Calvi
per trovare una soluzione attraverso il Banco Ambrosiano (sic) Per farla breve “Sindona colpito da mandato di cattura per fatti gravissimi, trovava ascolto
presso Andreotti tramite suoi emissari. Malgrado
l’enorme danno al paese, le sorti di Sindona
stavano a cuore di Andreotti, perché? Certo non solo a lui, visto che
contemporaneamente stavano a cuore di Cosa Nostra ( centinaia
di miliardi erano della mafia?); ritiene la corte che la vicenda di Sindona e la sorte della sua banca sia di interesse di Andreotti oltre che del gruppo mafioso facente capo a
Stefano Bontate e ai suoi alleati. Fonti: La repubblica delle
banane di Marco Travaglio e Peter
Gomez |
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