Giulio Andreotti alla Camera dei deputati il 4 Aprile 1978

 

 

link utile: Le Brigate Rosse e il rapimento di Aldo Moro

 

Il testo della risposta del presidente del Consiglio, Giulio Andreotti, alle interrogazioni parlamentari sul rapimento dell'onorevole Moro.

 

A diciannove giorni dal tremendo avvenimento di Via Mario Fani, si presenta oggi al Governo la prima occasione di parlarne pubblicamente, e proprio dalla tribuna parlamentare, più di ogni altra qualificata ad esprimere i sentimenti della Nazione.
Vero è che se durante le dichiarazioni stesse di presentazione del nuovo Governo nella seduta del 16 marzo, ancora sconvolti dalla notizia della tragedia compiutasi poche ore avanti, ci sentimmo dominati da un'angoscia indicibile che influì anche - ma con una risposta di alto valore politico - sull'ordine dei nostri lavori. Le informazioni che ci avevano agghiacciati, ancora incalzanti e quasi tumultuose, erano indistinte nei particolari, nella successione dei tempi, nella possibilità di una ricostruzione dei fatti. Ma nemmeno oggi, a quasi tre settimane dal tragico evento, siamo purtroppo in grado di poter fornire alla Camera sicuri elementi conoscitivi sui responsabili, sull'estensione della rete di complicità, sull'ubicazione del tenebroso luogo dove è tenuto sequestrato l'on. Moro. I competenti Servizi, in possesso di significativi dati di orientamento, stanno battendo piste che si ha ragione di sperare possano condurre a risultati positivi, ma è ovvio che venga mantenuto in proposito il più rigoroso riserbo. A suo tempo il Parlamento sarà messo a conoscenza di ogni utile particolare di questa indagine, i cui limiti vanno certamente oltre il tragico caso che l'ha provocata. Si riferirà anche sugli accertamenti conseguenti ai fermi e agli arresti attuati nel corso di queste settimane.
Il 29 marzo per il tramite di uno dei collaboratori dell'on. Moro - ai quali era pervenuta in modo tale da non potersi rintracciare il latore - è stata consegnata al Ministro dell'Interno la lettera a lui diretta che poche ore dopo (in difformità dal suo carattere riservato) veniva clandestinamente resa di pubblica ragione ad opera dei rapitori. Il collaboratore dell'on. Moro comunicava al ministro Cossiga di aver ricevuto contemporaneamente altre due lettere, indirizzate l'una alla famiglia e l'altra allo stesso collaboratore che ne riferiva.
Un'attenta e competente valutazione della lettera indirizzata all'on. Cossiga ha indotto gli esperti a ritenere che la lettera è stata materialmente scritta da Aldo Moro, ma non è “moralmente a lui ascrivibile”.
Giorno per giorno sentiamo che l'attesa dell'intera Nazione si fa più acuta ed ansiosa, ma possiamo assicurare, per avere avuto diretta testimonianza, che l'impegno di tutti è offerto diuturnamente con il massimo di puntigliosa tenacia e con grande spirito di sacrificio.
L'impiego di persone e di mezzi è stato e continua ad essere di eccezionale ampiezza, con l'affiancamento, alle forze dell'ordine, Carabinieri, Guardie di PS e Guardie di Finanza, anche di reparti delle Forze Armate che hanno dato prova della loro volenterosa disponibilità e di una viva compenetrazione della responsabilità a cui sono stati chiamati. Questo senso di responsabilità è condiviso anche dalla popolazione che accetta con spirito di comprensione i disagi provocati dai controlli e dalle ispezioni.
A tutti va rivolto il nostro apprezzamento, così come manifestiamo gratitudine per la cooperazione specializzata offertaci e dataci da Paesi alleati, associati ed amici, in uno spirito di solidarietà comunitaria e internazionale nella lotta contro il terrorismo. E' falsa invece la notizia che in precedenza fosse stata trasmessa da qualsiasi parte un'informazione che potesse comunque far prevedere quanto accaduto nella mattinata del 16 marzo.
La paternità del misfatto è stata assunta da quelle cosiddette Brigate Rosse che - attraverso la rivendicazione di ormai innumeri episodi, luttuosi o no, ma tutti caratterizzati da una crudele spietatezza - sembrano contestare integralmente il sistema politico della Costituzione repubblicana in nome di un esasperato massimalismo classista che come tale dovrebbe sovvertire dalle radici ogni pluralismo ed ogni metodo di democratica evoluzione. Non spetta al Governo di entrare in polemiche ideologiche: quello che noi dobbiamo rilevare è che esistono uno o più gruppi di persone che operando nel buio seminano morte e rovine, colpendo freddamente secondo un crudele calendario del terrore. Questo fenomeno, sulla cui esistenza le forze politiche si divisero a lungo, quasi fosse un'invenzione della propaganda interpartitica, obbliga ad un migliore coordinamento operativo e ad un ripensamento e aggiornamento anche sulle tecniche di lavoro degli apparati della pubblica sicurezza, da adeguare alla pericolosità di questi nemici della società civile, avvantaggiati purtroppo dal privilegio dell'attaccante: di scegliere cioè il come, il dove e il quando dei loro sanguinosi, barbari delitti.
Gioverà al riguardo anche la riorganizzazione dei Servizi di informazione e di sicurezza militare, che è in avanzato corso e alla quale si dedicano le dovute premure.
In un sistema di ampie garanzie di libertà quale è quello che in attuazione della Costituzione siamo andati costruendo e che dobbiamo ad ogni costo salvaguardare contro ogni tentazione involutiva, il ruolo delle forze dell'ordine si esplica in modi particolarmente difficili. Talvolta, nel passato, ingiuste polemiche e dannose diffidenze lo hanno ulteriormente complicato. Oggi si è tutti concordi nel riconoscere la funzione insostituibile degli uomini che dedicano la loro vita a prevenire e combattere la criminalità, la quale assume in determinati momenti, come dicevo, i connotati di una vera e propria lotta armata contro lo Stato e le sue regole democratiche di civile convivenza. Il 16 marzo, con l'efferato assassinio di cinque persone e la cattura dell'on. Moro la gravità della situazione ha raggiunto oltre ogni dubbio il suo acme impressionante.
Questa chiara consapevolezza della realtà italiana comporta che alle insidiose difficoltà del momento si risponda innanzitutto respingendo nel modo più fermo ogni accettazione di ricatto. Quale mai patteggiamento potrebbe essere tollerato - oltre che inibito dalla coerenza della nostra identità costituzionale - verso gente le cui mani grondano del sangue di Coco e della sua scorta, di Croce, di Palma, di Berardi, di Casalegno e delle cinque vittime di Via Fani? Il Governo considera suo impegno inderogabile l'applicazione della legge, con la ricerca dei responsabili e la loro punizione secondo i principi di legalità e certezza del nostro sistema giuridico in applicazione di tutte le leggi dello Stato, comprese quelle che offrono indulgenza a chi, in modo attivo, receda dalla sua attività criminosa e collabori al ripristino dei diritti offesi.
Ma va poi contrapposta al disegno eversivo un'effettiva volontà di dare sempre maggior vigore alla costruzione di uno Stato giusto e idoneo a garantire il progresso sociale attraverso le leggi, nel rispetto generalizzato delle norme giuridiche, sia costituzionali che comuni.
La grande compattezza, che su questi propositi si è manifestata tra i partiti politici, è un elemento determinante di equilibrio. Come pur importante è il ruolo dei partiti che non fanno parte della maggioranza, senza dei quali l'opposizione potrebbe svilupparsi fuori del Parlamento, assecondando proprio quelle tendenze negative cui va la nostra deplorazione.
E' impossibile che, organizzando meglio l'apparato statale e raccogliendo le eccezionali opportunità di un momento parlamentare quanto mai responsabile, non si riesca a restituire tranquillità alla vita degli italiani. Vi sono anche esigenze formative ed educative per corrispondere alle quali chiediamo il concorso di tutti ed in particolare degli intellettuali. Non pare corrispondano a queste necessità del nostro popolo coloro che vanno farneticando di un funesto sistema repressivo che esisterebbe in questa Italia la quale, semmai sta pagando in tanti campi gli effetti di romantiche tendenze permissive.
Naturalmente il nostro impegno di prevenzione e di vigilanza deve volgersi in tutte le direzioni. E' esatto ad esempio che su elementi in possesso della magistratura sono state attivate alcune indagini verso elementi di estrema destra di cui è cenno, in senso critico, nell'interrogazione Rauti. Gli stessi processi agli eversori che si stanno faticosamente celebrando in parecchie Corti di Assise ed in altre sedi di Giustizia attestano da un lato la imparzialità dello Stato e dall'altro la pericolosità di varia estrazione di questi nuclei, purtroppo anche armati, di attivismo antirepubblicano.
Vorrei in proposito, senza sconfinare nell'ambito di altri ordini statutali, o invadere altrui valutazioni di merito, che dal Parlamento partisse un responsabile appello ai giudici perché i tempi dei processi non siano tali da far perdere alla giustizia quel magistero orientativo che è un fattore determinante di equilibrio civile.
Da parte nostra, abbiamo di recente legiferato per impedire intollerabili ingorghi e una defatigante cavillosità contro i quali urtano anche la buona volontà e il senso di responsabilità dei giudici. Parecchi colleghi, riecheggiando voci raccolte dalla stampa, chiedono se il Governo sia a conoscenza di interferenze o appoggi di origine straniera ai tentativi di eversione in Italia.
Posso assicurare che ogni indagine in proposito è stata ed è esperita con la massima cura e con l'utilizzazione di tutti i mezzi possibili. Allo stato degli atti non abbiamo però elementi documentabili da comunicare al Parlamento, al quale non possono certo riferirsi voci o confidenze. Poiché peraltro nei giornali di alcuni paesi dove tutta la stampa ha ruolo almeno ufficioso si sono rivolte - talora in polemica tra di loro - precise accuse di corresponsabilità estere nelle vicende italiane, abbiamo invitato le sedi diplomatiche responsabili ad offrirci dati e collaborazione. Se ne avremo al momento giusto (rispetto alle loro utilizzazioni) ne daremo conto alle Camere, insieme con le notizie certe di altra provenienza.
Se è vero che la missione politica è un servizio che si rende alla comunità, in un momento così complesso e tormentato quale è quello che stiamo attraversando, la dedizione di ognuno di noi deve essere totale nella certezza di corrispondere ai massimi interessi del popolo italiano che ci ha eletto a suoi rappresentanti.
Di fronte a chi presume di alzare una bandiera di guerra contro la Repubblica dobbiamo opporre una limpida coscienza di costruttiva difesa democratica, impedendo ogni abuso nell'evocazione del nome del popolo e della sua giustizia.
Chi osa dire che questi crimini vengono operati in nome di una giustizia del popolo pronuncia un'atroce bestemmia. Il popolo italiano nulla ha da spartire con questi nefandi misfatti. L'autentico popolo è quello che va rinnovando giorno per giorno, nella triste Via Fani, divenuta ormai un luogo votivo, l'omaggio spontaneo di fiori e di preghiere. E' quello che il 18 marzo si è affollato fino a gremirlo, nello sterminato piazzale di San Lorenzo, per rendere l'estremo omaggio ai servitori dello Stato caduti in questa assurda battaglia. Quel popolo che all'apparire dei cinque feretri, accolti dapprima da un impressionante silenzio, non ha saputo trattenersi dall'esplodere in un applauso inatteso, espressione travolgente di una irrefrenabile commozione.
E' questo popolo che reclama da noi volontà e fermezza, nell'adempimento di tutto intero il nostro sacro dovere
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