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La strage di Accalarentia

 

 

Il duplice assassinio dei due giovanissimi militanti missini  Franco Bigonzetti Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni ucciso da un tenente dei carabinieri a seguito degli incidenti scoppiati subito dopo l’eccidio

Via Acca Larentia si trova nel quartiere Tuscolano, è una via anonima, immersa tra palazzoni di dieci piani, grigi e anonimi,al numero 28 c’è la sezione del MSI,una sezione molto attiva nella zona. Il 7 gennaio del 1978, alle 18 circa nella sede c’è una riunione del Fronte della gioventù. Quella giornata è trascorsa come del resto quasi tutte le giornate, tra attacchinaggi nelle vie del quartiere, qualche rissa con i “rossi”, del Liceo Augusto, a poche centinaia di metri dalla sezione missina. Si programmano altri attacchinaggi in zone diverse di Roma, così alcuni giovani decidono di andare, nella sede restano Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e altri tre, decidono di chiudere la sede e anche loro andranno a raggiungere i camerati a piazza Risorgimento.

Il primo ad uscire è Bigonzetti, apre la porta blindata della sezione ed è in strada, è buio, non si vede quasi nulla, dall’angolo con via Evandro sbuca un gruppetto di cinque o sei persone,Bigonzetti non fa neanche in tempo a vederli che esplodono due colpi di pistola, viene colpito in testa, si accascia davanti la porta della sede missina, dietro di lui Ciavatta capisce che gli stanno sparando addosso, tenta di fuggire, verso la fine della via dove c’è una scalinata, corre, tenta di sfuggire ma una serie di colpi lo investe in pieno torace, cade anche lui, un altro “camerata” viene ferito di striscio ad un braccio, ma riesce a barricarsi nella sede insieme ad altri due giovani. Il commando assassino si ritira, alcuni testimoni li vedono salire su un auto rossa, forse una Renault, posare le armi nel bagagliaio e sparire nel buio. La polizia e le autoambulanze arrivano dopo pochi minuti,per Bigonzetti non c’è niente da fare, oltre che in testa è stato colpito all’addome e al torace,Ciavatta invece è ancora vivo, ma ha perso conoscenza, lo portano all’ospedale più vicino,il San Giovanni,ma il ragazzo muore appena entra in sala operatoria.

Franco Bigonzetti aveva 19 anni frequentava l’Università, primo anno di medicina e chirurgia, Francesco Ciavatta aveva 18 anni andava ancora la liceo, frequentava il quarto anno ed era figlio di operai.

Il duplice omicidio viene rivendicato in una maniera inusuale, una cassetta audio viene fatta ritrovare accanto ad una pompa di benzina, la voce contraffatta di un giovane , a nome dei Nuclei armati di potere territoriale,<< Un nucleo armato, dopo un’accurata opera di controinformazione e controllo alla fogna di via Acca Larentia, ha colpito i topi neri nell’esatto momento in cui questi stavano uscendo per compiere l’ennesima azione squadristica.. Non si illudano i camerati, la lista è ancora lunga >>.

I due giovani missini sono stati uccisi con una mitraglietta “Skorpion” la stessa che dieci anni dopo nel 1988 si scoprirà che ha sparato in altri tre omicidi, firmati dalle Brigate rosse: quelli dell’economista Ezio Tarantelli, dell’ex sindaco di Firenze Lando Conti e del senatore Roberto Ruffili.

 

La tragedia di via Acca Larentia non è ancora finita, in poco tempo si radunano sul luogo dell’agguato centinaia di neofascisti romani, tra un nugolo di giornalisti, cineoperatori e poliziotti, in borghese e non. C’è grande tensione, qualche tafferuglio, spintoni con le forze dell’ordine, i giovani missini sono sgomenti,ma già si pensa a come vendicarsi. L’irreparabile avviene quando una telecamera del Tg1 riprende l’entrata della sede missina e inquadra i volti dei giovani, questi si arrabbiano, aggrediscono un giornalista, cominciano gli scontri con i carabinieri. Si spara, da una parte e dall’altra, un colpo sparato da un ufficiale dell’arma centra in pieno la fronte di Stefano Recchioni, 19 anni,militante del Fronte della gioventù, viene immediatamente portato in ospedale, agonizzerà per due giorni, il 9 gennaio muore, Stefano aveva un fratello più piccolo di un anno, Massimo, simpatizzante di Lotta Continua, che commenterà così la sua morte :<< Chi vuole questo fa pagare agli altri, i giovani, ma lui non paga mai di persona. No, non mi sento di perdonare questa gente. E questa società…Le idee di mio fratello non le approvavo prima e non le approvo ora. Ma l’importanza delle idee è diversa dal valore delle persone. Se Stefano fosse qui proverei a parlare, ad ascoltare, a capire.. E soprattutto vorrei ringraziarlo per tutte le cose che ha fatto per me>>.

 

Tra i giovani fascisti che si radunano sul luogo dell’eccidio, la sera di quel 7 gennaio, ci va pure Valerio Fioravanti e Franco Anselmi, Valerio pensa a quei due ragazzi uccisi << a casaccio>>, senza che avessero fatto nulla, come i fratelli Mattei, o Mario Zicchieri. Ritiene che un’infamità del genere per la sua << etica dello scontro>> non si può tollerare. Per lui è insopportabile. Franco Anselmi invece compie una piccola cerimonia privata, fatta di simboli e rituali che solo lui può capire. Ha portato il passamontagna sporco di sangue del giovane studente greco Mantakas, si avvicina al punto in cui è caduto Bigonzetti, si bagna il dito col sangue che è ancora presente sull’asfalto per poi passarlo sul cappello di lana e a mezza bocca giura su stesso che vendicherà i due << camerati>. Valerio rimane colpito da quel gesto, i pensieri gli si accavallano, prende contatto con la morte che lascia il segno sulle persone che sopravvivono, non ci  si era mai soffermato prima d’ora.

 

Agli occhi di Valerio, Francesca, Franco e tanti altri, le facce dei dirigenti missini diventano del bronzo di chi fa finta di niente, di chi non è disposto a mettersi davvero contro l’ordine costituito per difendere uno di loro. Capiscono che al partito serve solo il loro sangue, che non hanno niente in comune con quei politici che pensano unicamente al consenso e alla convenienza, gente che non sa rinunciare a qualche manciata di voti dei militari per schierarsi dalla parte di un ragazzo morto ammazzato proprio da quei militari. Se già era tenuto un filo sottilissimo, il rapporto con il partito si spezza in quel momento, nelle poche ore di un pomeriggio tutti i nodi sono venuti al pettine. I giovani neo-fascisti l’hanno capito e se lo spiegano l’un l’altro senza parlare, solo guardandosi in faccia e comportandosi tutti alla stessa maniera.

D’ora in poi ognuno per la sua strada, non c’è da rendere conto che a stessi. Non c’è da sperare i nessun appoggio, in nessuna risposta <<democratica>>, fatta di manifesti, comizi, mobilitazioni sponsorizzate dal partito. Quei dirigenti missini finora considerati << camerati che sbagliano>>, un po’ vecchi ma brave persone, magari vigliacchi ma onesti.

Quando Giorgio Almirante arriva sul luogo dell’agguato, non viene fatto avvicinare al punto in cui sono caduti Ciavatta e Bigonzetti.  E’ davvero pericoloso, quei ragazzi sono arrabbiati davvero.

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Dalla deposizione di Francesca Mambro alla seconda Corte d’assise d’appello di Bologna

<<Acca Larentia segna il momento in cui la destra, i fascisti a Roma, hanno uno scontro armato violentissimo con le forze dell’ordine. Per la prima volta, e per tre giorni, i fascisti romani spareranno contro la polizia. E questo segnò ovviamente un punto di non ritorno. Anche in seguito, per noi che non eravamo assolutamente quelli che volevano cambiare “ il palazzo”, rapinare le armi ai poliziotti o ai carabinieri avrà un grande significato. Che lo facessero altre organizzazioni era normale, il fatto che lo facessero i fascisti cambiava le cose di molto, perchè i fascisti fino  ad allora erano considerati il braccio armato del potere costituito. E poi diventerà anche un momento di prestigio.

Udienza del 17 novembre 1989

 

 

 

  Francesco             Stefano                 Franco

 

 

 

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