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L’assassinio
del fattorino Alessandro Floris
Il primo episodio dei lotta armata,
tolti alcuni
episodi minori come bottiglie incendiarie e volantinaggi davanti le fabbriche
milanesi e torinesi è il sequestro dell’imprenditore Gadolla,
a Genova ad opera del gruppo XXII ottobre,
denominato così dal giorno della fondazione, nel 1969, per iniziativa di
giovani, come il leader Mario Rossi , tutti iscritti al PCI. I primi gruppi clandestini sono del 1969.
Il contesto nel quale matura la lotta armata risale
ai primi mesi dei quell’anno, dopo gli scioperi dei
metalmeccanici, edili e chimici per i contratti e le tensioni sociali che in quell’anno furono davvero drammatici , conclusasi con la
strage di piazza Fontana. Tale situazione, con alti e bassi si manifesta sino
al 1982 con la totale sconfitta delle Brigate rosse dopo il sequestro Dozier, i leader delle Brigate rosse la definiranno “ una
ritirata strategica”, una lotta armata che dura per circa dodici anni non ha
eguali nel panorama europeo , fatta eccezione per
quella dell’Eta e Ira che hanno altre connotazioni.
La prolungata conflittualità
è dovuta a due ragioni: un parziale insediamento sociale da un lato; e,
dall’altro, la strumentalizzazione da parte di soggetti dell’establishment,
interessati al perdurare di una situazione di instabilità che sarebbe dovuta sfociare
in una stabilizzazione politica moderata, risultante, tuttavia, di difficile
conseguimento, nelle varie fasi dell’intero periodo.
In questo contesto, fra tutti i
gruppi armati sono le Brigate rosse a esprimere una continuità che ha una doppia
valenza: da un lato, la più che decennale difficoltà nell’applicazione di
quel progetto di stabilizzazione, dall’altro, la capacità dell’organizzazione
di durare per l’intero periodo, a partire dai primi volantini con la firma al
singolare << Brigata rossa>>, nell’aprile del 1970, soprattutto
nel quartiere popolare milanese del Lorenteggio,
particolarmente nell’anniversario della Liberazione, il giorno 25, sino al
febbraio 1982,
Da allora, per oltre un ventennio, la lotta armata a
continuato a gravare, come un’ombra, sulla politica, per i misteri non
chiariti, per le polemiche mai sopite, per qualche attentato lungo gli anni
Ottanta, sino a ricomparire, in forma sporadica con gli omicidi D’Antona – maggio 1999 – e Biagi
– marzo 2002 -.
Fonte “Piombo rosso” di Giorgio Galli
Il Circolo XXII Ottobre è la prima
forma di lotta armata sorta a Genova, il 22 ottobre 1969, per iniziativa di alcuni militanti di formazione marxista-leninista.
I primi militanti genovesi sono quasi tutti proletari della Val Bisagno. La loro vita si svolge intorno a Piazzale
Adriatico, uno dei quartieri più popolari di Genova. Pochi sono studenti. Per
la maggior parte i militanti del XXII ottobre sono
ex comunisti, come Rinaldo Fioroni, 32 anni ed ex partigiani, come Silvio Malagoli, 52 anni. Personaggio di spicco anche Mario
Rossi, 32 anni. Alcuni elementi provengono dalla sinistra extraparlamentare
come Augusto Viel, un elettrotecnico di 30anni, o
dai gruppi cattolici, come Giuseppe Battaglia, 28 anni, fattorino.
Nel messaggio letto in una interferenza televisiva
essi collocano la nascita della loro formazione nel quadro delle lotte per i
contratti e le riforme del 1969 e del 1970, della resistenza di massa
all’”offensiva padronale e fascista”, e dell'iniziativa “contro il giogo dell'imperialismo
straniero”.
Il modello organizzativo al quale questo gruppo fa
esplicito riferimento è quello della lotta partigiana. Proponendosi
come "avanguardia partigiana", esso con le sue iniziative intende
"scatenare la guerra partigiana rivoluzionaria".
Nel corso del 1970, a Genova, le azioni
di maggior rilievo del gruppo sono:
- interferenze radio nel telegiornale serale del primo canale RAI (16-4;
23-9; 22, 24 e 30-12). La prima, firmata Radio GAP chiama con successo la popolazione alla
mobilitazione per impedire un raduno fascista;
- attentato esplosivo ad una sede del Partito Socialista Unitario (PSU) in via Teano (24-4-70);
- attentato esplosivo al consolato generale USA in piazza Portello (3-5-70);
- sequestro, a fini di finanziamento, di Sergio Gadolla,
figlio del noto industriale genovese (dal 5-10-70 al 10-10-70);
- attentato esplosivo contro un automezzo in dotazione del Nucleo Radiomobile dei carabinieri (24-12-70).
Nel 1971, alle interferenze di Radio GAP, con cui vengono rivendicate le iniziative armate delle Squadre
d'Azione Partigiana (6-2-71; 19-2-71) si aggiungono i sabotaggi di impianti
industriali:
- deposito di prodotti finiti ed elettrodomestici della IGNIS (Genova
(-2-71);
- deposito costiero della raffineria Garrone (Arquata Scrivia (AL) 18-2-71).
Nelle rivendicazioni, il Gruppo XXII Ottobre attribuisce
agli industriali colpiti il ruolo di finanziatori dei fascisti e delle trame
golpiste.
L'ultima
azione di questa organizzazione è la tentata rapina
ad un portavalori dell'Istituto autonomo case popolari. Rapina che si risolve
con la morte del fattorino Stefano Floris e la cattura di un dirigente del
gruppo (Genova 26-3-71).
Successivamente, alcuni militanti del Gruppo XXII
Ottobre trovano un appoggio solidaristico dai
Gruppi d'Azione Partigiana. Altri, invece, dopo un periodo più
o meno breve di latitanza, vengono arrestati.
Durante il processo di primo grado (ottobre 1972) Radio GAP
trasmette un comunicato di solidarietà "ai compagni del XXII
ottobre", con un registratore, montato su un traliccio, poco fuori le
mura del carcere di Genova.
Il processo contro il Gruppo XXII Ottobre rivela la presenza nel gruppo
armato anche di personaggi ambigui, inquisiti per il sequestro Gadolla e la rapina allo IACP, come Adolfo Sanguineti e Gianfranco Astara,
legati agli ambienti della malavita genovese e Diego Vandelli,
44 anni, con un passato di fascista.
Nel 1974 le Brigate Rosse, con il sequestro di Mario Sossi
- giudice istruttore e poi PM contro il Gruppo XXII Ottobre nel processo di
primo grado (novembre 1972, marzo 1973) - reagiscono a questa campagna di
criminalizzazione, riaffermando l'internità al
processo rivoluzionario di otto militanti, dei quali
chiedono anche la liberazione.
In carcere, negli anni successivi, alcuni militanti di questa formazione
confluiscono nelle Brigate Rosse.
Per l’attività del Gruppo XXII Ottobre sono state inquisite 22 persone.
I Gruppi d'Azione Partigiana (GAP)
sono stati la seconda organizzazione armata clandestina del ciclo di lotte
operaie e studentesche seguito al biennio 1968-1969.
Essi compaiono sulla scena italiana tra l'aprile ed il maggio del 1970, per
iniziative dell’editore Giangiacomo Feltrinelli.
Molti hanno creduto di cogliere nell'analogia che essa presenta con i Gruppi
d'Azione Patriottica (attivi nella Resistenza) una certa indicazione
nostalgica di ancoraggio alle tematiche
resistenziali. In questa chiave i GAP sono stati
interpretati come una formazione preoccupata, più che altro, di fronteggiare
il pericolo golpista che, agli inizi degli anni '70, minacciava le
istituzioni democratiche del nostro paese.
La chiave interpretativa sopra esposta non risponde alla realtà dei fatti.
Ciò del resto è stato dichiarato anche al processo contro i GAP da alcuni imputati:
“Si è detto che Feltrinelli inseguiva l'allucinazione di un golpe
fascista e che il suo discorso si risolveva di conseguenza nel riproporre
meccanicamente una frusta tematica resistenziale. Questo è completamente
falso”. (Comunicato n. 4, Milano 31-3-79).
La preoccupazione di un colpo di stato, peraltro, in
quegli anni fu reale e non a caso condivisa, in
forme più o meno esplicite, da tutta la sinistra italiana, compresa quella
partitica e parlamentare.
Peculiare ai GAP era la visione unitaria degli
apporti che, a livello mondiale, movimenti, gruppi, partiti o stati fornivano
al processo rivoluzionario. In questo grande quadro,
l'Unione Sovietica, veniva percepita come un retroterra strategico
essenziale.
In ciò i GAP si differenziavano sensibilmente da altre nascenti formazioni
rivoluzionarie quali, ad esempio, la Rote
Annee Fraktion
(RAF) operante nella Repubblica Federale Tedesca, la
Nouvelle Résistance Populaire di Parigi, o, in Italia, le Brigate Rosse.
Sin dalla loro nascita i GAP operarono per
propagandare, in Italia ed in Europa, i fondamenti strategici ed i principi
organizzativi della guerriglia urbana. Quest'ultima,
veniva immaginata entro il quadro di riferimenti
proprio delle teorie “fochiste”. In definitiva, i
GAP si proposero come “fuochi guerriglieri” autonomi, con funzioni di avanguardia rispetto ai movimenti di massa e di
appoggio esterno alle loro lotte.
Furono
i GAP, per iniziativa specifica di Giangiacomo Feltrinelli, a far
conoscere, in Italia ed in Europa, molti documenti fondamentali delle più
importanti formazioni guerrigliere latinoamericane.
Tra il settembre e l'ottobre del 1970, a
Milano, i GAP attuano alcune azioni di sabotaggio contro impianti di cantieri
edili in cui erano avvenuti incidenti mortali sul
lavoro. Nelle rivendicazioni essi assumono la denominazione GAP-Brigata
"Valentino Canossi", in ricordo di un
operaio edile morto sul lavoro.
Il 2 aprile 1972 ad Amburgo, in Germania, Monika Hertl
uccide il console boliviano Roberto Quintanilla, ex
capo della polizia del suo paese. Nella rivendicazione, Quintanilla
venne indicato come responsabile della cattura e
dell'uccisione di Ernesto "Che" Guevara.
Quintanilla, aveva avuto parte anche nell'arresto,
in Bolivia, di Giangiacorno Feltrinelli
quando, nel 1967, egli s'era recato in quel paese per richiedere e sostenere
la liberazione di Regis Debray.
Feltrinelli collaborò direttamente alla
progettazione dell'attentato contro Roberto Quintanilla
e fornì l'arma di cui Monica Hertl si servi.
Tra la fine del 1970 e l'inizio del 1971 i GAP si procurano un certo numero
di radio modificate per interferire sui canali delle reti nazionali. Loro
intendimento è quello di incoraggiare altri raggruppamenti al loro impiego.
In tale prospettiva essi stringono accordi di collaborazione con aggregazioni locali in varie città. In particolare a
Trento, Genova, Torino e Milano.
Giangiacomo Feltrinelli
muore nella notte del 14 marzo 1972 - in località "Cascina Nuova" nei
pressi di Segrate, a Milano - a causa dello scoppio
accidentale di un ordigno, da lui confezionato, che stava collocando sul
montante di un traliccio. Sull’episodio restano però ancora molte ombre,
anche se ufficialmente con questa azione i GAP si
proponevano di creare un black-out in alcuni quartieri di Milano. Ciò era
inteso come manifestazione d'appoggio al movimento che pochi giorni prima,
l'11 marzo 1972, si era scontrato, con inedita ampiezza e determinazione, con
le forze dell'ordine.
Il 15 aprile 1972, con l'arresto di due suoi militanti, la storia dei GAP si conclude.
Per l’attività dei Gruppi di Azione
Partigiana sono state inquisite 65 persone
Fonti: pubblicistica varia. In particolare:
G. Bocca – Il terrorismo italiano – Milano, 1978
AA.VV. – La mappa perduta – Roma, 1994
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