L’uccisione dei
carabinieri ad Alcamo
Leggi: Raccolta di articoli sulle Brigate Rosse
Ad Alcamo a fine gennaio del 1974, due carabinieri vengono freddati a
colpi di pistola, nel sonno, in caserma. Le bierre vengono indicate come possibili responsabili del duplice
omicidio. venerdì 30 gennaio i brigatisti emettono un
“comunicato stampa” nel quale negano seccamente di avere responsabilità
nell’azione.
1) San Vittore < I militanti della nostra organizzazione
catturati dal nemico sono dei prigionieri di guerra. Nei loro confronti vanno
applicate nella totalità le norme della convenzione di Ginevra. Della loro
incolumità e salute riteniamo responsabili gli uomini
e gli organi degli apparati giudiziari, polizieschi,carcerari. Molto meno ci interessano i
mercenari per i lavori sporchi che la borghesia recluta tra i suoi servi.
Nessun compagno verrà abbandonato nelle mani del
nemico! A rappresaglia,rappresaglia!
2) Alcamo Marina. I carabinieri sono
lo strumento strategico della repressione controrivoluzionaria e antipopolare.
La loro storia è una storia di violenze di assassinii
ai danni dei proletari. Quindi,
per la morte di due di loro non verseremo neppure una lacrima. Ciò premesso, la
nostra organizzazione è totalmente estranea ai fatti di
Aliamo. L’attacco alle forze militari del regime resta ugualmente punto
irrinunciabile del nostro programma di lotta.
3) Gli organi di stampa. La stampa di regime non dà
informazioni ma produce propaganda politica. Ciò che questi pennivendoli
scrivono è sempre funzionale alla politica di regime. Essi sono in prima fila
sul fronte della guerra psicologica. A rappresaglia! Rappresaglia! >
Alcuni giovani, ritenuti i responsabili del duplice delitto
a sangue freddo, verranno arrestati pochi giorni dopo
: con le bierre
non hanno mai avuto rapporti, dicono
gli inquirenti. Ripetutamente colpite,braccate, di
fatto private di gran parte degli uomini più efficienti , secondo alcuni
simpatizzanti forse superate e scavalcate da un punto di vista politico da
altre formazioni autonome, le Brigate Rosse tentano di sopravvivere, prima di
tutto come entità militare, cercano di attuare quel minimo di tattica che
consentirebbe loro di ancora il discorso sulla lotta armata.Il
nemico da abbattere rimane lo stato borghese,l’avversario
con cui misurarsi, ora più che mai, il corpo dei carabinieri, indicato nel due
del giornale a diffusione interna < lotta armata per il comunismo> , <
l’arma specifica della borghesia per combattere le organizzazioni
rivoluzionarie,che si pone nella prospettiva di scontro diretto e sistematico
contro le avanguardie armate, e nelle sue forme di attacco utilizza qualsiasi
mezzo fino all’eliminazione fisica dei compagni>.
Il programma dei brigatisti prevede< un grosso sforzo di
comprensione> dei metodi usati nelle
indagini dagli uomini soprattutto del nucleo speciale, per arrivare, subito
dopo, < a procedere all’eliminazione fisica di questi individui, sviluppando
una certa creatività nel portare l’attacco>.
Dunque , nella notte del 2 marzo,
vengono compiuti attentati contro caserme a Firenze , Genova, Milano, Napoli,
Pisa , Roma e Torino. Alcuni mezzi militari sono incendiati, qualche portone o
facciata vengono anneriti dal lancio di bottiglie
Molotov. L’indomani, un volantino diffuso a Torino, spiega il significato politico
dell’azione : è il primo comunicato che reca la firma
congiunta delle Brigate rosse e dei Nap . Sostiene:< Nel rispetto della propria autonomia politica ed
organizzativa le BR e i Nap possono sin da oggi
praticare comuni scadenze di lotta e d’azione in un unico fronte di
combattimento> E’ dunque, esempio unico nell’estrema sinistra, il tentativo
di collaborare sul piano operativo fra un gruppo di matrice
intellettuale-cattolico- operista ed un movimento che affonda le proprie
origini nel sottoproletariato. E’ la nascita
del < partito combattente>
Dal documento :
L’attacco
alle caserme dei carabinieri non ha il respiro della rappresaglia, ma indica
una linea di combattimento che insieme a tutte le forze rivoluzionarie
combattenti intendiamo percorrere fino alla vittoria.
Portare l’attacco allo Stato. Ci deve essere una sola forza armata:i proletari con il fucile in spalla. Lotta armata per il
comunismo.
Data notizia degli attacchi alle caserme dei carabinieri , il comunicato prosegue:
Alla loro
tracotanza e alla loro ferocia sapremo rispondere ripagandoli con la loro
stessa moneta. I mezzi sofisticati ed ultramoderni di
cui dispongono, sono pur sempre vulnerabili e nessuno dei loro covi è una
roccaforte talmente inespugnabile da potervici
sentire al sicuro. Contro gli assassini del regime contrapporremo
la violenza e la giustizia proletaria. Compagni, il presente comunicato è
firmato da due organizzazioni combattenti, le Brigate Rosse ed i Nuclei armati
proletari.
Nella prospettiva della
costruzione del partito combattente, occorre operare per la riunificazione di
tutto il movimento rivoluzionario,facendo ogni sforzo perché da ogni esperienza
di lotta armata nasca una sempre maggiore capacità politica-militare e di
organizzazione del proletariato rivoluzionario.
In questo
senso è già da tempo in corso confronto politico tra
le BR e i Nap. Verificato che non esistono
sostanziali divergenze tra le due organizzazioni ,
permangono tuttavia delle diversità di prassi politica, dovuta soprattutto alla
diversa delle Brigate Rosse e dei Nuclei armati proletari e dal diverso cammino
fin qui percorso. Alla borghesia che ha tutto l’interesse a
presentare le forze combattenti come divise, frantumate, disperse, occorre
contrapporre una sempre maggiore unità delle organizzazioni rivoluzionarie che
nella strategia della lotta armata
combattono per una società comunista. Di fronte al nemico comune, unità
delle forze combattenti! Tutto il potere al popolo armato! Per
il comunismo, Brigate Rosse, colonna Margherita
Cagol <Mara>; Nuclei armati proletari.
La strategia di lotta, ormai, sembra essersi frantumata in
decine di azioni. Già ai primi di febbraio del 74, a Torino, erano ripresi gli incendi alle auto
dei dirigenti e capi della Fiat e altre industrie. Il
10 le fiamme avevano distrutto quelle del dott Ezio
Ponte, direttore del personale alla Pininfarina,
indicato in un volantino < un reazionario della DC per la quale ha preso
parte alle campagne elettorali del 68 e 70>; e di Giovanni Bertolotti, direttore del personale della Michelin di
Stura, secondo il documento< noto agli operai come piccolo lacchè della
direzione aziendale, egli tende a ricordare < che tutti possono diventare
dei dirigenti, basta essere responsabili verso il padrone>. Infatti da capo officina è diventato capo del personale>.
Fiamme anche al parcheggio sotterraneo dei dirigenti della Fiat alle presse di Mirafiori
sud. L’episodio sarebbe dell’11 ed è illustrato da un comunicato nel quale le bierre, sostenuto di aver < incendiato diverse
automobili dei dirigenti che vi erano parcheggiate>, sottolineano
come< la Fiat ha molta paura ed è per questo che ha spudoratamente taciuto
il fatto, come se nulla fosse accaduto, mentre si è visto benissimo il
movimento dei guardiani che si davano da fare per spegnere l’incendio e ad
allontanare gli operai che si avvicinavano nel sotterraneo>.
Nel pomeriggio del lunedì 22 marzo, una bomba incendiaria viene lanciata nella stanza dell’archivio della stazione dei
carabinieri di via Glicini 1, nel popolare quartiere delle Vallette: pochi
danni, alcuni fascicoli bruciati. I brigatisti diffondono un lungo comunicato
nel quale , data notizia dell’azione, rivendicano un
altro assalto, compiuto il primo giorno del mese contro la caserma di Via Zubiena e <censurato dalla stampa>. Ma
contemporaneamente a queste operazioni, proprio negli stessi giorni , finiscono nelle mani dei carabinieri alcuni brigatisti, e
fra di essi alcuni capi colonna.
Fonte: Imputazione : banda armata –
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