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Avvenimenti Italiani La scheda
Dossier: L'eccidio di S'Anna
di Stazzema Leggi anche l’eccidio di Pedescala |
60° anniversario della
Liberazione La
memoria delle stragi impunite La
relazione dei membri diessini della Commissione
Stragi con la quale si è voluto fare una ricostruzione
storica dei gravi episodi che hanno funestato per molti anni la nostra vita
democratica, ha suscitato reazioni e giudizi contrastanti, ma si deve
riconoscere che, da parte della stampa che si distingue per la serietà
d'informazione, si sono riportate con obiettività le diverse valutazioni e
posizioni e anche stralci della relazione stessa. La stampa dipendente e
portavoce di quelle forze politiche che si sono sentite colpite
dalle rivelazioni contenute nel dossier, nel tentativo di difesa ne ha
stigmatizzato la pubblicazione come inopportuna e quale strumento di
propaganda elettorale nonché pregiudizievole circa i rapporti internazionali.
Tutto questo non meraviglia perché fa parte, anche se non
molto edificante, della polemica politica. Meraviglia invece che
alcuni quotidiani che affermano la loro piena indipendenza da qualsiasi parte
politica, abbiano negato alla relazione ogni fondamento di veridicità,
definendola addirittura come un'indegna manipolazione dei soliti incalliti
stalinisti. Tra questi mass-media merita una particolare citazione il
settimanale dall'impegnativo titolo Libero, fondato e diretto da Vittorio
Feltri che, in occasione della trasformazione del periodico in quotidiano ha
dichiarato in una intervista a Panorama: "Ora
sarò veramente libero! Farò un pò di giornalismo
verità ". Ma nel settimanale non ha dato prova
di questa libertà di cui godrebbe e di questo sviscerato amore della verità.
Nell'ultimo numero del settimanale sono state dedicate parecchie pagine a due
articoli a firma di due giornalisti e ad una intervista
rilasciata dall'on. Mantica
ex missino, membro della Commissione Stragi. Tanto negli articoli come
nell'intervista si riprende il vexato tema del
dossier Mitrokhin che, a detta dell'illustre
parlamentare, sarebbe stato insabbiato e naturalmente l'insabbiamento è dovuto all'occulto potere dei mai sufficientemente
aborriti eredi del Pci. Strana, a dir poco l'ottica
di questi fieri liberali e ancor più del loro direttore Feltri, i quali
mentre sono pronti a giurare sulla veridicità del dossier Mitrokhin
che gli stessi inglesi, che ne sono venuti in possesso per primi, dichiarano
inaffidabile, rigettano con sdegno il dossier redatto dai membri diessini della Commissione stragi perché ingannevole e
falso. Eppure il dossier non è altro che una sintesi
di tutto il materiale raccolto dalla Commissione e consiste in rapporti dei
servizi segreti, di confessioni rese a magistrati, di sentenze, di
testimonianze, di verbali redatti da carabinieri e da agenti di polizia. Si legga
quello che è stato detto dal neofascista Vinciguerra,
aderente ad Ordine Nuovo, condannato all'ergastolo, reo confesso della strage
di Peteano nella quale trovarono la morte tre
carabinieri, a proposito della strategia della tensione gestita dai servizi
segreti, sia pure deviati, ma con il tacito assenso di Istituzioni
e di ministri, con l'obiettivo, afferma il Vinciguerra,
"dell'instaurazione di una democrazia autoritaria nella quale i
comunisti non avessero spazio e cittadinanza legale". Ma tutti i fatti,
le illegalità, le violazioni dei diritti dei cittadini, gli attentati
all'ordinamento democratico del nostro Paese, commessi in odio al comunismo e
che tutti li dovrebbe giustificare, non sono neanche
presi in considerazione da parte di giornalisti e commentatori politici che
si proclamano portatori di vera, libera informazione. Essi preferiscono
raccogliere la spazzatura di sedicenti revisionisti e negano la validità
della lotta antifascista e della stessa guerra di Liberazione, nonché lo sterminio degli ebrei da parte del nazismo.
Vorremmo chiedere come mai è sfuggita loro, così attenti a non lasciarsi
sfuggire anche le notizie più fasulle pur di
accusare la sinistra e in particolare gli ex comunisti di ipocrisia e di
reticenza, come mai non hanno detto una parola sul rinvenimento di 695
fascicoli chiusi in un armadio presso la sede della Procura militare di Roma.
Chi scrive ha dato notizia su questo nostro periodico del ritrovamento dei
fascicoli, desumendola da un ampio, circostanziato e rigoroso servizio a cura
del giornalista Franco Giustolisi comparso sul
N°1/2000 della rivista "Micromega" Il
dott. Sergio Dini, in atto Sostituto Procuratore
Militare in Padova, in seguito alla lettura del suddetto servizio,
richiamandosi alla relazione conclusiva deliberata dal Consiglio della
Magistratura, con sede in Roma, in merito al fenomeno della mancata risposta
giudiziaria ai crimini di guerra commessi nel periodo dall'otto settembre
1943 al termine del II°
conflitto mondiale contro civili e militari italiani, ha ritenuto di dover
tornare sull'argomento e di sottoporre al Consiglio l'opportunità di
ulteriori iniziative. Scrive il dr. Dini nel suo esposto che "a suo modesto giudizio, il
deliberato, massiccio e costante insabbiamento di indagini
a carico di soggetti noti appare sussumibile nella
fattispecie di cui all'art. 283 c.p. (Attentato contro la Costituzione dello
Stato)......omissis..... Si consideri inoltre che un obbligo di denuncia
(sanzionabile ex art.361 c.p. in
caso di omissione) ricade sul Pubblico Ufficiale che abbia avuto cognizione
del reato". Parenti delle vittime e superstiti degli eccidi hanno
promosso azione legale contro chi ha mancato ai suoi
doveri d'ufficio ed ha così assicurato la piena impunità agli autori di tali
crimini, individuati per nome e cognome. Sul Corriere della Sera del 21
giugno c.a, nella sua rubrica Noi&Loro,
Maurizio Chierici nel corsivo che ha per titolo "Le vergogne nascoste di
Piazzale Loreto", scrive: "Storia milanese
del 10 agosto 1944, aggiornata dalla denuncia contro lo "Stato
italiano" presentata alla Corte Europea una settimana fa. I familiari di
15 innocenti fucilati dai fascisti di Salò in
piazzale Loreto, ordine del capitano Theo Saewcke,
accusano Roma di aver nascosto per 50 anni la verità......omissis..... Sergio
Fogagnolo portavoce del gruppo racconta come è
morto il padre; Umbero Fogagnolo,
ingegnere alla Magneti Marelli, apparteneva al
Partito d'Azione ed era responsabile del C.N.L. di
Sesto. Finisce a San Vittore. Per rappresaglia lo fucilano in piazza Loreto. Saewcke era
l'ombra di Walter Rauff, inventore delle ambulanze
a gas. ....... Rauff finisce in Cile. Saewcke entra nella polizia della nuova
Germania, chiude la sua carriera come vice capo del
controspionaggio". Nel '56 il procuratore militare di Roma, Santacroce,
aveva sepolto i suoi documenti nel famoso "armadio della vergogna"
e così il criminale ha vissuto libero e felice. Amos Pampaloni,
quale sopravvissuto della divisione partigiana "Acqui",
Presidente della Associazione Nazionale Familiari
Vittime e Reduci di Cefalonia, nella riunione del Comitato nazionale
dell'ANPI, tenutasi a Chianciano il 24 giugno ha
chiesto all'Anpi di sollecitare, attraverso il suo
Presidente, "le Istituzioni Nazionali affinché aprano inchieste
ufficiali sulla responsabilità di coloro che hanno commesso i reati di
omissione di atti d'ufficio e di violazione dei diritti costituzionali".
Analoga richiesta Pampoloni ha avanzato nella
riunione del Consiglio nazionale dell'Ass. Naz.
Combattenti e reduci, tenutasi a Grosseto il 29 e 30 giugno. Anche alla
Camera dei Deputati si avrà una eco circa il
ritrovamento dei 695 fascicoli sepolti nell' "armadio della
vergogna". L'on. Valdo Spini ha presentato una interrogazione ai Ministri della Difesa, degli Esteri
e di Grazia e Giustizia per sapere: "Quali siano le informazioni al
riguardo in possesso del Governo e quali azioni intendano intraprendere i
signori Ministri per riportare al più presto chiarezza su un fatto tanto
grave, permettendo di conoscere il contenuto dei 695 fascicoli e dare ai
familiari delle vittime ed ai sopravvissuti alle violenze dei nazisti durante
la seconda guerra mondiale il seppur minimo conforto di veder assicurata alla
giustizia questa dolorosa pagina della nostra storia." Darà notizie su
questo fatto tanto grave il quotidiano Libero il cui direttore ha detto:
"Farò un po' di giornalismo verità" ? Il
solo giornalismo che farà, alla faccia della verità, sarà quello gradito al
suo ex padrone Berlusconi, perché, nonostante la
proclamata indipendenza, in previsione di difficoltà finanziarie per il suo
giornale, potrà ricorrere alla sua generosità non certo disinteressata del
Cavaliere come sanno i suoi fedeli alleati. Sempre in tema di dossier, i
quotidiani che si distinguono per la loro faziosità contro la sinistra, non
si sono dati la briga di segnalare ai loro lettori quanto si sta apprendendo
dalla lettura dei documenti che si trovano negli Archivi nazionali degli
Stati Uniti. Si deve dare atto al giornalista Ennio Caretto
di svolgere con scrupolosità ed obiettività la sua attività di inviato del Corriere della Sera, dando notizia dei
contenuti dei suddetti documenti in ampi servizi pubblicati sul quotidiano
nel giugno scorso. Nei documenti si parla anche dell'Italia e anche del
periodo preso in considerazione dal dossier pubblicato dai rappresentanti Ds della Commissione Stragi. In essi
c'è una conferma del ruolo della Cia per
organizzare nel nostro Paese una rete clandestina, in cui hanno trovato largo
spazio elementi dell'estremismo nero e dei neo fascisti militanti in Ordine
Nuovo. La Cia organizzava questa rete clandestina,
oltre che con dovizia di mezzi finanziari, secondo un piano redatto dai
nazisti, in previsione della sconfitta, da mettersi in atto nei paesi
europei. No, di tutto questo non si deve parlare e questi sedicenti difensori
della libertà che sostengono sfacciatamente come verità le vergognose tesi di
taluni "revisionisti" che negano persino lo sterminio degli ebrei,
come il presunto storico filo nazista David Irving,
bollato da una Corte inglese "manipolatore e falsificatore", sono
in realtà "Les assassins
de la mémoire", secondo la definizione dello
storico francese Pierre Vidal
Naquet. Dal canto suo Jurgen
Habermas indica le negazioni, i silenzi, le
distorsioni "tentativi di adescamento dell'opinione
pubblica a sostegno di un clima culturale conservatore, desideroso di
chiudere i conti con un passato opprimente". L'ANPPIA che in tutta la
sua attività cinquantennale si è sempre ispirata
alla difesa della memoria storica del periodo più cupo della nostra vita
nazionale e alla riaffermazione dei valori e dei principi che hanno animato
la lotta antifascista e la guerra di Liberazione, fondamenta della
Costituzione repubblicana, continuerà nel suo impegno per respingere questi
tentativi diretti contro le giovani generazioni e che costituiscono un grave
pericolo per le libertà democratiche. Quelle stragi rimaste impunite Ogni qual volta nella storia recente dell’umanità un
regime totalitario ed oppressivo crolla si pone sempre il problema di come
punire i responsabili dei crimini commessi. E, come
sovente succede, i colpevoli restano impuniti. Il libro di Michele Battini Peccati di memoria. La mancata Norimberga
italiana (Editori Laterza, pp. 189, euro 15),
prende in esame un periodo cruciale della storia del nostro paese, ovvero
quello dell’occupazione nazista dell’Italia dopo la caduta del fascismo, dal
1943 al 1945, che portò le truppe della Wehrmatcht
a perpetrare tutta una serie di massacri a danno della popolazione civile
italiana. Ebbene, nei confronti dei militari
tedeschi non fu mai istruito alcun processo. «Questo libro - dice lo storico
nella prefazione - narra la storia di un grande
processo - di un "maxiprocesso", si direbbe nel lessico politico
dell’Italia di fine Novecento - contro l’intero comando militare
dell’apparato di potere nazista in Italia, operativo dal 1943 al 1945: un
processo accuratamente preparato dagli Alleati sulla base giuridica e tecnica
del processo di Norimberga, ma che non fu mai celebrato.» Al suo posto vennero organizzati solo «pochi e contraddittori
dibattimenti giudiziari di rilievo assolutamente minore, con il risultato di
produrre un colossale equivoco storico sull’occupazione nazionalsocialista e
di ridurre la stessa questione alla dimensione delle responsabilità individuali.» L’operazione culturale e politica che sta
dietro questa mancata attuazione dei processi fu legata da un lato alla
costruzione dell’Europa di allora e dall’altro alla necessità di attribuire
solo alla nazione tedesca la responsabilità di quei crimini: «Lo scopo -
scrive Battini - era quello di insabbiare le
iniziative processuali contro gli appartenenti alle truppe naziste che
avrebbero provocato reazioni nell’opinione pubblica tedesca, rischiando di
mettere in crisi il processo di reinserimento della
Germania federale nella comunità europea.» Ma l’autore del libro punta
l’indice anche nei confronti di quella che fu la giustizia postbellica,
ovvero il grande processo di Norimberga: «Quei
processi furono i cardini di una gigantesca opera di decostruzione
del ricordo di un passato recente che comprendeva le responsabilità delle
classi dirigenti nel fallimento delle democrazie parlamentari, il consenso
alle nuove soluzioni autoritarie, la subalternità alla riorganizzazione
nazista dell’equilibrio europeo, i crimini perpetrati anche da parte dei
"giusti".» Ma tornando alle stragi
commesse dai nazisti dopo l’8 settembre, lo storico sottolinea
come, all’indomani della caduta del fascismo, si verificò una vera e propria
escalation contro gli italiani, che partendo dalla «fucilazione dei
comandanti e degli ufficiali delle truppe italiane che non avessero
consegnato le armi o che avessero opposto resistenza alla reazione tedesca»,
arrivò alla «guerra ai civili», come la definisce Battini,
nel corso della quale, nel 1944 e nel 1945, vennero eliminate diecimila
persone solo «nel corso delle rappresaglie antipartigiane (o più spesso al di
fuori di azioni antipartigiane)», senza considerare «lo sterminio di decine
di migliaia di resistenti». Fu Kesselring, comandante
superiore delle armate sud e responsabile delle operazioni militari al di sotto della linea di separazione, ad emanare
direttive in questo senso. E l’ordine che il militare impartisce il 17 giugno
1944 non lascia adito a dubbi sulle intenzioni
stragiste dei tedeschi: «La lotta contro i partigiani deve
essere combattuta con tutti i mezzi a nostra disposizione - si legge nella
lettera riportata dallo storico - e con la massima severità. Io proteggerò -
scriveva Kesserling – quei comandanti che dovessero eccedere nei loro metodi di lotta ai
partigiani.» Che significava coprire le stragi di
civili senza mezzi termini. Particolarmente interessante, e Battini
si sofferma a lungo sull’argomento, il problema della memoria delle stragi e
delle responsabilità delle stesse. Sul primo punto il paese si divise
immediatamente tra nord e sud. Mentre in quest’ultimo caso «i massacri meridionali caddero subito
nell’oblio», «le stragi... in Toscana o in altre regioni del Nord,
sedimentavano già allora... una memoria tenace...». Sulla questione delle
responsabilità delle stesse, l’autore del testo sottolinea
come già allora - ed il tema è tornato purtroppo di attualità con le polemica
della destra di governo contro i partigiani comunisti - «furono... le stesse
popolazioni toccate dai massacri a dividersi al proprio interno su chi
portasse effettivamente la responsabilità per le stragi, mettendo in
discussione...la condotta militare e politica delle formazioni partigiane.» Un atteggiamento, questo, presente soprattutto «nelle classi
medie e nelle alte gerarchie ecclesiastiche» e che divenne, di fatto,
funzionale al clima di normalizzazione che caratterizzò l’immediato
dopoguerra in Italia, caratterizzato appunto anche dalla giustizia mancata
per le vittime della barbarie nazifascista. E non è certo un caso che proprio in questi giorni torna
la polemica sui reali responsabili di quegli eccidi. Un
tentativo anche questo di cancellare la vera memoria e di riscrivere la
storia, lasciando migliaia di povere vittime senza giustizia alcuna. Vittorio Bonanni |