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Italiani Tano Badalamenti Altri articoli Buscetta: di Andreotti non parlo più La scheda
Buscetta al processo di Perugia |
Tano Badalamenti
e Giulio Andreotti…coimputati L’unico coimputato di Andreotti al processo di Perugia, Tano Badalamenti, quel signore che vive ( morto in carcere nel
New Jersey nel 2004) nel New Jersey, non è personaggio che possa passare
sotto silenzio nella ricostruzione di questo processo. Il boss è l’ultimo
padrino di Cosa nostra ancora in vita, depositario di molti misteri italiani:
dallo sbarco alleato nel ’43 alla nascita della Gladio siciliana, al golpe
Borghese, al delitto Moro.”Tano seduto” è l’irriverente, caustico soprannome
che gli aveva affibbiato il giovane Peppino
Impastato che, negli anni della contestazione studentesca approdata anche a Cinisi, gli aveva dichiarato guerra dai microfoni di una
radio libera. Una storia che ha ispirato un
bellissimo film; I cento passi, di MarcoTullio
Giordana. Peppino mori proprio il 9 maggio del 1978, il giorno in
cui il corpo di Aldo Moro fu ritrovato nella Renault rossa in via Caetani. Peppino fu fatto ritrovare
sulle rotaie della ferrovia, imbottito di tritolo per una macabra messinscena
ideata da Tano Badalamenti e dai sicari mafiosi.
Ora Badalamenti sta scontando
negli Usa la pena di questo delitto oltre ad un’altra serie di
misfatti. Badalamenti era esponente della vecchia mafia, abituato a
gestire i suoi traffici nel rispetto delle istituzioni; convinto, e lo
ripeteva spesso, che la mafia tutto poteva fare<< ma non dichiarare
guerra allo Stato>>. Era un rappresentante della famiglia” contadina” di Cosa
nostra. Ma era anche amico, come si sa, di Bontade, dei Salvo, di Tommaso Buscetta,
insomma dell’Onorata Società
palermitana. Nel 1981 era” scappato” dopo aver perso la guerra con Riina e i corleonesi:all’interno di questo processo, lo ritroviamo a Rio de
Janeiro la sera in cui fu ucciso il generale Dalla
Chiesa, il 3 settembre 1982. Ma
appena due mesi dopo, a dicembre, Uno scandalo che coinvolgeva una rete di società finanziarie e
imprenditrici e che verrà alla luce soltanto dieci
anni dopo grazie al pool di mani pulite di Milano. Uno dei soci di Badalamenti era Roberto Termini, piduista, figliastro dell’allora vicesegretario del PSDI
Roberto Massaro, alcune vicende chiamarono
direttamente in causa il segretario di quel partito,Franco Nicolazzi, ministro della Repubblica. Quando
le “ carte” arrivarono al Viminale si capì subito
che si trattava di un dossier scottante e qualcuno si adoperò per evitare che
arrivasse ai giudici: a Falcone fu inviata soltanto una nota molto
omissiva. Una storia vecchia, questa di Alicante, ma che da una idea delle relazioni di cui
godeva il boss di Cinisi anche durante il periodo
di latitanza e nonostante i nemici di Cosa nostra gli dessero la caccia. La storia che a noi interessa
però è
un’altra, e riguarda la battaglia tra accusa e difesa, durante l’istruttoria
e poi all’interno del processo, sul rientro di Badalamenti
in Italia perché testimoniasse sui
suoi rapporti con Andreotti.
Il senatore a vita sembrava interessato a quanto poteva dire il vecchio
padrino, soprattutto sperava che potesse venirgli in soccorso smentendo
le”bugie” di Buscetta. La decisione adottata dai giudici fu salomonica: andarono ad
interrogarlo negli Usa, per la sua qualità di imputato nello stesso processo,
non avendo egli mai dato sentore di voler collaborare con la giustizia. In
ogni caso tutti si aspettavano qualche “sorpresa” dai viaggi americani. Le
sorprese in effetti non sono mancate e furono anzi
drammatiche. Di questi viaggi si parlerà in seguito,
prima dobbiamo affrontare un altro capitolo importante delle accuse
rivolte ad Andreotti da Buscetta,
il quale affermò di essere a conoscenza di un incontro avvenuto tra il
senatore e Badalamenti a Roma, nel suo ufficio,
alla presenza di Nino Salvo. Un incontro motivato
dal desiderio di Tano Badalamenti di ringraziare il senatore Andreotti per “l’aggiustamento” di un processo a carico
del cognato Filippo Rimi e del figlio di questi Vincenzo. L’incontro tra Andreotti , Badalamenti e Nino
Salvo sarebbe avvenuto nel febbraio ’79, cioè appena un mese dopo l’omicidio
di Pecorelli. Badalamenti
lo avrebbe rivelato a Buscetta la stessa sera in
cui gli aveva confidato
il suo ruolo nel delitto, ovvero la sera dell’omicidio Dalla
Chiesa. I ricordi di Buscetta sull’episodio sono in realtà piuttosto confusi:<< Del fatto che i Rimi
stessero aspettando la sentenza assolutoria dalla Cassazione avevo saputo
dallo stesso cognato di Badalamenti , nel ’71,
mentre ero in carcere all’Ucciardone>>.Ma Don
Masino ( Buscetta) , in
quel periodo era latitante, ricorda la difesa di Andreotti:
sarebbe stato arrestato soltanto l’anno successivo. Quanto alla definitiva
assoluzione dei due boss, questa arrivò soltanto il 13 febbraio del ’79 , pochi giorni prima del supposto incontro, molto citato
nel processo perché nel corso della conversazione Andreotti
, rivolgendosi a Badalamenti, gli avrebbe
detto:<< Di uomini come lei ce ne vorrebbe uno a ogni angolo di
strada>>. Gli avvocati di Andreotti affermano che di questo episodio, nel corso
degli anni, Buscetta ha dato tre diverse versioni. Sollevano poi un punto interessante, chiedendosi come sia
potuto accadere , nell’imminenza
dell’omicidio Pecorelli,
che la conversazione riguardasse il processo Rimi e non un altro argomento
ben più importante, ovvero la pianificazione del delitto.<< Forse
perché Andreotti era prudente>>, ironizza
l’avvocato Giulia Bongiorno. <<
Tanto prudente da ricevere in pieno giorno due capimafia nel suo studio nel
pieno centro di Roma e forse alla presenza degli uomini di scorta>>.
E aggiunge:<< Non è un caso che nella
motivazione la corte d’Appello non faccia cenno a questo episodio,
inizialmente tanto importante, forse perché dimostra che Buscetta
ha mentito. La verità che questo è un processo di latta>>. Il problema è che molte sentenze della Cassazione
affermano che la confusione di date, o altre imprecisioni nella testimonianza
dei pentiti, soprattutto per fatti lontani nel tempo, non invalidano la loro credibilità anzi dimostrano l’autenticità della
testimonianza, che se fosse”imbeccata” si rivelerebbe più precisa. Restano comunque validi i dubbi
manifestati dalla difesa. Quanto all’incontro con il senatore, il boss di Cinisi una
versione l’ha data, durante una memorabile intervista al tg1, condotta da
Ennio Remondino, negando che sia mai avvenuto, ma
in modo subdolo, da vero mafioso:<< Forse voleva dire che di uomini
come me ce ne voleva uno impiccato a ogni angolo di strada>>. Da: “il libro nero della prima
Repubblica” Ultimo atto. Tutti assolti La sentenza della Corte d’Appello di Perugia
sull’omicidio di Mino Pecorelli afferma che : Giulio Andreotti e gli altri
imputati, fra cui tre appartenenti a Cosa nostra, Tano Badalamenti,
Pippo Calò, e Michelangelo Intervistata di
Saverio Lodato a Buscetta ad un mese esatto dalla sentenza Buscetta, in Italia lei sta diventando il
grande imputato: cosa mi dice in proposito? << Subito, in molti hanno detto e stradetto che
finalmente si è concluso un processo farsa, che si è
chiusa la pagina del pentitismo, che Tommaso Buscetta
è stato sbugiardato. La prima cosa che non mi è chiara è se la felicità e gli
“evviva” ci sono stati perché è stato assolto Andreotti o perchè l’occasione è troppo ghiotta per
urlare contro i pentiti della mafia e innanzi tutto contro di me che per
primo, avevo rivelato la profonda alleanza fra Cosa Nostra e un pezzo della
politica. Ci sarà tempo per capirlo, anche se quel giorno io non dovessi
esserci più…>> E qual è l’altra cosa che non capisce? << Diciamo meglio che la seconda cosa mi è chiara:
si vogliono ancora una volta imbrogliare le carte dicendo
che Badalamenti ha smentito Buscetta
e che i giudici di Perugina hanno creduto alla parola di Badalamenti
smascherando quelle che sarebbero state le mie bugie. Allora mi lasci dire
tre cose. Tano Badalamenti non mi ha mai
smentito. Si è solo comportato da imputato e la sua unica affermazione è stat che non sapeva neanche cosa fosse la mafia. Quelli
che sostengono, quindi che Badalamenti ha smentito Buscetta ed è stato creduto dai giudici, se volessero
essere corretti dovrebbero anche sostenere che Cosa Nostra non esiste, non è mai esistita, e quindi non esistono i mafiosi e gli
amici dei mafiosi. Proprio grazie a questa vecchia tragica barzelletta, Cosa
Nostra è arrivata al punto in cui è arrivata.>> Resta il fatto che Badalamenti
è stato assolto, e con lui Calò e << Ma se questa è la verità di Badalamenti,
perché non vengono liberati, con tante scuse. Totò Riina, Pippo Calò, Leoluca Bagarella,
Michele Greco, i Brusca e tanti altri? Ma, lo vogliamo capire? Tano Badalamenti
si è difeso con il silenzio, perchè in un aula di
giustizia avrebbe dovuto raccontare che la mafia non esiste, o avrebbe dovuto
parlare delle sue colpe, da quando entrò in Cosa Nostra a quando ne divenne
uno dei capi.>> Buscetta, lei pronunciò il nome di Andreotti nel 1993. Oggi ha
qualcosa da rimproverarsi? << Assolutamente nulla. Io ho raccontato ai giudici
le cose che avevo saputo da Stefano Bontade e Tano Badalamenti sul delitto Pecorelli.
Nessuno dei due mi aveva detto che Andreotti aveva ordinato l’omicidio del giornalista. E io
questo non lo dissi mai, come sanno molto bene tutti
quelli che oggi mi attaccano. Da Bontade e Badalamenti fui informato che, a Cosa Nostra, la
richiesta di quel delitto venne dai cugini Nino e
Ignazio Salvo. E questo dissi ai giudici.>> Quindi lei non indicò mai in Andreotti il mandante di quell’omicidio? Mai. E quando riferii nel 1993,
sapevo benissimo che il mio racconto poteva aiutare a ricostruire uno
scenario, ma non potevo essere io, e non dovevo essere io, a stabilire
responsabilità individuali che, per di più, non conoscevo. C’è dell’altro.
Dissi ai giudici che non avevo alcun elemento per
considerare Calò e Cioè << Sono convinto che anche il mio
racconto ha contribuito all’assoluzione di tutti gli
imputati. Ricordo bene che, nell’aula di Perugia,
la difesa di Andreotti mi
ringraziò per la lealtà della mia dichiarazione. E lessi anche un’intervista dui Andreotti che riconosceva la mia correttezza.>> Cosa significa, secondo lei, il
provvedimento della Corte d’Assise contro Fabiola Moretti? << I giudici hanno ritenuto che ha
reso una falsa testimonianza. E hanno
trasmesso alla Procura i verbali delle sue dichiarazioni. I verbali delle mie
dichiarazioni, invece, non sono stati trasmessi alla Procura. Eppure, in
tanti gridano che io sarei stato smentito. Che sarebbero stati smenti Giovanni Brusca, Francesco Marino Mannoia, Gaspare Mutolo. Eccetera
eccetera , cioè tutti
quelli che sul delitto Pecorelli non hanno detto
una sola parola. Da chi saremmo stati smentiti? E su cosa?>> I giudici di Perugia, dunque, una distinzione l’hanno fatta. E con chiarezza. E questo vuol
dire? << Esattamente.. Ma c’è chi
vuol cavalcare l’assoluzione di Andreotti pur di
sparare cannonate contro il pentitismo di mafia…. Nessuno sembra interessato
a queste “ sottigliezze”. Nessuno avrà la pazienza di andarsi a leggere la sentenza quando sarà pubblica….>> Ma lei questa assoluzione corale se l’aspettava? << No mi aspettavo proprio niente. E non sono amareggiato per l’esito di questo processo. Per
la semplice ragione che non sono mai stato un “
cacciatore di teste” e ho raccontato le cose che sapevo. Non sono in
contraddizione con me stesso: durante il maxiprocesso accusai
Calò dell’uccisione di due miei figli. Perché mi risultava.
Non l’ho mai accusato del delitto Pecorelli senza
essere convinto della sua responsabilità. Il dolore per l’uccisione dei miei
figli non mi ha mai sollecitato sentimenti di vendetta. Semmai è cresciuto in
me un attento e responsabile rispetto per la giustizia, alla quale da tanti
anni mi sono lealmente affidato.>> Quindi lei non dava per scontato l’esito
del processo di Perugia? << Glielo ripeto ancora una volta. Non mi sono mai
augurato sentenze di condanna nei confronti di qualcuno. In questi anni avevo
previsto ciò che sarebbe accaduto. Questo si, e mi pare che nelle precedenti
interviste ne abbiamo parlato ampiamente. Prevedo- e
ora non mi meraviglio per nulla- le reazioni isteriche di un mondo colluso e
complice, o , bene che vada, pavido e incoerente. Anche questa è la forza di Cosa Nostra. Vorrei che il
tempo mi desse torto, ma mi sta dando ragione…>>
E a questo punto
Tommaso Buscetta non ha davvero più niente da dire |
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